signoraggio
www.signoraggio.it


Il Putin che i media censurano


14 giugno 2007

RUSSIA - L’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) è «arcaica, non democratica e rigida»: l’ha detto Vladimir Putin al Forum Economico di San Pietroburgo, davanti a un folto pubblico di imprenditori, investitori ed economisti.
La stessa sede in cui Putin ha evocato la necessità di «una nuova architettura finanziaria internazionale» che tenga miglior conto dei Paesi ad economia emergente come Cina, India e Russia.
«Cinquanta anni fa i Paesi del G-7 contavano per il 60% del prodotto lordo mondiale, oggi il 60% è prodotto da Paesi al di fuori del G-7», ha esemplificato.
E poi: «Oggi il protezionismo per combattere il quale il WTO è stato creato, viene spesso applicato dai Paesi che fondarono l’organizzazione. E’ in questi Paesi che vediamo la maggior concentrazione di aiuti di Stato alle imprese. Non è per caso che stia prendendo forma un parallelo sistema di alleanze e accordi regionali, ciò che dà al mercato globale una nuova struttura. …Vale la pena di pensare a creare istituzioni regionali di libero commercio eurasiatico per incoraggiarvi gli scambi e gli investimenti».
Ha anche criticato «un sistema finanziario fondato su una o due sole monete», perché «la fluttuazione dei cambi di tali monete ha un effetto negativo sulle riserve di interi Paesi».
Ed ha caldeggiato un sistema fondato su una maggior quantità di divise, fra cui il rublo.
Ad ascoltare queste parole c’erano seimila personalità, fra cui i capi di Shell, Siemens, Deutsche Bank, BP, Nestlè, Chevron e Coca Cola.
Là sono stati firmati accordi commerciali per 4 miliardi di dollari, fra cui acquisto di aerei Boeing da parte di Aeroflot.
Che la Russia interessi il business è evidente, come ha rilevato lo stesso Putin: «Gli investimenti esteri diretti nell’economia russa sono cresciuti di 2,5 volte rispetto allo scorso anno. Il totale degli investimenti esteri supera ora i 150 miliardi di dollari».
La fuga di capitali, uno dei grandi problemi della federazione russa, è ora rovesciata: «Per la prima volta abbiamo avuto un afflusso netto di capitale di 41 miliardi di dollari».

Sono dati di un Paese aperto agli stranieri quanto vuole il Financial Times; ed evidentemente non ritenuto rischioso dagli investitori che accorrono a frotte a mettervi i loro capitali.
Ma questo discorso non è apparso sui media occidentali, se non con brevi citazioni derisorie.
E Le Monde ha scritto che «l’attacco di Putin al WTO» è dovuto al fatto che, benchè la Russia bussi a quella porta dal 1993, continua ad esserne tenuta fuori.
Ha contro «le reticenze americane», dice Le Monde, e Paesi come la Polonia e la Georgia.
Questa pone il veto.
Perché «trae l’essenziale dei suoi introiti in quanto Paese di transito» del petrolio e delle merci russe, e «il fatto che posti di dogana situati tra la Russia e l’Ossetia del sud e l’Abkhazia del nord sfuggano al controllo del potere georgiano gli fa perdere milioni di dollari».
Ciò che ha fatto dire a Pascal Lamy, il super-capo del WTO: «La Russia non ha ancora il capitale di fiducia» necessario all’adesione.
Nonostante gli investitori esteri, questa «fiducia», gliela riconoscano affidandole i loro capitali.
Niente da fare.
Per i media, Putin è l’uomo che «ha minacciato di puntare di nuovi i suoi missili contro l’Europa»: frase che non ha mai pronunciato (come vedremo): evidentemente, la sua figura sta subendo il «trattamento Ahmadinejahd», che mai ha pronunciato la sua volontà di «cancellare Israele», ma che viene dipinto come il  folle irrazionale capo dell’islamofascismo suicida.
La creazione del nemico, nell’uno e nell’altro caso.
La decisione è presa, e lo prova anche questo: alla chiusura del G-8, Vladimir Putin ha tenuto una conferenza stampa di un’ora e mezzo.
Dove ha risposto con franchezza a domande su tutto: la proliferazione nucleare, il Kossovo, i diritti umani, la democrazia interna, il suo attuale scontro con Washington per i nuovi euromissili…
Era presente il fior fiore dei media occidentali.
Nessun articolo però è uscito, salvo un breve accenno (critico) in un editoriale del Washington Post.
Eppure ne valeva giornalisticamente la pena.
Nell’impossibilità di riportarne la lunga trascrizione completa (che si trova in francese e in inglese sul sito della RIA Novosti e del Cremlino (kremlin.ru/eng/), ne prendiamo qualche passo.

