BAGHDAD - Proprio quando la storia della strage compiuta dai
Marines ad Haditha comincia ad occupare le prime pagine.
Giusto nel momento in cui Bush al più basso dei
sondaggi, e Rumsfeld apertamente deriso dai media per la sua gestione
della guerra, avevano bisogno di esibire un successo, anche piccolo.
Ed esattamente nel giorno in cui il parlamento iracheno
sotto occupazione ha accettato i candidati ministri della Difesa e
degli Interni proposti dal primo ministro, Nuri Al Maliki, il quale
aveva appena dichiarato di voler schiacciare l'insorgenza sunnita in
Iraq.
Proprio in questi momenti, giustappunto, gli americani hanno
ammazzato Al-Zarkawi.
Ammazzato da due F-16 che hanno tirato bombe di precisione,
dato che, come ha spiegato la CNN, i Marines non erano in posizione
giusta.
Sul posto, i soliti abitanti del luogo hanno mostrato le
macerie, un orsacchiotto di pezza e un sandalo da bambino, giurando che
nelle case distrutte non c'erano terroristi, ma donne e ragazzini. Ma
l'apparato militare USA ha esibito la prova suprema: una foto in primo
piano della faccia di Al Zarkavi.
Forse una foto scattata dagli aerei?
Seguirà analisi del DNA.
In ogni caso, nella foto pare proprio una faccia morta.
Speriamo.
Perchè
Al Zarkawi è già stato dato per morto molte volte,
riapparendo però ogni volta in
momenti provvidenziali per l'amministrazione.
Nel 2004, quando cominciarono a circolare le foto delle
torture di Abu Ghraib e scoppiò lo scandalo, Al-Zarkawi - o
almeno un incappucciato che diceva di essere lui - mandò ad
Al Jazeera un video raccapricciante dove decapitava il giovane
americano Nick Berg.
Benchè dichiarato falso dai servizi segreti
francesi, il video fece impallidire, con la sua atrocità, le
atrocità di Abu Ghraib.
Anche se la CIA dovette correggere una sua precedente
valutazione: mesi prima, aveva assicurato che Al Zarkawi aveva perso
una gamba in un bombardamento nel 2002, mentre l'incappucciato
decapitatore ne aveva due.
Poco dopo, proprio nel marzo 2004, Al Zarkawi era stato dato
per morto nel bombardamento del covo di Ansar al-Islam, nel Kurdistan
iracheno.
Contrordine, non solo era vivo, ma anche intero.
O con gamba ricresciuta.
Da allora, non si riesce più a tenere il conto
delle volte in cui l'uccisione del superterrorista è stata
annunciata e poi corretta, benchè la sua famiglia, in
Giordania, ne abbia celebrato persino il funerale in contumacia.
Né del numero dei video dove l'incappucciato
appariva a leggere proclami, spesso in un arabo scolastico, a volte
infarcito di americanismi, altre volte con pronunce diverse.
Non importa,
erano tutte notizie da sparare in prima serata, a riprova
che il terrorista esisteva, e che - come dice Bush -
«facciamo la guerra là per non dover combattere il
terrorismo qui in patria».
E intanto lui, o almeno proprio lui secondo il Pentagono, si
prodigava instancabile in stragi di sciiti e demolizioni sanguinose di
moschee sciite, quasi il suo scopo non fosse di liberare l'Iraq dagli
infedeli, bensì di innescare la guerra etnico-religiosa nel
Paese occupato.
Fino a poche settimane fa, quando il Washington Post ha
rivelato che un rapporto interno del Pentagono ammetteva che la figura
e gli atti di Al-Zarkawi erano stati alquanto
«gonfiati» a scopo di propaganda.
Si seppe allora che l'apparato di propaganda militare aveva
passato al giornalista Dexter Filkins, del New York Times, una lettera
autografa di Al Zarkawi, regolarmente pubblicata dal giornale nel
febbraio 2002, e risultata falsa.
Ancora pochi giorni, ed ecco apparire un video dove
Al-Zarkawi (di cui fino a quel momento si faceva circolare una foto
sgranata presa vent'anni prima) compariva, nerovestito, mentre provava
un grosso fucile mitragliatore.
I giornalisti che cominciavano a dubitare della sua
esistenza, e perfino ad azzardare che Al Zarkawi fosse un fantasma
creato dagli appositi uffici di guerra psicologica, hanno dovuto
ricredersi.
In tutti
questi anni, Al Zarkawi è stato annunciato
più volte catturato, quasi-catturato, sfuggito alla cattura,
ferito, uscito dall'Iraq, rientrato in Iraq, autore di attentati in
trasferta mondiale, dalla Giordania a Bali.
Nel frattempo, non si creda che l'apparato militare USA
brancolasse nel buio.
Il giornalista Chris Floyd ha calcolato quanti terroristi
dichiarati dal Pentagono «importanti luogotenenti di Al
Zarkawi» siano stati dati per uccisi dal Pentagono stesso in
innumerevoli operazioni anti-terrorismo: in tre anni, sono 376.
A cui vanno aggiunti i 5.997 semplici «membri del
gruppo di Al Zarkawi, Al Qaeda in Iraq», ammazzati dai
militari USA in fortunate puntate offensive, secondo gli
stessi militari USA. Sottoposto a tale sanguinosa usura dei suoi
uomini, privato dei suoi 376 bracci destri, c'è da stupire
che Al Zarkawi riuscisse ancora a mettere a segno spettacolari stragi,
anche se nessuna contro gli americani, e tutte contro gli sciiti e le
loro moschee.
Alla fin fine, doveva essere un isolato, ridotto alle corde;
anche perché la vera guerriglia irachena aveva giurato, se
mai l'avesse trovato, che lo avrebbe fatto fuori.
Non l'ha mai trovato.
Ma non poteva durare.
Al Zarkawi è morto.
Stavolta, definitivamente.
Speriamo.
Maurizio Blondet
Tratto da: Effedieffe.com
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