Il termine "terrorismo" è stato coniato nell'Ottocento, ad
indicare gli indigeni coloniali che si opponevano alla violenza e al
dominio delle autorità europee in Africa e in Asia.
Le oligarchie europee, per preservare il potere assoluto sulle terre
coloniali, elaborarono il progetto di sterminare i popoli indigeni che
non si fossero completamente sottomessi. Tutti coloro che cercavano di
liberare il proprio paese dalla morsa coloniale erano considerati
"terroristi" o "pericolosi ribelli" e, dato che risultavano inutili o
dannosi al progetto imperiale, dovevano essere uccisi.
Le autorità tedesche decisero di sterminare gli Herero
quando si resero conto che erano sempre più riluttanti a
farsi sfruttare. Il Generale Lothar von Trotha, responsabile del
genocidio, commesso fra il 1904 e il 1907, scrisse: "Io credo che la
nazione come tale (gli Herero) debba essere annientata, o, se questo
non è possibile con misure tattiche, debba essere espulsa
dalla regione con mezzi operativi ed un ulteriore trattamento
specifico... L'esercizio della violenza fracasserà il
terrorismo e anche se con raccapriccio fu ed è la mia
politica. Distruggo le tribù africane con spargimento di
sangue e di soldi. Solo seguendo questa pulizia può emergere
qualcosa di nuovo, che resterà".[1]
I crimini contro gli Herero furono attuati anche per provare che
l'impero tedesco era forte, e dunque aveva potere di vita o di morte.
Una Relazione dello Stato Maggiore tedesco diceva: "Von Trotha
capì che la rivolta fu il primo segno di una guerra di razza
che avrebbe sfidato tutti i poteri coloniali in Africa. Ogni cedimento
quindi da parte dei tedeschi avrebbe dato ulteriore alimento al
movimento etiopico secondo il quale l'Africa appartiene solo agli
africani. La guerra deve continuare finché ci
sarà il pericolo di una nuova resistenza degli Herero".[2]
Come le autorità tedesche, anche quelle inglesi, francesi,
belghe, italiane, portoghesi e spagnole, di fronte a popolazioni
indigene che non volevano sottomettersi, reagivano definendole
"terroriste" e attuavano veri e propri genocidi, costruendo lager e
riducendo alla fame. Utilizzavano il potere economico acquisito
attraverso il saccheggio delle risorse e delle terre indigene.
Decidendo cosa coltivare nelle terre africane e privando gli indigeni
di tutte le risorse del loro paese, costringevano milioni di persone a
morire di fame, come accade anche oggi.
I casi di sterminio di popolazioni definite "terroriste",
perché non accettavano la sottomissione coloniale, sono
tantissimi. Ad esempio, nel 1953, si ebbe in Kenya la rivolta della
tribù dei Kikuyu (Mau Mau), che rivendicava le terre dei
padri. Il Kenya era nato come un protettorato britannico, e nel 1920,
in seguito alla massiccia immigrazione inglese nelle terre
più fertili (White Highlands), divenne Colonia del Kenya. La
colonizzazione inglese aveva sottratto le terre coltivabili agli
autoctoni, riducendoli in miseria. Cacciati dalle loro terre, i Mau Mau
furono costretti a vivere nelle riserve, ridotti a pura manodopera a
basso costo per i coloni inglesi. I Kikuyu decisero di lottare
pacificamente per ottenere almeno parte delle loro terre, e per
ritornare ad avere una relativa indipendenza. La reazione inglese fu
feroce: senza pensare nemmeno lontanamente ad un accordo, le
autorità inglesi considerarono immediatamente "terroristi" i
Mau Mau, iniziando una massiccia propaganda contro di loro, e
preparando una feroce repressione. La guerra, spacciata per "lotta al
terrorismo", fu di una crudeltà inaudita, e si valse anche
della tortura, delle violenze sessuali e di ogni genere, del massacro
con armi di vario tipo e della deportazione nei lager. I Mau Mau erano
descritti come potenti terroristi dai servizi segreti inglesi. Ad
esempio, in un rapporto stilato nel dicembre del 1954, leggiamo:
"Le ultime settimane di novembre sono state le migliori sia in termini
di perdite inflitte ai Mau Mau sia per quanto riguarda le perdite
avute, le armi sequestrate, gli avversari che si sono arresi, e i furti
dei Mau Mau si sono ridotti. In Dicembre non ci sono state operazioni
importanti da ricordare. Le bande sembrano essersi ritirate nelle
foreste e una di queste è stata attaccata con successo a
un'altitudine di 10.000 piedi sulle brughiere del monte Kenya. Un
elicottero della RAF ha operato ad altezze che finora erano ritenute
impraticabili per quel tipo di mezzo. Dall'inizio dell'anno fino al 30
novembre 4460 terroristi sono stati uccisi dalle Forze di Sicurezza e
524 sono stati giustiziati in seguito a processo."[3]
In realtà, erano i Mau Mau ad essere continuamente
terrorizzati dagli inglesi, e in migliaia, anche donne e bambini,
furono rinchiusi in campi di concentramento e torturati con
l'elettrochoc[4].
