Il piano del Governo per
avvelenare gli italiani
Decreto
Legge
n. 61 (G.U. n. 108, 11-5-2007)
1
giugno 2007
I telegiornali hanno mostrato cumuli di spazzatura, parlando
di "emergenza rifiuti" in Campania, ma si sono guardati bene dallo
spiegare come mai le società preposte alla raccolta dei
rifiuti non hanno fatto il loro dovere, e perché le
autorità non sono intervenute adeguatamente. Cosa avevano da
nascondere? E' ovvio che in questi fatti sconcertanti c'è la
responsabilità delle autorità locali e nazionali,
dato che non devono essere i cittadini stessi a gestire la spazzatura.
Qual'è la verità di tutto questo?
Perché i cittadini campani devono pagare bollette
più salate pur essendo costretti ad avere sotto casa cumuli
di spazzatura fatiscente?
Sarebbero state almeno 700.000 le tonnellate di immondizia
gettate sul territorio campano, esposto criminosamente al degrado e a
seri pericoli sanitari.
Questa situazione è costata parecchio a tutti
noi: 500 milioni di euro soltanto per la gestione commissariale, e 1
miliardo e 300 milioni per la "risoluzione dell’emergenza",
che ancora non c'è stata. La situazione è
peggiorata dall’estate del 2006, periodo in cui sono iniziate
le proteste contro la costruzione di discariche e inceneritori sul
territorio campano. I rifiuti non sono più stati ritirati,
fino ad arrivare ad accumulare 7000 tonnellate al giorno di immondizia
sparsa per la Campania. La situazione d'"emergenza" è
servita a "subcommissari" e "consulenti" di vario genere, che hanno
incassato 9 milioni di euro, per "Consulenze di esperti", fatte dal
2000 al 2005. Si tratta in realtà di pagamenti clientelari a
sostenitori politici di destra e sinistra. Altro caos è
stato creato fra gli impiegati pubblici, che sono stati messi in
condizioni di non svolgere il loro lavoro, mentre il servizio veniva
affidato a società private, che avrebbero dovuto organizzare
la raccolta differenziata, ma incassavano denaro senza adempiere alle
loro funzioni.[1]
Nell'ottobre del 2006 è stato nominato
commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania
il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che ha assunto la
funzione di controllo della situazione, al fine di assecondare i piani
del governo.
Bertolaso, senza spiegare la gravità della
situazione, per rassicurare, in questi giorni ha dichiarato: "Se siamo
fortunati, nell’arco di una decina di giorni si risolve la
crisi in atto e con l’inizio dell’estate si
potrà lavorare tranquillamente... (ci sono) ipotesi allo
studio di riapertura di discariche chiuse per quantitativi che non
daranno fastidio a nessuno e siti di stoccaggio temporaneo".[2]
La "gestione straordinaria" è stata una macchina
mangia soldi pubblici, e un modo per generare altro caos, per far
sì che i cittadini si piegassero alle decisioni del
governo.
Il 6 ottobre del 2006, era stato approvato dal Consiglio dei
ministri un decreto legge che prevede l'uso di inceneritori e misure
per la raccolta differenziata. Il decreto fa appello a "misure
straordinarie volte al superamento dell’emergenza legata al
problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania, un problema in
crescita a causa dell’oggettiva difficoltà di
individuare discariche dove poter conferire rifiuti solidi urbani e
della mancanza di valide alternative per lo smaltimento dei rifiuti
fuori dalla regione. Al fine di consentire un incisivo coordinamento
degli interventi al Capo del Dipartimento della protezione civile della
presidenza del Consiglio sono assegnate le funzioni di Commissario
delegato per tale emergenza, con facoltà di avvalersi di tre
sub-commissari (uno dei quali avrà il compito specifico di
individuare soluzioni volte a incrementare la raccolta differenziata).
