RUSSIA - L’Organizzazione Mondiale del Commercio
(WTO) è «arcaica, non democratica e
rigida»: l’ha detto Vladimir Putin al Forum
Economico di San Pietroburgo, davanti a un folto pubblico di
imprenditori, investitori ed economisti.
La stessa sede in cui Putin ha evocato la
necessità di «una nuova architettura finanziaria
internazionale» che tenga miglior conto dei Paesi ad economia
emergente come Cina, India e Russia.
«Cinquanta anni fa i Paesi del G-7 contavano per
il 60% del prodotto lordo mondiale, oggi il 60% è prodotto
da Paesi al di fuori del G-7», ha esemplificato.
E poi: «Oggi il protezionismo per combattere il
quale il WTO è stato creato, viene spesso applicato dai
Paesi che fondarono l’organizzazione. E’ in questi
Paesi che vediamo la maggior concentrazione di aiuti di Stato alle
imprese. Non è per caso che stia prendendo forma un
parallelo sistema di alleanze e accordi regionali, ciò che
dà al mercato globale una nuova struttura. …Vale
la pena di pensare a creare istituzioni regionali di libero commercio
eurasiatico per incoraggiarvi gli scambi e gli investimenti».
Ha anche criticato «un sistema finanziario fondato
su una o due sole monete», perché «la
fluttuazione dei cambi di tali monete ha un effetto negativo sulle
riserve di interi Paesi».
Ed ha caldeggiato un sistema fondato su una maggior
quantità di divise, fra cui il rublo.
Ad ascoltare queste parole c’erano seimila
personalità, fra cui i capi di Shell, Siemens, Deutsche
Bank, BP, Nestlè, Chevron e Coca Cola.
Là sono stati firmati accordi commerciali per 4
miliardi di dollari, fra cui acquisto di aerei Boeing da parte di
Aeroflot.
Che la Russia interessi il business è evidente,
come ha rilevato lo stesso Putin: «Gli investimenti esteri
diretti nell’economia russa sono cresciuti di 2,5 volte
rispetto allo scorso anno. Il totale degli investimenti esteri supera
ora i 150 miliardi di dollari».
La fuga di capitali, uno dei grandi problemi della
federazione russa, è ora rovesciata: «Per la prima
volta abbiamo avuto un afflusso netto di capitale di 41 miliardi di
dollari».
Sono dati di un Paese aperto agli stranieri quanto vuole il
Financial Times; ed evidentemente non ritenuto rischioso dagli
investitori che accorrono a frotte a mettervi i loro capitali.
Ma questo discorso non è apparso sui media
occidentali, se non con brevi citazioni derisorie.
E Le Monde ha scritto che «l’attacco di
Putin al WTO» è dovuto al fatto che,
benchè la Russia bussi a quella porta dal 1993, continua ad
esserne tenuta fuori.
Ha contro «le reticenze americane», dice
Le Monde, e Paesi come la Polonia e la Georgia.
Questa pone il veto.
Perché «trae l’essenziale dei
suoi introiti in quanto Paese di transito» del petrolio e
delle merci russe, e «il fatto che posti di dogana situati
tra la Russia e l’Ossetia del sud e l’Abkhazia del
nord sfuggano al controllo del potere georgiano gli fa perdere milioni
di dollari».
Ciò che ha fatto dire a Pascal Lamy, il
super-capo del WTO: «La Russia non ha ancora il capitale di
fiducia» necessario all’adesione.
Nonostante gli investitori esteri, questa
«fiducia», gliela riconoscano affidandole i loro
capitali.
Niente da fare.
Per i media, Putin è l’uomo che
«ha minacciato di puntare di nuovi i suoi missili contro
l’Europa»: frase che non ha mai pronunciato (come
vedremo): evidentemente, la sua figura sta subendo il
«trattamento Ahmadinejahd», che mai ha pronunciato
la sua volontà di «cancellare Israele»,
ma che viene dipinto come il folle irrazionale capo
dell’islamofascismo suicida.
La creazione del nemico, nell’uno e
nell’altro caso.
