«Nelle
ultime quattro settimane sono stati uccisi 600 afghani. Anche se sono
Talebani, sono figli di questa terra»: il presidente Hamid
Karzai ha convocato una conferenza-stampa (la prima in sei mesi) per
criticare apertamente con queste parole le truppe USA e britanniche
della NATO impegnate nella brutale «guerra al
terrorismo», ossia a contrastare i Talebani che sono di nuovo
in avanzata nel sud dell'Afghanistan.
Karzai ha invitato i comandi occidentali a
«rivedere i metodi con cui conducono la guerra al
terrorismo».
Perché, ha detto, «non è
accettabile che in tutti questi combattimenti stiano morendo degli
afgani». (1)
Insomma una chiara presa di distanza dai suoi protettori.
Perché sono stati gli americani a mettere Karzai
al posto in cui si trova: uomo di fiducia della petrolifera Union Oil
California Company (la Unocal, che ha recentemente inglobato la
Chevron), vissuto a lungo in USA, Karzai non riuscirebbe a
stare sulla poltrona presidenziale un solo giorno, senza la presenza a
Kabul di 8 mila uomini della NATO e le attività militari
degli 11 mila anglo-americani che contrastano i Talebani nel sud, a
suon di bombardamenti aerei.
Il suo potere reale del resto, come si maligna, termina nel
raggio di 30 chilometri dal centro di Kabul.
Se un uomo così comincia a prendere le distanze,
i casi sono due: o per gli americani le cose vanno peggio di quel che
si dice e Karzai pensa al suo domani, o ha trovato dei nuovi
«amici».
Quali? Facile capirlo.
A metà giugno, Karzai è volato in
Cina, invitato come osservatore di riguardo al vertice della Shanghai
Cooperation Organization (SCO), e ne è tornato raggiante.
La SCO, creata anni fa come associazione di mutuo soccorso
tra le più depresse repubbliche ex-sovietiche dell'Asia
Centrale, ora si è trasformata in una organizzazione
economica, ma soprattutto in una sorta di alleanza militare sotto
l'egemonia di Mosca e di Pechino; un condominio che la presenza armata
USA nell'area - interpretata come una minaccia comune - ha reso
più stretto che nel passato, come dimostrano le imponenti
manovre, per la prima volta con forze aeronavali e di fanteria
congiunte russo-cinesi, appunto sotto l'egida dello SCO.
Ebbene: mai osservatore è stato più
coccolato di Karzai, per niente abituato ad essere preso tanto sul
serio. (2)
Ha visto a quattr'occhi Vladimir Putin, ha stretto amicizia
con il presidente cinese Hu Jintao. Relazione che Karzai ha descritto
come «molto fruttuosa».
Difatti Hu ha firmato con lui undici accordi,
dall'elargizione di 10 milioni di dollari come aiuti alla
ricostruzione, al permesso di esportazione in Cina senza dazi di 278
prodotti e merci afghane, dall'impegno ad aggiornare a Pechino 200
professionisti afghani fino a una trentina di borse di studio per
studenti meritevoli che studieranno nelle università cinesi.
«L'Afghanistan vuole imparare dai rapidi progressi
della Cina in ogni campo, è un esempio per gli
afgani», ha detto Karzai.
Ma non basta.
L'afghano e il cinese hanno firmato un «trattato
di buon vicinato» e si sono promessi di elevarlo al livello
di «comprehensive and cooperative partnership»,
includendovi - attenzione - una più forte cooperazione
«in materia di difesa, sicurezza e polizia».
Anche la collaborazione «nella lotta al
terrorismo» è entrata nelle discussioni, ha detto
Karzai: senza specificare.
Ma al suo ritorno, la sua frase sui «metodi
inaccettabili» della NATO e degli USA nella lotta al
terrorismo, e le sue lacrime sui 600 afghani uccisi (dagli americani)
in un solo mese, danno un'indicazione sulle idee che ha ricevuto dai
suoi nuovi amici: da sempre è Putin a dire che il terrorismo
islamico non si combatte come fanno gli americani, che bisogna
«andare alle cause» e così via.
Insomma Karzai sembra tentato dall'idea di pendere verso
l'area di influenza russo-cinese, che pare aprire prospettive
economiche di sicurezza più solide che la protezione di
Washington e della NATO (che oltretutto hanno promesso molto per la
ricostruzione, ma dato quasi nulla). (3)
E gli americani fanno finta di nulla?
Non proprio. Pochi giorni più tardi, la rete
americana ABC spara una rivelazione: Wali Karzai, il fratello del
presidente, sarebbe pesantemente coinvolto nel traffico di droga
(l'Afghanistan fornisce il 90% dell'oppio e dell' eroina che arriva sui
mercati mondiali).
Una rappresaglia americana?
Istruttivo il modo in cui la ABC dice di essere entrata in
possesso dell'informazione: questa si trovava, insieme ad altre notizie
segrete d'intelligence, in un disco di memoria di un computer
USA nella base americana di Bagram (a nord di Kabul); il drive sarebbe
stato «rubato» e poi riapparso sulle bancarelle del
locale bazar, in vendita al miglior offerente.