Il provvedimento individua le discariche che potranno essere
utilizzate, fino alla cessazione dello stato di emergenza e fatti salvi
gli eventuali provvedimenti adottati dall’autorità
giudiziaria prima dell’entrata in vigore del decreto, per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani o speciali non pericolosi (che
potranno essere destinati in via eccezionale fuori regione), oltre a
quelle già autorizzate e realizzate dal Commissario
delegato-Prefetto di Napoli e alle ulteriori discariche che il
Commissario delegato può individuare per
l’attuazione degli obiettivi del decreto-legge. Il
provvedimento infine, pone un accento particolare sulle misure volte a
informare e coinvolgere la popolazione locale al fine di pervenire a
scelte quanto possibile condivise".[3]
In realtà, il governo non ha mostrato alcuna
volontà di "coinvolgere la popolazione locale" nelle scelte,
ma ha deciso in modo unilaterale di costruire nuovi inceneritori sul
territorio campano.
Un nuovo decreto del governo Prodi, il decreto Legge n. 61,
(G.U. n. 108 del 11-5-2007), prevede l'apertura di 5 grandi
inceneritori. I siti scelti dal governo sono Serre (Salerno), Lo Uttaro
(Caserta, già in funzione), Terzigno (nel parco nazionale
del Vesuvio, provincia di Napoli), Savignano Irpino (Avellino), e S.
Arcangelo Trimonte (Benevento). Per la scelta dei siti, non sono state
fatte "valutazioni di impatto ambientale", e il piano del governo
risulta del tutto disinteressato alle conseguenze negative dovute agli
inceneritori. Si tratta di un "piano di avvelenamento", ammesso persino
dallo stesso decreto governativo, che nel comma 4 dell'art. 1, dice
che: "l'utilizzo dei siti di cui al presente articolo è
disposto... in deroga alle specifiche disposizioni vigenti in materia
ambientale, paesaggistico territoriale, di pianificazione della difesa
del suolo, nonché igienico-sanitario". La soluzione scelta
dal governo deroga i principi del Testo Unificato della legge
regionale, "Norme in materia di gestione, trasformazione, riutilizzo
dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati", approvato il 22 febbraio
2007, che nelle disposizioni generali dice: "La presente legge
considera la razionale, programmata, integrata e partecipata gestione
dei rifiuti quale condizione ineludibile di tutela della salute e di
salvaguardia dell’ambiente e del territorio assicurando il
rispetto dei principi di equità tra territori e
generazioni".
L'articolo 7 del decreto del governo Prodi accolla l'intero
costo dell'emergenza rifiuti ai cittadini, che ne sono stati vittime e,
oltre ad avere le strade piene di spazzatura, hanno dato 2 miliardi di
euro alla Fibe, costretti a pagare a peso d'oro ogni chilogrammo di
immondizia indifferenziata impacchettata nei loro impianti.
Il governo, con la complicità delle
autorità locali, per dare profitti enormi alla Fibe,
società del gruppo Impregilo accusata di collusione con la
camorra, ha fatto in modo che la raccolta differenziata dei rifiuti
subisse gravi sabotaggi, e che venisse creata una situazione
sconcertante, esponendo i cittadini ad una condizione invivibile e con
gravi pericoli per la salute. L'obiettivo era quello di poter ricattare
i cittadini dicendo: "se non volete questa condizione disastrosa dovete
accettare tutto quello che vogliamo imporvi. Cioè, gli
inceneritori e la riapertura delle discariche dove vogliamo noi". Il
presidente della repubblica Giorgio Napolitano e il commissario
straordinario Bertolaso si sono prestati alla sceneggiata, che avrebbe
dovuto rendere i cittadini campani più docili nell'accettare
gli inceneritori. In altre parole, si trattava di costringere ad
accettare, con l'arma della disperazione, una soluzione proposta come
"male minore", ma che in realtà è la peggiore, in
quanto saccheggia le casse pubbliche a favore di alcuni imprenditori, e
devasta l'ambiente e la salute dei cittadini.