Per terrorizzare quanto più possibile, le
autorità inglesi assoldarono il feroce dittatore
Idi Amin, che commise a danno dei Mau Mau una serie interminabile di
torture, persecuzioni ed esecuzioni sommarie, anche di donne e bambini.
Per queste "imprese", considerate dalle autorità britanniche
come "eroiche", Amin venne elogiato e promosso a "Signore", che era il
grado più alto che il soldato indigeno poteva avere.
La studiosa Caroline Elkin, nell'opera Britain's Gulag,[5] denuncia gli
orrori che gli inglesi commisero nei villaggi dei Kikuyu e nei campi di
concentramento allestiti per contrastare la resistenza dei Mau Mau.
Dalle testimonianze di almeno 300 sopravvissuti, emerge un quadro
terrificante di impiccagioni, pestaggi, torture, stupri collettivi e
violenze fatte per terrorizzare i villaggi. Il bilancio dei "gulag
britannici" viene quantificato come superiore ai 100.000 morti. I
soldati inglesi ricevevano 5 scellini (circa 7 euro) per ogni Kikuyu
ucciso, e spesso le membra squartate degli indigeni venivano inchiodate
nei segnali stradali, come deterrente per gli altri patrioti. La Elkin
riporta testimonianze agghiaccianti: "Ci chiamavano maledetti Mau Mau e
ci dicevano che meritavamo tutti di morire".[6]
Alle guardie inglesi, per fare in modo che diventassero crudeli verso i
Kikuyu, veniva detto che questi ultimi erano feroci cannibali, e che se
non li avessero uccisi li avrebbero divorati. La studiosa riporta altri
fatti terribili: "Ora sono convinta che alla fine del dominio coloniale
in Kenya ci sia stata una campagna sanguinosa per eliminare il popolo
Kikuyu, una campagna che lasciò decine di migliaia, forse
centinaia di migliaia di morti... Per molti bianchi in Kenya
[…] i Mau Mau non appartenevano alla razza umana; erano
animali sporchi e malati che potevano contagiare il resto della
colonia, la cui sola presenza minacciava di distruggere la
civiltà in Kenya. Dovevano essere eliminati."[7]
Durante la guerra, ogni Kikuyu era considerato sospetto, anche donne,
bambini e vecchi, e molti vennero sottoposti a "screening"
(interrogatorio), una parola che a tutt'oggi i sopravvissuti hanno il
terrore di pronunciare.
Durante lo screening venivano torturati, straziati e spesso uccisi. Gli
interrogatori avevano lo scopo principale di creare un clima di
terrore, e di ottenere informazioni sui combattenti Mau Mau. Tutte le
persone sospette subivano torture, venivano frustate, bruciate,
picchiate, sodomizzate, costrette a mangiare feci e a bere urina,
castrate. Le donne venivano stuprate con oggetti, serpenti o bottiglie
di birra rotte.
La propaganda inglese diceva che i campi erano istituiti allo scopo di
"riabilitare", ma in realtà l'obiettivo era lo sterminio.