La decisione è presa, e lo prova anche questo:
alla chiusura del G-8, Vladimir Putin ha tenuto una conferenza stampa
di un’ora e mezzo.
Dove ha risposto con franchezza a domande su tutto: la
proliferazione nucleare, il Kossovo, i diritti umani, la democrazia
interna, il suo attuale scontro con Washington per i nuovi
euromissili…
Era presente il fior fiore dei media occidentali.
Nessun articolo però è uscito, salvo
un breve accenno (critico) in un editoriale del Washington Post.
Eppure ne valeva giornalisticamente la pena.
Nell’impossibilità di riportarne la
lunga trascrizione completa (che si trova in francese e in inglese sul
sito della RIA Novosti e del Cremlino (kremlin.ru/eng/), ne prendiamo
qualche passo.
Sui missili che Bush vuol piazzare in Polonia:
«Una volta installato tale sistema di difesa missilistica,
esso funzionerà automaticamente entro l’intero
sistema di capacità nucleare degli Stati Uniti.
Sarà parte integrante della capacità nucleare
USA. Per la prima volta nella storia - voglio sottolinearlo - ci sono
elementi della capacità nucleare USA sul continente europeo.
Ciò, semplicemente, cambia l’intera configurazione
della sicurezza internazionale… naturalmente, dovremo
reagire a questo».
E’ la pura oggettiva verità.
La dottrina nucleare americana ha superato il concetto di
«deterrenza» per un nuovo concetto, che il
professore di Harvard Thomas Schelling, economista premio Nobel, ha
chiamato «compellenza»: Washington non si
dota di nuovi mezzi per «dissuadere» (se mi spari,
io sparo a te), ma per «costringere» (se non fai
quello che voglio io, ti sparo).
E volge questa minaccia alla Russia, dotandosi di una
capacità di lanciare un primo colpo atomico senza dover
temere la risposta.
Putin: «Azioni unilaterali e spesso illegittime
non hanno risolto alcun problema. Anzi, hanno causato nuove tragedie
umane e creato nuovi focolai di tensione. Giudicate voi stessi: guerre
e conflitti regionali e locali non sono diminuiti. Si muore
più di prima: notevolmente di più, notevolmente
di più!».
«Oggi assistiamo ad un quasi incontrollato
iper-uso della forza, forza militare, nelle relazioni
internazionali, forza che sta precipitando il mondo in un
abisso di conflitto permanente».
«Assistiamo a un disprezzo sempre crescente per i
principi del diritto internazionale. Norme legali indipendenti
diventano sempre più simili, di fatto, al sistema di diritto
di uno specifico Stato. Uno Stato, prima e più di tutti gli
Stati Uniti, ha scavalcato i suoi confini nazionali in ogni modo.
Questo è visibile nelle politiche culturali, economiche,
educative che impone alle altre nazioni. A chi piace questo? A chi sta
bene?».
«Ogni giorno di più, nella politica
internazionale vediamo la tendenza a risolvere ogni dato problema
secondo i processi della cosiddetta convenienza (expediency), in base
al clima politico attuale. Naturalmente ciò è
estremamente pericoloso. Ne risulta che nessuno si sente sicuro.
Sottolineo: nessuno si sente sicuro. Perché nessuno sente
più il diritto internazionale come un solido muro che lo
protegge. E questo ovviamente stimola una corsa agli
armamenti» [Le spese militari nel mondo sono cresciute del
37% in un anno, ndr].
«Sono convinto che abbiamo raggiunto il momento
decisivo in cui dobbiamo pensare sul serio ad una architettura di
sicurezza globale».
«Noi abbiamo evacuato tutto il nostro armamento
pesante dalla zona europea della Russia e le abbiamo posizionate oltre
gli Urali. Abbiamo ridotto le nostre forze armate a 300 mila uomini.
