Tornare
alla moneta di Stato, libera da interessi; vietare l'espansione del
credito creato dalle banche per la speculazione; abolire la Banca
Centrale privata come banca d'emissione.
La novità è che ad avanzare queste
proposte rivoluzionarie non è un economista
«selvaggio» alla Gesell o alla Ezra Pound,
bensì Richard Cook, che è stato per vent'anni
altissimo funzionario al Dipartimento del Tesoro USA e ha lavorato con
Carter alla Casa Bianca.
Solo così, dice, si può salvare il
mondo dall'imminente crak globale.
In un importante articolo (1), Cook definisce la
globalizzazione e il sistema finanziario globale che su essa prospera
«un manicomio».
«E i matti, come spesso accade in economia,
dirigono il manicomio: sono i banchieri centrali e i magnati della
finanza. L'economia del pianeta è decisamente in declino, un
declino che i finanzieri non possono fermare perché la causa
è il sistema di cui loro sono gli operatori».
«Il problema non è limitato agli USA.
La disoccupazione cresce in tutto il mondo, l'indebitamento sale, le
infrastrutture non vengono rinnovate, i prezzi delle materie prime
aumentano. Ciò che accade illumina i fallimenti
della finanza globalista occidentale, che ha devastato la
stabilità politica», ossia è la causa
diretta delle guerre, del terrorismo e della grande
criminalità endemiche nel sistema globale, dice Cook.
Probabilmente «vedremo gravi crisi finanziarie nei
prossimi mesi: l'allarme viene da istituzioni superciliose come la
Banca del Regolamenti Internazionali e il fondo Monetario. Potremmo
anche assistere alla fine dell'epoca in cui i finanzieri hanno
governato il mondo».
Siamo vicini al punto di rottura in cui gli Stati o i loro
militari o i loro apparati possono smettere di essere passivi davanti
al disordine crescente.
«Sta già accadendo in
Russia», nota Cook.
Gli Stati che meno saranno capaci di riprendere in mano il
loro destino, aggiunge, saranno quelli che sono rimasti più
passivi davanti alla decomposizione provocata dal loro settore
finanziario. (2)
Quelli che hanno applicato più pedissequamente i
dogmi liberisti: privatizzazione, deregulation, speculazione libera.
Qual è la causa del disastro, per Cook?
«La proliferazione di masse di credito
bancario», risponde, «usato per tenere a galla il
mercato azionario e alimentare i giochi speculativi dei fondi di
copertura (hedge) e sui derivati».
Questa massa di liquidità ha tra i suoi effetti
di aver provocato «il declino dei salari» a causa
della inflazione che ha generato.
Dal 1965 il dollaro ha perso l'85% del suo potere
d'acquisto, mentre l'economia finanziaria ha fatto, di coloro che
sapevano come condurre i giochi, dei miliardari.
Gli Stati Uniti erano la più grande potenza
industriale del mondo.
Oggi sono de-industrializzati e comprano beni industriali
dall'estero.
Trionfa un sistema di economia che Michael Hudson, docente
di economia alla University of Missouri-Kansas City, ha battezzato
«FIRE»: la parola, che significa
«fuoco», è l'acronimo per
«Finance, Insurance, Real Estate» - finanza,
assicurazioni, speculazione immobiliare essendo ormai quasi le sole
«attività» dell'economia USA.
Insieme ai servizi non avanzati (bar, alberghi, ristoranti)
e alle industrie delle armi, aggiungiamo noi.
Anche in Italia un istituto che ha pasticciato con gli
«hedge funds», l'Italease, ha perso un terzo del
suo capitale.
Nella finanza anglo-americana, lo stesso destino ha travolto
Bear Stern.
Cook punta il dito su questi organismi: «Il trucco
finanziario più irresponsabile della storia».
Esenti da ogni regolazione e usi ad agire in segreto, in USA
valgono ormai un terzo di tutto il mercato azionario, possiedono attivi
per 2 mila miliardi (2 trilioni) di dollari, e pagano ai loro gestori
premi da un miliardo di dollari l'anno.
Come hanno fatto gli hedge funds a diventare così
strapotenti e ricchi?
Risponde Cook: prendendo a prestito somme enormi
dalle banche, le quali «generano prestiti attraverso il
metodo della riserva frazionale, autorizzato dalla Federal
Riserve».