Le autorità inglesi, oltre a propagandare una
realtà assai diversa da quella vera, cercarono di cancellare
ogni traccia dei crimini, come testimonia John Nottingham, un
funzionario britannico in Kenya: "Il governo britannico, alla vigilia
della decolonizzazione in modo esteso e deliberato ha distrutto gran
parte della documentazione relativa ai campi di detenzione e ai
villaggi recintati. Io stesso, come commissario del distretto di Nyeri,
ricevetti l’ordine di distruggere tutti i documenti che anche
lontanamente riguardavano i Mau Mau, e sapevo che altri funzionari
avevano ricevuto e obbedito a simili ordini."[8]
Nel periodo della guerra ai Kikuyu, i giornali inglesi diffondevano
notizie che descrivevano i Mau Mau come selvaggi e sanguinari, che
massacravano gli inglesi. Si soffermavano soltanto sulla "barbarie" dei
Kikuyu, e nessuna notizia trapelava sui crimini inglesi, come avviene
oggi nelle guerre scatenate dalle autorità anglo-americane.
I Mau Mau combattenti erano circa 15.000, e si rifugiavano nelle
foreste vicine al Monte Kenya e agli Aberdares. Alla fine del 1955, il
Movimento dei Mau Mau venne sconfitto, 13.500 combattenti erano stati
uccisi, mentre gli inglesi caduti erano circa 100. Nei lager, sotto
tortura o nelle esecuzioni sommarie, erano morti almeno 90.000 civili
Kikuyu. Il governatore, alla fine della guerra, così
giustificò il massacro dei Mau Mau: "L’obbiettivo
che ci siamo prefissati è di civilizzare una grande massa di
esseri umani che versano in uno stato morale e sociale primitivo".[9]
C'era nelle autorità britanniche un forte senso di
superiorità, che faceva loro credere di essere legittimate a
commettere ogni crimine contro coloro che definivano "terroristi". I
governi inglesi non hanno mai ammesso i crimini commessi nelle colonie,
e non hanno mai chiesto scusa a nessuno, al contrario, hanno cercato di
occultare i crimini o di giustificarli, e a tutt'oggi credono di avere
diritto di uccidere tutti coloro che avversano il loro dominio.
Anche oggi il termine "terrorista" viene utilizzato dagli
anglo-americani con la stessa accezione del periodo coloniale, anche se
la propaganda divulga un significato diverso, per occultare la vera
strategia di dominio neocoloniale. I mass media occidentali inducono a
credere nell'esistenza di un nemico dell'Occidente, identificato come
"estremista islamico combattente", ossia "terrorista". In
realtà, i gruppi terroristici estremisti sono formati,
addestrati e finanziati dalle stesse autorità
anglo-americane, allo scopo di criminalizzare i dissidenti, di
reprimere e di giustificare ogni guerra.
Terrorizzare i popoli sottomessi era un metodo di dominio ritenuto
valido dall'inizio del colonialismo. Ad esempio, Winston Churchill
considerava indispensabile utilizzare gas tossici contro gli indigeni
coloniali, perché ciò "avrebbe seminato un grande
terrore". Egli sapeva che un popolo impaurito è incline alla
sottomissione o risulta troppo debole per lottare efficacemente contro
l'oppressore.
