"Meglio morire che pagare"
la
guerra dei Brown alle tasse
Stati Uniti: evasori da 11 anni, vivono asserragliati nell'attesa di un raid Marito e moglie,
la Bibbia in una mano, la pistola nell'altra, negano che esista un obbligo di imposte
NEW YORK - Sulle
targhe delle macchine è stampato il motto dello Stato del
New Hampshire: "Vivi libero o muori". Centonovantotto anni fa quando il
generale John Stark lo coniò, per ricordare le grandi
battaglie della rivoluzione americana contro gli inglesi, aggiunse: "La
morte non è il peggiore dei mali". Anche Ed e Elaine Brown,
affiatata coppia ultrasessantenne che non paga le tasse da 11 anni e ha
dichiarato guerra al fisco di Washington, ne sono convinti: "Meglio
morire combattendo che vivere in schiavitù".
Anche allora la guerra era cominciata come ribellione contro le tasse,
ci furono balle di tè gettate in mare nel porto di Boston e
opuscoli che incitavano all'insurrezione. Ma oggi a Plainfield, paesino
di boschi e colline a metà strada tra Boston e Montreal, le
tasse non sono quelle che vogliono gli inglesi ma l'ufficio delle
imposte, la pietra dello scandalo è solo uno studio
dentistico che praticava regolarmente l'evasione fiscale, e la protesta
non viene stampata clandestinamente ma diffusa ogni momento su
internet, con i blog, le radio e i forum di solidarietà.
I protagonisti sostengono che la Costituzione e la Corte Suprema
indicano che il lavoro ordinario non vada tassato. Sono stati
condannati a cinque anni di carcere e ora vivono asserragliati e armati
nella loro casa in campagna. La polizia gli ha tagliato la luce, il
telefono, internet, la linea dei cellulari e non gli fa arrivare la
posta, ma loro hanno i pannelli solari, una montagna di provviste, il
satellite e una torretta di guardia su cui sventola la bandiera a
stelle e strisce. Pistola in una mano, bibbia nell'altra, aspettano i
federali lanciando frasi di sfida: "La nostra è una
battaglia per la libertà, sarà un bagno di
sangue".
La loro casa è diventata meta di pellegrinaggio, arrivano
reduci del Vietnam e dell'Iraq, studenti pacifisti, attivisti del
movimento contro le tasse, vecchi libertari, suprematisti bianchi
impregnati di razzismo e miliziani che teorizzano la lotta contro il
potere di Washington, dell'Onu, del Wto e delle multinazionali. Ognuno
porta qualcosa: telefonini con la scheda prepagata, torce elettriche,
hot dog e hamburger, cassette di frutta, visori notturni di quelli che
usano i militari e perfino un pastore tedesco, di nome Zoey, che
è diventato la loro mascotte. Piantano le tende nel
giardino, restano a discutere per ore e aggiornano il blog e la pagina
che i Brown hanno su MySpace. Dieci giorni fa, nell'anniversario della
rivoluzione francese, il network radiofonico We The People, che si
batte contro Bush per un America protezionista, isolata dal mondo e
senza immigrati clandestini, ha organizzato un piccolo concerto nella
loro tenuta. C'erano una mezza dozzina di gruppi country e rock e
duecento persone arrivate da tutta l'America per gridare "Salvate i
Browns". Mentre gli elicotteri della polizia volteggiavano sopra gli
alberi, a suonare la chitarra c'era Dave Cahill, 24 anni con una
maglietta che chiede la verità sull'11 settembre.
