La scomparsa delle classi
Le strategie dell'inganno
politico
25 maggio 2007
I mass media si sono dedicati a lungo alle elezioni
presidenziali francesi, parlando della "nuova sinistra", rappresentata
da Ségolène Royal e della "nuova destra", di
Nicolas Sarcozy. Ma cosa si intendesse per "nuova destra" o "nuova
sinistra" nessuno lo spiegava, nemmeno alcuni programmi televisivi
sull'argomento, che menzionavano questi concetti come fossero assiomi.
Non c'era alcun approfondimento su ciò che si diceva, e non
si permetteva allo spettatore di capire cosa si stesse effettivamente
sostenendo. Evidentemente, questi programmi hanno ospiti ben
selezionati, poiché se anche un solo interlocutore avesse
chiesto ulteriori approfondimenti, le trasmissioni sarebbero
miseramente crollate insieme ai loro assiomi.
Qual'era la differenza fra Royal e Sarcozy? Chi lo ha
capito? Entrambi hanno parlato a tutti i francesi, hanno utilizzato la
bandiera, la Marsigliese , l'orgoglio patriottico. Hanno esposto
programmi simili, attuando una propaganda elettorale incentrata sulle
stesse problematiche: sicurezza, tasse, sviluppo economico,
immigrazione e lavoro.
Perché accade questo? I valori tradizionali della
sinistra erano basati sulla distinzione fra le classi, e su una
constatazione oggettiva: ossia l'esistenza di classi non dotate di
mezzi finanziari ed economici come altre fasce sociali.
Oggi, in tutti i paesi d'Europa, i politici propagandano di
avere a cuore l'interesse di tutti. Sembra che gli interessi di classe
non esistano più, anzi, le stesse classi sociali sembrano
sparite nel nulla, come se tutti i cittadini avessero improvvisamente
acquisito lo stesso status, con le medesime possibilità e
gli stessi privilegi.
Con la presunta scomparsa delle classi, anche le formazioni
politiche di sinistra, che prima difendevano i lavoratori, hanno
assunto prospettive favorevoli al rafforzamento del potere
dell'oligarchia dominante, e attuano politiche non dissimili da quelle
dei partiti di destra. La campagna elettorale è diventata
come uno spettacolo, e gli schieramenti somigliano più alle
tifoserie, e non offrono una reale possibilità di scelta
responsabile di ciò che è meglio per la
collettività. I personaggi politici sono diventati
protagonisti per la loro personalità, e non tanto per la
capacità di governare, mentre la fiducia verso le
istituzioni crolla sempre più, e in alcuni paesi induce
molti cittadini a non votare. I pubblicitari e i "consulenti"
più esperti, chiamati spin doctors (dottore del raggiro,
manipolatore di opinioni) curano le campagne elettorali, utilizzando
conoscenze sociologiche e di psicologia sociale, allo scopo di
dirottare l'attenzione e evocare emozioni. Come disse il pubblicitario
che si occupò della campagna elettorale di
François Mitterrand, Jacques Séguéla:
"(c'è stato un) passaggio dalla democrazia rappresentativa
alla democrazia consumista". Tutti i governi, di qualsiasi colore,
manipolano l'opinione pubblica, spacciando qualsiasi politica come
dovuta all'interesse generale. Durante le campagne politiche tutti i
partiti dicono di voler difendere gli interessi di tutti. Dopo le
elezioni, gli schieramenti fanno il gioco delle parti: chi non
è al governo accusa l'altro di alzare le tasse, di
precarizzare il lavoro, di fare tagli alla sanità o alla
scuola ecc. Così gli elettori si convincono a votare l'altro
schieramento, che quando sarà al potere riceverà
dall'opposizione le stesse accuse. Il teatrino elettorale nasconde
così la verità di un sistema in cui è
un ristretto gruppo di banchieri-imprenditori a controllare tutti i
settori dell'economia, e si vale dei politici per conservare il
potere.
Negli ultimi decenni, c'è stata l'eliminazione
mediatica degli operai e delle classi sociali che hanno grosse
difficoltà a sopravvivere in modo dignitoso. I loro problemi
non vengono notificati nei telegiornali, né i politici
offrono soluzioni efficaci ed adeguate a risolverli. Eppure proprio
negli ultimi anni la povertà è aumentata
significativamente in molti paesi del mondo, e continua ad aumentare.
