Sindacati e scioperi, binomio fallimentare

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Quarant’anni fa, quando non esistevano i mezzi di comunicazione odierni, quando le notizie circolavano con una lentezza oggi fuori da ogni logica, quando chi aveva quarant’anni era nato negli anni Trenta, la tessera del Sindacato poteva avere un senso. Un senso che oggi ha solo del pietoso. CGIL, CISL, UIL, con i soliti leader in testa, si sono divisi tra Milano, Pordenone, Fabriano e Perugia. Un copione visto migliaia di volte. Un copione tanto anacronistico quanto inutile. Motivo dello sciopero: “la questione fiscale”. Persino nel lessico, il sindacato si conferma patologicamente “geriatrico”. Se davvero sperano di poter mettere paura a questo governo impiantato dall’alta finanza, se davvero ritengono possibile impensierire un “profano utile” come Letta, se davvero s’illudono di poter contare ancora qualcosa, allora dedichiamo loro un circo, il luogo adatto a far ridere e divertire. Questi segretari, ivi compreso l’ex Epifani, sono corresponsabili dello sfascio attuale. Un esempio? Le parole di Bonanni di ieri: fare cassetta vendendo pezzi demaniali. Bravo, proprio bravo, complimenti. Noi vendiamo spiagge, castelli, isole ed opere d’arte a chi? E per cosa? C’è solo da porsi una domanda: questi cosiddetti leader sindacali, sanno riconoscere la differenza tra finanza ed economia? Se sì, allora come possono proferire di queste idiozie? Posso capire che i manifestanti siano persone talmente sfruttate dall’orario e dalle condizioni di lavoro che chiedere loro pure di studiare e prepararsi sarebbe chiedere decisamente troppo. Ma santa miseria, è proprio il leader del sindacato che dovrebbe assolvere al compito di informare, o no? Perché, invece di spiegare loro i meccanismi reali dell’asfissia economica, ripetono loro di vendere il patrimonio? Una volta venduto (svenduto) cos’altro diranno a questa povera gente? Quando non saranno più padroni di nulla, quando pure gli ospedali li rifiuteranno perché privi dell’assicurazione, quando perfino in spiaggia verranno cacciati via perché privi dei titoli di accesso a pagamento, a chi dovranno dire grazie?  Quella che un tempo si usava definire “classe operaia”, quella che negli ultimi 40 anni ha fatto studiare i propri figli e le proprie figlie per poi vederli a spasso inoccupati/e o disoccupati/e senza speranze e che ha  acquistato casa con immani sacrifici contraendo mutui infami con le banche dei potenti, è la stessa alla quale viene oggi imposto di pagare l’IMU, che sia ben chiaro. Ed è anche la stessa classe che la piagnona (Fornero) ha messo a pane ed acqua. Fa male notare come i nostri fratelli e le nostre sorelle continuino ad essere sfruttati dalla propaganda socialista. La stessa identica propaganda che altro non è servita che a mascherare il dramma reale rappresentato dal “signoraggio” primario e secondario su cui non ha mai speso mezza sillaba, preferendo cortei e slogan dall’effetto nullo. Salvo quello di perpetrare l’illusione, il falso mito del riscatto che ancora non si riesce a vedere nemmeno all’orizzonte

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