Tutela del territorio: torna a crescere l’abusivismo edilizio

Il patrimonio culturale italiano, di cui il paesaggio può essere considerato parte integrante, è il prodotto di un processo di accumulazione e stratificazione storica la cui tutela si misura, nel nuovo rapporto sul benessere equo e sostenibile, sulla scala della percezione e della sensibilità delle generazioni. E’ noto che l’Italia detiene uno straordinario patrimonio culturale e paesaggistico, che non tutela e valorizza adeguatamente, confermandosi come uno dei paesi meno generosi d’Europa nel finanziamento della cultura e della tutela paesaggistica. Un piccolo segnale positivo emerge dall’ultimo Censimento dell’agricoltura, che mostra, per la prima volta in quarant’anni, un netto rallentamento della perdita di superficie agricola utilizzata (Sau), condizione necessaria, anche se non sufficiente alla conservazione dei paesaggi rurali. Fra il 2000 e il 2010 l’estensione complessiva della Sau si è ridotta del 2,5% (-0,3 milioni di ettari, che in valore assoluto corrisponde a una superficie pari all’incirca a quella della Valle d’Aosta).
Al contempo, i dati della produzione edilizia confermano – anche per effetto della crisi economica – una riduzione del flusso di nuove costruzioni. Quest’ultimo, alimentando il processo di urbanizzazione, può ritenersi uno dei principali fattori di insostenibilità del modello di sviluppo italiano, anche per le forme e la portata assunte negli ultimi decenni, che è andato a incidere molto sulla conservazione del paesaggio. Tuttavia, ad oggi, l’indice di abusivismo edilizio, che nel Nord era sceso a 3,2 costruzioni illegali per 100 costruzioni autorizzate nel 2008, è risalito, nel 2013, a quota 5,3. Nel Mezzogiorno, la quota di abitazioni illegali, che oscillava tra il 20% e il 25% di quelle autorizzate prima del 2008, negli ultimi anni supera il 35%. La crisi, in sostanza, ha inciso negativamente più sulla produzione edilizia legale che su quella illegale, soprattutto nel Mezzogiorno.