Questa mattina, alle ore 10:45 sento bussare timidamente alla porta a
vetri di casa, e intravedendo dalle tendine le sagome di due donne,
chiedo “Chi è?”. Risponde una voce:
“Vorremmo lasciarle un opuscolo da leggere". Intuendo che
sono testimoni di Geova, dico : “Un attimo, devo ancora
vestirmi e arrivo”, prendo di corsa dal mio studio un
Vagabond Book, apro la porta, e dico “Vi do’
anch’io qualcosa da leggere”. Stupite, non riescono
a dire nulla e rimangono scioccate, in quanto, così facendo,
ho presumibilmente rotto lo schema di attacco dei testimoni di Geova.
“Ma che cos’è?” chiedono.
“È il libro dell’anno belle
signore” – rispondo – “il libro
che nessun editore di regime mai pubblicherà. Leggetelo e
poi datelo a qualcun altro. Ora vi devo salutare, perché ho
molto da fare. Tornate, se volete, ma solo se avrete letto il Vagabond
Book. Vi chiederò cosa avrete capito da questo libro.
Insomma vi interrogherò”. Sempre più
stupite, mi ringraziano, e con un arrivederci escono dal mio cortile.
Ritorneranno? Non lo so.
Quello che so è che l’errore basilare
dei testimoni di Geova - in realtà testimoni di una dottrina
congetturata a Brooklyn e trasmessa a Roma in Via della Bufalotta 1281
(via di per sé sufficientemente onomatopeica per
caratterizzare la “bufala”, consistente in una
generalizzazione di tipo sintattico, grammaticale e monotematico del
loro concetto di “anima”) è quello di
essere "animati", e di "pensare", secondo le traduzioni ed i pensieri
degli "illuminati" di Brooklyn, esattamente come il politico si anima e
"pensa" secondo i dettami del grasso banchiere: se i traduttori di
Brooklyn dicono che il termine ebraico per “anima”
è “nephesh”, il testimone ripete
pappagallescamente che nephesh è l’anima. E tu hai
un bel ripetergli che “nephesh” è solo
uno dei tre termini veterotestamentari con cui si caratterizza
l’anima, che gli altri due sono “ruach” e
“neschamah”, e che “neschamah”
è l’elemento eterno che riposa negli esseri umani,
e che invece la “nephesh” appartiene anche al mondo
animale!
Il testimone non ti ascolta, e si comporta esattamente come
il teologo cattolico (altro “testimone”) in merito
ai tre concetti neotestamentari greci “egheiro”,
“anastasi”, ed “apokatastasi”,
che traduce tutti e tre indifferentemente con “risurrezione.
Come il testimone di Brooklyn-Bufalotta traduce indifferentemente con
“anima”, i tre concetti
“nephesh”, “ruach”, e
“neschamah, così il testimone di Roma-Vaticano
traduce col termine “risurrezione” i tre differenti
concetti “egheiro”, “anastasi”,
ed “apokatastasi”.
Insomma, da Brooklyn-Bufalotta a Roma-Vaticano è
in tal modo negata la realtà delle ripetute vite terrene: da
Brooklyn-Bufalotta perché attribuendo all’anima
l’esclusivo suo animarsi di tipo animale, è ovvio
che non si può poi attribuire all’immobile
cadavere alcuna ipotesi di reincarnazione individuale (apokatastasi per
l’evangelista Luca); da Roma-Vaticano perché la
fede nella risurrezione della carne sostituisce barbaramente la
conoscenza di ciò che dalla carne e dalla materia non
proviene: l’io umano.
Il grasso banchiere, esattamente come Caifa o come Pilato,
ha tutto l’interesse a che l’io umano non nasca, si
svegli, e prenda coscienza di sé in quanto essere
immateriale. Ha tutto l’interesse alla negazione o
all’estirpazione dell’io, perché
l’io sveglio non potrebbe essere manipolato più di
tanto.
Perciò, attraverso il materialismo giuridico,
politicamente corretto, e l’invenzione della
“persona giuridica”, scrupolosamente insegnati
nelle scuole dell’obbligo, egli “apre il suo
cuore” a tutti i gruppi ecclesiali ed a tutti i partiti,
affinché questi consolidino in modo sempre più
consistente il loro essere divisi gli uni dagli altri.
I testimoni di Geova, preoccupati come sono nel testimoniare
“Geova”, come nome proprio di Dio, e a fare
discepoli in merito a questa “loro” scoperta,
proveniente dalla Brooklyn-Bufalotta Band, non si accorgeranno mai del
rapporto fra questa pronuncia del nome di Dio, da loro scoperta, e la
formula di autopresentazione di Dio: “Eié
ascèr Eié”, e cioè
“Io sono l’Io sono”, di cui
Yavé (o Geova che dir si voglia) ne rappresenta una sintesi,
così come “Ya” che nella nota
espressione “Alleluh Ya” auspica a chi la pronuncia
di lavarsi gli occhi, cioè di risvegliarsi per venire alla
luce di Ya, inizio fra l’altro del nome del dio Giano, che
determina con “gennaio”,
“januarius”, il nuovo, cioè il nuovo
anno, e soprattutto l’“io” umano, Yah, il
dio sempre nuovo della nuova tradizione solare di coloro che avrebbero
dovuto essere i veri testimoni del futuro… del
moltiplicatore (monetario) dei “pesci”
(monete)… e dei pani (manas e manna),
cioè intelligenze del man e dell’umano.
Ecco perché da un lato occorrerebbe oggi dedicare
più tempo a questa “Legione” di parti
divise in noi stessi, in modo da continuare a lasciare operare il
miracolo di cui parla Luca a proposito dell’invasato chiamato
Legione (Luca 8, 27-39), e da un altro lato occorrerebbe rendersi conto
che poiché la Verità non ha bisogno di noi, e
siamo noi casomai ad averne bisogno, e che inoltre chi cerca la
Verità la trova, sarebbe auspicabile testimoniare la
Verità attraverso il nostro autodominio più che
attraverso carta o riferimenti cartacei.
Ora ho un dubbio.
Comportandomi come i testimoni di Geova, e cioè
volendo divulgare verità sociali anche a chi non ne vuol
sapere, sono davvero un intelligente testimone di esse? O devo credere
che il cristianesimo sia davvero una dottrina simile a una scienza che
ha bisogno di uno studio speciale brooklyniano o vaticano per essere
interpretata?
Io credo di no.
A me, vagabondo del Vagabond Book, che non è un
libro da interpretare attraverso studi speciali, ma da leggere,
fotocopiare e perfino da abbandonare, il cristianesimo appare chiaro ed
evidente.
Mi sbaglierò, ma sono persuaso che tutti possano
intenderlo a prima vista. Tutti: i colti e gli ignoranti. Non occorre
nessuna specializzazione per comprendere che un popolo deve avere la
sua moneta, così come non ci vuole nessun esercito di
assoldati per costringermi a pagare una banana con un soldo, o di
versare (già a partire dall’emissione di quel
soldo, attraverso una “tassa” del 10% annuo) la
decima parte di quanto guadagno, per provvedere a miei concittadini
(welfare) che non possono guadagnare, o non vogliono guadagnare
perché occupati a fare dell’altro per il bene di
tutti.
Giovanni Sandi
alla data del 10 ottobre 2007 il Vagabond Book è esaurito. per chiarimenti scrivete a staff@signoraggio.it