La notizia emersa durante una
riunione dell’Autorità nazionale per la sicurezza
Rai: scoperta una
struttura a difesa del “Segreto di Stato”
24 maggio 2007
Ne farebbero parte 50 giornalisti con potere di censura
Roma, 22 mag. – La notizia è clamorosa:
secondo quanto appreso da fonti dell’intelligence militare,
in Rai sarebbe attivo un “organo esecutivo
sicurezza” (Oes), alle dirette dipendenze del ministero delle
Comunicazioni, con il compito di “vagliare” le
notizie da diffondere. Stando a quanto scoperto dalla Voce, farebbero
parte di questa struttura segreta circa 50 giornalisti – tra
cui alcuni caporedattori – che avrebbero il potere di
autorizzare il “Nulla osta di sicurezza” (Nos)
sulla divulgazione di notizie sulle reti della tv pubblica. La
rivelazione dell’esistenza di un organo preposto alla tutela
del segreto di Stato in Rai, sarebbe stata fatta la settimana scorsa,
durante una riunione dell’Autorità nazionale per
la sicurezza (Ans), da parte del rappresentante del dicastero delle
Comunicazioni - attualmente guidato da Paolo Gentiloni della Margherita
-, dal cui Organo centrale di sicurezza (Ocs) dipenderebbe la struttura
di viale Mazzini.
L’Ans è alle dirette dipendenze del
Presidente del Consiglio dei ministri, al quale, secondo la legge n.
801 del 24 ottobre 1977 sull’Istituzione ed ordinamento dei
servizi per l’informazione e la sicurezza e disciplina del
segreto di Stato, è demandato il potere di decidere la
secretazione delle informazioni. La materia è stata poi
ulteriormente regolata dal decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri 3 febbraio 2006 contenente le “Norme unificate per
la protezione e la tutela delle informazioni classificate”
(Berlusconi lo aveva usato per “coprire”
l’abuso edilizio di villa Certosa in Sardegna). Tuttavia, il
regolamento attuativo emanato da Palazzo Chigi è stato
classificato come “riservatissimo”, e, quindi,
occultato all’opinione pubblica. La scoperta ha lasciato
stupefatti anche gli uomini del reparto Informazione e sicurezza del
Centro intelligence interforze dello Stato maggiore della Difesa, che
partecipavano all’incontro: persino i militari ne erano
all’oscuro.
La Voce ha riscontrato in ambienti governativi che le
indiscrezioni sull’esistenza di questo
“filtro” sulle notizie circolano da tempo nella
Capitale. Lo stesso ex ministro delle Comunicazioni del governo
Berlusconi, Maurizio Gasparri, si sarebbe tenuto costantemente in
contatto con l’organo esecutivo di sicurezza della Rai. Il
rilascio del nulla osta di sicurezza consente alla pubblica
amministrazione, all’ente, o all’organismo,
già legittimati alla trattazione di informazioni
classificate, di poter impiegare una persona in attività che
comportano la necessità di trattare informazioni
classificate “segretissimo”,
“segreto”, “riservatissimo” (le
classifiche di segretezza sono quattro – alle tre citate
bisogna aggiungere “riservato” - e variano in
funzione dell’entità del danno che sarebbe
arrecato all’integrità dello Stato in caso di
rivelazione non autorizzata).
Il possesso del Nos non implica tuttavia l’accesso
automatico alle informazioni classificate, in quanto tale qualifica
è subordinata all’effettiva
“necessità di conoscere”. La normativa
in vigore sul segreto di Stato stabilisce che sono coperti
“gli atti, i documenti, le notizie, le attività ed
ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recar danno
all’integrità dello Stato democratico, anche in
relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni
poste dalla Costituzione a suo fondamento, al libero esercizio delle
funzioni degli organi costituzionali, all’indipendenza dello
Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla
preparazione e alla difesa militare dello Stato”.
Secondo questa definizione, potrebbe rientrare qualsiasi
tipo di notizia, comprese quelle “politiche” (prima
della riforma, il Regio decreto 11 luglio 1941, n. 1161 sulle Norme
relative al segreto militare si riferiva infatti al “segreto
politico o militare”). L’articolo 7 della legge sul
segreto di Stato specifica che “è tenuto
all'osservanza delle norme ed è responsabile di ogni
infrazione alle stesse, chiunque, per ragione della sua carica,
impiego, professione o servizio, ovvero in occasione dell'esercizio di
essi, venga a conoscenza di notizie di carattere segreto o
riservato”. L’articolo 262 del Codice penale
stabilisce che “chiunque rivela notizie, delle quali
l'Autorità competente ha vietato la divulgazione,
è punito con la reclusione non inferiore a tre
anni.”, e che “le pene si applicano anche a chi
ottiene la notizia”. L’articolo 256 sul
Procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato punisce
inoltre “chiunque si procura notizie che, nell'interesse
della sicurezza dello Stato o, comunque, nell’interesse
politico, interno o internazionale, dello Stato, debbono rimanere
segrete con la reclusione da tre a dieci anni”.
L’articolo 261 sulla Rivelazione di segreti di Stato
stabilisce inoltre che “chiunque rivela taluna delle notizie
di carattere segreto indicate nell'art. 256 è punito con la
reclusione non inferiore a cinque anni”.
La Voce ha tentato inutilmente di ottenere un commento da
parte del ministro delle Comunicazioni e dal presidente della
Commissione parlamentare di vigilanza Rai, l’ex ministro
Mario Landolfi, mentre alla Rai “non risulterebbe”
una simile struttura. La scoperta di un centro preposto alla
“censura” delle notizie da parte
dell’emittente pubblica – se confermata - apre
scenari inquietanti, soprattutto se si pensa ai legami con il ministero
vigilante, il governo, ed il potere politico in generale, in spregio
alla par condicio, al diritto di cronaca che i giornalisti dovrebbero
garantire, ed al diritto dei cittadini ad essere informati. Si
spiegherebbe così il meccanismo denunciato ieri da Pippo
Baudo “contro ogni censura preventiva” in Rai in
seguito alla polemica sollevata per la richiesta di Michele Santoro di
acquistare della Bbc il documentario su alcuni casi di preti pedofili
per la sua trasmissione Annozero.
Evidentemente la richiesta di Santoro era temporaneamente
“sfuggita” al controllo dell’organo
esecutivo di sicurezza di viale Mazzini, obbligando le istituzioni
preposte ad un tardivo, quanto goffo, intervento, per cercare di
bloccarne la messa in onda. Vedremo che impatto avrà questa
clamorosa scoperta sulle proposte di legge del governo sulla riforma
della Rai e dei servizi segreti. E se la Rai si trasformerà
definitivamente da “servizio pubblico” a
“servizio segreto”.
Marco Marsili
tratto da: disinformazione.it
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