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Karzai non è più tanto amerikano
Maurizio Blondet
25/06/2006


«Nelle ultime quattro settimane sono stati uccisi 600 afghani. Anche se sono Talebani, sono figli di questa terra»: il presidente Hamid Karzai ha convocato una conferenza-stampa (la prima in sei mesi) per criticare apertamente con queste parole le truppe USA e britanniche della NATO impegnate nella brutale «guerra al terrorismo», ossia a contrastare i Talebani che sono di nuovo in avanzata nel sud dell'Afghanistan.
Karzai ha invitato i comandi occidentali a «rivedere i metodi con cui conducono la guerra al terrorismo».
Perché, ha detto, «non è accettabile che in tutti questi combattimenti stiano morendo degli afgani». (1)
Insomma una chiara presa di distanza dai suoi protettori.
Perché sono stati gli americani a mettere Karzai al posto in cui si trova: uomo di fiducia della petrolifera Union Oil California Company (la Unocal, che ha recentemente inglobato la Chevron),  vissuto a lungo in USA, Karzai non riuscirebbe a stare sulla poltrona presidenziale un solo giorno, senza la presenza a Kabul di 8 mila uomini della NATO e le attività militari degli 11 mila anglo-americani che contrastano i Talebani nel sud, a suon di bombardamenti aerei.
Il suo potere reale del resto, come si maligna, termina nel raggio di 30 chilometri dal centro di Kabul.
Se un uomo così comincia a prendere le distanze, i casi sono due: o per gli americani le cose vanno peggio di quel che si dice e Karzai pensa al suo domani, o ha trovato dei nuovi «amici».


Quali? Facile capirlo.
A metà giugno, Karzai è volato in Cina, invitato come osservatore di riguardo al vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO), e ne è tornato raggiante.
La SCO, creata anni fa come associazione di mutuo soccorso tra le più depresse repubbliche ex-sovietiche dell'Asia Centrale, ora si è trasformata in una organizzazione economica, ma soprattutto in una sorta di alleanza militare sotto l'egemonia di Mosca e di Pechino; un condominio che la presenza armata USA nell'area - interpretata come una minaccia comune - ha reso più stretto che nel passato, come dimostrano le imponenti manovre, per la prima volta con forze aeronavali e di fanteria congiunte russo-cinesi, appunto sotto l'egida dello SCO.
Ebbene: mai osservatore è stato più coccolato di Karzai, per niente abituato ad essere preso tanto sul serio. (2)
Ha visto a quattr'occhi Vladimir Putin, ha stretto amicizia con il presidente cinese Hu Jintao. Relazione che Karzai ha descritto come «molto fruttuosa».
Difatti Hu ha firmato con lui undici accordi, dall'elargizione di 10 milioni di dollari come aiuti alla ricostruzione, al permesso di esportazione in Cina senza dazi di 278 prodotti e merci afghane, dall'impegno ad aggiornare a Pechino 200 professionisti afghani fino a una trentina di borse di studio per studenti meritevoli che studieranno nelle università cinesi.
«L'Afghanistan vuole imparare dai rapidi progressi della Cina in ogni campo, è un esempio per gli afgani», ha detto Karzai.


Ma non basta.
L'afghano e il cinese hanno firmato un «trattato di buon vicinato» e si sono promessi di elevarlo al livello di «comprehensive and cooperative partnership», includendovi - attenzione - una più forte cooperazione «in materia di difesa, sicurezza e polizia».
Anche la collaborazione «nella lotta al terrorismo» è entrata nelle discussioni, ha detto Karzai: senza specificare.
Ma al suo ritorno, la sua frase sui «metodi inaccettabili» della NATO e degli USA nella lotta al terrorismo, e le sue lacrime sui 600 afghani uccisi (dagli americani) in un solo mese, danno un'indicazione sulle idee che ha ricevuto dai suoi nuovi amici: da sempre è Putin a dire che il terrorismo islamico non si combatte come fanno gli americani, che bisogna «andare alle cause» e così via.
Insomma Karzai sembra tentato dall'idea di pendere verso l'area di influenza russo-cinese, che pare aprire prospettive economiche di sicurezza più solide che la protezione di Washington e della NATO (che oltretutto hanno promesso molto per la ricostruzione, ma dato quasi nulla). (3)
E gli americani fanno finta di nulla?
Non proprio. Pochi giorni più tardi, la rete americana ABC spara una rivelazione: Wali Karzai, il fratello del presidente, sarebbe pesantemente coinvolto nel traffico di droga (l'Afghanistan fornisce il 90% dell'oppio e dell' eroina che arriva sui mercati mondiali).
Una rappresaglia americana?


