LIBANO
- Hezbollah riesce ancora a lanciare in un solo giorno 200 missili in
Israele? Anzi,
a distanze di 70 chilometri mai prima raggiunte? Scusate,
ma non è più possibile crederci. Attualmente,
il territorio da cui opera Hezbollah è soggetto ai feroci
rastrellamenti e alle operazioni di «pulizia»
armata di una forza d'invasione di 10-20 mila soldati israeliani su
mezzi corazzati. La
forza Hezbollah era valutata, all'inizio delle ostilità, sui
2 mila, 5 mila uomini al massimo. Ora
questa forza, sicuramente degradata da tre settimane di bombardamenti
di violenza estrema, non può essere che tutta impegnata
corpo a corpo nel contrastare un nemico quattro volte superiore in
uomini, e con mezzi addirittura schiaccianti per volume di fuoco e
novità tecnologiche, dai puntatori al laser ai rilevatori di
calore all'infrarosso. E
questo, per di più, in un territorio che è stato
«ripulito» con massacri dalla popolazione sciita
(un milione di espulsi dalle bombe), ossia prosciugato - stante il
detto di Mao - dell'«acqua» in cui i
pesci-guerriglieri possono nuotare. Dunque,
i combattenti sono ridotti alle scorte e al munizionamento che hanno
preventivamente accumulato, e che sicuramente stanno rapidamente
esaurendo. Lo
ha detto lo stesso Olmert: «L'infrastruttura degli Hezbollah
è stata interamente distrutta. Più di 700
postazioni-comando Hezbollah sono state spazzate via». E
allora da dove Hezbollah è in grado di lanciare 200 razzi? Con
quali rastrelliere e automezzi, se non ha certamente più la
possibilità di spostarli e di celarli? No,
è incredibile. Quello
che ci raccontano è tutto falso, tutta propaganda.
I
razzi ovviamente sono veri, cadono qua e là, ammazzano
qualche israeliano a caso: se già i bombardamenti
terroristici a tappeto sulla Germania non riuscirono a spezzare la
volontà della popolazione colpita, questi piccoli e
semi-innocui lanci di missili hanno l'effetto (e lo scopo) di indurire
la volontà della popolazione israeliana che si sente sotto
attacco. Ancora
più evidente lo scopo politico: far apparire che
l'aggressore giudaico è sotto aggressione, è
utilissimo per rigettare le richieste della comunità
internazionale (già deboli e vili) di un'interruzione
dell'attacco. Olmert
ha detto anche questo: il cessate il fuoco ci sarà solo
quando sarà insediata la forza d'interposizione
internazionale. Ossia
fra mesi, se mai avverrà. Tutti
noi, vissuti in 60 anni di pace, manchiamo completamente di
comprensione della guerra, delle sue tecniche e dei suoi
trucchi. Soprattutto
di questo tipo di guerra, che si combatte sui media più
ancora che coi cannoni, con l'arma della menzogna più che
con le bombe. «Israele
combatte per vincere la 'battaglia della percezione'», scrive
il New York Times. (1) E
in questo tipo di «guerra della percezione», la sua
superiorità è assoluta, grazie alle sue quinte
colonne in ogni Paese del mondo.
Di
come Israele domina la «percezione» ha dato
un'accurata illustrazione Matthias Gebauer dello Spiegel, spiegando il
«trattamento» che ricevono i giornalisti esteri
inviati in Israele: «Il
telefono suona alle 9 del mattino». «Buongiorno,
qui è l'ufficio stampa del governo», dice una voce
femminile: «Che cosa pensa di fare oggi? Ha bisogno di idee?
E giù suggerimenti per servizi e articoli: offerte
d'interviste, un giro alle case di Haifa colpite dalle kathiusce
completo di interviste alle vittime; con la scorta di un esperto che
spiega la natura dei razzi, anche in audio se vuole». O
se preferisce il giornalista, «offriamo un'intervista a
Naharia coi genitori dei soldati rapiti. I
genitori aspettano in un hotel. Interprete? Non serve, 'parlano un buon
inglese, non si preoccupi'» (2). Notizie
offerte sul piatto d'argento. E
naturalmente, nessun giornalista è al seguito delle truppe
d'invasione, embedded o no. Le
foto del massacro di Qana sono state strappate da fotoreporter
coraggiosissimi (li conosco, so quanto rischiano) in una terra di
nessuno sotto il fuoco, quando ancora Israele bombardava dall'alto;
oggi controlla il territorio, non c'è più alcun
testimone delle loro atrocità. Per
quanto ne sappiamo, può non esserci alcun Hezbollah. E
forse mai esserci stato.