E' la prima volta in molti anni che una
personalità non-marginale evoca la frode primaria su cui si
basa il potere usurario, il credito frazionale.
Per una più approfondita spiegazione su cosa si
tratti, rinvio al mio «Schiavi delle Banche»
(Effedieffe, di cui tra poche settimane uscirà una
riedizione, ampliata e aggiornata).
In breve, si chiama «credito frazionale»
la pratica delle banche di prestare a terzi molto più di
quello che hanno in cassa.
Se un risparmiatore deposita nel suo conto corrente 100
euro, la banca presterà non quei cento euro, ma mille.
Il deposito del risparmiatore (un
«passivo» per la banca, perché su di
esso paga i modestissimi interessi al depositante) è solo la
«riserva» in base alla quale può
«creare denaro dal nulla», moltiplicandolo al
momento di aprire un fido ad un imprenditore o un mutuo a chi compra
una casa. Questi prestiti sono «attivi» per la
banca (perché lucra interessi non modesti su 900 euro che
non ha), ed è interesse della banca minimizzare i passivi e
aumentare al massimo gli attivi.
In teoria, la banca vorrebbe operare con pochissimi depositi
(passivi) e fare tantissimi prestiti creando denaro dal nulla.
Le Banche Centrali impongono perciò una riserva
obbligatoria, ossia la percentuale di soldi che la banca deve avere in
cassa rispetto ai fidi che ha aperto.
Per lo più le banche amano operare con una
«riserva» del 3-5%, il che consente di prestare
circa venti volte il denaro che hanno in deposito, ma aumenta il
rischio della loro insolvenza.
Sicchè la Banca dei Regolamenti Internazionali
sta cercando di imporre la «riserva obbligatoria»
dell'8%, che consente di prestare «solo» una decina
di volte i depositi in cassa.
La riserva obbligatoria viene usata per modulare la
liquidità.
Una riserva del 3% produce un'espansione del credito, una
riserva dell''8 una riduzione della liquidità nell'economia.
In ogni caso, si tratta di denaro creato dal nulla - non
guadagnato, non corrispettivo alla produzione di merci reali, non
frutto di risparmio - che circola nell'economia come moneta, provocando
l'inflazione.
Anzi ne è la causa primaria.
Inoltre, è denaro «privato».
Praticamente, tutta la liquidità in circolazione
ha questa origine, perché anche la
«moneta» degli stati è debito, creata
attraverso l'emissione di Buoni del Tesoro.
Col sistema del credito frazionale, dice Cook,
«la moneta viene ad esistere soltanto sotto forma di prestiti
ad interesse. E questi interessi, anche se apparentemente bassi,
diventano schiaccianti se l'economia reale non cresce allo stesso
tasso».
L'acquisto di Buoni del Tesoro, lo shopping con le carte di
credito, la contrazione di mutui per la casa, fino ai prestiti
miliardari (in euro) concessi agli hedge funds dalle banche
perché possano speculare, sono prestiti.
«Ciò significa che debbono essere
restituiti, in qualche momento, in qualche luogo, da qualcuno, con gli
interessi. E in ultima istanza, a pagare è la gente che
lavora per guadagnarsi da vivere, perché il lavoro
è la sola fonte di ricchezza reale».
E' la tosatura continua e inavvertita che l'usura (le
banche, la finanza) opera ogni giorno da secoli sulla ricchezza
prodotta dal lavoro.
Inavvertita finchè la ricchezza in merci e beni o
servizi prodotta dal lavoro è comunque superiore alla
percentuale prelevata dalle banche.
Ma oggi siamo al punto in cui le banche e l'usura prelevano
più di quanto l'economia reale produca: la tosatura
è diventata una scorticatura, che uccide le pecore, ossia il
gregge che siamo noi.
Oggi, il prodotto lordo italiano ha una crescita anemica
sotto il 2%.
E le banche, con i mutui e i fidi agli imprenditori
produttivi, prelevano il 14-16%.
Negli Stati Uniti, il rapporto è più o
meno lo stesso.
Ne consegue che le imprese che non si autofinanziano, ma
devono ricorrere a prestiti bancari, devono produrre il 20-22% per
restare a galla.
Cosa impossibile in un'economia anemica.
