Spagna: mandato di arresto per l’ex presidente cinese Jiang Zemin, accusato di genocidio

Alla vigilia della contestata riforma della giustizia voluta dal governo Rajoy, la Audiencia National emette un mandato di arresto nei confronti dell’ex capo di stato cinese

Mi ero già occupato, un paio di settimane fa, della contestata riforma della giustizia voluta a tutti i costi in Spagna dal governo di Mariano Rajoy. Una riforma dovuta a forti pressioni internazionali, soprattutto da parte della Cina e degli Stati Uniti d’America, volta a neutralizzare la cosiddetta “Giustizia Universale”, dando un colpo di spugna a tutte le cause intraprese dai magistrati della Audiencia Nacional contro crimini di genocidio, tortura, pirateria e tratta di esseri umani commessi all’estero. E molte di queste cause, come è noto, riguardano proprio gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese. Si comprende quindi il motivo delle loro pressioni, alle quali Rajoy ha evidentemente deciso di piegarsi, soprattutto da quando l’ambasciatore spagnolo a Pechino, Manuel Valencia, venne convocato dalle autorità cinesi, che manifestarono nei confronti della Spagna “forte indignazione” e minacciarono di troncare le relazioni economiche fra i due Paesi.

Quella della Giurisdizione Universale, una prerogativa dei magistrati spagnoli consentita dalla Ley Orgánica del Poder Judicial (Legge Organica del Potere Giudiziario), è sempre stata, storicamente, uno dei pilastri della giurisprudenza iberica, permettendo al Paese di essere all’avanguardia nella difesa dei diritti umani e nel perseguire penalmente crimini che la comunità internazionale considera particolarmente esecrabili.

I magistrati della Audiencia Nacional, che da anni stanno imbastendo cause contro il genocidio commesso dalle autorità cinesi in Tibet negli anni ’80 e ’90, avevano annunciato, in segno di protesta contro la riforma della legge, alcune azioni eclatanti. E, a quanto pare, sono stati di parola.

Martedì 11 Febbraio, proprio alla vigilia del voto parlamentare richiesto dal Rajoy, il giudice Ismael Moreno ha ufficialmente diramato un ordine internazionale di arresto nei confronti dell’ex Presidente cinese Jiang Zemin e dell’ex Primo Ministro Li Peng. Piuttosto lungo l’elenco dei capi d’accusa, fra cui spiccano, come era del resto prevedibile, genocidio, tortura e crimini di lesa umanità nei confronti della popolazione della regione autonoma del Tibet, occupata dall’esercito cinese nel 1949 e formalmente annessa alla Repubblica Popolare nel 1951.

Il mandato emesso dal magistrato della Audiencia Nacional, secondo quanto riporta il quotidiano El País, è basato su una querela presentata nel 2008, attraverso un comitato pro-Tibet, da un lama tibetano di nazionalità spagnola, e si estende contro altri tre fra ex militari ed ex dirigenti del Partito Comunista Cinese.

La decisione del giudice Moreno rimette adesso in discussione il complesso quadro dei rapporti diplomatici fra Spagna e Cina, tanto più che, come osservano gli analisti, trattandosi di un procedimento fondato sulla querela di quello che risulta a tutti gli effetti un cittadino spagnolo, non dovrebbe rischiare l’archiviazione come tanti altri procedimenti che saranno di fatto annientati dalla nuova riforma.

Nella querela viene esplicitamente accusato Jiang Zemin di essere stato al corrente di torture, arresti arbitrari ed esecuzioni senza processo di numerosi cittadini tibetani e di essere stato l’ideatore di “politiche di pianificazione familiare forzata che includevano il sistematico ricorso all’aborto e alla sterilizzazione”.

Esponente della cosiddetta “terza generazione” dei capi del Partito Comunista Cinese, Jiang Zemin, nato a Yangzhou nel 1926, ne è stato Segretario Generale dal 1989 al 2002, divenendo Presidente della Repubblica Popolare nel 1993, incarico che ha rivestito fino al 2003. Ha rivestito anche gli incarichi di Presidente della Commissione Militare Centrale del partito dal 1989 al 2004 e della Commissione Militare dello Stato dal 1990 al 2005.

Sotto la sua direzione, la Cina portò avanti le riforme di mercato introdotte da Deng Xiaoping con il suo “socialismo con caratteristiche cinesi” e vide il ritorno della sovranità nazionale su Hong Kong e Macao. È stato artefice di un rafforzamento del PCC alla guida del Paese e dell’elaborazione della teoria delle “Tre Rappresentanze”, oggi adottata come linea base del Partito insieme alla teoria di Deng Xiaoping. Durante la sua presidenza la Cina è cresciuta economicamente a dismisura e il Tibet è stato definitivamente “normalizzato”.

La decisione della Audiencia Nacional, più che preoccupare gli ambienti diplomatici, sta scatenando il panico fra gli operatori finanziari, perché la Cina risulta essere il secondo detentore al mondo di quella quota del debito spagnolo che è in mani straniere, con quasi il 20% del totale.

Nicola Bizzi