Sui missili che Bush vuol piazzare in Polonia: «Una volta installato tale sistema di difesa missilistica, esso funzionerà automaticamente entro l’intero sistema di capacità nucleare degli Stati Uniti. Sarà parte integrante della capacità nucleare USA. Per la prima volta nella storia - voglio sottolinearlo - ci sono elementi della capacità nucleare USA sul continente europeo. Ciò, semplicemente, cambia l’intera configurazione della sicurezza internazionale… naturalmente, dovremo reagire a questo».
E’ la pura oggettiva verità.
La dottrina nucleare americana ha superato il concetto di «deterrenza» per un nuovo concetto, che il professore di Harvard Thomas Schelling, economista premio Nobel, ha chiamato «compellenza»:  Washington non si dota di nuovi mezzi per «dissuadere» (se mi spari, io sparo a te), ma per «costringere» (se non fai quello che voglio io, ti sparo).
E volge questa minaccia alla Russia, dotandosi di una capacità di lanciare un primo colpo atomico senza dover temere la risposta.
Putin: «Azioni unilaterali e spesso illegittime non hanno risolto alcun problema. Anzi, hanno causato nuove tragedie umane e creato nuovi focolai di tensione. Giudicate voi stessi: guerre e conflitti regionali e locali non sono diminuiti. Si muore più di prima: notevolmente di più, notevolmente di più!».
«Oggi assistiamo ad un quasi incontrollato iper-uso della forza,  forza militare, nelle relazioni internazionali,  forza che sta precipitando il mondo in un abisso di conflitto permanente».
«Assistiamo a un disprezzo sempre crescente per i principi del diritto internazionale. Norme legali indipendenti diventano sempre più simili, di fatto, al sistema di diritto di uno specifico Stato. Uno Stato, prima e più di tutti gli Stati Uniti, ha scavalcato i suoi confini nazionali in ogni modo. Questo è visibile nelle politiche culturali, economiche, educative che impone alle altre nazioni. A chi piace questo? A chi sta bene?».
«Ogni giorno di più, nella politica internazionale vediamo la tendenza a risolvere ogni dato problema secondo i processi della cosiddetta convenienza (expediency), in base al clima politico attuale. Naturalmente ciò è estremamente pericoloso. Ne risulta che nessuno si sente sicuro. Sottolineo: nessuno si sente sicuro. Perché nessuno sente più il diritto internazionale come un solido muro che lo protegge. E questo ovviamente stimola una corsa agli armamenti» [Le spese militari nel mondo sono cresciute del 37% in un anno, ndr].
«Sono convinto che abbiamo raggiunto il momento decisivo in cui dobbiamo pensare sul serio ad una architettura di sicurezza globale».