Nel trionfo della finanza che ci indebita tutti, l'economia
reale in Occidente deperisce e muore. Perché?
E' la stessa finanza speculativa la causa del deperimento
mortale: essa distoglie i suoi pseudo-capitali dalle industrie
«mature», perché fruttano poco, e li
getta a finanziare invece le attività
«innovative» (hi-tech, per esempio) o quelle che
hanno tassi di profitti enormi perché limano il costo della
manodopera: tipicamente, finanziano la crescita dell'industria in Cina,
perché là i lavoratori sono pagati un ventesimo
di quelli europei.
Il capitale si retribuisce così sempre di
più a spese dei salari, ossia del lavoro.
Ma l'effetto è quello che soffriamo oggi tutti
nel mondo sviluppato: i posti di lavoro ben pagati scompaiono,
sostituiti da lavori precari nei «servizi non
avanzati», o emigrano in Cina o Romania.
La de-industrializzazione riduce in Occidente il potere
d'acquisto, e quindi i consumi.
La finanza prova a farci consumare di più
offrendoci «prestiti al consumo» con euforica
abbondanza: compratevi la BMW che non vi potete permettere, tanto la
pagherete con comode rate. Prendete la casa dei vostri sogni, eccovi il
mutuo al 100%.
Fate il passo più lungo della gamba, tanto la
banca vi anticipa il denaro che non avete.
Denaro a prestito.
Su cui il consumatore-cicala deve pagare gli interessi per
anni.
Viene il momento in cui gli interessi lo schiacciano,
perché sono più grossi della paga (che gli viene,
se non è un parassita pubblico fortunato) dall'economia
reale.
Come si fanno a pagare gli interessi se lo stipendio
diminuisce rispetto al costo della vita?
Se si perde il lavoro perché è
emigrato in Cina?
Come sta già accadendo in America, dove gente che
guadagnava poco ha contratto mutui anche se aveva una storia di passate
insolvenze, viene il momento in cui il debitore non può
pagare.
Accade anche in Italia e accadrà sempre di
più: i mutui a tasso variabile diventano trappole in una
situazione economica generale declinante, o che cresce del 2% o meno.
Ma intanto, le banche e gli speculatori finanziati dalle
banche hanno sparso quei debiti di insolventi potenziali in
«coriandoli»: rivendendo a terzi quelle cambiali di
dubbio esito, spesso inventando con esse «prodotti finanziari
creativi» potentemente «leveraged», ossia
potenziati con effetto moltiplicatore coi derivati… debiti
su debiti all'ennesima potenza, comprati con denaro creato dal nulla e
preso in prestito.
L'effetto finale: una grande crisi con insolvenze a catena -
i piccoli debitori che fanno fallire le banche e i fondi d'investimento
perché non pagano - e tutto il castello di carte che crolla
con deflazione, disoccupazione, mancanza di capitali e di
liquidità.
La crisi del 1929.
«Ma la situazione oggi è peggio che nel
'29», avverte Cook, «perché il peso
degli interessi rispetto all'economia reale è oggi molto
più grave. Negli anni '20, l'economia USA era in miglior
forma, per il solo fatto che tanta parte della popolazione era
produttivamente impiegata nelle fabbriche e nei campi».
Oggi, invece, la gran parte della popolazione non produce
merci né oggetti né derrate.
L'America importa, indebitandosi con la Cina.
Che il processo sia già cominciato lo dimostra il
fatto che, in base ai dati della stessa Federal Reserve, «la
moneta M1, la parte del circolante più liquido e disponibile
per gli acquisti dei consumatori, non solo cresce meno dell'inflazione,
ma è di fatto calato in undici degli ultimi dodici mesi.
Ciò significa che l'economia produttiva è
già entrata in recessione profonda».
Naturalmente il sistema finanziario sta attivando tutti i
suoi trucchi perché il pubblico non prenda subitanea
coscienza del disastro.
Il «President's Working Group in Financial
Market», l'organo segreto chiamato anche «plunge
protection team» (squadra di protezione dai crolli azionari,
composta di banchieri ed esperti del Tesoro) sta iniettando capitali
moltiplicati col «leverage», attraverso i derivati,
per far salire la Borsa.
La speranza è di rendere l'atterraggio non troppo
«duro».
Ma ogni trucco per rendere l'atterraggio morbido peggiora il
male.
