Stretta del credito, finanziate soltanto 26 imprese su mille

Mentre Fmi e Bce non fanno altro che suggerire alle banche di riprendere con cartolarizzazioni e finanza “creativa”, l’economia reale continua a subire il credit crunch. Carta canta: nell’ultimo trimestre del 2013, nonostante sia in aumento il numero delle imprese che sono in grado di fronteggiare senza difficoltà il proprio fabbisogno finanziario (+8% rispetto al trimestre precedente), per la stragrande maggioranza delle aziende del terziario far fronte ai propri impegni finanziari continua ad essere un problema: le Pmiche non ci sono riuscite sono infatti aumentate di quasi il 22% e rappresentano oggi più della metà del campione. I dati sono quelli dell’Osservatorio credito Confcommercio (Oc) sulle imprese del commercio, del turismo e dei servizi nel quarto trimestre del 2013. Complice la crisi e le nuove norme sulla ricapitalizzazione degli istituti bancari, risulta stabile – poco al di sotto dell’11% – la frazione delle imprese del terziario che si sono rivolte alle banche per chiedere un finanziamento, un fido o la rinegoziazione di questo, o di un finanziamento esistente. Se andiamo a vedere il dettaglio, nell’ambito delle imprese che si sono rivolte al sistema bancario per ottenere credito, il 23,8% lo ha ottenuto con un ammontare pari o superiore rispetto a quello richiesto, il 27,2% lo ha ottenuto, ma con un ammontare inferiore rispetto a quello richiesto, il 25,1% ha visto rifiutata la propria domanda di credito il 10,4% è in attesa di conoscere l’esito della propria richiesta e non è intenzionato a ripresentarla nel prossimo trimestre ed il 13,5% è in attesa di conoscere l’esito della propria richiesta e ha dichiarato di essere intenzionato a formalizzare istanza di credito alle banche nel prossimo trimestre.Migliora leggermente il giudizio delle imprese del terziario circa l’andamento dei tassi di interesse mentre peggiorano, rispetto a quanto registrato nel trimestre precedente, i giudizi circa le altre condizioni applicate dalle banche e cioè costi dell’istruttoria, durata del credito, garanzie richieste, costo dei servizi bancari. L’Occ conferma i risultati delle rilevazioni di Banca d’Italia che, tra settembre 2012 e settembre 2013, registrano una riduzione del finanziamento bancario ai settori produttivi e alle famiglie di quasi 62 miliardi di euro correnti (-4,4%). Nello specifico, sono in contrazione tutte le voci degli impieghi per qualsiasi settore istituzionale. Particolarmente colpite risultano le imprese. Le consistenze dei mutui alle famiglie per l’acquisto dell’abitazione scendono di quasi sei miliardi di euro. La restrizione al credito è testimoniata soprattutto dalla riduzione di disponibilità sui conti correnti per la gestione ordinaria: meno un miliardo per le famiglie, meno 12 miliardi per le imprese.In un quadro simile, finora nessun giovamento è giunto dal nuovo governo. In attesa dei tanto sbandierati 80 euro in più nelle tasche di talune categorie di lavoratori. Soldi che finiranno quasi sicuramente a Equitalia.Ezzelino