In Italia, la quantità di poveri è passata dal
6,5% della popolazione, del periodo 1980/90, al 12% del 2005; in
Germania, dal 5,9% del 2001, la povertà è salita
all'11,6% nel 2005; e in Gran Bretagna si è passati dal
12,7% del 1980/90 al 19,5% del 2005.[1]
Questo vuol dire che non soltanto esistono ancora le classi
deboli, ma che ogni anno migliaia di nuove famiglie entrano a far parte
delle fasce più povere della popolazione. La propaganda
neoliberista aveva garantito che con la globalizzazione tutti avrebbero
avuto vantaggi economici, e invece è accaduto l'opposto. In
realtà, l'obiettivo era proprio quello di indebolire le
classi popolari, e di privarle del sostegno delle istituzioni, in modo
tale da indurle ad accettare passivamente la povertà. Il
sistema politico si è trasformato in spettacolo proprio
perché ha perduto l'originaria funzione di mediazione fra le
classi, diventando un organo di controllo dei cittadini e di tutela
degli interessi bancari e delle grandi corporation. In questo contesto
non è possibile alcuna democrazia, intesa come un sistema in
cui il cittadino ha voce in capitolo e può lottare
attivamente per i propri interessi. Alcuni studiosi parlano di sistema
postdemocratico, che vede i cittadini subordinati allo strapotere delle
élite, che li controlla e li passivizza attraverso il potere
mediatico.
Facciamo un po' di chiarezza: per classe si intende un
determinato livello economico, lavorativo o di potere e prestigio, e
ogni persona appartiene ad un gruppo che esprime un determinato status
socio-economico. I soggetti di una classe sociale hanno quindi
caratteristiche analoghe di cultura, stile di vita, condizione
economica o professionale.
Oggi in Europa è più difficile attuare
nette distinzioni tra le classi perché le classi medie si
sono estese, e all'interno di esse sono sorte diverse categorie in
ordine al lavoro o al titolo di studio. Anche i nuovi criteri
lavorativi, dovuti all'automazione dei processi di produzione e alla
diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, creano nuove
distinzioni sociali. I processi di globalizzazione hanno imposto il
sistema neocapitalistico al mondo intero, provocando l'impoverimento
ulteriore dei paesi poveri e la ridefinizione delle classi nei paesi
ricchi. Mentre la classe operaia si è trovata disoccupata
oppure costretta a salari sempre più bassi, la classe media
si è trovata, oltre che con stipendi non sufficienti a
mantenere alta la qualità della vita, in molti casi anche in
situazioni lavorative incerte e precarie. In altre parole, la
globalizzazione, anziché creare maggiore benessere e il
miglioramento della qualità della vita per tutti, com'era
stato promesso, ha creato destabilizzazione e nuove povertà.
Lo Stato sociale, che prima dava un minimo di garanzie per
la sopravvivenza dei più deboli, è stato
smantellato per permettere alle corporation di privatizzare beni e
servizi in tutti i paesi, rimpinguando ancora di più le loro
casse. Oggi con la globalizzazione viene attuato un capitalismo
sfrenato e senza regole (se non quelle che convengono al gruppo
dominante) e le corporation investono in ogni angolo del mondo,
utilizzando guerre e disastri naturali per piegare alla loro
volontà. Un mercato senza regole e la privatizzazione ad
oltranza hanno trasformato il mondo in un luogo di miseria e di
corruzione, in cui i valori sbandierati dalle nazioni ricche sono falsi
come i programmi festosi e colorati delle televisioni. Le classi
più povere, perdendo potere sulle formazioni politiche che
in precedenza si professavano a difesa dei loro diritti, non hanno
più la possibilità di migliorare la propria
situazione che, quindi, è destinata a peggiorare.
Impoverendo tutti, e creando confusione fra le distinzioni
di status, l'élite ha reso fuori moda parlare di classi
sociali. La stessa parola "classe" è stata messa al bando,
sostenendo che non esistono più classi, così come
si propaganda che non esistono più ideologie. La
verità è che l'oligarchia dominante ha voluto
cancellare le idee e le istanze a favore delle classi svantaggiate,
creando confusione nei concetti. Lo scrittore James Petras spiega come
è stata creata la confusione:
"Durante gli anni Ottanta i mass-media occidentali si
appropriarono sistematicamente delle idee fondamentali della sinistra,
svuotandole dei loro contenuti originali e riempendole con altri. Le
manovre dei politici per rafforzare il capitalismo e accrescere le
ineguaglianze venivano descritte come "rivoluzionarie" e
"riformatrici", mentre coloro che si opponevano a questa visione erano
etichettati come "conservatori".