Abbiamo compiuto molti altri passi richiesti dal Trattato Adattato
sullo Forze Convenzionali in Europa (ACAF). Ma cosa vediamo in
risposta? L’Europa dell’Est riceve nuove armi, due
nuove basi militari sono in costruzione in Romania e in Bulgaria, e ci
sono due nuove aree di lancio di missili, un radar in Cekia e un
sistema missilistico in Polonia. E noi ci chiediamo: cosa sta
accadendo? La Russia disarma unilateralmente. Ma se noi disarmiamo
unilateralmente, vorremmo vedere nei nostri partner la
volontà di fare altrettanto in Europa. Al contrario,
l’Europa viene riempita di nuovi armamenti, d nuovi sistemi
d’arma. Non possiamo fare a meno di essere
allarmati».
[…]
«Siamo forse noi che ci rimangiamo il trattato sui
missili balistici intercontinentali (ABM)? Noi dobbiamo reagire a
quello che i nostri partner fanno. Lo abbiamo detto loro già
due anni fa: non fatelo, non c’è bisogno. Cosa
state facendo? Voi state distruggendo il sistema di sicurezza
internazionale. Dovete capire che ci forzate a prendere
contromisure… Non ci hanno ascoltato. Poi sentiamo che loro
sviluppano nuove testate nucleari a bassa potenza… abbiamo
detto loro: ci sono mezzi migliori per combattere il terrorismo che
creare armi atomiche a bassa potenza e abbassare la soglia
d’uso di armi nucleari, perché questo mette
l’umanità sull’orlo della catastrofe
atomica. Ma essi non ci ascoltano. Essi non cercano un accordo. Il loro
punto di vista sta tutto in una frase: chi non è con noi
è contro di noi.
«Certa gente ha l’illusione di poter
fare quello che vuole, in spregio agli interessi di altri Stati.
E’ appunto per questo che la situazione internazionale
peggiora ogni giorno e finirà in una corsa agli armamenti.
Ma non siamo noi ad istigarla. Noi non la vogliamo. Perché
dovremmo desiderare di deviare delle risorse in armamenti? E noi non
peggioriamo i nostri rapporti con alcuno. Citatemi un caso di una
nostra azione per peggiorare il clima internazionale. Non ce
n'è nessuno. Ma dobbiamo rispondere».
E qui Putin ha detto che dovrà decidere
«quali mezzi precisamente adottare per poter distruggere le
istallazioni che i nostri esperti ritengono una minaccia potenziale per
la federazione russa».
Questa è la frase che è stata tradotta
dai media occidentali come «la minaccia di Putin di puntare i
suoi missili sulle città europee».
Ad una domanda sulla mancanza di democrazia in Russia, Putin
ha sventolato il rapporto di Amnesty International: «Questo
rapporto ha una sezione sugli Stati Uniti. Amnesty conclude che gli
Stati Uniti sono oggi il principale violatore dei diritti umani e delle
libertà nel mondo.
Sulle critiche a ciò che non funziona in Russia:
«…queste critiche sono spesso giustificate. In
molti casi non sono giustificate, secondo noi, ma ci sono casi in cui
lo sono… ci criticano molto i media per le decisioni di non
autorizzare certi giornali, licenziamento ingiustificato di
giornalisti, e una quantità di critiche alle nostre leggi
sull’immigrazione. Ci arrivano molte critiche sul sistema
giudiziario e di detenzione… ma non facciamo finta che
altrove tutto vada per il meglio e solo noi abbiamo problemi. Non
c’è scarsità di problemi…
guardate solo quel che accade in Nord America, è spaventoso:
tortura, gente senza casa, Guantanamo, gente detenuta senza inchiesta
né processo».
Forse è per queste parole che Putin è
stato censurato?
Oppure per le ultime, a proposito delle elezioni
presidenziali prossime in Russia.
«Non consentiremo a nessuno di violare la
costituzione russa… il vincitore delle elezioni della Duma e
presidenziali sarà chiunque riceva il voto della maggioranza
dei cittadini russi in voto segreto diretto. Voi avrete a che
fare con la Russia scelta dal suo popolo, non con la Russia che
qualcuno, da fuori, vorrebbe. Non consentiremo tentativi di alcuno di
intervenire e sostenere forze politiche all’interno del
nostro Paese, mentre le elezioni si avvicinano, allo scopo di
perseguire i suoi propri interessi in Russia».
Maurizio Blondet
Tratto da effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.