Dopo aver creato la situazione di "emergenza", le
autorità hanno usato tale situazione per invocare
"interventi speciali", in deroga ad ogni minimo principio di rispetto
dell'ambiente e della salute. Si legge nel decreto: "Ritenuta la
straordinaria necessità ed urgenza di attuare un quadro di
adeguate iniziative volte al definitivo superamento
dell'emergenza nel settore dei rifiuti in atto nel territorio della
regione Campania... Ravvisata l'esigenza di disporre per legge
l'individuazione e la realizzazione delle discariche necessarie per lo
smaltimento dei rifiuti a fronte dell'impossibilità di
provvedervi in via amministrativa... Tenuto conto della grave
situazione in atto nel territorio della regione Campania in materia di
rifiuti, al fine di consentire anche l'espletamento delle
attività di presidio dei siti da destinare a discarica...
sono attivati i siti da destinare a discarica presso i seguenti comuni:
Serre in provincia di Salerno, Savignano Irpino in provincia di
Avellino, Terzigno in provincia di Napoli e Sant'Arcangelo Trimonte in
provincia di Benevento... In deroga all'articolo 238 del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, i comuni della regione Campania
adottano immediatamente le iniziative urgenti per assicurare che, a
decorrere dal 1° gennaio 2008 e per un periodo di cinque anni,
ai fini della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, siano
applicate misure tariffarie per garantire complessivamente la copertura
integrale dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei
rifiuti".
Con questo decreto, le autorità mostrano un
comportamento autoritario e antidemocratico, arrogandosi poteri
illimitati (cioè che non possono essere limitati dalla
sovranità popolare), come avveniva durante il fascismo. Come
ai tempi del fascismo, le vittime diventano colpevoli (e devono
pagare), come fa capire Napolitano che, anziché spiegare la
verità dei fatti, si è scagliato contro i
napoletani, rimproverandoli per gli "assurdi atti di vandalismo".
Chissà come si sarebbe comportato lui, se fosse stato
costretto a pagare bollette salate e a tenere sotto la finestra cumuli
di spazzatura fatiscente.
Prodi, invece, fa il "neo Mussolini": "Il governo ha preso
la sua decisione e ora la metterà in atto", ha dichiarato ai
giornalisti a Strasburgo.[4]
In molti comuni, sono state molto aspre le contestazioni
contro il nuovo piano di discariche deciso dal governo. A Terzigno la
popolazione protesta perché vuole che venga protetta l'area
del Parco Nazionale del Vesuvio. I cittadini dicono: "Siamo
più che mai decisi. Lotteremo per evitare che si perpetri
l’ennesimo scempio in un’oasi naturale che
inciderà sulla flora e la fauna".[5]
A causa della spazzatura, in alcune località
campane, come Frattamaggiore, per alcuni giorni sono state chiuse le
scuole e sospesi i mercati rionali all’aperto. Per protesta,
nei comuni di Secondigliano e Pianura, i sacchetti di spazzatura sono
stati gettati in mezzo alla strada. In alcune località, la
popolazione ha reagito incendiando i cassonetti dei rifiuti. Questo ha
dato la possibilità ai media di soffermarsi a raccontare i
casi in cui alcuni cittadini, presi dalla disperazione, hanno appiccato
il fuoco ai cumuli di spazzatura, continuando a non spiegare cosa sta
realmente succedendo.
In questi ultimi giorni, l’Azienda Speciale per
l'Igiene Ambientale (Asia), ha raccolto a Napoli circa 1.400 tonnellate
di rifiuti, facendo rimanere la situazione di pericolosità
igienico-sanitaria. Nelle strade di Napoli sono sparse almeno 2.750
tonnellate di rifiuti.