Questo rovesciamento del senso del linguaggio politico
disorientò molte persone, rendendole vulnerabili ai proclami
secondo cui i termini "destra" e "sinistra" avevano perso di
significato e le ideologie non contavano più nulla. La
manipolazione culturale globale va avanti grazie a questa corruzione
del senso. Nel Terzo Mondo, la privatizzazione delle aziende pubbliche
starebbe "dissolvendo i monopoli". "Riconversione" è
l'eufemismo usato per tornare indietro a condizioni lavorative da
diciannovesimo secolo, defraudate di ogni conquista sociale.
'Deregulation" indica invece il passaggio del potere dalle mani dello
stato sociale nazionale a quelle del sistema bancario internazionale
(e) di un'élite di corporation".[2]
Sostenendo l'assenza di ideologie, si ritiene che anche il
discorso sulla lotta di classe debba essere archiviato e bandito dalla
storia. La realtà è che il divario fra le classi
sta crescendo a dismisura ovunque. Nei paesi poveri la Banca Mondiale e
il Fondo Monetario Internazionale hanno imposto "ristrutturazioni" e,
concedendo prestiti, hanno reso i paesi dipendenti e obbligati a
seguire le loro linee anche se non convenienti ai loro interessi.
Questo è accaduto in molti paesi, ad esempio, nel Sudafrica,
dopo il 1995, sono iniziati gli investimenti americani che hanno
realizzato un vero e proprio saccheggio delle risorse del paese,
aumentando ancora di più il già drammatico
divario fra ricchi e poveri. La General Electric , in Sudafrica, ha
fatto chiudere decine di fabbriche lasciando nella disoccupazione
migliaia di persone. Il progresso economico, promesso a Mandela, non
era per tutti ma per coloro che già avevano una posizione
economica privilegiata. Il cosiddetto "libero scambio" costringe tutta
la popolazione a pagare anche i beni di fondamentale
necessità, come l'acqua, e le classi povere sprofondano
nella miseria fino a morirne. A Dimbaza (Sudafrica) i bambini muoiono
per denutrizione mentre a Johannesburg c'è Upper Houghton,
uno dei quartieri più ricchi del mondo, in cui le
case lussuosissime sono delle fortezze, e nelle scuole, fra le migliori
del mondo, i ragazzi giocano a rugby, mentre i loro coetanei in
un'altra parte del paese lavorano molte ore per guadagnare meno di una
sterlina al giorno.
Oggi cinque compagnie della Anglo-American Corporation
controllano tre quarti di tutti i capitali della borsa di Johannesburg,
un miracolo economico, ma soltanto per chi già era ricco.
Per le classi povere il "miracolo" corrisponde a maggiore miseria.
Oggi, in Sudafrica, si pone anche il problema dell'assistenza medica e
dell'istruzione perché il paese non può
più garantire neanche i minimi servizi e il denaro che
spendeva in precedenza adesso serve a ripagare gli interessi del debito
contratto con le istituzioni finanziarie occidentali.
Negli ultimi dieci anni, i ricchi statunitensi sono
diventati ancora più ricchi e si isolano sempre di
più vivendo lontani dalla gente comune, che diventa sempre
più povera, e deve affrontare molti impedimenti nel
migliorare la propria situazione. Talvolta c'è persino il
riconoscimento percettivo delle classi, come racconta un turista
europeo negli Usa: "Sono rimasto sconvolto dal constatare
come sembri di avere a che fare con due "razze" diverse.
L'élite è alta, bella e magra, veste con gusto e
cura il proprio aspetto. Tale elite frequenta solo i quartieri migliori
delle città importanti e non si trova nel resto del paese.
Quanto al resto del paese... il popolo è sciatto,
trascurato, e molte persone, anche se ancora giovani, sembrano malate o
sono obese".
Negli Stati Uniti, dalle differenze di classe origina non
soltanto una diversa condizione lavorativa e una diversa
qualità della vita ma, anche, diverse condizioni di salute e
diversi livelli d'istruzione.
Molti americani credono ancora al "sogno americano",
cioè di potersi arricchire dall'oggi al domani come fosse
facile per chiunque l'accesso alla ricchezza. Ma nuovi studi sulla
mobilità sostengono che è sempre più
difficile passare ad una classe più elevata, mentre diventa
più facile accedere a cariche elevate, come diventare
giudice della Corte Suprema, se si appartiene all'élite
ricca. Di fatto, fa strada quasi esclusivamente chi appartiene a
famiglie con redditi alti, molto istruite e con buone conoscenze nel
mondo che conta. Anche i candidati presidenti provengono tutti dalle
élite ricche, e ricevono per le loro campagne elettorali
somme elevatissime dalle banche e dalle grandi corporation.
