SISTEMA MONETARIO E CODICE PENALE

Secondo l’avv. A. L. Marra l’attuale sistema di produzione e contabilizzazione del denaro da parte di banche centrali e commerciali viola parecchi articoli del nostro codice penale. Marra lo grida da oltre 40 anni, opponendosi legalmente allo scandaloso privilegio (il signoraggio), concesso da politici insipienti o collusi a un clan di banchieri privati, di emettere moneta “legale” senza averne il corrispettivo in solido a garanzia. Privilegio che dovrebbe essere prerogativa inalienabile di uno Stato degno di questo nome, tanto più se retto non da una monarchia assoluta, ma da una Repubblicares publicaSe usurpato da una cricca di privati, corrisponde a battere moneta falsa, a spese della collettività, o ad  emettere assegni allo scoperto. Di fatto, le banconote sono come assegni circolari che non vanno mai all’incasso: se ci andassero, si scoprirebbe che sono scoperti. Dopo la pubblicazione dell’enciclica “Laudato sì”, che collega finalmente alle rapine finanziarie il dissesto ambientale, ma così irrituale che stampa e TV l’hanno frettolosamente archiviata, l’avv. Marra ha inviato in Vaticano una “Implorazione a papa Francesco di guidare nella lotta al signoraggio” la sua delegazione, che  presenterà al Procuratore di Roma Pignatone, il 6 luglio prossimo, la denunzia del signoraggio “affinché anche la giustizia (…) possa far seccare questa radice di ogni male”. Marra riesuma dal pluriennale oblio la sua precedente denuncia del 2007, nella quale stigmatizzava l’assurdità della sentenza 16751/2006 della Cassazione a Sezioni Unite, che dichiarava di non poter intervenire, per mancanza di giurisdizione, sulle modalità di produzione del denaro e sulle forme della sua iscrizione in bilancio da parte di Bankitalia e BCE: società private che svolgono a scopo di lucro (e che lucro!) funzioni squisitamente pubbliche. L’avv. Marra mette in evidenza che la giurisdizione per giudicare simili procedure esiste eccome, solo che si voglia accedere a “norme che le inquadrano come crimini, sui quali, si osa sperare, le Procure hanno piena giurisdizione”. Otto anni e mezzo sono trascorsi da quella denunzia; anni di “protratta inerzia giudiziaria che sconcerta, specie di fronte alla veemenza, talora selvaggia, con la quale i reati economici, finanziari, fiscali vengono aggrediti quando si tratta di cittadini comuni. Quasi che –come nell’anatomia porcina- l’arco di rotazione verso l’alto del collo e degli occhi della giustizia sia bloccato nel punto da cui vedrebbe crimini troppo grandi”.  Marra passa nel documento originario a meglio definire la natura dei suddetti crimini:

“Indisturbate, sotto gli occhi della magistratura, le banche centrali, tra cui Bankitalia e BCE, incredibilmente private, praticano il crimine del signoraggio primario, mentre le banche di credito praticano l’ancor più grave signoraggio secondario. Crimini realizzati in modo tale che le ‘dinastie’ –una ‘cupola’ che controlla di fatto le banche del mondo- realizzino, anche mediante immensi falsi in bilancio, due ulteriori obiettivi.

Il primo, il furto agli azionisti delle banche di credito (quindi anche di Bankitalia e BCE) dei proventi dello stesso signoraggio primario e secondario. Il secondo, un’evasione fiscale maggiore delle tasse, sia pagate che evase, dal resto della società. Proventi del signoraggio che, dopo averli rubati, la ‘cupola’ riciclamediante centrali interbancarie mondiali, come Euroclear, Clearstream, Swift et al.“

Il documento del 2007 di Marra prosegue poi specificando nel dettaglio il meccanismo di questo colossale furto ai danni della collettività, che qui non ripeto, avendone già scritto, persino ad nauseam, in articoli ospitati da Trucioli nell’arco di ormai 10 anni (basta sfogliare gli “Articoli per autori” del magazine).

Come si esce da questo incaprettamento monetario? Come ho, appunto, ripetuto negli anni, non tanto uscendo dall’euro, come si limitano a propugnare alcuni partiti politici, “stranamente” dell’area di destra (Lega e Fratelli d’Italia), dovendo di logica essere propositi di sinistra –convertita invece, sin dal 1989, a fare da passe-partout della grande finanza- quanto tramite “l’eliminazione del signoraggio e l’istituzione della sovranità monetaria internazionale (euro di proprietà degli Stati europei), realizzabile solo nazionalizzando le banche centrali, mediante la confisca penale delle loro quote..”

Venendo alle banche di credito, assodata la loro facoltà di moltiplicare ad libitum i depositi dei correntisti nell’accendere nuovi crediti, Marra auspica che “una magistratura molto specializzata entri finalmente coi suoi poteri nel profondo del sistema, anziché astenersene, garantendo che vi fiorisca ogni genere di imperscrutabili mostruosità” e debellando questo “meccanismo moltiplicatore ad opera di falsari” legalizzati.

“Quanto poi all’attuale sistema fiscale, è illecito, perché il grosso dei tributi serve per rastrellare denaro ‘inverato’ da usare per acquistare il denaro da ‘inverare’ dalle banche.” Il termine ‘inverare’ è usato da Marra a significare che quello emesso dalle banche è falso, in quanto non coperto da equipollenti valori di beni e servizi, che sta poi a noi cittadini produrre per ‘inverarlo’, ossia renderlo vero, da falso che era.

