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Vagabondo con il Book



23 novembre 2006

Questa mattina, alle ore 10:45 sento bussare timidamente alla porta a vetri di casa, e intravedendo dalle tendine le sagome di due donne, chiedo “Chi è?”. Risponde una voce: “Vorremmo lasciarle un opuscolo da leggere". Intuendo che sono testimoni di Geova, dico : “Un attimo, devo ancora vestirmi e arrivo”, prendo di corsa dal mio studio un Vagabond Book, apro la porta, e dico “Vi do’ anch’io qualcosa da leggere”. Stupite, non riescono a dire nulla e rimangono scioccate, in quanto, così facendo, ho presumibilmente rotto lo schema di attacco dei testimoni di Geova. “Ma che cos’è?” chiedono. “È il libro dell’anno belle signore” – rispondo – “il libro che nessun editore di regime mai pubblicherà. Leggetelo e poi datelo a qualcun altro. Ora vi devo salutare, perché ho molto da fare. Tornate, se volete, ma solo se avrete letto il Vagabond Book. Vi chiederò cosa avrete capito da questo libro. Insomma vi interrogherò”. Sempre più stupite, mi ringraziano, e con un arrivederci escono dal mio cortile. Ritorneranno? Non lo so.

Quello che so è che l’errore basilare dei testimoni di Geova - in realtà testimoni di una dottrina congetturata a Brooklyn e trasmessa a Roma in Via della Bufalotta 1281 (via di per sé sufficientemente onomatopeica per caratterizzare la “bufala”, consistente in una generalizzazione di tipo sintattico, grammaticale e monotematico del loro concetto di “anima”) è quello di essere "animati", e di "pensare", secondo le traduzioni ed i pensieri degli "illuminati" di Brooklyn, esattamente come il politico si anima e "pensa" secondo i dettami del grasso banchiere: se i traduttori di Brooklyn dicono che il termine ebraico per “anima” è “nephesh”, il testimone ripete pappagallescamente che nephesh è l’anima. E tu hai un bel ripetergli che “nephesh” è solo uno dei tre termini veterotestamentari con cui si caratterizza l’anima, che gli altri due sono “ruach” e “neschamah”, e che “neschamah” è l’elemento eterno che riposa negli esseri umani, e che invece la “nephesh” appartiene anche al mondo animale!
Il testimone non ti ascolta, e si comporta esattamente come il teologo cattolico (altro “testimone”) in merito ai tre concetti neotestamentari greci “egheiro”, “anastasi”, ed “apokatastasi”, che traduce tutti e tre indifferentemente con “risurrezione. Come il testimone di Brooklyn-Bufalotta traduce indifferentemente con “anima”, i tre concetti “nephesh”, “ruach”, e “neschamah, così il testimone di Roma-Vaticano traduce col termine “risurrezione” i tre differenti concetti “egheiro”, “anastasi”, ed “apokatastasi”.
Insomma, da Brooklyn-Bufalotta a Roma-Vaticano è in tal modo negata la realtà delle ripetute vite terrene: da Brooklyn-Bufalotta perché attribuendo all’anima l’esclusivo suo animarsi di tipo animale, è ovvio che non si può poi attribuire all’immobile cadavere alcuna ipotesi di reincarnazione individuale (apokatastasi per l’evangelista Luca); da Roma-Vaticano perché la fede nella risurrezione della carne sostituisce barbaramente la conoscenza di ciò che dalla carne e dalla materia non proviene: l’io umano.
Il grasso banchiere, esattamente come Caifa o come Pilato, ha tutto l’interesse a che l’io umano non nasca, si svegli, e prenda coscienza di sé in quanto essere immateriale. Ha tutto l’interesse alla negazione o all’estirpazione dell’io, perché l’io sveglio non potrebbe essere manipolato più di tanto.
Perciò, attraverso il materialismo giuridico, politicamente corretto, e l’invenzione della “persona giuridica”, scrupolosamente insegnati nelle scuole dell’obbligo, egli “apre il suo cuore” a tutti i gruppi ecclesiali ed a tutti i partiti, affinché questi consolidino in modo sempre più consistente il loro essere divisi gli uni dagli altri.
I testimoni di Geova, preoccupati come sono nel testimoniare “Geova”, come nome proprio di Dio, e a fare discepoli in merito a questa “loro” scoperta, proveniente dalla Brooklyn-Bufalotta Band, non si accorgeranno mai del rapporto fra questa pronuncia del nome di Dio, da loro scoperta, e la formula di autopresentazione di Dio: “Eié ascèr Eié”, e cioè “Io sono l’Io sono”, di cui Yavé (o Geova che dir si voglia) ne rappresenta una sintesi, così come “Ya” che nella nota espressione “Alleluh Ya” auspica a chi la pronuncia di lavarsi gli occhi, cioè di risvegliarsi per venire alla luce di Ya, inizio fra l’altro del nome del dio Giano, che determina con “gennaio”, “januarius”, il nuovo, cioè il nuovo anno, e soprattutto l’“io” umano, Yah, il dio sempre nuovo della nuova tradizione solare di coloro che avrebbero dovuto essere i veri testimoni del futuro… del moltiplicatore (monetario) dei “pesci” (monete)… e dei pani (manas e  manna), cioè intelligenze del man e dell’umano.
Ecco perché da un lato occorrerebbe oggi dedicare più tempo a questa “Legione” di parti divise in noi stessi, in modo da continuare a lasciare operare il miracolo di cui parla Luca a proposito dell’invasato chiamato Legione (Luca 8, 27-39), e da un altro lato occorrerebbe rendersi conto che poiché la Verità non ha bisogno di noi, e siamo noi casomai ad averne bisogno, e che inoltre chi cerca la Verità la trova, sarebbe auspicabile testimoniare la Verità attraverso il nostro autodominio più che attraverso carta o riferimenti cartacei.

Ora ho un dubbio.

Comportandomi come i testimoni di Geova, e cioè volendo divulgare verità sociali anche a chi non ne vuol sapere, sono davvero un intelligente testimone di esse? O devo credere che il cristianesimo sia davvero una dottrina simile a una scienza che ha bisogno di uno studio speciale brooklyniano o vaticano per essere interpretata?

Io credo di no.

A me, vagabondo del Vagabond Book, che non è un libro da interpretare attraverso studi speciali, ma da leggere, fotocopiare e perfino da abbandonare, il cristianesimo appare chiaro ed evidente.



Mi sbaglierò, ma sono persuaso che tutti possano intenderlo a prima vista. Tutti: i colti e gli ignoranti. Non occorre nessuna specializzazione per comprendere che un popolo deve avere la sua moneta, così come non ci vuole nessun esercito di assoldati per costringermi a pagare una banana con un soldo, o di versare (già a partire dall’emissione di quel soldo, attraverso una “tassa” del 10% annuo) la decima parte di quanto guadagno, per provvedere a miei concittadini (welfare) che non possono guadagnare, o non vogliono guadagnare perché occupati a fare dell’altro per il bene di tutti.

Giovanni Sandi 

alla data del 10 ottobre 2007 il Vagabond Book è esaurito. per chiarimenti scrivete a staff@signoraggio.it


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