Da un sondaggio del New York Times[3] emerge che secondo
l'opinione del 40% degli americani esistono oggi più di
prima le possibilità di accedere ad una classe
più elevata, mentre in realtà è
avvenuto il contrario. E' probabile che la percezione errata degli
americani dipenda dal voler mantenere vecchie convinzioni nonostante
esse non siano più suffragate dai fatti, oppure
semplicemente dal credere ai mass media, che non danno l'impressione
che qualcosa sia peggiorato, anzi, parlano di progressi economici, che
avvengono però, di fatto, soltanto per i più
ricchi.
La fortissima disparità nei redditi fra ricchi e
poveri presente negli Usa, pregiudica anche le possibilità
di rendimento scolastico dei figli che non possono accedere per gli
alti costi alle migliori scuole, che si trovano tutte nei quartieri
alti.
I sociologi americani, fino a poco tempo fa, distinguevano
soprattutto tre classi sociali: la classe alta, la media e la classe
bassa o lavoratrice. Oggi ne distinguono decine, caratterizzate dal
tipo di lavoro e dallo stile di vita. Alcuni sociologi, in linea con le
tendenze del momento, hanno cercato di spazzar via lo stesso concetto
di classe mentre altri sociologi, come Michael Hout, si sono opposti
all'inganno. Hout ha dichiarato:
"Trovo questo dibattito sulla 'fine della classe' ingenuo e
ironico, perché siamo in un periodo di espansione delle
disuguaglianze".[4]
Il nuovo corso dell'economia, con i cambiamenti tecnologici
e i processi di globalizzazione (cioè delocalizzazione delle
industrie in posti dove si sfrutta la manodopera a costi e a condizioni
semischiavistiche), ha provocato la chiusura di fabbriche e aumentato
il reddito dell'1% delle famiglie (quelle già ricche) del
139% nel periodo fra il 1979 e il 2001, mentre quello delle classi
povere è salito meno rispetto al livello dell'inflazione,
provocando così un peggioramento delle condizioni economiche
di milioni di persone. Di fatto gli americani percepiscono che la loro
condizione è peggiorata soprattutto a causa del costosissimo
sistema sanitario, che lascia senza sicurezza sanitaria ben 50 milioni
di cittadini americani. Ma gli americani sembra non vogliano rinunciare
al "sogno americano" anche se esso rimarrà soltanto un
sogno. Nella realtà di tutti i giorni, la classe sociale
rimane un fattore importantissimo per l'intera vita del soggetto e
anche per la sua morte. Come dice Ichico Kawachi, docente di
epidemiologia sociale all'Harvard School of Public Health:
"Negli ultimi 20 anni ci sono stati progressi enormi nel
soccorso prestato ai pazienti colpiti da attacco cardiaco e nella
conoscenza di come si previene un attacco. Ogni volta che si fa strada
un'innovazione, le persone agiate sono le più veloci ad
adottarla. All'altra estremità della scala sociale, invece,
per i poveri si sono accumulati vari svantaggi: la dieta è
peggiorata, c'è più stress dovuto al lavoro. La
gente, se è povera, ha meno tempo per dedicarsi ad
attività che consentono di restare in buona salute".[5]
Nel 1974, l 'economista Paolo Sylos Labini scrisse un libro
dal titolo Saggio sulle classi sociali, in cui propose la seguente
distinzione fra le classi:
"I) Borghesia vera e propria: grandi proprietari di fondi
rustici e urbani (rendite); imprenditori e alti dirigenti di
società per azioni (profitti e rendite misti che contengono
elevate quote di profitto); professionisti autonomi (redditi misti, con
caratteri di redditi di monopolio).
IIa) Piccola borghesia impiegatizia (stipendi).
IIb) Piccola borghesia relativamente autonoma (redditi
misti: coltivatori diretti, artigiani (inclusi i piccoli
professionisti), commercianti.
IIc) Piccola borghesia: categorie particolari (militari
religiosi ed altri) (stipendi).