I gruppi terroristici utilizzati oggi dall'élite dominante,
sono addestrati e finanziati dai servizi segreti americani, europei e
israeliani. Ad esempio, in Algeria, dal 1994 al 1996 si ebbero molti
attentati terroristici organizzati dai Gruppi Islamici Armati (Gia) e
dal Movimento Islamico Armato (Mia), che venivano considerati affiliati
ad al Qaeda e nemici dell'Occidente, ma in realtà erano
controllati e finanziati dalla Cia e da altri servizi segreti
occidentali. Il capo del Gia era Sid Mourad, un agente addestrato dalla
Cia ai tempi dei combattimenti in Afghanistan contro i russi. Le
autorità statunitensi, appoggiate da quelle europee,
utilizzando la maschera dell'integralismo islamico, terrorizzavano la
popolazione algerina, per costringerla ad accettare l'assetto
neocoloniale, che vedeva le ricchezze del paese nelle mani delle
corporation straniere. Negli anni Novanta, giornali francesi come Le
Figaro e Le Parisien, fecero emergere i collegamenti fra terroristi del
Gia e i governi di Parigi e Londra. Le Figaro scrisse:
Le tracce di Boualem Bensaid, capo del Gia a Parigi, conducono in Gran
Bretagna. La capitale britannica ha funzionato da base logistica e
finanziaria per i terroristi.[10]
In Algeria, nel 1991, in seguito all'annullamento delle regolari
elezioni e all'arresto degli eletti del Fronte Islamico di Salvezza
(Fis), venne insediato dalle autorità occidentali un governo
fantoccio, affinché le corporation occidentali potessero
continuare ad appropriarsi delle risorse del paese. Per piegare la
popolazione si organizzava ogni tipo di azione criminale, ad esempio,
alcuni elementi dei gruppi terroristici che si spacciavano per
"integralisti islamici" andavano nelle case vestiti da mujaheddin, a
chiedere asilo, ma chi li accoglieva veniva ucciso. Un ex agente
algerino, nel 1998, confessò:
E' l'esercito il responsabile dei massacri, è l'esercito che
ha compiuto i massacri: non i soldati di leva, ma un'unità
speciale sotto gli ordini dei generali. Va ricordato che stanno
privatizzando le terre, e le terre sono molto importanti. Bisogna prima
cacciare la gente dalla loro terra per poterla acquistare a basso
prezzo. E poi ci deve essere una certa dose di terrore per governare il
popolo algerino e rimanere al potere. Secondo un detto cinese
un'immagine vale mille parole. Non potrei sopportare l'immagine di una
ragazza con la gola tagliata. Non saprei tenere per me quello che ho
visto accadere. Ho figli, provate a pensare che cosa quella ragazza
deve aver sofferto, gli ultimi dieci secondi della sua vita devono
essere stati orribili. Credo che sia nostro dovere parlare di queste
cose. Io parlo oggi nella speranza che altri facciano lo stesso,
così che le cose cambino e questi assassinii abbiano
fine.[11]
Fra il 1993 e il 2000 furono uccisi almeno 30.000 algerini, e oltre
10.000 furono feriti. I gruppi terroristici addestrati dalla Cia
cooperavano col governo fantoccio, che riceveva denaro e armi dagli
occidentali. Fra le persone massacrate dal Gia figuravano anche diversi
prelati, oltre a dissidenti e cittadini comuni.
Fatti analoghi sono avvenuti o avvengono in tutti i paesi controllati
dalle autorità occidentali, come la Turchia , l'Egitto, la
Thailandia , la Birmania , l'Indonesia, il Pakistan ecc.
Oggi, dunque, il "terrorismo" denunciato è la legittima
resistenza delle popolazioni piegate al dominio delle
autorità occidentali, mentre al Qaeda e molte altre
formazioni realmente terroristiche sono al soldo di Washington e
operano per terrorizzare le popolazioni e uccidere i dissidenti. Anche
l'estremismo religioso viene utilizzato in molti paesi per ridurre i
popoli alla passività. Lo studioso francese André
Prenant spiegò l’utilizzo dei gruppi estremistici
contro la popolazione:
Le distruzioni e i massacri del terrorismo islamico (sono manipolate)
da sostenitori legati tanto al regime di stato quanto al neoliberismo,
quello della borghesia algerina come delle multinazionali,
con beni al sole nelle capitali occidentali, in particolare a Londra.
Costoro strumentalizzano un senso dell’identità
che vogliono confondere con l’Islam come speranza per
reclutare gli emarginati del sistema, in particolare nelle periferie.
La violenza utilizzata fin dagli anni 1980 fa parte di una strategia
del terrore, di matrice fascista. Ha preso di mira prima del 1995
sindacalisti e intellettuali, artisti, giornalisti, scrittori o
universitari che la combattevano; poi, oltre agli stranieri non
musulmani, la massa di uomini, donne, bambini, di quelli che le
disubbidivano lavorando, votando, studiando, in particolare nelle
campagne isolate… Questo terrorismo, lo si sa meno, ha anche
distrutto unità produttive pubbliche, ma mai le
infrastrutture private appartenenti al grande capitale straniero. Si
accanisce contro le istituzioni pubbliche scolastiche, sanitarie e
sociali, in convergenza con la loro destabilizzazione da parte della
speculazione mafiosa e del risanamento strutturale. La morte di 36 mila
civili in sei anni, senza contare quelli di polizia ed esercito,
secondo le statistiche ufficiali, ne è l’effetto
più drammatico.[12]
Con l'accusa generica di "terrorismo", sono state fatte sparire
migliaia di persone in molti paesi del Terzo Mondo, di cui non si
è saputo più nulla.
