Università italiana: diminuiscono i laureati (ed i fuori corso)

In Italia solo tre diplomati su 10 si iscrivono all’università. L’allarme è arrivato dal XVI Profilo dei Laureati italiani, presentato il 29 maggio e discusso al convegno ‘Opportunità e sfide dell’istruzione universitaria italiana’, ospitato dall’ Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, a Bra (Cuneo). La ricerca del consorzio Almalaurea che riunisce 64 università italiane, ha coinvolto quasi 230 mila laureati che hanno concluso gli studi nel 2013. Più di 132 mila hanno conseguito una laurea di primo livello, oltre 65 mila una specialistica/magistrale e più di 24 mila una specialistica/magistrale a ciclo unico.

Dal 2003 (col suo massimo storico di 338 mila) al 2012 (con 270 mila) la riduzione delle immatricolazioni è stata del 20%. Nella fascia d’età 25-24 in Italia il 21% è laureato contro il 39% medio nei Paesi Ocse.

Fortunatamente, l’esigenza sempre più diffusa tra i giovani di legare studio e prospettiva di lavoro, ha prodotto anche l’effetto positivo di usufruire sempre di più dei tirocini, che dopo la riforma universitaria, si sono triplicati: il 61% per i laureati di primo livello, il 41% dei magistrali a ciclo unico e il 56% dei laureati magistrali. Fra i laureati pre-riforma 2004, i laureati con esperienze di tirocinio riconosciute dal corso erano il 20%.

È calato anche il numero dei fuori corso. Su 100 laureati terminano l’università in corso 41 nelle triennali, 34 nel ciclo unico e 52 nelle magistrali. Solo 13 su 100 vanno fuori corso per quattro anni o più. L’età media è oggi pari a 25,5 anni per la laurea di primo livello e 26,8 per le magistrali a ciclo unico. Resta il fatto che 16 immatricolati su 100 abbandonano nel primo anno.