IIIa) Classe operaia
IIIb) Sottoproletariato".[6]
Il libro di Sylos Labini, che offre uno spaccato della
società italiana del secolo scorso, venne pubblicato proprio
quando in Italia si verificavano scontri e lotte per migliorare la
situazione dei lavoratori. Le lotte e le contestazioni degli anni
Sessanta e Settanta permisero all'Italia di fare passi avanti nei
diritti dei lavoratori, delle donne, e nel diritto allo studio, ma
negli ultimi anni, a causa della precarizzazione del lavoro, della
svendita dei beni pubblici e della corruzione politica, tutto questo
è stato demolito.
I processi di globalizzazione hanno fatto aumentare il
divario fra ricchi e poveri anche nei paesi ricchi, e molte persone
appartenenti alle classi medie si sono trovate a non avere
più i vantaggi economici di prima. La competizione
lavorativa è diventata mondiale, e viene diretta e
controllata da chi già detiene una fetta enorme di potere
economico. I paesi poveri vengono costretti a produrre di
più mentre il prezzo delle loro materie prime viene
abbassato, e nei paesi ricchi aumentano la disoccupazione e il lavoro
precario. I meccanismi di tassazione, che prima permettevano di aiutare
le classi povere garantendo loro istruzione e assistenza sanitaria,
oggi vengono smantellati per favorire un maggiore accumulo di capitale
alla classe ricca. In Europa, negli ultimi venti anni, sono diminuite
le tasse sul capitale e sono aumentate quelle sul lavoro, mentre negli
Usa le tasse delle società per azioni sono scese dal 27% al
17% del totale. In molti paesi asiatici e africani le corporation
transnazionali trovano concessioni fiscali straordinarie che
danneggiano le classi povere. L'idea che le imprese private debbano
essere più importanti dell'interesse nazionale ha reso gli
Stati più deboli e la difesa delle classi povere sempre meno
presente all'interno di essi. La tutela delle classi povere e dei
lavoratori è ormai un argomento non più
dibattuto, esso ha lasciato il posto ai concetti di "competizione
globale" e di neoliberismo mondiale, argomenti spesso falsati per
indurre a credere che la globalizzazione sia favorevole anche alle
classi povere. Ma ciò non corrisponde a realtà
poiché il liberismo mondiale coincide con un potere
esercitato da chi è più ricco, contro chi
è povero. La realtà futura, se non si riesce a
contrastare la tendenza attuale, vede un ulteriore impoverimento delle
classi povere a favore dei ricchi, che concentreranno ancora di
più le ricchezze nelle loro mani contro i diritti sanciti
nell'articolo 25 1° comma dalla Dichiarazione
Universale dei diritti umani:
"Ognuno ha diritto a un tenore di vita sufficiente a
garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con
particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione,
alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ognuno ha diritto
alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia,
invalidità, vedovanza, vecchiaia e in ogni altro caso di
perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua
volontà".
La smania dei politici di dimostrare di poter rappresentare
tutte le classi e difendere i diritti di tutti, manifesta un
comportamento di copertura, ossia che è vero l'opposto: il
politico oggi non è a servizio dei cittadini, e la politica
è soltanto un canale che serve al gruppo egemone per
mantenere il controllo politico sulla popolazione. Per capirlo basta
osservare come nelle campagne elettorali il cittadino non è
affatto il protagonista ma è bersaglio della propaganda. Le
classi popolari sono diventate ormai preda di inganni, talvolta
grossolani, e di illusioni. I popoli sono indotti alla passivizzazione
e coinvolti emotivamente nello spettacolo politico. Uno spettacolo
sempre più squallido, che nel mettere in scena personaggi
benevoli, paternalistici o che cantano allegri l'inno nazionale, ignora
la vera funzione della politica. Nel valorizzare ciò che
appare e che suscita emozioni momentanee, si nasconde quello che
sarebbe meglio per la società, e ci si guarda bene dal
chiedersi se i valori come la solidarietà e il principio di
redistribuzione della ricchezza debbano essere, oggi più che
mai, alla base di ogni scelta politica che sia degna di essere
rispettata.
[1] Fonti: World Economy 2001, Banca Mondiale, dati ISTAT,
The World Factbook CIA.
[2] Cit. in Pilger John, Agende nascoste, Fandango, Roma
2003, p. 540.
[3] The New York Times, 25 maggio 2005.
[4] Scott Janny e David Leonhardt, "Classi in America", The
New York Times, 25 maggio 2005.
[5] Scott Janny, "Più salute e vita migliore per
chi ha più mezzi", in The New York Times, 25 maggio 2005.
[6] Labini Sylos Paolo, Saggio sulle classi sociali,
Laterza, Roma-Bari 1975.
Tratto da: disinformazione.it
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