Dunque,
bisogna che almeno i nostri pochi lettori aprano in fretta le proprie
«porte della percezione». Ho
ascoltato una gentile signora, che telefonava a RAI3, chiedere ingenua:
«ma chi pagherà per i danni materiali? Non esiste
una qualche norma internazionale che impone: chi rompe
paga?». Ecco, questo è l'indizio che tanti, e
forse tutti noi, viviamo in un mondo mentale che non esiste
più: il mondo dove si rispettano certe norme, dove vigono
trattati internazionali, accordi e tavoli di negoziati e dove resiste
un qualche spirito umanitario. Questo
mondo è stato volontariamente distrutto dal (falso)
attentato dell'11 settembre. Come
ha sempre ripetuto Rumsfeld, come ripetono i neoconservatori ebrei al
potere in USA, i trattati internazionali sono stracci di carta, il
diritto pubblico non vale nulla. Siamo
entrati in un'epoca nuova: l'era della violenza come «prima
ratio». L'epoca
in cui chi ha la forza militare assoluta ne usa senza limiti e senza
controllo, «e senza nemmeno ragione». Un'epoca
in cui non c'è bisogno di aver ragione, quando si hanno le
armi più potenti. Abbiamo
informazioni credibili sul motivo della nuova invasione: prendere
possesso del fiume Litani. Questa
importante riserva d'acqua libanese è invidiata dagli ebrei
fin dal 1917, al tempo della dichiarazione Balfour, e fu oggetto di una
richiesta di lord Rotschild a Londra.
Ma
il motivo della distruzione sistematica delle infrastrutture libanesi
può essere meno chiaro. Il motivo, secondo le nostre
informazioni, è questo: interessi economici israeliani
volevano partecipare alla «ricostruzione del
Libano» da loro abbandonato nel 2000, e liberato poco dopo
dalla tutela siriana. Ne
sono stati lasciati fuori: ci sono nel mondo migliaia di emigrati
libanesi di successo, imprenditori e capitalisti, che hanno partecipato
alla rinascita della loro patria; capitali arabi ragguardevoli non
aspettavano altro che di far rifiorire questa Svizzera islamica. Sappiamo
per certo che, poniamo, israeliani volevano costruire la centrale del
latte di Beirut, e sono stati messi alla porta. «La
pagherete», fu sibilato in quell'occasione. La
gloriosa aviazione sionista ha bombardato anche la Centrale del latte. La
prossima ricostruzione del Libano, se mai ci sarà ancora un
Libano, vedrà il dispiegarsi di capitali e profitti giudaici. Israele,
potenza regionale ed economia prospera (grazie a 3 miliardi di dollari
annui versati dagli USA, il fiume di soldi della diaspora e a un
armamento che non costa nulla a Sion) ha bisogno di un
«mercato» attorno a sé. Il
trattato di pace con l'Egitto è stato molto insoddisfacente
in questo senso: i due Paesi non sono più in guerra, ma
l'interscambio non è decollato. Ecco
che Israele si apre il suo «mercato comune» a suon
di bombe; volente o no, il mondo islamico dovrà commerciare
con Giuda.
...e chi, bombardato,
resiste.
Il
libero mercato armato; far «fruttare» le armi. L'imminente
attacco alla Siria ha lo stesso scopo, consentire il passaggio
dell'oledotto che deve consentire ai giudei di lucrare di
più sul mercato del greggio. La
Siria è del resto sotto il dominio delle petrolifere
occidentali e specialmente ebraiche (la Occidental): che volete che
faccia. I
massacri indecifrabili che continuano in Iraq, addossati a
«terroristi islamici» e sicuramente fatti dagli
occupanti o dai loro complici (sauditi e Mossad), servono a ridurre il
popolo iracheno a una poltiglia sociale senza autonomia, terrorizzata e
dipendente. Lo
scopo generale è creare attorno a Israele un'area soggetta
economicamente, simile a quella che gli USA hanno creato, con invasioni
e aggressioni senza fine, in America Latina. Bisogna
aprire in fretta le porte della percezione. Capire
la nuova realtà. Lo
dico perché ancora un lettore mi scrive: «Una cosa
che non mi è chiara è il motivo della reticenza
di molti Stati nel prendere una posizione netta contro Israele.
L'opinione pubblica italiana, come quella francese o inglese o a
maggior ragione spagnola, sono sicuro sanno bene su chi ricada la
responsabilità del disastro libanese. Ciò
nonostante i politici sono molto cauti. Mi
chiedo: può essere che si tratti solo di prudenza, o magari
c'è qualcos'altro sotto, magari delle minacce vere e
proprie...?» Come
farlo capire? Ho
scritto libri sul potere ebraico-israeliano in USA (principalmente
«Chi comanda in America», a cui rimando) e sul suo
modus agendi.