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna dicono di essere in "guerra contro
il terrorismo", ma quando, nel 1994, le Nazioni Unite approvarono la
risoluzione 49/60, e nel 1996, la 51/210, che invitava a sconfiggere il
terrorismo attraverso le indagini sui finanziamenti alle
attività terroristiche, glissarono. Oggi anche la rivista
Executive Intelligence Review denuncia chiaramente che
l’Inghilterra è un “paese da mettere
sulla lista degli stati che promuovono il terrorismo
islamico”.
Gli anglo-americani utilizzano il terrorismo come un mezzo per
spaventare e per reprimere i popoli, e i terroristi sono a loro
servizio, e non contro di loro, come vorrebbero far credere. La "guerra
al terrorismo" è in realtà una guerra contro le
aree più povere del continente, che sono state rese tali da
un gruppo di persone, che creando povertà ha acquisito un
potere economico e finanziario enorme, e lo utilizza per continuare ad
attuare guerre e genocidi. I popoli sfruttati e vessati cercano di
combattere per i loro diritti, ma vengono marchiati come "terroristi" e
perseguitati. Le autorità europee e statunitensi attuano una
massiccia propaganda, che induce a credere che il terrorismo sia un
pericolo per l'Occidente, e che i popoli musulmani avrebbero
organizzato una guerra per contrastare il potere americano. Ma se
così fosse, come mai nessuna autorità americana
è mai stata uccisa? Come mai molti terroristi sono
stipendiati dalla Cia e entrano ed escono liberamente dagli Stati
Uniti? Come mai la maggior parte delle vittime del terrorismo sono
musulmane o povere?
Il terrorismo viene ampiamente utilizzato dalle autorità di
Washington anche per piegare la popolazione irachena. In Iraq, gli Usa,
oltre a fomentare divisioni, rafforzano l'integralismo islamico. Ad
esempio, finanziano segretamente le milizie di Moqtada Al-Sadr, che
è un leader dell'integralismo sciita convinto di dover
scatenare un'ondata di proibizioni contro gli iracheni. Tali
proibizioni riguardano quasi tutti gli aspetti dell'esistenza umana,
dall'abbigliamento, alle bevande alcoliche, con pene corporali che
vanno dalla fustigazione alla pena di morte. Si tratta dell'assetto
imposto già alle popolazioni arabe in Arabia Saudita, in
Kuwait e in altre dittature compiacenti verso gli Stati Uniti.
Dunque l'estremismo islamico e il terrorismo sono strumenti utilizzati
dagli Stati Uniti anche al fine di opprimere e piegare l'orgoglioso
popolo iracheno, che prima dell'occupazione era il popolo arabo meno
legato all'ortodossia islamica. Prima che le autorità
americane si accanissero per distruggerlo, l'Iraq era un paese
industrializzato, con un forte sviluppo del settore sanitario e
scolastico, che valse al governo iracheno ben tre medaglie
dell’Unesco. Anche se il popolo iracheno non era libero ma
oppresso dalla dittatura di Saddam, nel 1991, l’Iraq era
l’unico paese del Medio Oriente che poteva vantare uno
sviluppo paragonabile a quello europeo. La scuola era gratuita per
tutti, le strutture sanitarie erano di alta qualità, e le
donne avevano raggiunto una certa libertà e considerazione
sociale e politica. Oggi oltre il 70% degli iracheni non ha
più nemmeno l'acqua potabile e l'energia elettrica, e la
sanità pubblica irachena è stata completamente
devastata, provocando la morte di centinaia di migliaia di persone,
specie bambini.
Gli anglo-americani organizzarono la guerra del Golfo con lo scopo
principale di riportare l’Iraq ai livelli preindustriali, per
ricolonizzarlo. Dopo la guerra, l’embargo avrebbe dovuto
colpire l’economia del paese, e indebolirlo a tal punto da
aprire la strada all’occupazione definitiva.
