Un libro-inchiesta dai contenuti esplosivi denuncia la massonicità di Giorgio Napolitano

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L’uscita nelle librerie di un saggio di Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara, “I panni sporchi della sinistra” (Ed. Chiarelettere) provocherà probabilmente una serie di reazioni a catena capaci di far deflagrare tutto il mondo politico italiano e di minarne pesantemente alle fondamenta tutti gli assetti.

Non si tratta certo del primo libro di denuncia sui misfatti della sinistra italiana, sul suo giro di affari e sui suoi rapporti con la mafia e il mondo delle banche, ma questa volta prevedo veramente i fuochi d’artificio, perché il saggio di Pinotti e Santachiara chiama in causa direttamente Silvio Berlusconi e nientemeno che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Affari Italiani ha pubblicato in anteprima un estratto del capitolo dedicato al Capo dello Stato, nel quale lo si accusa, senza mezzi termini, oltre che dei suoi forti legami con i “poteri forti atlantici” (cosa peraltro già nota), di appartenere ad una potente massoneria internazionale. Si parla inoltre del complesso rapporto creatosi nel tempo fra il “fratello” Silvio Berlusconi e Napolitano, fondato secondo gli autori non su un semplice rispetto reciproco che può esistere fra figure che dovrebbero essere radicalmente lontane, bensì sulle basi di comuni “appartenenze”, del fulmineo viaggio negli USA dell’ex migliorista durante il sequestro Moro, e di tanti altri dettagli esplosivi.

Dichiara Santachiara, intervistato da Affari Italiani: “Ufficialmente Napolitano ha sempre sostenuto il partito, ma in maniera sommersa ha saputo accreditarsi presso il potere atlantico. Ed è provato che il suo mentore, Giorgio Amendola, fosse legato alla CIA”.

L’appartenenza massonica di Silvio Berlusconi è ormai da tempo cosa nota, anche se devo dare atto al Cavaliere di essersi saputo contrapporre visceralmente negli ultimi anni alla cappa di massonicità che pervade il centro-sinistra, i suoi programmi e le sue mire affaristico-bancarie. Ma, come ha bene evidenziato Alfonso Luigi Marra in un recente dibattito radiofonico con Alessandro Sallusti, il limite di Berlusconi è stato, invece di difendere la società da certi “apparati”, l’aver sempre tentato di accordarsi con essi. E, alla luce delle rivelazioni del saggio di Pinotti e Santachiara, possiamo ben comprendere le motivazioni di un simile atteggiamento. Atteggiamento che ha fatto perdere, a mio avviso, a Berlusconi il treno più importante. Mentre, da un lato, sta tentando di giocare populisticamente la carta sovranista e di calvalcare il montante malcontento degli Italiani contro l’Euro, e, dall’altro, di ricompattare i suoi fedelissimi, Il Cavaliere sta inesorabilmente perdendo la fiducia di una non indifferente parte del suo elettorato. Mi riferisco a quelle decine di migliaia di persone che non si bevono le favole televisive e che hanno capito quanto certi “apparati” siano pericolosi, quanto siano nemici della società e della civiltà.

L’appartenenza massonica di Berlusconi, come osserva Santachiara, non si manifesta solo nella documentata affiliazione alla loggia Propaganda 2 di Licio Gelli, ma traspare un po’ ovunque, anche nel sistema di simboli che costellano il cosiddetto “Mausoleo di Arcore”, la tomba che il Cavaliere ha fatto realizzare per sé e per i propri cari dallo scultore Cascella.

Pinotti e Santachiara riportano nel loro saggio anche le dichiarazioni di Gioele Magaldi, Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, secondo il quale “Il fratello Silvio Berlusconi, iniziato apprendista libero muratore nel 1978 presso la loggia P2, e diventato successivamente “maestro” in questa stessa officina, ha proseguito il suo percorso massonico alla corte del Gran Maestro Armando Corona dal 1982al 1990. Successivamente, ha ritenuto di farsi una loggia segreta esopranazionale autonoma. Uno dei nomi utilizzati per questa officina era “Loggia del Drago”.

Rivela inoltre Magaldi che “L’attività massonica di Berlusconi e Marcello Dell’Utri è stata essenziale per costruire il consenso sociale e politico che ha condotto alla vittoria elettorale del 1994. Dell’Utri e altri fratelli della cerchia massonica di Villa San Martino hanno girato la penisola in lungo e in largo, come proconsoli massonici di Berlusconi, intessendo accordi con la maggioranza delle logge del Belpaese in favore della neonata Forza Italia. In anni successivi, le relazioni massoniche dell’autoproclamatosi Maestro Venerabile di Arcore gli hanno consentito di risollevarsi in momenti di particolare difficoltà”.

Sostiene ancora Magaldi che “certamente la socialità massonica è servita – a lui (Silvio Berlusconi, ndr) come ad altri – anche a facilitare obiettivi di potere e lucrosi affari, ma esiste nel fratello Silvio una vocazione autentica e genuina verso discipline esoteriche come l’Astrologia, l’Ermestismo egizianizzante e la Magia Sassuale”. Particolare, quest’ultimo, che non può non può non richiamare alla mante alcuni “rituali” delle notti del bunga-bunga.