Provo
a farmi capire ancora meglio con un esperimento storico. Immaginate
che Hitler avesse la bomba atomica nel 1939. Immaginate
che, per di più, fosse alleato degli Stati Uniti. Ma
la metafora va spinta più in là: immaginate che
il Terzo Reich atomico potesse disporre, inoltre, di una influentissima
quinta colonna in ogni Paese occidentale. Direttori
di giornali e radio accanitamente filo-germanici, in grado di
sovrastare o liquidare ogni voce critica sull'espansionismo tedesco; di
strombazzare da tutti i megafoni le «ragioni» del
Reich, il suo bisogno di «spazio vitale», di
difendersi dai nemici, ed elogiare la sua civiltà e la sua
razza superiore. Immaginate
che questa quinta colonna in ogni Paese disponesse di finanzieri
importanti, gente che conta, e che ha l'accesso
più ampio ai politici locali, capace di distruggere carriere
politiche e giornalistiche o di promuoverle; che agisce segretamente
per linee interne, fuori da ogni controllo dell'opinione pubblica;
favorita per di più da leggi speciali che vietano ogni
«anti-germanesimo» come reato… Nessuna
Gran Bretagna avrebbe dichiarato guerra a un simile Reich al momento
dell'invasione della Polonia (già lo fece con molta
esitazione, temendo con buoni motivi la potenza tedesca). Nessuno
avrebbe mai contestato alle SS dei crimini di guerra.
Ogni
nuova aggressione di questo fantastico Reich sarebbe stata salutata
come una «necessità difensiva»; molti
giornalisti (pagati) e intellettuali di prima grandezza avrebbe
addirittura lodato questa potenza espansiva, perché sono ben
pochi gli uomini che non siano, dalla manifestazione pura della
violenza senza ragione, conquistati, «convinti»
persino in buona fede. La
violenza stessa, le armi in sé sono il mezzo più
elementare di pressione psichica, devono intimidire e scoraggiare ogni
opposizione. L'uomo
è fatto in modo tale, che l'esibizione di una violenza senza
limiti, pronta non solo all'uso ma all'abuso, lo induce per di
più a questa strana conclusione: i colpevoli sono gli
aggrediti. Perché,
deboli come sono, osano reagire? Non
capiscono chi è al comando nel mondo? E'
accaduto in URSS, nel terrore bolscevico. E' accaduto in Francia nel
Terrore rivoluzionario. Lo
scopo del terrore è proprio quello di soggiogare, e ci
riesce benissimo. Specie
il terrore che non dà ragioni, e che quando gli si chiedono
le ragioni dei suoi atti atroci, risponde gettando sulla bilancia la
spada: «Vae victis». Ebbene:
questa è la situazione del mondo oggi. Questa
è l'epoca «nuova» in cui siamo entrati,
intorpiditi da 60 anni di presunto dominio del diritto internazionale. Ora
vige un potere totale, deciso ad abusare della propria schiacciante
superiorità bellica, che disprezza ogni trattato ed ogni
trattativa oltrechè ogni spirito di umanità, e
per di più ha le armi mediatiche per vincere la
«battaglia della percezione».
Perciò,
caro lettore, non chiedermi più come mai i politici europei
sono «reticenti a prendere una posizione netta contro
Israele». Siamo
disarmati, e quella è la seconda potenza atomica mondiale
alleata con la prima; che pratica deliberatamente la politica del
«cane arrabbiato». E
i nostri politici, che non sono dei coraggiosi, sono terrorizzati,
oltrechè intimiditi «per linee interne»,
dietro le quinte, all'insaputa di noi elettori. Svegliati,
lettore. E
svegliati, cara lettrice che scopri una certa
«emotività» nei miei articoli su Israele. Qui
non c'è nessuna emotività, ma un tentativo di
svegliarvi alla realtà della nuova epoca, e di mantenere
vivo lo sdegno per l'atrocità in corso: sapendo benissimo
che la maggior parte degli uomini si abitua all'atrocità;
basta ripeterla a lungo, e diventa la nuova
«legalità». Quando
il KGB infornava decine di milioni di poveri esseri nei lager, e ne
sterminava centinaia di migliaia col un colpo alla nuca, era diventato
«normale» in Russia. La
gente si adattava: voleva sopravvivere e, come ci ha raccontato
Solgenitsyn, era disposta a collaborare, a denunciare il vicino, a
ripetere convinta le menzogne evidenti del regime terrorista, a
tutte le bassezze inimmaginabili. Emotività? Può
darsi che il tono sembri stridulo. E'
il guaio di quando con la propria sola voce personale e flebile si
cerca di sovrastare il coro potente della menzogna mediatica totale e
globale.
