Allora
è chiaro, finalmente, quali erano i poteri forti che
ostacolavano lo sviluppo in Italia:
i tassinari.
Quali lobby occulte si sottraevano alla competizione globale
difendendo i loro privilegi con manovre dietro le quinte: i panettieri.
E chi bloccava lo sviluppo?
La casta dei farmacisti.
Ora, disciplinate queste categorie, l'Italia
rifiorirà, la ricerca scientifica farà passi da
gigante (i panettieri la impedivano, mica i baroni universitari), i
cervelli non fuggiranno più all'estero, tutto
costerà meno.
Non hanno niente da temere i 146 mila consulenti che lo
Stato e le regioni pagano 2 miliardi annui di euro.
Niente gli strapagati di Bankitalia, la cui
utilità sociale è pari a zero.
Niente i 600 dipendenti dell'Ufficio Italiano Cambi, che
continuano a prendere stipendi niente male anche se da 19 anni il
controllo sui cambi non c'è più.
Nessun rischio di diventare
«competitivi» sfiora i baroni universitari, con
quei begli stipendi a cui non corrispondono né studi
né ricerche.
Questi, i ricchi di Stato, i grand commis con posto sempre
pronto fra Tesoro e Goldman Sachs, non sono parassiti.
I parassiti sono stati smascherati: sono gli artigiani a
partita IVA.
Siamo tutti più liberalizzati, come dice Prodi.
I notai anche: ma contro questa categoria, le misure sono
puro fumo negli occhi.
La sola cosa che davvero avrebbe intaccato i guadagni
miliardari di questa vera corporazione non è stata fatta.
Sarebbe bastato obbligarli a registrare gli atti di
compravendita d'immobili a cifra fissa, e non come ora in percentuale:
perché oggi, i notai guadagnano 1.400 euro, diciamo, sul
cittadino che compra un box da 20 mila euro, 14 mila su un appartamento
da 200 mila euro, 140 mila su una villa
da 2 milioni, anche se la fatica dell'atto notarile
è la stessa.
Ma questo no, la sinistra non l'ha fatto.
Colpire i grossi, mai.
I piccoli sempre.
E' la politica tradizionale della sinistra
«disciplinare» i privati, specie quelli troppo
piccoli per fare lobby.
Non so se avete notato, è partita - da tutti i
giornali della sinistra, ma a dare il via è stato Il
Corriere di Montezemolo - una vera campagna contro
«l'egoismo» dei tassisti, la
«lobby» dei fornai.
Ormai, se si parla di «corporazioni»,
s'intendono loro, mica i magistrati inadempienti e insindacabili, i
segretari parlamentari e i direttori generali di ministero o di regione.
Quelli, non questi sono additati come nemici del popolo e
ostacolo alla liberalizzazione, colpevoli del declino, «palla
al piede» di una società che, se non fosse per
loro, farebbe concorrenza alla Cina e si riempirebbe di scienziati
intenti a brevettare sempre nuove invenzioni.
Voglio solo far notare un piccolo particolare: i tassisti in
servizio, per avere la licenza, l'hanno pagata cara.
Anche 300 mila euro.
Anche 800 mila, dicono.
Questo perché le licenze erano in numero fisso e
limitato.
Oggi, il numero diventa illimitato.
Le licenze pagate carissime non valgono più
niente.
Conclusione: ciò che è stato fatto ai
tassisti è un esproprio senza indennizzo.
Almeno così si direbbe se vigesse lo Stato di
diritto.
Ma per la sinistra, è l'abolizione di un
privilegio, e la stampa è tutta d'accordo.
Questo, scusatemi, ricorda una liberalizzazione storica,
effettuata da un liberista di nome
Josip Stalin negli anni '30.
Allora, ad essere presi di mira furono i coltivatori
diretti, detti «kulaki».
Grandi lavoratori, relativamente benestanti, assumevano
braccianti e davano da mangiare - sulla ricca terra nera russa e
ucraina - a tutti i russi.
Il regime sovietico avendo provocato il disordine sociale e
rotto il funzionamento dell'economia, accadde che nelle
città «liberate dal capitalismo»
cominciasse a rincarare il cibo.
Non per la nomenklatura, che disponeva di negozi
privilegiati pieni di storioni e caviale,
ma per gli operai.
La colpa, sancì la Pravda, era dei kulaki: che si
opponevano all'ammasso senza indennizzo
del grano, e lo nascondevano.
Attiva, feroce campagna di stampa.
Il PCUS mandò i suoi attivisti a
«smascherare i kulaki» e a requisire il grano
«nascosto».
Dove trovavano grano, procedevano a fucilazioni dei
«profittatori».
Nel loro zelo, i nomenklaturisti finirono per requisire
(sempre senza indennizzo) anche il grano conservato come semente.
I kulaki lo fecero presente: l'anno prossimo non ci
sarà raccolto.
Risposta: altre fucilazioni a migliaia.
Accadde quel che qualunque contadino sapeva: l'anno
seguente, niente raccolto.
Fame nera, nelle campagne e nelle città.
Una fame che mai la Russia, proverbiale esportatrice di
grano, aveva conosciuto nella storia, nemmeno durante la
servitù della gleba.
Il Partito corse ai ripari.
Come?
E' semplice: deportò nei lager diversi milioni di
kulaki con le loro famiglie.
Solgenitsin ha descritto quelle file di povera gente
smagrita, scheletrica, avviata al Gulag con i bambini morti di fame in
braccio.
E ha descritto come le popolazioni, al passaggio di queste
file di sciagurati, inveissero contro di loro:
«affamatori!», «sfruttatori!».
Onnipotenza della propaganda.