Queste considerazioni portano Marra ad affermare che, quando la moneta diventerà pubblica, basterà una tassa unica, di entità variabile tra l’1 e il 20%: quasi una anticipazione della flat tax, oggi cavallo di battaglia di Matteo Salvini, che risulterebbe più palesemente credibile se supportata dal discorso sul signoraggio, che tuttavia non fa.

La denunzia di Marra contiene tanti altri spunti di estremo interesse che non posso qui riprodurre per ovvie ragioni di spazio, ma cui rimando i lettori di queste mie righe visitando il suo sito www.signoraggio.it. Senza peraltro mai saltare un solo articolo di Marco Della Luna, come gli ultimi due apparsi su Trucioli, illuminanti e concisi. 

E adesso un po’ di farina dal mio sacco, sulla base di quanto sopra.

Un mondo di lavoratori e di parassiti

La nostra Costituzione comincia sancendo che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro. Lavoro proprio, non “altrui”. Ergo, chi vive del lavoro altrui è un parassita. Ok? Quando la banca ti concede un mutuo, un fido, un prestito, ha forse svolto in precedenza un lavoro il cui frutto corrisponde al valore del denaro che pretende di prestarti? No di certo, visto che quel denaro lo crea dal nulla, come addirittura ammesso da un’autorità nel campo come la Bank of England, Banca Centrale Britannica. Quando poi tu cedi alla banca il frutto del tuo lavoro, ossia denaro “inverato”, per dirlo con Marra, in pratica regali alla banca denaro vero contro un prestito in denaro falso. È equivalente ad una rapina, non tanto verso di te, che quel denaro falso l’hai potuto spendere in quanto accettato dalla collettività, dalle banche stesse (in un gioco di sponda) e persino dallo Stato per pagare i tributi. No, il furto è stato compiuto a carico della comunità, che è il vero prestatore. E ad essa tu dovresti rendere quei soldi, non alla banca. Ciò è quanto accadrebbe se la moneta la creasse lo Stato, senza debito né interessi, e la banca si limitasse a prestarti i soldi, pubblici, che ha in cassa; soldi che ha legittimamente guadagnato fungendo da intermediario del credito (come del resto prevede il TUB, Testo Unico Bancario), fornendoti cioè i suoi servizi; o soldi, sempre pubblici, depositati dai suoi correntisti. 

Ho detto che non dovrebbero esserci interessi se la moneta fosse pubblica. A maggior ragione ciò vale nel caso, purtroppo vigente, che sia privata. Gli interessi in realtà sono la foglia di fico delle banche per non scoprire il trucco: se non lo esigessero, ci si chiederebbe di cosa camperebbero. La realtà è che si pappano già l’intero capitale, per cui, se fossero almeno in parte oneste, ti direbbero: quando mi rendi il mutuo per noi è tutta moneta fresca, guadagno netto, per cui ti esimiamo almeno dal pagarci gli interessi; come Marco Saba ha proposto a papa Francesco di far fare alla banca vaticana, IOR. 

Già, ma col fisco come la metterebbero? Se il capitale reso è tutto guadagno, bisogna pagarci le tasse. Eh no, le tasse devono pagarle solo coloro che col loro lavoro “inverano” la valuta falsa bancaria, pagandoci pure gli interessi, per mascherare il raggiro. Tanto la magistratura, pur messa al corrente, anche tramite innumerevoli post su Internet, gira la testa dall’altra parte, avvalendosi di trattati sovranazionali, stipulati in sordina, a partire da quello di Maastricht nel 1992. Ma dimenticandosi di tutti gli articoli del codice penale che Marra puntualmente elenca. 

In questa situazione oggettiva, vedere i governi fingere di arrabattarsi per reperire un miliardo qui, due miliardi là, magari succhiandoli ai Comuni, che poi si rivalgono sui cittadini (a Finale l’Erario ha richiesto circa € 900.000; Spotorno sta valutando di resuscitare la tassa di soggiorno), se no “scattano le clausole di salvaguardia” fa ancor più torcere le budella per l’indignazione, dovendo subire, oltre il danno, anche lo spettacolo di questa pantomima. Circa il destino finale di tutti questi capitali, corrispondenti all’intero parco monetario circolante, totalmente a debito verso le banche, dopo il loro volo verso i paradisi fiscali tramite le centrali interbancarie sopra accennate da Marra, essi devono pur trovare un impiego fisico, che dia loro un senso. Ed eccoli rientrare sul territorio di partenza, sotto forma di “investimenti”, ossia acquisizioni di nostre aziende, espansioni delle attività di multinazionali, con prestiti a interessi zero virgola (mica il 6-7% dei nostri mutui o il 10-14% dei nostri fidi!), colate di cemento, anche se i relativi immobili restano invenduti, in attesa della prossima “ripresa” drogata. E l’ambiente? Non è cosa che riguarda la finanza, al massimo gli ecologisti, compreso l’ultimo iscritto: papa Francesco, pur capo di un’istituzione con la coscienza tutt’altro che pulita. Chissà che non faccia in futuro atto di contrizione, come già accaduto per i crimini dell’Inquisizione, dei preti pedofili e dello IOR… 

P. S. Se quanto scrivo può suonare almeno qua e là incredibile, rimando, per le conferme, ai testi di Ellen Brown (www.ellenbrown.com), in particolare “Web of Debt” e “Public Banking”; ai libri e video di Marco Saba (www.marcosaba.be), tra cui “O la banca o la vita”; ai testi e agli articoli, anche su Trucioli, di Marco Della Luna (www.marcodellaluna.info), tra cui il fondamentale “€uroschiavi” del 2005, giunto alla sua 3° edizione; oltre naturalmente alla produzione letteraria e video di A. L. Marra (www.marra.it e www.signoraggio.it)

Marco Giacinto Pellifroni