«Noi abbiamo evacuato tutto il nostro armamento pesante dalla zona europea della Russia e le abbiamo posizionate oltre gli Urali. Abbiamo ridotto le nostre forze armate a 300 mila uomini. Abbiamo compiuto molti altri passi richiesti dal Trattato Adattato sullo Forze Convenzionali in Europa (ACAF). Ma cosa vediamo in risposta? L’Europa dell’Est riceve nuove armi, due nuove basi militari sono in costruzione in Romania e in Bulgaria, e ci sono due nuove aree di lancio di missili, un radar in Cekia e un sistema missilistico in Polonia. E noi ci chiediamo: cosa sta accadendo? La Russia disarma unilateralmente. Ma se noi disarmiamo unilateralmente, vorremmo vedere nei nostri partner la volontà di fare altrettanto in Europa. Al contrario, l’Europa viene riempita di nuovi armamenti, d nuovi sistemi d’arma. Non possiamo fare a meno di essere allarmati».
[…]
«Siamo forse noi che ci rimangiamo il trattato sui missili balistici intercontinentali (ABM)? Noi dobbiamo reagire a quello che i nostri partner fanno. Lo abbiamo detto loro già due anni fa: non fatelo, non c’è bisogno. Cosa state facendo? Voi state distruggendo il sistema di sicurezza internazionale. Dovete capire che ci forzate a prendere contromisure… Non ci hanno ascoltato. Poi sentiamo che loro sviluppano nuove testate nucleari a bassa potenza… abbiamo detto loro: ci sono mezzi migliori per combattere il terrorismo che creare armi atomiche a bassa potenza e abbassare la soglia d’uso di armi nucleari, perché questo mette l’umanità sull’orlo della catastrofe atomica. Ma essi non ci ascoltano. Essi non cercano un accordo. Il loro punto di vista sta tutto in una frase: chi non è con noi è contro di noi.
«Certa gente ha l’illusione di poter fare quello che vuole, in spregio agli interessi di altri Stati. E’ appunto per questo che la situazione internazionale peggiora ogni giorno e finirà in una corsa agli armamenti. Ma non siamo noi ad istigarla. Noi non la vogliamo. Perché dovremmo desiderare di deviare delle risorse in armamenti? E noi non peggioriamo i nostri rapporti con alcuno. Citatemi un caso di una nostra azione per peggiorare il clima internazionale. Non ce n'è nessuno. Ma dobbiamo rispondere».
E qui Putin ha detto che dovrà decidere «quali mezzi precisamente adottare per poter distruggere le istallazioni che i nostri esperti ritengono una minaccia potenziale per la federazione russa».
Questa è la frase che è stata tradotta dai media occidentali come «la minaccia di Putin di puntare i suoi missili sulle città europee».

Ad una domanda sulla mancanza di democrazia in Russia, Putin ha sventolato il rapporto di Amnesty International: «Questo rapporto ha una sezione sugli Stati Uniti. Amnesty conclude che gli Stati Uniti sono oggi il principale violatore dei diritti umani e delle libertà nel mondo.
Sulle critiche a ciò che non funziona in Russia: «…queste critiche sono spesso giustificate. In molti casi non sono giustificate, secondo noi, ma ci sono casi in cui lo sono… ci criticano molto i media per le decisioni di non autorizzare certi giornali, licenziamento ingiustificato di giornalisti, e una quantità di critiche alle nostre leggi sull’immigrazione. Ci arrivano molte critiche sul sistema giudiziario e di detenzione… ma non facciamo finta che altrove tutto vada per il meglio e solo noi abbiamo problemi. Non c’è scarsità di problemi… guardate solo quel che accade in Nord America, è spaventoso: tortura, gente senza casa, Guantanamo, gente detenuta senza inchiesta né processo».
Forse è per queste parole che Putin è stato censurato?
Oppure per le ultime, a proposito delle elezioni presidenziali prossime in Russia.
«Non consentiremo a nessuno di violare la costituzione russa… il vincitore delle elezioni della Duma e presidenziali sarà chiunque riceva il voto della maggioranza dei cittadini russi in voto segreto diretto.  Voi avrete a che fare con la Russia scelta dal suo popolo, non con la Russia che qualcuno, da fuori, vorrebbe. Non consentiremo tentativi di alcuno di intervenire e sostenere forze politiche all’interno del nostro Paese, mentre le elezioni si avvicinano, allo scopo di perseguire i suoi propri interessi in Russia».

Maurizio Blondet

Tratto da effedieffe.com



Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.

WOP!WEB Servizi per siti web... GRATIS!