Ora, in Italia, governa la nomenklatura dei privilegiati di
Stato.
Stesse nomenklature, stessi metodi.
Ogni nomenklatura si affretta a disciplinare non se stessa,
ma i privati.
Anche la propaganda è simile.
Stessa stampa servile, zelante nel denunciare i piccoli
produttori di beni e servizi come «sfruttatori».
Dati i tempi cambiati, è possibile che i tassisti non
verranno internati.
Diverranno solo più poveri.
Se andate a New York, vedete chi fa il mestiere di tassista:
africani appena sbarcati che non parlano l'inglese, immigrati da terzi
mondi miserabili che non conoscono le strade.
In USA, il tassista è un mestiere sotto i 3
dollari l'ora, quello dei disperati.
A New York è appunto un mestiere liberalizzato.
Come ci istruisce Il Corriere, la Pravda di Montezemolo,
mentre a Milano ci sono 2,1 taxi
ogni 100 abitanti, a New York ce ne sono 8; a Londra, ce ne
sono 8,3.
Una bella concorrenza, da noi sconosciuta.
Ma non è che i prezzi siano più bassi.
A Milano, sono 7,6 euro per una corsa di cinque chilometri.
A Londra, 11,05 euro; a New York, ci dice Il Corriere, 6,76.
A parte che nella Londra liberalizzata i taxi costano
parecchio più che a Milano (dov'è il vantaggio
per il consumatore?), quella di New York è una cifra falsa:
sì, la corsa costerà anche 7 euro, ma provate a
non dare al tassista la mancia del 20-30%; rischiate che vi insulti o
vi picchi, perché la mancia è
«obbligatoria» in USA, dato che è la
sola vera paga di questi miserabili.
L'America liberalizzata è un mondo di
«working poors», cioè di gente che, pur
sgobbando, resta in miseria.
L'America è piena di camerieri, di donne delle
pulizie, di vecchietti che lavorano nei supermarket aperti alle 4 del
mattino perché non hanno la pensione; e persino di
lustrascarpe, figura che in Europa è scomparsa dal 1947.
Magari non credevate che questo fosse l'ideale di Bersani e
del governo delle sinistre.
Il fatto è che sotto quell'etichetta
«sinistra», sono andate al potere le corporazioni
che non solo si sottraggono alla competizione del libero mercato, ma si
ritagliano emolumenti sempre più scandalosi dal denaro dei
contribuenti.
Prodi, Visco, Bersani, Padoa Schioppa sono membri di quelle
corporazioni e nomenklature, che vivono nel lusso prendendo i soldi ai
cittadini, e il solo loro pensiero è estorcergliene sempre
di più.
Per lo «stile di vita» di questi
servitori del settore pubblico, basta pensare a Emilio Colombo,
scoperto a 82 anni a farsi comprare la coca dalla sua scorta
(incidentalmente, agenti della GdF: avrebbero dovuto arrestarlo, altro
che servirlo); né il caro Ciampi gli ha suggerito di
dimettersi dalla carica di senatore a vita di cui è indegno,
né lui ci ha pensato neppure un momento.
Questa gente vive al disopra della legge, impunemente
sfruttatrice.
E per di più bolla come parassitarie categoria di
piccoli artigiani che guadagnano cento volte meno di loro, con tutti i
rischi della vita non-protetta.
Ora vogliono aumentare la
«competitività» dei fornai e dei
farmacisti.
Ma è competitivo Mario Draghi?
Merita il milione di euro annuo?
(La cifra è incerta, è un segreto di
Stato: nei Paesi normali, gli stipendi pubblici devono essere
pubblicati, in Italia no).
Il governatore della Federal Reserve guadagna un quinto di
lui, ed ha qualche responsabilità e competenza in
più.
E' competitivo Ciampi?
Eppure ad occhio e croce cumula almeno tre pensioni
stratosferiche ed emolumenti, quella di governatore di Bankitalia (un
laureato in lettere, non economista, da noi può dirigere la
Banca Centrale!), quella di ex capo di Stato, quella di senatore a vita.
Ma la stampa ci invita a deplorare i taxisti e i fornai.
Bersani ha applicato, standosene sicuro sotto l'ombrello
della non-competitività pubblica, il programma liberista di
Milton Friedman.
Non proprio di sinistra.
Ma almeno Friedman e il liberismo rispondono in USA alla
volontà popolare, e in USA non ci sono miliardari di Stato,
dipendenti pubblici arricchitisi con le paghe pubbliche.
Che sinistra è?
Bersani ha da pensare alle COOP rosse, che non pagano uno
straccio di tasse, di cui manterrà
i privilegi.
Ha da pensare allo stipendio di Mario Draghi.
Alle pensioni di Ciampi.
A non far mancare la neve a Colombo.
Bersani ha da pensare alle lobby, quelle vere, ai poteri
forti reali: i grandi gruppi che privatizzano gli utili e pubblicizzano
le perdite, grandi sindacati contigui, grandi banche amiche, grandi
cooperative la cui dirigenza ha in tasca la tessera giusta, e tutti i
nani e ballerine della RAI, i figli e i nipoti dei nomenklaturisti (a
meno si voglia credere che madame Berlinguer sia una brava giornalista).
E' giusto, sono i parassiti che hanno conquistato il potere.
Il presidente dei notai ha detto che Bersani ha messo a
punto le sue «liberalizzazioni» contro i poveri
negli uffici di Montezemolo.
Il Corriere ha chiesto al proto-notaro di scusarsi per
«l'insinuazione».
Ma è un'insinuazione o la verità?
Piacerebbe saperlo.
Maurizio Blondet
Tratto da: www.effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.