Oggi in Iraq, in Afghanistan, in Somalia, in Sudan e in molti altri
paesi, le autorità americane, pur controllando
minuziosamente ogni zona, non esercitano alcuna protezione della
popolazione, al contrario, scatenano gruppi di terroristi, per creare
insicurezza e divisioni. A questo scopo utilizzano milizie di vario
genere, da quelle mercenarie, a quelle dei governi fantocci che
insediano. In alcuni paesi impongono il potere di terroristi/mafiosi,
che oltre ad impaurire le popolazioni si occupano di svolgere
attività criminali, come il traffico di materiale
radioattivo, di droga, di armi e lo sfruttamento della prostituzione.
Gli attentati in Iraq, che i nostri telegiornali ci mostrano, sono
quelli organizzati dalla Cia per terrorizzare la popolazione, mentre le
vere operazioni della resistenza irachena vengono occultate dai mass
media, per evitare che si conosca realmente ciò che accade
(ad esempio, i combattimenti in cui gli Usa utilizzano armi chimiche
contro i civili).
Come molti autori hanno provato, anche l'11 settembre è
stato architettato, o perlomeno voluto, dai servizi segreti
statunitensi. Non soltanto è certo che la Cia fosse al
corrente dell'attentato prima che venisse attuato, ma, addirittura,
sono stati resi noti dalla Bbc alcuni documenti del National Security
News Service[13], che spiegano come diversi agenti dell'Fbi, che erano
sulle tracce di personaggi che stavano progettando il piano
terroristico, furono depistati dagli stessi servizi segreti americani.
Grazie al "pericolo terrorismo", gli Usa hanno attuato una massiccia
militarizzazione in moltissimi paesi del mondo, imponendo basi
permanenti e personale per addestrare le forze armate locali. In molti
paesi africani, come il Marocco, il Congo, il Ciad, il Senegal, il
Niger, la Tunisia e l'Algeria, il Pentagono ha provocato gravi
destabilizzazioni, e utilizza il "pericolo terrorismo" per giustificare
le ingenti forniture di armi e l'addestramento di gruppi militari e
paramilitari, il cui vero scopo è di tenere i paesi sotto
controllo, per consentire alle corporation di appropriarsi delle
risorse, specie petrolio, diamanti, uranio, coltan, ecc.
Il terrorismo permette agli Usa di nascondere il controllo che impone
quasi ovunque. Ad esempio, in Africa, è stato creato un
programma di intervento militare chiamato African Coastal Security
Programme (ACSP), con l'obiettivo ufficiale di combattere il terrorismo
di al Qaeda, ma in realtà si tratta di difendere i
giacimenti off-shore americani, e di controllare le principali rotte
attraverso cui il petrolio e gli idrocarburi affluiscono in Europa e
nel Mediterraneo. Se le autorità di qualche paese africano
chiedessero di poter esercitare autonomamente controlli sul traffico
marittimo nelle loro acque territoriali, gli statunitensi le
accuserebbero di "terrorismo", per avere la libertà di
reprimerle e di riportare tutto sotto il proprio controllo.
Nella base americana di Djibouti sono state organizzate operazioni
della forza navale congiunta (statunitense, tedesca, francese, italiana
e spagnola), che ha svolto pattugliamenti lungo il Golfo di Aden, il
Mar Rosso, e il Mare d’Arabia, dichiarando di avere come
obiettivo la cattura di membri e dirigenti di al Qaeda, ma in
realtà si trattava di operazioni di controllo dei governi
africani e di tutti coloro che si opponevano al dominio statunitense,
mentre i traffici di droga, armi e di esseri umani proseguivano
indisturbati.
Il terrorismo è un'arma del potere neocoloniale, che oggi ha
bisogno di giustificare con nuovi argomenti la brutalità e i
crimini che lo caratterizzano. Per questo ha elaborato un modo per
atteggiarsi a "difensore dei diritti umani" e al contempo
attuare le più crudeli repressioni contro popolazioni
inermi, che hanno l'unica "colpa" di voler vivere la loro esistenza
senza essere oppressi e saccheggiati.