Giorgio Napolitano, Guido Bertolaso, Antonio Bassolino e
altre autorità hanno recitato la loro parte invocando
"Soluzione in dieci giorni" e "basta ritardi". In realtà si
trattava di imporre l'apertura delle discariche, senza tener conto
dell'opposizione dei cittadini. Mentre Napolitano avvertiva: "Lo Stato
faccia sentire la sua autorità. Servono decisioni
indispensabili: basta ritardi", Romano Prodi redarguiva: "Il governo ha
preso le sue decisioni, adesso bisogna metterle in atto con assoluta
fermezza".[6]
In Campania, come in altre parti d'Italia, esistono
discariche illegali o non controllate, gestite da organizzazioni
mafiose. Già nel 1986, il Corpo forestale dello Stato
italiano (Cfs) aveva accertato l’esistenza di 5.978
discariche illegali. Nel 1996, le discariche illegali erano 5.422. Nel
2002 erano scese a 4.866. Il Cfs accertò che 705 di queste
discariche abusive trattavano rifiuti pericolosi. Non risultano
interventi efficaci da parte dello Stato per estirpare
l'illegalità e proteggere la salute dei cittadini. Secondo
Legambiente, la camorra ha guadagnato, dal 1995 al 2005, almeno 26,9
miliardi di euro, un vero e proprio impero economico.
Un dossier di Legambiente, dal titolo "Rifiuti S.p.A.,
radiografia dei traffici illeciti anno 2005", documenta che la
cosiddetta "ecomafia" tratta anche sostanze altamente pericolose, come
gessi contenenti amianto, solventi, polveri di abbattimento fumi o
rifiuti presi dalle bonifiche di siti inquinati. Nel rapporto si legge:
"Per ogni tipologia di rifiuti trattato e per ogni passaggio attraverso
la ragnatela della Rifiuti S.p.A. è prevista una tariffa,
che può oscillare da 1 a 50- 60 centesimi di euro".
Le reti criminali si fanno concorrenza sul prezzo: "quando
il traffico riguarda rifiuti provenienti da privati, il prezzo
complessivo dello smaltimento si riduce fino alla metà di
quello di mercato; se invece le attività hanno come
’materia prima’ i rifiuti solidi urbani, il prezzo
di smaltimento lievita in maniera esponenziale, tanto a pagare
è lo Stato".
Si tratta di un vero e proprio potere distruttivo e
mortifero, come afferma anche un dossier stilato dall'alto commissario
anticorruzione, Gianfranco Tatozzi, presentato nel dicembre 2006 al
Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (Cnel). Il dossier dice:
"Vicende quali l’emergenza rifiuti in Campania,
Porto Marghera, Priolo, Punta Perotti, gli spiaggiamenti di navi sulle
coste meridionali, testimoniano di un’emergenza ambientale
che incombe da tempo sul nostro paese... L’impatto per
l’ambiente che ne deriva è devastante per ampie
aree, investite anche da abusivismo edilizio imponente e
indiscriminato... Le tipologie dell’illecito ambientale con
gli anni hanno subìto modifiche. Si è passati
dalle grandi discariche abusive ad un sistema basato sugli interramenti
non visibili e sull’abbandono incontrollato dei rifiuti in
aree e strutture preventivamente individuate. Oggi i traffici di
rifiuti seguono procedure complesse che controllano l’intera
fase del trasporto e dello stoccaggio, previa falsificazione dei
documenti... il traffico di rifiuti pericolosi trattati e smaltiti con
sistemi illegali costituisce una vera attività economica,
lucrosa e ben sviluppata... una pressione ambientale drammatica e
l’acquisizione di rilevanti profitti per le organizzazioni
criminali".[7]
Tutti conoscono l'esistenza di cave abusive in cui la
camorra gestisce i rifiuti industriali, ma le autorità non
le hanno mai avversate. Alcuni di questi siti sono stati posti sotto
sequestro soltanto dopo che il governo ha mostrato l'intento di
approvare lo smaltimento di rifiuti attraverso la costruzione di
inceneritori, che permetteranno ad un gruppo di persone di incassare
miliardi di euro dalle casse pubbliche. Il piano del governo prevede
che lo Stato finanzi gli inceneritori, come fossero "produzione di
energia pulita", cosicché gli stessi cittadini pagano per
avere ambienti malsani e malattie polmonari o cancerose.