I giornalisti della ABC si sono aggiudicati l'asta.
Un modo un po' complicato per dire che i comandi USA hanno
semplicemente passato la notizia-scandalo alla rete TV.
Infatti i comandi militari americani, con flemma sorniona,
hanno detto che le notizie contenute nel disco di memorie erano
«vecchie di 18 mesi» (4).
Da parte sua, Wali Karzai ha negato tutto: «odio
la droga», ha giurato, aggiungendo poi: «vogliono
trascinare nel fango il nome di mio fratello», ossia del
presidente Karzai.
Senza specificare chi.
Va detto che nel dischetto «rubato» e
ricomparso ci sono altre informazioni utili.
Per esempio che Ayman Al-Zawahiri, il cosiddetto
«braccio destro di Bin Laden» si trova in Pakistan
indisturbato, anzi protetto, e che gli americani lo sanno benissimo (5).
La fuga di notizia pare essere una stoccata ai militari
pakistani, anch'essi attrattidalle prospettive della Shanghai
Cooperation Organization e forse tentati di sottrarsi all'influenza USA
(6).
Infatti, anche a questa rivelazione sfuggita i comandi
americani hanno reagito con flemma sorniona: «La notizia
riflette una situazione di 18 mesi fa, molto diversa da quella odierna.
E' importante ricordare che più nessuno del Pakistan ha
catturato membri di Al Qaeda».
La situazione infatti evolve rapidamente.
Il che dovrebbe preoccupare Massimo D'Alema, che ha appena
promesso agli USA di mandare più dei nostri soldati in
Afghanistan, per farsi perdonare il ritiro dall'Iraq.
Nel sud, i Talebani mostrano non solo una straordinaria
combattività, ma anche una capacità
propagandistica assai sofisticata.
Hanno tre portavoce ufficiali per la stampa in tre diverse
provincie.
Hanno un elegante e aggiornato sito internet,
www.alemarah.org, che fornisce, in arabo e in pashtun, notizie, poesie,
messaggi del mullah Omar e video degli ultimi
«martiri» suicidi del giorno, sacrificatisi contro
gli anglo-americani.
Il bazar di Kandahar rigurgita di riviste, DVD e cassette
audio e video diffuse dai talebani in quantità mai viste
prima.
Le cassette audio recano canzoni anti-americane.
I DVD portano titoli come «Bush
l'infedele», «I martiti di Showli-kot» e
«Leoni dell'Islam»: quest'ultimo video, girato
nelle aree tribali del Pakistan, mostra alcuni presunti criminali
giustiziati secondo la Sharia nelle zone
«liberate», e la decapitazione di una presunta spia
afghana degli USA. Tutta questa produzione, in genere, deride il
«governo-fantoccio di Garzai».
Non stupisce che Karzai cominci a pensare al proprio futuro,
se ne avrà uno «dopo» quello datogli
dalla Unocal.
Corre molti rischi nel cambio di cavallo.
Non escluso quello in cui incorse Ngo Dinh Diem, presidente
del Sud Vietnam: ammazzato nel 1963 dalla CIA proprio
perché aveva cominciato a prendere le distanze da Washington.
I nostri soldati rischiano di arrivare in un inferno molto
complicato.
Maurizio Blondet
Note
1) Tom Coghlan, «Sons of this land dying, slams
Karzai», Independent, 24 giugno 2006.
2) «China's visit very fruitful: Afghan
president», Xinhua, 22 giugno 2006.
3) Sono debitore di questa interpretazione, e delle notizie
relative, al giornalista investigativo Umberto Pascali. Che mi scrive
da Washington: «La consecutio temporum sembrerebbe questa.
Riunione dello Shanghai Cooperation Organization. I presidenti
dell'Afghanistan e dell'Iran Karzai e Ahmedinejad sono tra i
più coccolati osservatori sotto l'occhio materno di Hu e
soprattutto di Putin. Vari accordi vengono conclusi ufficialmente tra
Cina
e Afghanistan. Altre, e più strategiche intese
vengono discusse. Potrebbe essere in atto l'inizio di
una ricomposizione della fratture secolari dell'assetto
tettonico asiatico. Tra l'altro è un colpo durissimo per la
campagna di guerra all'Iran».
4) «US: report on al-Qaida, Karzai brothers is
old», Associated Press, 23 giugno 2006.
5) «Al Zawahiri è un medico psichiatra
'assegnato' a Bin Laden parecchi anni fa [ai tempi in cui Osama
lavorava per gli americani contro i sovietici in Afghanistan] ed
è vissuto sempre ben protetto» (Umberto Pascali).
Questo dottore e poeta egiziano, come si sa, ha preso il posto di Osama
come protagonista dei video di «Al Qaeda» diffusi
dagli USA, forse essendo Bin Laden non più in grado di
recitarli in proprio.
6) Non si dimentichi che sono stati i servizi pakistani
(ISI) in stretta collaborazione con la CIA a creare, addestrare, armare
e infiltrare in Afghanistan i Talebani. Ora tra i militari pakistani
c'è molta rabbia per quello che considerano un tradimento e
un voltafaccia dell' «alleato occidentale».
Tratto da: www.effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.