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E’ rimorto Al Zarkawi
Maurizio Blondet
09/06/2006

BAGHDAD - Proprio quando la storia della strage compiuta dai Marines ad Haditha comincia ad occupare le prime pagine.
Giusto nel momento in cui Bush al più basso dei sondaggi, e Rumsfeld apertamente deriso dai media per la sua gestione della guerra, avevano bisogno di esibire un successo, anche piccolo.
Ed esattamente nel giorno in cui il parlamento iracheno sotto occupazione ha accettato i candidati ministri della Difesa e degli Interni proposti dal primo ministro, Nuri Al Maliki, il quale aveva appena dichiarato di voler schiacciare l'insorgenza sunnita in Iraq.
Proprio in questi momenti, giustappunto, gli americani hanno ammazzato Al-Zarkawi.
Ammazzato da due F-16 che hanno tirato bombe di precisione, dato che, come ha spiegato la CNN, i Marines non erano in posizione giusta.
Sul posto, i soliti abitanti del luogo hanno mostrato le macerie, un orsacchiotto di pezza e un sandalo da bambino, giurando che nelle case distrutte non c'erano terroristi, ma donne e ragazzini. Ma l'apparato militare USA ha esibito la prova suprema: una foto in primo piano della faccia di Al Zarkavi.
Forse una foto scattata dagli aerei?
Seguirà analisi del DNA.
In ogni caso, nella foto pare proprio una faccia morta.
Speriamo.


Perchè Al Zarkawi è già stato dato per morto molte volte, riapparendo però ogni volta in momenti provvidenziali per l'amministrazione.
Nel 2004, quando cominciarono a circolare le foto delle torture di Abu Ghraib e scoppiò lo scandalo, Al-Zarkawi - o almeno un incappucciato che diceva di essere lui - mandò ad Al Jazeera un video raccapricciante dove decapitava il giovane americano Nick Berg.
Benchè dichiarato falso dai servizi segreti francesi, il video fece impallidire, con la sua atrocità, le atrocità di Abu Ghraib.
Anche se la CIA dovette correggere una sua precedente valutazione: mesi prima, aveva assicurato che Al Zarkawi aveva perso una gamba in un bombardamento nel 2002, mentre l'incappucciato decapitatore ne aveva due.
Poco dopo, proprio nel marzo 2004, Al Zarkawi era stato dato per morto nel bombardamento del covo di Ansar al-Islam, nel Kurdistan iracheno.
Contrordine, non solo era vivo, ma anche intero.
O con gamba ricresciuta.
Da allora, non si riesce più a tenere il conto delle volte in cui l'uccisione del superterrorista è stata annunciata e poi corretta, benchè la sua famiglia, in Giordania, ne abbia celebrato persino il funerale in contumacia.
Né del numero dei video dove l'incappucciato appariva a leggere proclami, spesso in un arabo scolastico, a volte infarcito di americanismi, altre volte con pronunce diverse.


Non importa, erano tutte notizie da sparare in prima serata, a riprova che il terrorista esisteva, e che - come dice Bush - «facciamo la guerra là per non dover combattere il terrorismo qui in patria».
E intanto lui, o almeno proprio lui secondo il Pentagono, si prodigava instancabile in stragi di sciiti e demolizioni sanguinose di moschee sciite, quasi il suo scopo non fosse di liberare l'Iraq dagli infedeli, bensì di innescare la guerra etnico-religiosa nel Paese occupato.
Fino a poche settimane fa, quando il Washington Post ha rivelato che un rapporto interno del Pentagono ammetteva che la figura e gli atti di Al-Zarkawi erano stati alquanto «gonfiati» a scopo di propaganda.
Si seppe allora che l'apparato di propaganda militare aveva passato al giornalista Dexter Filkins, del New York Times, una lettera autografa di Al Zarkawi, regolarmente pubblicata dal giornale nel febbraio 2002, e risultata falsa.
Ancora pochi giorni, ed ecco apparire un video dove Al-Zarkawi (di cui fino a quel momento si faceva circolare una foto sgranata presa vent'anni prima) compariva, nerovestito, mentre provava un grosso fucile mitragliatore.
I giornalisti che cominciavano a dubitare della sua esistenza, e perfino ad azzardare che Al Zarkawi fosse un fantasma creato dagli appositi uffici di guerra psicologica, hanno dovuto ricredersi.

In tutti questi anni, Al Zarkawi è stato annunciato più volte catturato, quasi-catturato, sfuggito alla cattura, ferito, uscito dall'Iraq, rientrato in Iraq, autore di attentati in trasferta mondiale, dalla Giordania a Bali.
Nel frattempo, non si creda che l'apparato militare USA brancolasse nel buio.
Il giornalista Chris Floyd ha calcolato quanti terroristi dichiarati dal Pentagono «importanti luogotenenti di Al Zarkawi» siano stati dati per uccisi dal Pentagono stesso in innumerevoli operazioni anti-terrorismo: in tre anni, sono 376.
A cui vanno aggiunti i 5.997 semplici «membri del gruppo di Al Zarkawi, Al Qaeda in Iraq», ammazzati dai militari USA in fortunate puntate offensive,  secondo gli stessi militari USA. Sottoposto a tale sanguinosa usura dei suoi uomini, privato dei suoi 376 bracci destri, c'è da stupire che Al Zarkawi riuscisse ancora a mettere a segno spettacolari stragi, anche se nessuna contro gli americani, e tutte contro gli sciiti e le loro moschee.
Alla fin fine, doveva essere un isolato, ridotto alle corde; anche perché la vera guerriglia irachena aveva giurato, se mai l'avesse trovato, che lo avrebbe fatto fuori.
Non l'ha mai trovato.
Ma non poteva durare.
Al Zarkawi è morto.
Stavolta, definitivamente.
Speriamo.

Maurizio Blondet


Tratto da: Effedieffe.com


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