I governi italiani, oltre a non fare nulla per l'occupazione
e lo sviluppo nel mezzogiorno, proteggono in vari modi gli affari della
mafia. A Napoli, in alcuni quartieri popolari, la disoccupazione supera
il 50% della popolazione, e i capi clan detengono un potere per nulla
avversato dallo Stato. Pur non essendo affatto clandestine, e pur
sapendo assai bene chi le gestiva, le discariche di rifiuti tossici
hanno continuato a funzionare. Uno studio commissionato dal
dipartimento della Protezione Civile all’Organizzazione
Mondiale della Sanità ha accertato che "la
mortalità generale in Campania è superiore alla
media nazionale: +9% per gli uomini e +12% per le donne; La percentuale
aumenta se si parla di Tumori del fegato: +19% per gli uomini, +29% per
le donne; Le malattie al sistema nervoso si presentano l’83%
in più della media nazionale, così come quelle
delle malformazioni congenite all’apparato urogenitale:
+84%". Le località in cui c'è un'alta incidenza
di tumori e malattie polmonari sono quelle in cui si trovano gli
impianti di smaltimento abusivo dei rifiuti: Acerra, Bacoli, Caivano,
Giugliano, Aversa, Castelvolturno, Villalitarno,
Marcianise.[8]
Lo smaltimento illecito dei rifiuti ha provocato
l’avvelenamento delle falde acquifere, dell'aria, dei terreni
e del mare.
Le nostre autorità vorrebbero continuare questo
scempio ambientale costruendo 5 nuovi inceneritori, che produrranno
sostanze altamente nocive e inquinanti, come diossina e polveri fini ed
ultrafini (nanoparticelle). Queste emissioni possono entrare nei
tessuti organici, generando tumori, problemi immunitari e persino
alterazioni del DNA nei bambini. Inoltre, gli inceneritori producono
sostanze non ancora studiate, che vengono generate dalla combustione.
L’Agenzia governativa di protezione ambientale americana
(l’EPA) ha calcolato che il 90% delle emissioni degli
inceneritori non sono state studiate e identificate con chiarezza.
Sull'autorevole rivista scientifica Stroke, da recente è
stato pubblicato uno studio che dimostra che le polveri emesse dagli
inceneritori possono provocare l'ictus cerebrale.[9] Altri studi,
effettuati dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità, provano che le microparticelle possono provocare
malattie respiratorie, cardiovascolari e cancro al polmone.
L'inceneritore è un Killer "legale", non considerato
responsabile per le persone che uccide, e una macchina per far soldi.
E' una falsa soluzione alla distruzione dei rifiuti, e
deresponsabilizza le industrie, facendo credere che fare prodotti che
creano molta spazzatura possa essere accettato.
L'inceneritore non è nemmeno la soluzione
più economica, al contrario, è la più
costosa. La scelta del nostro governo può dunque essere
compresa soltanto all'interno dell'esistenza del sistema camorristico,
che detta la sua legge. Esistono soluzioni alternative, assai
più economiche, e che proteggono l'ambiente. Ad esempio,
è stato messo a punto il Trattamento Meccanico Biologico
(Tmb), che non prevede combustione, e dunque non produce sostanze
altamente tossiche. Tale sistema, che permette anche di tagliare i
costi, è attualmente utilizzato con successo in alcuni
paesi, come l'Australia, la Germania , l'Austria, l'Olanda e il Regno
Unito.[10] Questo procedimento prevede la triturazione dei rifiuti e il
vaglio attraverso varie misure e passaggi davanti a magneti, in modo
tale da separare i rifiuti e poterli in parte recuperare. In questo
modo, si riciclano tessuti, carta, legno, metalli, ecc.
Utilizzando questo metodo, l'Austria, l'Olanda e la Norvegia riciclano
almeno il 40% dei rifiuti, mentre la Svizzera oltre il 50%.
La costruzione di inceneritori a spese dello Stato
è una truffa, oltre che una beffa per i cittadini italiani,
che devono pagare gli impianti e subirne le conseguenze devastanti.
La truffa è stata quella resa possibile dal
Decreto Legislativo 79/1999, integrato col Decreto Ministeriale dell'11
novembre 1999, che obbligava tutti noi a pagare (nelle bollette) i
cosiddetti Cip6 cioè gli incentivi statali per la produzione
di energia da fonti rinnovabili, ma faceva entrare nel contesto,
paradossalmente, anche gli inceneritori. In tal modo, sono finite nelle
tasche di alcuni imprenditori miliardi di euro, per la costruzione di
inceneritori in varie parti d'Italia, che avvelenano l'ambiente, nella
disinformazione generale.
