Test sugli animali, la commissione Ue denuncia l’Italia

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Abbiamo fatto incazzare l’Ue. Non abbiamo rispettato la direttiva europea del settembre 2010 n. 63, firmata da Buzek, all’epoca presidente del parlamento e Chastel presidente del Consiglio, circa i test sugli animali che scadeva il 10 novembre 2012. La mora per l’Italia scatta il 31 gennaio 2013. Le motivazioni arrivano il 21 giugno e successivamente la risposta dall’Italia, in cui l’attuazione, prevista per il dicembre scorso, si rimandava al 14 febbraio 2014.

Il testo è già stato approvato alla Camera ma è rimasto fermo al Senato. Lo scontro resta aperto tra chi sostiene che ci siano poche tutele per gli animali e chi invece che sia necessario utilizzarli per testare farmaci e prodotti (come i cosmetici) potenzialmente dannosi per la salute umana.

La legge infatti tratta della tutela degli animali da laboratorio, di quei 12 milioni circa che vengono utilizzati annualmente come cavie. Senza vietare la sperimentazione, l’Ue impartisce delle tutele e limitazioni a questa pratica come recita la stessa direttiva “ridurre tali disparità (ndr. tra le normative dei vari paesi facenti parte) ravvicinando le norme applicabili in tale settore e al fine di garantire il corretto funzionamento del mercato interno”.

Tutta una serie di indicazioni estremamente dettagliate che vanno dalla dimensione minima degli alloggiamenti per categoria di animale, al riordinamento dell’elenco sul quale gli animali iscritti sono etichettati da laboratorio e offerti ai veleni e ai bisturi dello scienziato. Vi compaiono anche cani e gatti, e sebbene si specifichi sempre che la sperimentazione è ammessa solo nei casi in cui sia strettamente necessaria, nella pratica sarà ben duro definire i confini della necessità.

In ogni caso il rallentamento del Senato ci comporterebbe 150.787 euro di multa al giorno; questo è almeno quanto richiesto da Potocnik, il Commissario per l’ambiente, che, almeno lui, sembra tanto sicuro di questa necessaria marcia forzata verso il progresso.

Resta da vedere se l’Italia correrà a firmare, intimorita dall’Europa che, in mancanza di autorevolezza, si gonfia di autorità.

                                                           

Giselda Campolo