I palestinesi come pellerossa
(nuove considerazioni)
Giancarlo Soravia
07/07/2006
Giorni fa mi
è capitato di paragonare le sofferenze dei
palestinesi sotto il tallone israelita al destino degli indiani
d’America, chiusi in riserve sempre più
piccole, privati a poco a poco delle basi economiche della loro vita
(nel caso, attraverso il furto di terreni e lo sterminio
deliberato del bisonte, oggi animale semi-estinto), strangolati e
soffocati dai nuovi padroni della terra.
Era un’osservazione fatta di sfuggita.
Adesso un lettore precisa questo concetto, con una serie
agghiacciante
di paralleli.
Paragonare i palestinesi ai pellerossa non è una
semplice
metafora: ricevono lo stesso trattamento, in base alla stessa ideologia
del dominatore, e alla stessa ipocrisia occidentale.
In forma di lettera le considerazioni che seguono sono state
inviate al
«maggior quotidiano italiano», senza ottenere,
naturalmente, né riscontro, né risposta.
Maurizio Blondet
L’attuale «escalation» nella
guerra
antipalestinese da parte di Israele, la fa sinistramente sempre
più assomigliare alla guerra contro le tribù
indiane da parte degli Stati Uniti d’America nell’
800.
Bisogna premettere che verso il 1840 fu proclamata, in
America, la
teoria denominata «Manifest Destiny», per cui il
Paese doveva essere assegnato ad una sola parte, naturalmente la
migliore, per razza, religione, ecc., e gli americani si dedicarono con
zelo alla sua realizzazione.
Analogamente, in Israele, si fa riferimento alla biblica
«dazione perpetua» del Paese da parte di Dio al Suo
popolo eletto.
Questa identità nei principi costitutivi dei due
Stati,
contribuisce inoltre, a mio avviso, a comprendere le profonde ragioni
della ferrea alleanza tra America e Israele.
Entrambe pretendono di avere un «manifest
destiny»
a sfondo religioso fondamentalista.
Lo storico britannico Arnold Toynbee ha rilevato la
differenza con cui
gli spagnoli cattolici trattarono le popolazioni indie, convertendole -
la regina Isabella chiarì subito che quelli erano uomini, e
avevano un’anima - e il trattamento che gli anglosassoni
protestanti riservarono ai loro indiani.
Quei coloni, protestanti, si ritenevano «il vero
Israele» e leggevano nella Bibbia le prescrizioni su come
trattare i nemici, gli «amaleciti», i
«cananei» che già abitavano nella terra
«promessa» ai bianchi: ucciderli tutti fino
all’ultimo, senza alcun tentativo di integrazione.
Altre analogie che si possono riscontrare fra il trattamento
dei
pellerossa e quelli dei palestinesi sono:
- sistematica violazione di tutti i patti sottoscritti
(oggi: accordi
di Oslo e risoluzioni ONU rimangono lettera morta);
- cattura e detenzione dei capi nemici;
- enorme sproporzione militare tra l’ esercito da
una parte
ed i combattenti avversari dall’altra;
- nemici ritenuti non legittimi combattenti, ma
«ribelli», selvaggi e incivili (oggi:
«terroristi»).
Resta da considerare il giudizio sugli attacchi ai civili,
di allora e
di oggi, generalmente portati in ritorsione di altri attacchi ai civili.
La legge americana condannava all’impiccagione
l’indiano che uccideva un bianco, ma lasciava impunito il
bianco che uccideva un indiano.
Per la legge israeliana, trova posto come minimo una
differenza nella
severità di giudizio, nel caso del palestinese che uccide un
israeliano e viceversa.
Il premier israeliano Olmert ha dichiarato: «le
vite e il
benessere degli abitanti di Sderot (sobborgo ebraico oltre il Muro)
sono più importanti della morte di decine di palestinesi
innocenti»;
- creazione nell’etnia avversaria di fazioni ed
entità collaborazioniste (oggi:
«moderate»);
- concentramento della popolazione nemica (oggi i
palestinesi vivono,
specialmente a Gaza, in campi di concentramento a cielo aperto).
- Maltrattamenti di ogni genere (oggi: blocco finanziario,
divieto di
cambiare assegni esteri, chiusura dei valichi e
dell’aeroporto, distruzione di infrastrutture civili,
demolizione di case, lancio di missili contro automobili e contro
bagnanti, confisca di terre, isolamento di villaggi, devastazione di
colture, sarcastica prescrizione di «cura
dimagrante» all’intera popolazione, piccole
angherie come costringere un pover’uomo a suonare il violino
ad un posto di blocco, ecc. ecc.);
- stragi: Sabra e Chatila può essere paragonata a
Wounded
Knee, con una sola differenza: a Sabra e Chatila non c’era la
neve.
Come si sa, la guerra anti-indiana finì con la
totale
sconfitta degli indiani stessi, tra la totale indifferenza del mondo.
Come finirà per i palestinesi, è
difficile
prevederlo, ma l’indifferenza per la loro sorte mi sembra
identica.
Per la verità, a differenza di allora, oggi
esiste un
organismo internazionale che per statuto dovrebbe intervenire, e
cioè l’ONU, ma la sua scandalosa inerzia o
paralisi è sotto gli occhi di tutti.
Esiste anche un’entità che potrebbe
almeno
condannare, e cioè la Chiesa Cattolica, ma il suo
silenzio appare a tutti altrettanto evidente.
Giancarlo Soravia
Tratto da: www.effedieffe.com
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