Istruttivo il modo in cui la ABC dice di essere entrata in possesso dell'informazione: questa si trovava, insieme ad altre notizie segrete d'intelligence,  in un disco di memoria di un computer USA nella base americana di Bagram (a nord di Kabul); il drive sarebbe stato «rubato» e poi riapparso sulle bancarelle del locale bazar, in vendita al miglior offerente.
I giornalisti della ABC si sono aggiudicati l'asta.
Un modo un po' complicato per dire che i comandi USA hanno semplicemente passato la notizia-scandalo alla rete TV.
Infatti i comandi militari americani, con flemma sorniona, hanno detto che le notizie contenute nel disco di memorie erano «vecchie di 18 mesi» (4).
Da parte sua, Wali Karzai ha negato tutto: «odio la droga», ha giurato, aggiungendo poi: «vogliono trascinare nel fango il nome di mio fratello», ossia del presidente Karzai.
Senza specificare chi.
Va detto che nel dischetto «rubato» e ricomparso ci sono altre informazioni utili.
Per esempio che Ayman Al-Zawahiri, il cosiddetto «braccio destro di Bin Laden» si trova in Pakistan indisturbato, anzi protetto, e che gli americani lo sanno benissimo (5).


La fuga di notizia pare essere una stoccata ai militari pakistani, anch'essi attrattidalle prospettive della Shanghai Cooperation Organization e forse tentati di sottrarsi all'influenza USA (6).
Infatti, anche a questa rivelazione sfuggita i comandi americani hanno reagito con flemma sorniona: «La notizia riflette una situazione di 18 mesi fa, molto diversa da quella odierna. E' importante ricordare che più nessuno del Pakistan ha catturato membri di Al Qaeda».
La situazione infatti evolve rapidamente.
Il che dovrebbe preoccupare Massimo D'Alema, che ha appena promesso agli USA di mandare più dei nostri soldati in Afghanistan, per farsi perdonare il ritiro dall'Iraq.
Nel sud, i Talebani mostrano non solo una straordinaria combattività, ma anche una capacità propagandistica assai sofisticata.
Hanno tre portavoce ufficiali per la stampa in tre diverse provincie.
Hanno un elegante e aggiornato sito internet, www.alemarah.org, che fornisce, in arabo e in pashtun, notizie, poesie, messaggi del mullah Omar e video degli ultimi «martiri» suicidi del giorno, sacrificatisi contro gli anglo-americani.
Il bazar di Kandahar rigurgita di riviste, DVD e cassette audio e video diffuse dai talebani in quantità mai viste prima.


Le cassette audio recano canzoni anti-americane.
I DVD portano titoli come «Bush l'infedele», «I martiti di Showli-kot» e «Leoni dell'Islam»: quest'ultimo video, girato nelle aree tribali del Pakistan, mostra alcuni presunti criminali giustiziati secondo la Sharia nelle zone «liberate», e la decapitazione di una presunta spia afghana degli USA. Tutta questa produzione, in genere, deride il «governo-fantoccio di Garzai».
Non stupisce che Karzai cominci a pensare al proprio futuro, se ne avrà uno «dopo» quello datogli dalla Unocal.
Corre molti rischi nel cambio di cavallo.
Non escluso quello in cui incorse Ngo Dinh Diem, presidente del Sud Vietnam: ammazzato nel 1963 dalla CIA  proprio perché aveva cominciato a prendere le distanze da Washington.
I nostri soldati rischiano di arrivare in un inferno molto complicato.

Maurizio Blondet


Note
1) Tom Coghlan, «Sons of this land dying, slams Karzai», Independent, 24 giugno 2006.
2) «China's visit very fruitful: Afghan president», Xinhua, 22 giugno 2006.
3) Sono debitore di questa interpretazione, e delle notizie relative, al giornalista investigativo Umberto Pascali. Che mi scrive da Washington: «La consecutio temporum sembrerebbe questa. Riunione dello Shanghai Cooperation Organization. I presidenti dell'Afghanistan e dell'Iran Karzai e Ahmedinejad sono tra i più coccolati osservatori sotto l'occhio materno di Hu e soprattutto di Putin. Vari accordi vengono conclusi ufficialmente tra Cina
e Afghanistan. Altre, e più strategiche intese vengono discusse. Potrebbe essere in atto  l'inizio di una  ricomposizione della fratture secolari dell'assetto tettonico asiatico. Tra l'altro è un colpo durissimo per la campagna di guerra all'Iran».
4) «US: report on al-Qaida, Karzai brothers is old», Associated Press, 23 giugno 2006.
5) «Al Zawahiri è un medico psichiatra 'assegnato' a Bin Laden parecchi anni fa [ai tempi in cui Osama lavorava per gli americani contro i sovietici in Afghanistan] ed è vissuto sempre ben protetto» (Umberto Pascali). Questo dottore e poeta egiziano, come si sa, ha preso il posto di Osama come protagonista dei video di «Al Qaeda» diffusi dagli USA, forse essendo Bin Laden non più in grado di recitarli in proprio.
6) Non si dimentichi che sono stati i servizi pakistani (ISI) in stretta collaborazione con la CIA a creare, addestrare, armare e infiltrare in Afghanistan i Talebani. Ora tra i militari pakistani c'è molta rabbia per quello che considerano un tradimento e un voltafaccia dell' «alleato occidentale».


Tratto da: www.effedieffe.com


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