Il mix di rivolta antisistema che i Brown sono riusciti a creare ha
dell'incredibile, giovani no global amanti delle teorie della
cospirazione vanno a braccetto con miliziani di ultradestra che
promettono di accorrere in aiuto carichi di pistole e fucili automatici
se ci sarà l'assalto dei federali. A tenerli insieme l'idea
di un complotto internazionale che oggi ha la faccia di George Bush e
la sede tra Washington e New York che ha tradito la Costituzione e la
missione dell'America. Per Ed la bestia nera è questo
governo che è "comunismo, nella sua forma più
pura", alcuni suoi ospiti senza scomporsi teorizzano che è
"totalitarismo voluto dalle lobby". Elaine, parlando con un reporter
del Los Angeles Times, allarga il campo della loro protesta: "Non
è solo una questione di tasse, stiamo combattendo per il
nostro Paese, per l'America che oggi non c'è
più". A sostenerli è arrivato anche Randy Weaver,
la sua storia tragica è una delle basi delle mitologie
antisistema: nel 1992, un gruppo di agenti dell'Fbi circondò
la sua tenuta nell'Idaho, dove viveva ritirato dal mondo con la
famiglia, per contestargli il possesso illegale di un fucile. Per
errore ci fu un conflitto a fuoco in cui i federali uccisero la moglie
e uno dei figli di Weaver. Ora Randy ha sposato la lotta dei Brown e
questo ha paralizzato lo sceriffo e l'Fbi che temono di creare nuovi
martiri.
La storia va avanti da sei mesi, ma si ingarbuglia ogni giorno di
più. Ed e Elaine sono condannati a gennaio per reati
fiscali, lui colpevole di tre imputazioni, lei di 17, dal rifiuto di
pagare le tasse all'evasione conclamata per un reddito di quasi due
milioni di dollari. Non hanno mai voluto un avvocato, si sono difesi
inizialmente da soli poi hanno abbandonato il processo. Ad aprile
c'è la sentenza: 5 anni e 3 mesi di prigione e la confisca
della proprietà. A maggio i Brown annunciano che non
intendono fare appello perché non riconoscono più
la legge degli uomini ma solo quella della Bibbia. E dire che dieci
anni fa lui diceva di essere agnostico, ma ora si sono convertiti. Sul
modo si potrebbe infierire: grazie ad un santone di nome Sonny, dai
lunghi capelli, arrivato in primavera dalle Hawaii vestito solo con una
lunga tunica bianca e dei sandali per rivelargli la verità.
A giugno una squadra speciale della polizia, le "swat", prende
posizione nei campi intorno alla loro casa e sta per tentare il blitz
quando viene intercettata da un sostenitore che faceva da vedetta
portando a spasso il cane. Scatta l'allarme e arrivano rinforzi da
tutta America. Da quel momento le autorità cercano di
trattare una resa pacifica, ma senza successo e ora lo sceriffo non sa
più a che santo votarsi. Perché la protesta
cambia volto ogni giorno e conquista nuovi sostenitori. Dicono che sono
contro la guerra in Iraq, contro l'intervento in Afghanistan, che non
vogliono pagare le loro tasse a Washington.
Da queste parti, leggermente più a sud, a Concord in
Massachusetts ha lasciato il segno uno dei grandi pensatori americani,
Henry David Thoreau. Nel 1846 si rifiutò di pagare la tassa
per finanziare la guerra al Messico. Decise di violare apertamente la
legge ma accettò volentieri di andare in carcere e scrisse
il suo famoso saggio sulla "Disobbedienza civile", che
ispirò le lotte non violente di Martin Luther King e Gandhi.
I suoi emuli dell'era di internet invece non ne vogliono sapere di
andare in prigione o di scrivere libri. Lanciano appelli deliranti sul
web, si paragonano allo studente cinese che si opponeva ai carri armati
in piazza Tienanmen, armato solo delle sue buste della spesa, ma seduti
sulla sedia a dondolo nella veranda di casa accumulano munizioni, e ti
accolgono con la pistola infilata nella cintura.
Mario Calabresi tratto da repubblica.it Mario Calabresi, scrivere che
lanciano proclami deliranti ed accostare la causa dei Brown
all'antisemitismo la dice lunga sul suo corretto modo di riportare le
notizie, si vergogni!!