Col passare del tempo, il termine "terrorismo" viene sempre
più utilizzato per criminalizzare ogni dissidente, o chi
dice la propria contro il sistema di potere. Viene accusato di essere
un terrorista chi chiede un ambiente più protetto e meno
militarizzato, persino chi critica il Vaticano o il governo, e chi osa
ragionare con la propria testa, denunciando i paradossi e i crimini
delle autorità occidentali.
Il "terrorismo" viene utilizzato dalle autorità europee e
statunitensi per tenere impaurite le persone anche nel Primo Mondo,
poiché uno stato perenne di paura garantisce la
sottomissione acritica all'autorità, che si intende
"protegga" dal pericolo. Uno dei modi per impaurire è quello
di organizzare simulazioni o esercitazioni contro il terrorismo,
rendendo il pericolo plausibile e creando una situazione di attesa
dell'attentato. Negli Stati Uniti sono ormai diversi anni che la
popolazione viene impaurita con vari metodi, basti pensare alle
installazioni tipo "semafori" che cambiano colore in ordine al "grado
di pericolo terroristico", sulla base di non si sa bene quali criteri.
In Europa, le autorità stanno introducendo gli stessi metodi
già utilizzati negli Usa. Ad esempio, dal 12 al 26 marzo, si
svolse nelle acque tra La Spezia e Viareggio l’esercitazione
Italian Minex 2007 attuata dalle unità navali italiane ed
estere (cacciamine francese Capricorne, cacciamine spagnolo Tajo e
cacciamine turco Edremit) e della Nato con 6 cacciamine appartenenti
alla forza permanente del Sud Europa, che simularono la presenza di
mine o ordigni. Altre simulazioni hanno riguardato anche civili, e si
sono svolte in molte città europee, come Londra, Roma,
Milano, Parigi e Madrid.
Il fatto assai inquietante è che le stesse
autorità che organizzano le simulazioni sono quelle che
realizzano gli attentati terroristici, e persino durante l'attuazione
reale dell'attentato sono avvenute simulazioni analoghe al vero evento
terroristico, come nel caso dell'11 settembre 2001 a New York e del 7
luglio 2005 a Londra.
Il terrorismo risulta dunque un'arma del sistema di potere, che oggi si
impone su quasi tutto il mondo, per garantirsi la sottomissione dei
popoli e la licenza di portare a compimento guerre ovunque ritenga
necessario. Cadere nelle trappole propagandistiche, che mirano a farci
credere che le autorità occidentali abbiano a cuore i
diritti umani, e che esista un nemico oscuro e inspiegabilmente
crudele, significa ignorare la vera natura dell'attuale sistema di
potere, che commette atroci crimini ma vuole spacciarsi per filantropo,
in modo da non perdere l'indispensabile appoggio dei popoli delle aree
ricche del pianeta.
Antonella Randazzo
[1] Il manifesto, 11 agosto 2004. http://www.unknownnews.net/herero.jpg
[2] Il manifesto, 11 agosto 2004.
[3] Rapporto C.S.O., della Colonial Political Intelligence, dicembre
1954. Archivio Privato.
[4] Vedi Elkins Caroline, Imperial Reckoning: The Untold Story of
Britain’s Gulag in Africa, Hardcover, 2005.
[5] Elkins Caroline, Britain's Gulag. The Brutal End of Empire in
Kenya, Jonathan Cape, Londra, 2005.
[6] Elkins Caroline, op. cit. p. 155.
[7] Elkins Caroline, op. cit. pp. XIV, 49.
[8] http://justworldnews.org/archives/001339.html
[9] Cit. Pilger John, "Andatevene", http://pilger.carlton.com/
[10] Le Figaro, "The Providential of London", 3 novembre 1995. Vedi
anche Le Parisien, 4 novembre 1995.
[11] Intervista rilasciata alla Tv Svizzera Telévision
Suisse Romande nel gennaio 1998.
[12] Prenant André, AA.VV. Il libro nero del capitalismo,
Marco Tropea Editore, Milano 1999, p. 301.
[13] Palast Greg, Democrazia in vendita, MarcoTropea Editore, Milano
2003.
Tratto da: disinformazione.it
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.