La nafta avanza nel
Mediterraneo
Manlio Dinucci - tratto da www.ilmanifesto.it del 6 agosto 2006
Visto su www.comedonchisciotte.org/site/index.php
La marea nera provocata dal bombardamento israeliano della
centrale termoelettrica di Jiyyeh ( 30 km a sud di Beirut), il 13-15
luglio, si sta diffondendo sempre più nel Mediterraneo. Dai
serbatoi in fiamme è fuoriuscita una quantità di
nafta (del tipo Ifo-150) che potrebbe aver raggiunto le 35mila
tonnellate. A causa dei venti che soffiano da sud-ovest e delle
correnti marine, la marea nera si è estesa in direzione
nord-est ricoprendo oltre 80 km di coste libanesi, rocciose e sabbiose,
dove si concentrano le attività della pesca e del turismo. I
danni ambientali sono molto maggiori di quelli visibili: trasformandosi
in catrame, gran parte della massa oleosa si depositerà sul
fondo del mare danneggiando gravemente gli organismi vegetali e animali
delle acque costiere, le più ricche di vita. Continuando a
estendersi, la marea nera è arrivata il 3 agosto sulle coste
siriane, contaminandone oltre 7 km . Da qui potrebbe raggiungere Cipro,
Turchia e Grecia.
Ciò conferma l'allarme lanciato da Achim Steiner,
sottosegretario generale dell'Onu e direttore esecutivo dell'Unep (v.
il manifesto, 3 agosto): «È una tragedia
ambientale che sta rapidamente assumendo una dimensione non solo
nazionale ma regionale». Su richiesta del governo libanese,
oltre al Programma delle Nazioni unite per l'ambiente si è
immediatamente attivato il Rempec (Centro di risposta d'emergenza per
l'inquinamento marino regionale per il Mediterraneo) con sede a Malta.
Esso ha formato un gruppo di esperti, che ha redatto un piano
d'intervento per arginare l'impatto ambientale della marea nera e
affrontare successivamente i danni a lungo termine. L'Unione europea si
è dichiarata disponibile, insieme ad altri paesi, a fornire
uomini e mezzi per un'operazione di bonifica il cui costo viene stimato
in almeno 50 milioni di dollari. C'è però un
problema: non è possibile alcun intervento perché
la marina militare israeliana impedisce l'accesso alla zona e
l'aviazione continua a bombardare.
Tutto questo viene ignorato dall'opinione pubblica. I giornali e
telegiornali, che mettono sempre in prima pagina la notizia di
qualsiasi fuoriuscita di greggio da una petroliera e seguono l'evento
giorno per giorno, hanno praticamente ignorato, dal 13 luglio ad oggi,
che si sta diffondendo nel Mediterraneo una marea nera delle dimensioni
di quella provocata nel 1989 in Alaska dalla petroliera Exxon Valdez.
Lo ignorano anche organizzazioni ecologiste come il Wwf. Lo ignora il
ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,
Alfonso Pecoraro Scanio, che, inaugurando il 4 agosto Festambiente in
Maremma, è intervenuto sul tema «il Mediterraneo
nelle reti: impegno delle istituzioni e comunità per un
futuro sostenibile». Di ben altre reti si dovrebbe occupare:
quelle del silenzio imposto da ragioni di stato. Prendere pubblicamente
atto della tragedia ambientale che sta avvenendo nel Mediterraneo,
significherebbe per il governo italiano denunciare il responsabile: il
governo israeliano, che prima ha dato ordine di bombardare i depositi
libanesi di nafta e poi ha impedito ogni intervento così che
il danno ambientale si aggravi e diventi irreversibile. Significherebbe
denunciare il fatto che Israele ha stracciato la Convenzione di
Barcellona, che ha sottoscritto e ratificato, sulla protezione
dell'ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo.
Manlio Dinucci
Tratto da: www.disinformazione.it
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