Quando la truffa del Cip6 è saltata alla cronaca,
l'Unione Europea ha emanato ben quattro procedure d'infrazione
(2004/43/46, 2005/50/61, 2005/40/51 e 2005/23/29). L'idea del Cip6 era
nata per incentivare le fonti rinnovabili (sistema eolico e
fotovoltaico), ma in realtà soltanto il 19,6% è
andato realmente a queste fonti. Tutto il resto è andato
nelle tasche di imprenditori di pochi scrupoli, che hanno costruito gli
inceneritori. Spiega Angelo Bonelli, capogruppo alla Camera del Sole
che ride:
"Quella dei Cip6 è una vera truffa, valsa nel
2005 ben 3 miliardi di euro sottratti alle fonti rinnovabili
consentendo di bruciare petrolio e rifiuti, una cosa che accade solo in
Italia e portandoci infrazioni a iosa. Se gli inceneritori di rifiuti
nel mercato non si reggono da soli è evidente che il sistema
non regge. Oltretutto i cittadini pagano con la tassa sui rifiuti, non
si può avere un sistema imprenditoriale finanziato con i
soldi dei cittadini... Un impianto che tratti 160.000 tonnellate di
rifiuti l'anno lavorando per 5.000 ore prende 20 milioni di euro ogni
anno per 8 anni grazie al Cip6. Così son bravi tutti a fare
gli imprenditori".[11]
Non c'è alcuna lotta delle nostre
autorità contro le attività mafiose, al
contrario, viene punita e penalizzata la gente comune,
perché vuole liberarsi dal potere camorristico e non vuole
vivere in un ambiente malsano.
Alcuni politici ammettono apertamente le
complicità fra Stato e mafia. Ad esempio, il leader dell'Udc
Pier Ferdinando Casini, durante un convegno su Legalità e
Sicurezza, nel novembre dello scorso anno, ebbe a dire: "Non facciamo i
nomi e i cognomi perché spetta alla magistratura farli, ma
sappiamo che dietro fenomeni come quello dell'emergenza rifiuti
c'è una subalternità alla camorra".[12] Il
Sindaco di Napoli, Rosa Iervolino Russo, ha reagito querelandolo.
La situazione della Campania è oggi una vetrina
del livello di corruzione e di immoralità che le nostre
autorità hanno raggiunto, e di come esse non si fanno
scrupoli a mettere in pericolo la vita e la salute dei cittadini, pur
di assecondare poteri illegali e antidemocratici.
Lo spettacolo che i nostri governanti e parlamentari stanno
offrendo, e le politiche che attuano, hanno distrutto il turismo,
interi settori dell'economia locale e l'ambiente.
Il commissario Bertolaso ha avuto la funzione di tirare
avanti una situazione pazzesca, per costringere ad accettare la
costruzione dei nuovi impianti di incenerimento. La gara d'appalto per
la costruzione degli inceneritori era di 4,5 miliardi di euro,
ciò nonostante, stranamente, non si è presentato
nessuno ed è rimasta soltanto la Fibe , che era stata in un
primo tempo allontanata perché accusata di
complicità con la camorra.
Il decreto del governo Prodi impone l'apertura delle
discariche contro la volontà dei cittadini, utilizzando
ampiamente la polizia, i carabinieri e l'esercito, per aggredire i
presidi dei Comitati di Lotta, al fine di terrorizzare e scoraggiare il
proseguimento delle proteste. Ciò è
avvenuto, ad esempio, a Serre e a Nocera Superiore. A Serre i
cittadini, che protestavano per la vicinanza della discarica ad un'oasi
protetta, si sono trovati contro 1000 poliziotti antisommossa.
Occorre ricordare che le zone di Serre, Giugliano, Qualiano
e Villaricca sono quelle in cui c'è un'incidenza molto alta
di tumori.
