Strage di Viareggio: dopo 5 anni, gli imputati hanno fatto carriera

Nello specifico, sembra che il deragliamento sia stato causato dalla rottura di un asse sotto il vagone ,provocando il rovesciamento di una delle 14 cisterne cariche di gas con conseguente fuoriuscita dello stesso e successiva esplosione, con bilancio finale di ben 32 morti.

Per la strage, sono finite sotto accusa 9 società e 33 persone, tra cui i manager del gruppo FS e i dirigenti e dipendenti di tre aziende: la proprietaria del carro, Gatx Rail Austria e Germania; l’officina tedesca Jugenthal che lo revisionò; e la Cima riparazioni che lo montò. Gravissimi i capi d’imputazione: omicidio colposo plurimo, incendio colposo, illecito amministrativo, violazione delle norme per la sicurezza sul lavoro. Tuttavia gli imputati non sono stati affatto allontanati o isolati dalle Ferrovie: anzi, se andiamo a controllare gli ultimi anni, vediamo che quasi tutti hanno fatto carriera.

Il caso più famoso, è quello di Mauro Moretti, all’epoca dei fatti accusato di “inosservanza di leggi, ordini, regolamenti e discipline” e di “omissioni progettuali, tecniche, valutative, propositive e dispositive”. Ebbene, nonostante in 5 anni siano cambiati 4 governi (Berlusconi, Monti, Letta e ora Renzi) Moretti è sempre stato confermato al vertice di FS fino ad aprile scorso, quando Renzi ha deciso di promuoverlo ad amministratore delegato di Finmeccanica.

E alle Ferrovie è arrivato un altro imputato nella strage: Michele Mario Elia, già capo di RFI (Rete ferroviaria italiana). Insomma, oltre al danno anche la beffa per i familiari delle vittime. Anche Vincenzo Soprano, a.d. di Trenitalia, è rimasto al suo posto mentre Giulio Margarita è trasmigrato dalla direzione tecnica di RFI all’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria. Insomma, a casa non ci è andato nessuno.

I familiari delle vittim, oltre a non ricevere particolare solidarietà dai vertici del potere politico, hanno in questi anni dovuto sopportare anche la doppiezza della CGIL, a loro vicina molto di più a livello locale (il sindacato si è costituito parte civile nel processo) che in quello nazionale. Nel marzo scorso, per esempio, la FILT – CGIL, Federazione dei lavoratori dei trasporti, ha invitato proprio l’imputato Mauro Moretti – che ha dal 1986 al 1990 è stato un membro della segreteria – al X congresso nazionale di Firenze, salvo poi annullarne l’intervento per “tensioni esterne”.

Nemmeno due mesi dopo la rottura definitiva: alle “giornate di lavoro” di Rimini la CGIL la fa grossa, reiterando l’invito a Mauro Moretti e lasciando fuori Marco Piagentini, che nel disastro di Viareggio ha perso la moglie e due figli piccoli e che aveva solo chiesto di poter intervenire con una lettera formale. È la classica goccia che fa traboccare il vaso: i familiari delle vittime chiedono al primo sindacato d’Italia di lasciare il processo, non sentendola al loro fianco. Finora, tuttavia, il sindacato ha fatto orecchie da mercante.