Chi
me lo fa fare a gridare? Una
frase di Solgenitsyn. La
sua decisione di «vivere senza menzogna»
di fronte al terrore. Perché
non c'è forza umana che possa bloccare oggi il Quarto Reich,
tranne quella che distrusse alla fine il bolscevismo: la
verità. Questo
teme il Quarto Reich; la forza spirituale di testimoniare è
la sola cosa possibile, la sola degna di uomini ancora liberi, e anche
quella che dobbiamo ai bambini massacrati e decapitati in Libano (3). Alla
forza spirituale necessaria allude un altro caro lettore, R.B., che
è anche un profondo donatore di notizie e di riflessioni. Egli
spera nella forza, soprattutto forza d'animo, della Russia. E
cita il caso della Jugoslavia, quando Milosevic capitolò
dopo che Mosca gli fece sapere che non l'avrebbe appoggiato. «Quella
fu la Monaco della Russia: spero e credo che la classe dirigente
attorno a Putin abbia meditato a fondo sulle conseguenze di un nuovo
cedimento, per esempio di fronte all'attacco alla Siria o
all'Iran». Continua
R.B: «Se la Russia dice un fermo no, accettandone tutte le
possibili conseguenze, il progetto neoconservatore fallisce, e gli USA
entrano in una crisi forse non reversibile, perché
incontrano un avversario che esprime una forza materiale paragonabile,
e una forza spirituale superiore (i popoli, le culture, le religioni
sono una realtà, l'impero globalizzatore è una
invenzione ideologica). Ti
dirò poi che a parer mio, un peso non lieve sulla decisione
russa lo avrà la posizione della Chiesa. Il Papa dice poco o
niente, ma sinora almeno non cede…».
Qui,
soprattutto qui, sono completamente d'accordo. Il
Papa sarà decisivo in questa guerra spirituale. Il
Papa non è una potenza militare, la sua unica forza sta
nella verità. La
dica, costi quel che costi. La
dica tutta, non a metà. Solo
così può orientare alla riscossa contro il
Terrore, e secondo RB persino richiamare la Russia al suo vero destino
spirituale, alla rinascita cristiana di cui ha bisogno. Ma
non la dica a metà. Fidando
in Cristo crocifisso, sua unica forza spirituale (4). Perché
la Monaco di una Chiesa piegata alla mezza-menzogna sarebbe definitiva. Il
sale diventato insipido. E
per ora, parlano «voci della verità»
come quella di Jacques Attali sul Corriere. L'ebreo
Attali era noto come utopista ridicolo e «riformatore
sociale» radical-chic, ha delineato una nuova
società «di amori plurimi», allegramente
pansessualista e bisessuale. Ma
è stato ministro, un elemento potente della lobby in Francia. Oggi
riprende i panni reali, quelli della quinta colonna. Ci
parla così dei falsi missili Hezbollah: «Un giorno
quei missili che oggi prendono di mira Haifa e Tel Aviv (sic) saranno
puntati sul Cairo, Riad, Istanbul, Tunisi, Algeri, Casablanca prima di
esserlo su Roma, Madrid, Londra e Parigi. L'ora della verità
si avvicina. Occorre scegliere il proprio campo». Pezzo
da novanta nella guerra della percezione, Attali non solo mente, ma
minaccia. C'è
un solo Paese che ha i missili a lunga gittata necessari, e che li ha
puntati su Roma, Madrid, Londra e Parigi. E
quel solo Paese non si farà scrupolo di usarli, ora ne
abbiamo la prova. Aspettiamoci
attentati che ci faranno «scegliere il campo»
voluto da Attali. Ma
rispondiamo con la verità, se possibile dal più
alto pulpito.
Maurizio
Blondet
Note 1)
Steven Erlanger, «Israel fights to win the 'battle of
perception'»New York Times, 2 agosto 2006. 2)
Matthias Gebauer, «New on a platter», Counterpunch,
2 agosto 2006. 3)
L'Apocalisse evoca in questo senso le misteriose figura dei
«due testimoni», i soli ad opporsi alla bestia che
sale dall'abisso (capitolo11) sono testimoni armati di
verità, e la Bestia li uccide, i loro cadaveri sono esposti
per «tre giorni e mezzo» nella piazza della
città «dove il Signore fu crocefisso».
Ma saranno risuscitati. E' la verità che non può
essere uccisa. 4)
E basta con la preoccupazione per la proprietà e le case nei
luoghi santi, che Israele comunque ci sottrarrà. Che
c'importano le pietre? Il Santo Sepolcro è vuoto, Cristo
è risorto. E' Lui il nostro Tempio, ed è con noi
ogni giorno fino alla fine dei tempi. Nessuna santa pietra vale un
bambino morto in Libano. E la nostra Pietra, la sola che conti per noi,
è Pietro.
Tratto da: www.effedieffe.com
Questa č una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.