Si risolverà in una «degrado a lungo
termine degli standard di vita» di USA e dell'Occidente.
In USA, i peggio colpiti saranno i pensionati o coloro che
si stanno facendo la pensione «privata»,
depositando i risparmi in fondi d'investimento i cui portafogli
azionari cadranno di colpo o si deprezzeranno lentamente, ma
ineluttabilmente, anche perché sono strapieni di
«coriandoli» rappresentanti i debiti dei debitori
che hanno contratto mutui e che non stanno pagando.
Ma la rovina dei molti non trascinerà con
sè gli speculatori.
Non c'è giustizia immanente nella finanza globale.
Spiega Cook: «Le banche, insieme ai 'private
equity' e agli hedge funds finanziati a leva della banche, si stanno
già preparando. Questi, che sanno, si mantengono liquidi per
prepararsi».
A Cosa?
«Alla grande svendita di attivi» che
avverrà.
Case e terreni sequestrati ai debitori insolventi, fabbriche
sane ma ridotte al fallimento dagli interessi e dal crollo dei consumi,
verranno via per un boccone di pane.
In aste deserte, dove solo i pochi con «i
liquidi» concorreranno, mentre i più non avranno
liquidi né prestiti a basso costo.
Che fare?
«Una immediata riforma monetaria» che
tolga «il controllo dell'economia mondiale dalle mani dei
banchieri privati e lo restituisca ai governi democraticamente
eletti».
Sulla credibilità dei governi democratici -
così profondamente corrotti oltre ogni terapia,
così adusi a violare il bene comune per obbedire alle
lobbY - è lecito porre qualche dubbio.
Ma ciò che conta è che Cook, un
personaggio che ha avuto incarichi ufficiali, esprima alcune
verità «proibite» sulla moneta.
«Nei miei vent'anni al Tesoro», dice,
«ho studiato la storia monetaria Usa. E per la maggior parte
della nostra storia siamo stati un laboratorio di sistemi monetari
diversi».
«Durante e dopo la Guerra Civile (1861-5) abbiamo
avuto, per alimentare la nostra economia, cinque diverse fonti di
liquidità».
1) I «greenback», ossia i dollari di
Stato, che il governo Lincoln creò dal nulla per pagare
stipendi e forniture. Questi dollari di Stato differiscono dai dollari
emessi dalla Federal Reserve perché non sono gravati da
interesse. Sono stati demonizzati (e Lincoln ucciso) con il motivo che
«creavano inflazione». Cook lo nega: non creavano
inflazione, anzi «fu una divisa di estremo
successo» (purché, s'intende, emessa con
oculatezza).
2) Le monete d'oro e d'argento e le banconote emesse dal
Tesoro coperte dai metalli.
3) Le banconote messe in circolazione dalle banche
nazionali, ad interesse.
4) La quarta forma: i guadagni non spesi, ossia i risparmi
degli individui e i profitti reinvestiti dalle imprese:
«Questa era la fonte primaria di capitali per
l'industria». E la sola forma sana,
perché il denaro risparmiato per essere investito non
è inflazionario, essendo contemporaneamente sottratto ai
consumi.
5) Il mercato azionario e obbligazionario.
Solo dopo il 1913, quando il Congresso varò il
fatale «Federal Reserve Act», le banche
diventarono la prima e praticamente unica fonte di pseudo-capitale.
«Attraverso il debito di guerra inflazionarono il
circolante, distruggendo così il valore dei greenbacks e dei
conii».
Molto più tempo è occorso alle banche
per marginalizzare il mercato azionario: di fatto, anziché
marginalizzarlo, «se ne sono impadronite nell'epoca attuale a
forza di fusioni, acquisizioni e buy-out leveraged» (ossia
prestando denaro ad interesse per queste operazioni in ultima analisi
distruttive: con le fusioni-acquisizioni nessuna nuova impresa viene
creata, ma imprese esistenti vengono inglobate; coi buy-outs, imprese
esistenti vengono smantellate e rivendute a pezzi, per pagare
i debiti).
Così è stata creata - con la
complicità della Federal Reserve posseduta dalle banche, che
creava e sgonfiava «bolle speculative» per far
funzionare la giostra - l'attuale schiacciante piramide di debiti.
Dunque, si deve restaurare la sovranità monetaria
dello Stato.
