Ucraina: al bando i comunisti

La proposta di legge è stata presentata in parlamento, la Verhovnaja Rada di Kiev, con la firma di Turchinov, speaker del parlamento ed ex presidente ad interim del Paese, e di Piotr Poroshenko, eletto presidente alle contestatissime elezioni dello scorso 25 maggio. A votare contro i comunisti, non solo le formazioni di Destra e nazionaliste ma anche numerosi transfughi dell’ormai agonizzante partito delle regioni, un tempo creatura del deposto presidente Viktor Yanukovich.

Il vasto schieramento anticomunista che ha approvato questo provvedimento comprende tutte quelle forze impegnate a sostenere la campagna militare contro le regioni ribelli del Donbass. Da mesi, i comunisti vengono accusati di sostenere a più livelli i separatisti filo russi ad est e con l’accusa di “attività antinazionali”, il nuovo esecutivo cerca di sbarazzarsi di un partito, quello comunista, unica minaccia con forza e radicamento di massa soprattutto ad est al suo potere. Fin dai giorni successivi all’insediamento della nuova giunta a Kiev, il partito comunista non ha mai mancato, attraverso i suoi parlamentari sovente fatti oggetto di attentati e pestaggi, di denunciare il carattere antipopolare del nuovo esecutivo, troppo legato al “partito degli oligarchi” e fautore spietato di privatizzazioni e rincari di tariffe e dei servizi.

Ai dirigenti del Pc ucraino non rimane che confidare affinché le pressioni dei comunisti e dei partiti di Sinistra europei possano impedire, in qualche modo, la messa al bando del loro partito. A tal proposito, il plenum dei partiti comunisti dell’ex Urss, tenutosi pochi giorni fa a Mosca, si è concluso con l’approvazione di una risoluzione che contiene un appello alla solidarietà e alla mobilitazione delle forze democratiche e progressiste dei paesi appartenenti alla Nato, in sostegno degli antifascisti e dei comunisti ucraini fatti oggetto di una dura repressione governativa.