Nel nostro paese, dall'inizio degli anni Novanta,
anziché seguire il principio delle "4 R" (riduzione,
riutilizzo, recupero di materia e recupero di energia), è
stato considerato soltanto il recupero dell'energia. Sono stati creati
impianti per produrre del "combustibile derivato dai rifiuti" (Cdr), e
si è imposta l’idea di creare inceneritori (detti
anche termovalorizzatori), per bruciare i rifiuti e ottenere energia.
Ma si è capito che questo modo di affrontare il problema era
uno dei peggiori.
I cittadini campani chiedono la tutela della salute e
dell'ambiente, e in molti comuni, come Visciano, Cimitile, Nola,
Comiziano, Casamarciano, San Paolo Belsito e Cicciano, hanno protestato
perché le discariche non erano state messe a norma.
Le proteste vanno ancora avanti, appoggiate da altri
cittadini vittime della stessa arroganza, come i No Tav della Val di
Susa, i centri sociali, gli ambientalisti, ecc.
Moltissimi sindaci hanno sostenuto la popolazione, ad
esempio, Salvatore Vozza, sindaco di Castellammare di Stabia e
Francesco Russo, sindaco di Frattamaggiore.
Anche il sindaco di Serre, Palmiro Cornetta, si è
messo dalla parte dei cittadini, e ha denunciato
l'aggressività delle forze dell'ordine contro la popolazione
inerme: "da oggi la cittadinanza è in guerra contro lo
Stato", ha dichiarato stupefatto. L'11 maggio scorso, contro la
popolazione di Serre, hanno scatenato mezzi blindati di carabinieri e
polizia, oltre al 21° Genio guastatori di Caserta, reduci della
missione Antica Babilonia in Iraq. Oltre 2.000 persone, per resistere,
formarono una catena umana. I manifestanti dichiararono: "La carica
dell'esercito a Serre è imminente. Siamo fuori da ogni patto
democratico. Un decreto legge ha dato a Bertolaso il potere di
scavalcare la sentenza della magistratura di Salerno e intervenire con
l'esercito per realizzare una discarica da 700 mila tonnellate a 250
metri dal fiume Sele, l'unico ancora non inquinato in Campania. Una
popolazione inerme è qui, pronta a resistere fino alla
fine".
Un appello via Internet ha avvertito numerosi giovani, donne
e anziani dei comuni vicini, che giunsero ad unirsi ai manifestanti. Si
formò anche una delegazione che creò un presidio
sotto la sede della Prefettura.
La popolazione si unì a costituire uno scudo
umano e tentò di parlare con le "forze dell'ordine" per
sensibilizzarle alla lotta, facendo presente che la tutela
dell'ambiente è anche nel loro interesse.
Alle 7,15 del 12 maggio, i manifestanti vennero
selvaggiamente pestati, persino i bambini, che scesero da uno scuolabus
per unirsi ai manifestanti, vennero trattati con ostilità e
caricati su camion dell'esercito. Col passare delle ore, l'attacco si
fece sempre più violento, fino al pestaggio con scudi e
manganelli. Intanto un elicottero controllava la situazione per
informare il governo in tempo reale. La battaglia sul campo
durò più di due ore. Alle 9,30, il ministro
dell'Interno Giuliano Amato annunciava che "il capo della polizia mi ha
riferito che non ci sono state cariche", mentre in realtà
numerose persone erano state aggredite e ferite, e le ruspe del genio
militare avevano iniziato i lavori.
Alle 14,30 vennero apposti i sigilli e posta l'area sotto
sequestro perché si sostenne che "mancano i progetti, manca
la valutazione di impatto ambientale e manca anche la notifica
dell'ordinanza commissariale".