Eliminata la Federal Reserve privata, la creazione di moneta
deve tornare al popolo attraverso i suoi rappresentanti: «E'
ciò che dice la Costituzione» americana, ed
è il sistema che esisteva prima del 1913.
L'obbiettivo della nuova politica monetaria sarà
quello di «assicurare una economia sanamente produttiva e
fornire un reddito sufficiente agli individui», non
già di «produrre enormi profitti per le banche,
liquidità per i trucchi di Wall Street e spese incontrollate
per il governo».
Cook sottolinea: «Ho parlato di creare 'reddito'
per gli individui, non 'lavoro'».
L'idea di superare le crisi creando lavoro è
propria di Keynes, che consigliava di porre i disoccupati a scavare
buche e riempirle di bottiglie vecchie - un lavoro qualunque, inutile,
pur di pagare salari; la sua ultima, maligna incarnazione è
lo stato USA che spende enormi somme (prese a prestito) per alimentare
l'enorme espansione del complesso militare-industriale, che
«crea lavori militari, burocratici e mercenari»:
assolutamente improduttivi come le buche di Keynes.
Anzi peggio: perché ogni nuova portaerei, ogni
nuovo F-16 e ogni nuovo missile è denaro sottratto a nuove
scuole, case, assistenza sanitaria.
L'enormità stellare, mai vista nella storia
mondiale, delle spese militari rivela che l'economia è nel
complesso tanto produttiva da potersi permettere questo tipo di spese
malvagie.
Perché allora non potrebbe permettersi un
«reddito personale», diciamo 10 mila dollari annui,
dato a ciascun cittadino che lavori o no?
Cook dipinge un'utopia rosea.
Madri che possono, se vogliono, stare a casa ad allevare i
figli, «come si faceva una generazione fa».
Gente che per scelta si occupa di cura degli anziani.
O che può scegliere occupazioni mal pagate, come
insegnare o «darsi all'arte».
Giovani che possono decidere di passare qualche anno
viaggiando, o imparare qualche nuova tecnica o aprire una loro
attività «senza essere schiacciati dalla rovina
finanziaria».
O pensionati che possono godersi la libertà,
anziché stare fino a 70 anni sul «mercato del
lavoro».
Utopia troppo rosea, si dirà.
Forse è vero.
Ma il lato utopico non è nella mancanza di
denaro: una volta che l'economia moderna, prodigiosamente produttiva,
sia liberata dal peso degli interessi bancari e dalle spese militari
immani, avrà abbastanza risorse per pagarsi la
civiltà sognata da Cook.
L'utopia, piuttosto, sta nel credere possibile che una
società profondamente corrotta dal prestito di moneta creata
dal nulla - la società assatanata di consumi superflui,
vogliosa di telefonini, affamata di gadget che la pubblicità
ha reso «status symbols» - si adegui a questo ritmo
di vita dove il superfluo (a credito) sparirà.
Il cambiamento spirituale dovrebbe essere epocale: lavorare
per senso di responsabilità e non per sete di guadagno,
ridurre l'egoismo privato, ridefinire le proprie
priorità personali in base a una autentica
volontà di «essere» inaudita e insolita
nel mondo d'oggi.
In ogni caso, Cook stila tutto un programma per la sua
riforma:
1) Generale cancellazione dei debiti.
2) Un introito individuale di 10 mila dollari a ciascuna
persona, che lavori o no.
3) In aggiunta, un «Dividendo Nazionale, variabile
con la produttività nazionale per distribuire ad ogni
cittadino la sua giusta quota dei benefici della nostra economia,
incredibilmente produttiva».
4) Spesa diretta dello Stato che crea la sua moneta per
pagare infrastrutture ed altri costi necessari «senza
ricorrere alla tassazione o all'indebitamento».
5) Creazione di un nuovo sistema di prestiti privati alle
imprese e alle famiglie a tassi non usurari.
6) Rimessa sotto severo controllo e regolamentazione della
finanza, con divieto alle banche di «creare credito da
prestare alla speculazione, come l'acquisto di azioni 'on margin' (a
prestito), fusioni, derivati».
7) Abolizione della Banca Centrale privata come istituto
d'emissione, mantenendola come camera di compensazione nazionale delle
transazioni finanziarie.
