"Lo scandalo di Di Pietro"
Sulla "legalità" del
debito
Con riferimento alle informazioni che già vengono diffuse
sui contenuti della prossima manovra finanziaria 2006, sento di
esprimere le seguenti riflessioni sul presunto indebitamento dello
Stato Italiano.
Ogni anno, supinamente lo Stato accetta di "indebitarsi" con i signori
dell'euro per cifre da capogiro. Per darne un'idea, nel 2003 tale cifra
è stata di 31 miliardi e 832 milioni di euro!
Poiché però da quando sono stati annullati gli
accordi di Bretton Woods (decisione unilateralmente presa dagli Stati
Uniti e annunciata al mondo intero da Nixon nell'agosto del '71) non
esiste più alcuna cartamoneta, euro compreso,
rappresentativa di una qualsivoglia riserva di valore, e tanto meno
dell'oro, ne consegue che la cartamoneta "costa" a chi la emette i soli
costi tipografici e/o gestionali, ma non il valore nominale impresso
sulla stessa.
Per esempio: un biglietto da "100 euro" costa tipograficamente qualche
centesimo di euro, non "100 euro" più gli interessi!
Risulta pertanto chiaro che gli interessi, che lo Stato si "sente"
obbligato a pagare al sistema bancario centrale, non hanno alcuna
giustificazione d'essere.
Allo stesso modo non è più giustificato che a
causa di questo artificio contabile, frutto dell'assurda delega
concessa a privati (la banca centrale europea è infatti una
S.p.A privata con scopo di lucro) di stampare cartamoneta, ogni
cittadino italiano, anziché avere diritto alla propria quota
di saldo primario in quanto "azionista-socio del Paese", si ritrova
paradossalmente a pagare tasse sul reddito, venendo progressivamente
impoverito, a vantaggio esclusivo degli azionisti privati della banca
centrale.
Faccio notare che il diritto del cittadino di riscuotere la propria
quota di saldo primario, non poggia solo sul buon senso comune, ma
oltretutto sul terzo articolo della nostra costituzione, che recita: "[.] È compito
della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale,
che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione
politica, economica e sociale del Paese".
Quando un politico parla di conti pubblici disastrati, dovrebbe sapere
bene, e lo sa, che prima di tagliare le spese o incrementare le tasse,
è non solo legittimo, ma doveroso per lo stato interrompere
il trasferimento di soldi pubblici verso la banca centrale, se tale
trasferimento riguarda il pagamento di interessi su un debito che dal
1971, anno dell'abolizione della riserva aurea, non può
più esserci.
I trasferimenti pseudo-giustificati dalla voce contabile "interessi
passivi" inserita nel bilancio dello Stato riguardano infatti il
signoreggiare delle banche emittenti, e sono illegittimi anche se
legalizzati: il 25/01/06 nella trasmissione "Di Pietro contro tutti" di
"TG Canale Italia", Antonio Di Pietro, ad una domanda sul signoraggio
bancario fatta da un telespettatore - la truffa comincia infatti ad
essere risaputa - ha affermato che il signoraggio bancario è
uno "scandalo peggiore dell'estorsione, proprio perché
è legalizzato"!
Continuare a fare tali trasferimenti, e fare ciò
consapevolmente, significa dunque compiere un atto di alto tradimento
nei confronti del popolo italiano e della costituzione italiana.
N.V.
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.