Del resto, l’interesse di Berlusconi per le discipline esoteriche è cosa nota (e non ci sarebbe assolutamente niente di male), tanto da portarlo a iscrivere i propri figli a scuole di orientamento pedagogico antroposofico, fondate sugli insegnamenti di Rudolf Steiner. Ma, al di là di questi legittimi interessi culturali, e della sua appartenenza massonica più che trentennale, come ci fa notare sempre il Gran Maestro Gioele Magaldi, non è necessariamente la Massoneria che orienta Berlusconi, come Berlusconi non è orientato dalla Massoneria. Berlusconi, infatti, secondo Magaldi, “ha avuto molto, in passato, in termini di supporto e relazioini significative, dall’ambiente libero-muratorio. Ma, per converso, sono stati proprio alcuni circuiti massonici sovranazionali a pretendere e a determinare la caduta politica del “fratello Silvio” nell’autunno del 2011, imponendo il collocamento del fratello Mario Monti a Palazzo Chigi”.

Come ho denunciato in molti miei precedenti articoli, infatti, a Berlusconi è venuto meno l’appoggio e il sostegno della massoneria finanziaria transnazionale, che muove le sue pedine a piacimento su una grande scacchiera planetaria. La posta in gioco qui è molto alta, altissima direi. Si tratta infatti della definitiva spoliazione delle risorse di intere nazioni, fra cui ovviamente anche l’Italia. E Berlusconi non risultava essere ai loro occhi più funzionale per il compimento dei loro disegni.

Ma veniamo adesso a Napolitano. Quando gli autori del libro chiedono a Magaldi se le sintonie fra il Capo dello Stato e Berlusconi siano state facilitate da comuni “vicinanze” sul terreno massonico, la risposta è categorica e, a dir la verità, non mi sorprende più di tanto: secondo Magaldi – che lo ha già affermato del resto in numerose interviste – non vi sono dubbi sul fatto che il Presidente della Repubblica sia un fratello. Ma i due autori hanno voluto cercare ulteriori conferme, e le hanno trovate. Si sono infatti rivolti ad un noto avvocato massone, un cassazionista di altissimo livello, consulente delle più alte cariche istituzionali e con solidissimi agganci in Israele e negli Stati Uniti, nonché figlio di un dirigente del PCI (ottima ciliegina sulla torta!). Pur chiedendo di restare anonimo, questo principe del foro ha dichiarato molte cose interessanti. Innanzitutto che “già il padre di Giorgio Napolitano è stato un importante massone, una delle figure più in vista della massoneria partenopea”. Avvocato di orientamento Liberale, Giovanni Napolitano avrebbe trasmesso al figlio, secondo questa fonte, non solo l’amore per i codici, , ma anche quello per la “fratellanza”. Scrivono inoltre Pinotti e Santachiara, sulla base di queste rivelazioni, che “a rafforzare la connotazione “muratoria” dell’ambiente in cui è nato Giorgio Napolitano, c’è un altro Massone, amico fraterno del padre: Giovanni Amendola, padre di Giorgio, storico dirigente del PCI e figura fondamentale per la crescita intellettuale e politica dell’attuale Presidente della Repubblica”.

La fonte dei due autori conoscerebbe molto bene Napolitano e si considera a lui molto vicino. “Tutta la storia familiare di Napolitano – continua a dichiarare – è riconducibile all’esperienza massonica partenopea, che ha radici antiche e si inquadra nell’alveo di quella francese. Per molti aspetti Napolitano è assimilabile a Mitterand, che era anche lui massone. Si può stabilire un parallelismo tra i due: la visione della république è la stessa, laica ma anche simbolica. L’appartenenza massonica di Napolitano è molto diversa da quella di Ciampi, fa riferimento a mondi molto più ampi. Ciampi inoltre è un cattolico. Napolitano si muove in un contesto più vasto”.

Al di là delle dichiarazioni di questa autorevole fonte anonima, come rilevano i due autori, la massoneria italiana ha sempre espresso grande simpatia verso il Presidente della Repubblica. Non si contano infatti le occasioni in cui il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi ha espresso parole di elogio per le azioni e la linea del Capo dello Stato, arrivando ad esultare pubblicamente dopo la sua elezione al Quirinale, salutandola come “uno dei momenti più alti nella vita democratica del Paese”.

Ci sarebbe stata anche, da parte di Raffi, una mezza ammissione (piena per chi sa leggere fra le righe) sulla massonicità di Napolitano, nel corso di un’intervista con Lucia Annunziata, il 13 Giugno 2010. Quando la giornalista gli domandò se “il Presidente della Repubblica potrebbe essere un massone sotto il profilo dei valori”, il Gran Maestro rispose nettamente: “A mio avviso sì, per umanità, distacco, intelligenza, per avere levigato la pietra, per averla sgrezzata”.

La domanda che vorrei io, invece, porre a Raffi è un’altra: è una semplice coincidenza che l’uscita del libro di Pinotti e Santachiara, con le rivelazioni che contiene sull’asse massonico Berlusconi-Napolitano arrivi in un momento politico così delicato come quello attuale? Si vuole forse impedire, sulla scia di una probabile indignazione mediatica, l’eventuale nomina di Berlusconi a Senatore a vita da parte del “fratello” Napolitano?

 

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