Sono stati condannati a morte nel settembre del 2003. Si tratta di un
popolo intero, fatto di bambini, uomini, donne e vecchi: gli Anuak della regione
di Gambella (Etiopia). La loro colpa? Vivere in una regione ricca di
oro e di petrolio.
Nemmeno i migliori servizi giornalistici sull'Africa dicono che i
genocidi dei popoli africani vengono pianificati dai governi fantoccio,
eppure spesso è così. Il caso degli Anuak
non è certo l'unico, basti ricordare gli Ognoni
della Nigeria, i Fur
del Dalfur o i Pigmei
di etnia Baka.
L'accanimento contro gli Anuak è iniziato alla fine del
1979. Quell'anno, le terre degli Anuak furono confiscate, per
costringere la popolazione ad arruolarsi forzatamente o al lavoro
coatto nelle fattorie. Gli Anuak cercarono di scappare, ma molti furono
uccisi o arrestati.
Per attuare il genocidio sono stati assoldati eserciti definiti
impropriamente di "difesa". In Etiopia è stata creata la
milizia del Fronte di Difesa Rivoluzionario Popolare Etiope (Eprdf),
incaricata di uccidere impunemente e di praticare ogni sorta di
violenza. Nel febbraio del 2004, il giornalista Keith Harmon Snow[1]
scrisse un rapporto in cui provava che l'Eprdf aveva massacrato
migliaia di Anuak, su ordine del governo del ministro Meles Zenawi. Nel
settembre del 2003, il governo Zenawi si era riunito per
discutere l'eliminazione degli Anuak, considerati un intralcio dalla
Halliburton Company, che sfrutta il petrolio del bacino dell'Ogaden, e
dalla Canyon Resources, che estrae oro dalle miniere etiopiche. Snow
sostiene senza ombra di dubbio che le autorità americane
sono al corrente del genocidio che si sta attuando nella regione di
Gambella, e che forniscono armi e addestramento militare agli
assassini. L'Operazione è chiamata in codice "Operation
Sunny Mountain" (Operazione montagna assolata).
Come al solito, viene dapprima creata una "motivazione". Il 13 dicembre
del 2003, vengono misteriosamente assassinati otto funzionari dell'Onu.
Senza alcuna prova, la responsabilità cade proprio su chi si
vuole sterminare. L'Eprdf scatenò la violenza massacrando,
saccheggiando e incendiando i villaggi degli Anuak. I morti
sono stimati nell'ordine di alcune migliaia, ma non esistono cifre
precise.
Il governo cerca di spacciare il genocidio per "lotta tribale", ma a
oggi non ci sono prove che ad uccidere gli Anuak siano i vicini Nuer,
mentre ci sono numerose prove sulle responsabilità
dell'Eprdf e del governo.
Le milizie seminano terrore su tutta la regione di Gambella. Gli
obiettivi principali sono anche gli intellettuali e gli studenti che si
oppongono alle violenze. Nel periodo 2003/2004, centinaia di persone
sono scomparse nel nulla. Nel novembre del 2004, 2500 Anuak sono stati
uccisi, e migliaia di persone sono state arrestate o deportate. Molte
donne Anuak subiscono stupri con la minaccia delle armi. Un rapporto
dell'Human Rights del 2004 sostiene che durante il 2003 molte donne
Anuak hanno subito violenze da parte di soldati dell'esercito. Il
governo, nonostante le denunce, non ha mai aperto alcuna inchiesta.
Gli Anuak costituiscono il 2% della popolazione etiopica, comprendendo
circa 1.500.000 persone. La popolazione di Gambella, che comprendeva
50.000 persone, oggi è scesa a 35.000 persone. Gli Anuak
cercano di mettersi in salvo rifugiandosi nei campi profughi del Sudan
o del Kenya, dove attualmente si troverebbero almeno 8000 Anuak.
Le violenze hanno causato la distruzione dei raccolti e quest'anno una
grave siccità ha colpito l'intera regione, costringendo
molte persone a spostarsi. Attualmente, in Etiopia, 8,78 milioni di
persone sono malnutrite e di questi, 1,6 milioni sono bambini con meno
di 5 anni d'età.[2]
Nel 2005 e nel 2006 le repressioni sono continuate. Sono state
torturate diverse persone che avevano denunciato i brogli elettorali
alle elezioni del 15 maggio 2005. In seguito alle proteste popolari,
sono stati costruiti alcuni campi di prigionia ad Addis Abeba, in cui
si trovano almeno 15/20.000 persone.[3] Fra i detenuti ci sono diversi
giornalisti, intellettuali e militanti per i diritti umani.
Gli Stati Uniti chiamano tutto questo "guerra al terrorismo" e hanno
dato al governo etiopico, tra il 2000 e il 2004, almeno 80 milioni di
dollari. Inoltre, le autorità Usa hanno addestrato 4000
soldati etiopici nei programmi Imet e Foreign Military Sales and
Deliveries. Washington ha coinvolto l'esercito etiopico anche in altre
operazioni di addestramento definite di "peacekeeping", pur sapendo
assai bene che la violenza sarà rivolta contro la
popolazione civile.
Antonella Randazzo
[1]World War Report, n. 97, aprile 2004, "State Terror in Ethiopia:
Another Secret War for oil".
[2] Fonte: Unicef,
http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2068
[3] Misna, 28- 12- 2005.
Tratto da: disinformazione.it
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.