Come Cook riconosce, «il sistema proposto
è così diverso da quello odierno controllato dai
finanzieri» che «capire esattamente come
funzionerà richiede attento studio e oculato
controllo».
In ogni caso, secondo lui, avrà questi effetti:
«Sul piano immediato farà passare le basi della
nostra economia dalle banche indebitatrici a un sistema misto di
credito creato direttamente dallo Stato e a livello di popolazione. Il
governo sarebbe meno grosso, costoso e invadente, l'economia produttiva
rinascerebbe, la democrazia economica diverrebbe realtà, il
settore finanziario sarebbe raddrizzato. E la situazione internazionale
sarebbe stabilizzata, perché non avremmo bisogno di uno
stato di guerra permanente per accaparrarci le risorse delle altre
nazioni (come in Iraq) allo scopo di tenere a galla il dollaro come
moneta di riserva internazionale».
Ciò che Cook propone è in fondo un
grandioso sistema di auto-finanziamento nazionale:
«consistente nel creare fonti di credito interne (indigenous)
per mobilitare la ricchezza e produttività naturale della
nazione».
Come appunto fa il risparmio impiegato per investimenti, e
come appunto erano i greenbacks, un prestito che la nazione fa a se
stessa, fidando nella sua capacità di creare abbastanza
ricchezza reale da poterlo ripagare.
Facile?
No.
Ma il fatto è che il sistema attuale sta per
scoppiare, dopo aver devastato e distorto l'economia globale da cui
risucchia immensi profitti usurari.
Il cambiamento è necessario.
Che non sia facile lo crede anche Cook, perché
conclude: «Come finirà dipende, in fondo, dal
fatto se ci sia un Jefferson, un Lincoln, un Roosevelt in attesa dietro
le quinte. La gloria di questi leader è dovuta ad un fattore
critico: la loro capacità di applicare riforme monetarie nel
momento della emergenza nazionale».
E' questo il problema: ci sono personalità,
«caratteri», leader di coraggio e chiara visione?
Li voteremmo, se apparissero?
Maurizio Blondet
Note
1) Richard Cook, «The crashing US economy held
hostage», GlobalResearch, 7 luglio 2007.
2) Per esempio l'Europa è meglio posizionata
degli Usa di fronte alla grande crisi imminente, perchè ha
adottato con meno dottrinario entusiasmo i dogmi del liberismo globale
de-regolato, e perciò viene accusata (dai banchieri) di
essere «passiva» e di «crescere
poco». Lo riconosce anche Donald J.A. Kalff, economista e
imprenditore (è stato nel board della KLM ed oggi possiede
la impact, azienda di biotecnologie avanzate):
«Contrariamente alla credenza generale, l'Europa come
entità economica opera in una posizione di relativa forza
nel mondo. La differenza dei ritmi di crescita rispetto agli USA
è pesantemente distorta in favore degli USA dalla differenza
di crescita demografica e da anomalie statistiche. Gli
(apparenti) più alti ritmi di crescita degli USA dalla
recessione del 2001 sono dovuti a una iniezione 'keynesiana' senza
precedenti, e si direbbe irresponsabile, di liquidità
nell'economia americana. Forte riduzione del prelievo fiscale, i
più bassi tassi d'interesse della storia, e di conseguenza
un mercato immobiliare febbrile, hanno assicurato una crescita continua
nelle spese dei consumatori. Anche la crescente spesa pubblica (per le
guerre) ha alimentato la crescita; ma il contributo degli investimenti
privati e delle esportazioni alla crescita è rimasto
indietro in modo sostanziale. Per contro, la competitività
del settore privato europeo sui mercati mondiali è
indiscutibile. Il WTO riporta che l'Europa ha una quota del 45% nelle
esportazioni mondiali inter-regionali. Di conseguenza, l'Europa
mantiene una bilancia eccedentaria rispetto al resto del mondo in fatto
di export, e un avanzo strutturale verso gli USA… le imprese
europee lavorano bene nonostante i significativi svantaggi
competitivi». (Donald J.A. Kalff, «Europe as an
economic location», discorso preparato per la Bertelsmann
Foundation in occasione della conferenza europea «Quality of
Work- Key Driver for more and better Jobs», Berlino 2-3
maggio 2007. Il discorso integrale può essere letto in
inglese su sito di Europe 2020.
Tratto da effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.