Stagione di Funghi | Regole e Consigli, parla la Forestale

Ci si è lamentati tanto della stravaganza climatica di questa estate, eppure qualcuno ne trarrà vantaggio e a breve, se non da subito.

I boschi,  e a volte anche le spiagge, recano sorprese prelibate per i palati più esperti. Inizia, infatti, dopo le piogge augustine la stagione di funghi.

I più fortunati hanno potuto assaggiare il boletus aestivalis, il cosiddetto porcino d’estate, giallino e particolarmente gustoso. Una rarità per una stagione che di funghi sembra non volerne sentir parlare.

Già si prospetta, però, la varietà completa dei funghi tipicamente autunnali. Questo, naturalmente, insieme al rischio avvelenamento che la forestale intende diminuire informando il cittadino ed erudendolo sulla micologia.

Già da anni è illegale raccogliere funghi per boschi privi di un apposito patentino conferito dall’Associazione Micologica Nazionale, patentino, che, però, limita anche la quantità che ogni singolo “patentato” può raccogliere con il consenso del legislatore a 3 kg.

Ma la tossicità dei funghi non è l’unica preoccupazione che assilla la Forestale. Destano l’attenzione anche sui rischi connaturati alle escursioni raccomandando di comunicare la propria posizione prima di addentrarsi e di studiare la “zona di caccia”. Di non allontanarsi dai percorsi (cosa che, cara Forestale, nessun vero Cacciatore potrebbe mai accettare dal momento che “non si trovano lungo la strada i funghi”) e di andare sempre in compagnia (ed anche in questo caso ci tengo a sottolineare che la solitudine è la prima arma di caccia del fungarolo). Ma, a meno che non siate uomini di montagna, dalla scorza dura, cresciuti nei boschi da capre e satiri, non dimenticate le regole della forestale, e soprattutto portate i funghi all’associazione micologica più vicina all’habitat delle vostre prede, o agli Ispettorati Micologici del comune, e fateli controllare da tali accertati esperti, qualora non siate pronti a giurare, pena la vita, sull’identità del fungo raccolto.

Per i micologi sembra essere una buona annata che si spera possa avvicinare giovani talenti a questo settore affascinante. Una vera e propria arte, che i divoratori negli ultimi decenni venuti ad affollare non comprendono; un’arte fatta di poesia campestre, una parte della nostra tradizione che sempre più si assottiglia tendendo a diventare una lingua morta, un codice sconosciuto che, forse, tra qualche centinaia d’anni alcuni illuminati studiosi vorranno riscoprire avendo perso, però, irrevocabilmente accenti spiriti e afflati dell’antico linguaggio.

Ancora qualche consiglio d’obbligo: non raccoglietene di già staccati, i funghi deperiscono in fretta; preparateli il giorno stesso, come sopra; imparate magari tramite l’associazione micologica nazionale una o due specie edibili che saprete riconoscere al di là di ogni ragionevole dubbio, magari qualche porcino e qualche rosito o cantarello, funghi insomma che non confondereste per nulla al mondo con simili parenti velenosi.

Questo perché la micologia è una scienza e se seguita infallibile, una scienza che fa parte di quelle tradizioni regionali che si vanno via via perdendo in una società da fast food e da omologati funghi coltivati, di stessa forma, dimensione millimetrica, colore e lucentezza (che poi mi domando come lo facciano!). Un mondo che distrugge ciò che non può controllare e che controlla il resto sempre distruggendolo. Un mondo che sa relazionarsi tramite una sola chiave: la distruzione.

Eppure, il più noto tra i funghi, non certo il più buono (ai più curiosi auditori indico infatti l’inconfondibile amanita cesarea), il porcino, quello al fast food non si trova. Per lui non c’è posto in un mondo omologato.

Nessuno, infatti, è mai riuscito a coltivare il principe tra tutti i funghi, l’idomabile, inconoscibile fungo di pan.

Giselda Campolo

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