Magistratura: ‘paga Pantalone’ o Spending review?

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Magistratura: ‘paga Pantalone’ o Spending review?

Ovvero, a chi conviene la costosa ed illecita prassi di pagare le sentenze praticamente solo tramite i giudizi di ottemperanza (GO), ed ora le incredibili impugnative dei GO ad opera di quella fucina di danni al Paese che è l’Avvocatura di Stato?

On.li Presidente Renzi e Ministri Padoan e Orlando (PC, Dottori: Luciano Panzani, Wladimiro De Nunzio, Antonio Mura, Ersilia Calvanese, Marina Tucci, Anna Alviti, Tommaso Barbadoro, Patrizia Capozziello).

Devo innanzitutto ringraziare il Presidente della Corte di Appello di Roma, dr Luciano Panzani, per essere stato il solo a rispondermi, e ad avere quindi avuto – in un così aspro conflitto – la generosità di esporsi alle repliche, per forza di cose negative.
Da un lato, infatti, l’addetta ai pagamenti Pinto della Corte d’Appello di Perugia asserisce che (L’opinione, del 18.4.2015), «visto che i fondi ci sono», basterebbero un paio di contabili competenti per sbloccare in 6 mesi i 5 anni di arretrato (ma a Roma sono e si considerano tutti competentissimi).
Dall’altro, il Presidente Panzani – più che assicurare rapidi pagamenti, abolizione degli illeciti GO (giudizi di ottemperanza), abolizione delle persecutorie ed inutili ‘liberatorie’, e rapide fissazioni dei ricorsi Pinto – testimonia il suo impegno, di cui ero certo, e spiega che le ‘Pinto’ sono una «grave criticità per l’Ufficio».
Cause ‘Pinto’ che, invece, dalla mia posizione di avvocato, sono detestate proprio perché sono il solo modo per eliminare le criticità della giustizia, sicché bisogna prendere posizione contro le perversioni ed illiceità dell’apparato, che causa i problemi, si nutre di diritti altrui, si arrocca nelle sue ‘ragioni’, nega le sue responsabilità.
Una situazione frutto – questa è la vera causa di ogni male – della mancanza di rimedi veri, cioè giudiziari. Perché la magistratura penale, civile, amministrava, la Corte dei conti, preposte al controllo, sono esse stesse burocrazia, anzi ne sono il baluardo, l’apice, il peggio.
Affermazione dell’addetta di Perugia che non condivido, perché ho già scritto che credo basterebbero due o tre mie segretarie per eliminare in due settimane i pagamenti arretrati di otto anni di Roma, ed in una quelli di cinque anni di Perugia.
Un po’ di lavoro delle mie segretarie che avrebbe fatto risparmiare molto anche a me, perché il mio guadagno di 15 anni se n’è andato in costi indeducibili, o nemmeno contemplati, per fronteggiare le lungaggini, farraginosità, tortuosità, iniquità, misteriosità e delittuosità della giustizia. Per cui ho potuto pagare per tempo solo 2/3 di quanto dovuto in base alla mia aliquota fiscale, che è il 72%, sicché ora, tra sanzioni, interessi e ruberie del fisco, ho già pagato e devo finire di pagare, a rate, ma non so come, il 115%.
Una burocrazia che blocca i pagamenti ‘spontanei’ al 2007 adducendo di non avere pochi minuti per pagare un decreto/sentenza, ma trova il tempo per occuparsi dei GO a cui costringe illecitamente i creditori. Perché è illecito generare ‘prassi’ per sprecare denaro pubblico.
GO di massa che sono per l’apparato uno «sciacqua Rosa e bevi Agnese» di fronte al quale il TAR non rimette gli atti alla Corte dei conti e alla Procura forse perché le sa miopi verso le violazioni istituzionali.
Un regime di spreco in cui gli avvocati di Stato, anziché semplificare, dopo che si sono costretti i creditori ai GO, addirittura insistono – nonostante abbiano perso (salvo non intuiscano il futuro della giurisprudenza meglio di me) – ad impugnarli dinanzi al Consiglio di Stato (CDS) per opporsi ai 20-30 euro di astreinte per il ritardo, chiedendo le spese di entrambi i gradi.
Una strategia vantaggiosa per loro (che riscuotano le competenze quando vincono) ed utile per insegnare ai creditori a soffrire per anni senza reagire, benché a me sembri giustificherebbe delle azioni di responsabilità, gentile dr Panzani.
Invenzioni – sia i GDO che i ricorsi al CDS – la cui ratio di fondo è che ‘paga Pantalone’.
Invenzioni da «setta dei non paganti di tasca propria», che servono, mediante il far durare anni i pagamenti, a creare ‘lavoro’ per tutti e quindi costi che, almeno per la quota a carico dello Stato, la Corte dei conti ha il dovere di accertare a chi convengano.
Perché la ‘prassi’ dei GDO ed ora dei ricorsi al CDS, a taluni deve giovare, o sarebbe di un’insensatezza che non si spiega, vista anche l’irriducibilità nel praticarla incuranti delle contestazioni di tutti (salvo quelli che dovrebbero vietarla).
‘Prassi’ i cui beneficiari sono forse impiegati, funzionari, dirigenti, avvocati dello Stato, giudici del TAR o del Consiglio di Stato, commissari ad acta, che mirano ad accrescere i loro ruoli per ricavarne – oltre magari a specifici vantaggi – i proventi indiretti di quel potere di incidere frutto di certi modi di concepire i ruoli.
Beneficiari i quali, non pagando di tasca loro, non badano che – oltre ai quattro pidocchi (o anche niente) che liquida il TAR a noi avvocati per i GDO – c’è l’enorme costo di tutti i ‘servitori dello Stato’ addetti, compresi gli avvocati dello Stato e i magistrati.
Perché, se si divide il costo degli apparati per il numero dei lavori che fanno, si vede che – per produrre una sentenza in cui il TAR ti liquida 200 euro di competenze, o nulla, e poi per la pluriennale opera di pagartela – lo Stato ne spende chissà se 2.000, 4.000, o più, per gli addetti e per il contesto creato per farli esistere.
Mentre, se si divide il costo degli apparati, non per il numero dei ‘lavori’, ma dei risultati positivi, si vedrà che è decine o centinaia di volte multiplo di quanto costerebbe a chi pagasse di suo.
Resistenza ad ammettere che quasi tutto l’operato della burocrazia e della magistratura è espressione di un profondo traviamento, la cui ragione è il timore di affrontare i cambiamenti – vantaggiosissimi, oltre che indispensabili – che descrivo altrove.
Perversioni frutto, si badi, non del fatto in sé di non pagare di tasca propria, ma – ripeto – di ciò che lo consente: la mancanza di controllo giudiziario. Perché la civiltà è figlia del controllo, sicché la vera causa di tutto è che la magistratura legittima una visione del mondo funzionale solo ai suoi interessi.
Sperando di non dover scrivere un trattato, vi sarei grato se voleste intervenire, non per avallare arroccamenti, ma far cessare questi GDO e ricorsi al CDS, e magari anche le liberatorie, e far provvedere all’immediato pagamento dei decreti/sentenze ed alla fissazione delle udienze dei ricorsi.

Deferenti ossequi,

24.4.2015,

Alfonso Luigi Marra