Tuttavia, le "forze dell'ordine" militarizzarono la zona,
suscitando ovvie reazioni della cittadinanza, che gridava slogan di
vario genere: "Via l'esercito dalla nostra terra. Vogliamo l'oasi non
la guerra", "Serre non si tocca, raccolta, raccolta differenziata",
"Con Bertolaso alla camorra la porta è aperta", "13 anni di
emergenza è ora di fare la resistenza", "Afghanistan, Irak,
Serre risolvete tutto con le guerre", "Discariche, inceneritori e
camorra fuori dai nostri territori", "L'oasi di Serre non si tocca la
difenderemo con la lotta", "Dimissioni, dimissioni" (di Bertolaso e
Bassolino).[13]
In seguito alla "battaglia di Serre", il governo ha spostato
la costruzione della discarica a Macchia Soprana (Salerno). Dovrebbero
occorrere almeno due mesi per la costruzione della discarica,
cosicché il governo, nel frattempo, come previsto dal
decreto legge n. 61, può requisire e utilizzare le cave o
discariche illegali sequestrate dalla magistratura.
Per confondere le acque, e non far capire la sconcertante
realtà ai cittadini, le nostre autorità si
mettono anche a litigare fra loro, impuntandosi su "dove" deve essere
fatto il sito. Ad esempio, Bertolaso si è espresso contrario
al sito a Macchia Soprana, per non dare ad intendere che
è l'intera situazione ad essere assurda e inaccettabile. Il
sito di Macchia Soprana è stato contestato anche dal
ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.
I cittadini campani continuano a protestare contro
l'apertura degli inceneritori, presidiando i siti scelti dal governo.
Le proteste contro la costruzione degli inceneritori non
hanno riguardato soltanto la Campania. Ad esempio, a Forlì,
quattrocento medici hanno sottoscritto un documento per impedire il
raddoppio degli inceneritori costruiti a Hera e a Mengozzi. Alcune
associazioni, come Medici per l’Ambiente, hanno prodotto
documenti che denunciano la truffa degli inceneritori, e che andrebbero
diffusi su tutto il territorio nazionale. Tutti gli italiani dovrebbero
sapere che mentre nel resto del mondo gli inceneritori vengono chiusi
per essere soppiantati con metodi più rispettosi
dell'ambiente e della salute, il nostro governo costringe i cittadini
ad accettare sul loro territorio fonti di distruzione e di malattie,
ovvero di accettare il loro stesso sterminio.
L'operato del governo è contrario alla normativa
UE 2001/77/CE, che disincentiva il fenomeno degli inceneritori,
inducendo i paesi europei a tassare coloro che vorrebbero costruire
impianti per l'incenerimento dei rifiuti.
Oggi l'Italia è l'unico paese a sovvenzionare
inceneritori, permettendo ad alcune persone di avere alti profitti
sulla pelle dei cittadini. Senza questi sussidi nessun impianto
verrebbe costruito. Tutto questo si sta imponendo agli italiani anche
con l'utilizzo dell'esercito. Qualcuno spieghi cosa c'è di
diverso fra la situazione attuale di dominio autoritario e distruttivo
e la vecchia dittatura fascista. A mio avviso, la sola differenza sta
nella rassicurante illusione degli italiani di essere "liberi e
informati".
Antonella Randazzo
[1] A questo proposito si veda www.report.rai,it
[2] La Repubblica , 22 maggio 2007.
[3] La Stampa , 7 ottobre 2006.
[4] Adnkronos/aki, 22 maggio 2007.
[5] La Repubblica , 22 maggio 2007.
[6] La Repubblica , 23 maggio 2007.
[7]
http://attacfoggia.wordpress.com/2006/12/01/%c2%able-ecomafie-sono-un-contropotere-eversivo%c2%bb/#more-540
[8] "Morire di diossina nel paese dei rifiuti", La Stampa , 12 maggio
2007.
[9] http://stroke.ahajournals.org/cgi/content/full/38/3/918
[10] Per approfondire si veda la ricerca di Greenpeace "Gestione dei
rifiuti a freddo". www.greenpeace.org/raw/content/italy/
ufficiostampa/rapporti/gestione-rifiuti-a-freddo.pdf -
[11] http://www.aprileonline.info/1548/quel-cip6-che-non-muore-mai
[12] www.osservatoriocamorra.org
[13] http://www.pmli.it/prodiordinasgomberoserre.htm
Tratto da: disinformazione.it
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.