Tsipras, usciamo dall’euro? Non abballo!

Costa quasi imbarazzo nel metterla giù così com’è. Da un lato abbiamo una popolazione – quella greca, nello specifico – oramai ridotta all’indigenza più cupa a causa delle ingiustificabili imposizioni psicoeurotiche, e dall’altro lato abbiamo una élite la quale pensa di poter dare l’illusione di togliere le castagne dal fuoco gettando fumo negli occhi di tutto l’Occidente invitando capziosamente i sudditi ellenici ad esprimere il proprio parere attraverso un referendum, la cui domanda di fondo è: “Volete morire, oppure volete vivere”? Ma non vi viene da ridere se non da piangere? Perché, quanto stanno apprestando in Grecia, è esattamente ciò! 

Come si può osare tanto? Ci si dovrebbe indignare di fronte a questa immane messinscena che, orrendamente, viene spacciata da ogni fonte di (dis)informazione come una lectio magistralis di democrazia. 

Una civiltà a cui è stato fatto obbligo di assistere al proprio tramonto in una manciata di anni, merita rispetto; esattamente quanto non intende tributarne chi, al contrario, intende assoggettare il Mondo intero, ovvero l’alta finanza, quella apolide per definizione, incapace di sentimenti umani ma esclusivamente incline al profitto algoritmico. Gli architetti dell’eclissi antropologica attuale, con l’intento di ammaestrare i popoli al culto dell’austerità simboleggiata dal dio euro, dapprima, ci hanno indotto a ritenere, quello greco, un popolo smidollato, incosciente e composto di pacchiani elementi dediti alle più sfrenate gozzoviglie ed al più estremistico edonismo (ricorderete le arringhe di pennivendoli ed ugolavedoli onnipresenti che accusavano “In Grecia i cinquantenni sono già pensionati e si godono la vita a zonzo per le isole Egee”). Ed, in seconda battuta, dopo aver apposto la coccarda di “infame parassita” a suddetta popolazione, hanno provveduto ad indurre greci e non a prendere per oro colato ciò che in realtà è cicuta.

Bisogna ammettere che la dose di anestetico con cui l’Occidente è stato crudelmente bersagliato ha comportato dei risultati apprezzabili nella misura in cui, ancora oggigiorno, ci si può imbattere in elementi non pensanti che vivono di stenti ma che continuano a ripetere che “uscire dall’euro comporterebbe chissà quali disastri”; disastri di cui non sarebbero in grado di stimarne l’entità semplicemente perché non possiedono la benché minima idea di cosa sia l’euro e come esso funzioni. Tale condizione di orfanezza culturale ha prodotto i danni peggiori poiché gli architetti dell’eclissi attingono intere armate esattamente da questo crogiolo di lobotomizzati pro-euro per condurre, al riparo e dietro le linee, la battaglia per il dominio. Infatti, come usava ripetere Papa Gregorio Magno, “Chi pretende dispensare lezioni, è spesso chi ha necessità di apprendere”. E sappiamo molto bene che non c’è nulla di peggio che tentare di far ragionare chi non possiede cognizione. 

Solamente chiudendo il rubinetto del pressapochismo e suscitando una mera curiosità costruttiva, potremo rispedire al mittente anni di sofferenze e stenti. E vediamo di chiuderlo in fretta quel rubinetto; facciamolo prima che l’attuale governo di Atene, svolga l’ultima scena di un copione già scritto: stringere una alleanza fittizia con la Russia di Puntin, per offrire agli architetti il destro per muovere verso terza Guerra Mondiale. Perché, a naso, chiunque si sia messo di traverso al gotha del capitalismo l’ha pagata cara… ricordate Kennedy, Allende, Moro, Torrijos, Kaczynski, Margerie e Maris? Ebbene, sono tutti stati ammazzati. E Tsipras è ancora lì, in piedi.

Andrea Signini