«Se
necessario, noi [israeliani] faremo tutto il
necessario per assicurare la nostra sopravvivenza, compreso un attacco
nucleare preventivo» contro l’Iran.
Così un tizio chiamato Jonathan Ariel, un
operativo del
Mossad, in un’analisi piena di minacce non solo per Teheran,
ma anche per la Russia e l’Europa (1).
Vale la pena di citarne i passi salienti, per coglierne il
tono
follemente isterico.
«Nel 1936, quando Hitler
marciò nel
Rhineldand, gli alleati non reagirono, benchè allora
avrebbero potuto entrare a Berlino in due settimane. Nel 1938, di nuovo
lo lasciarono fare, benchè gli alleati avrebbero potuto
entrare a Berlino in due mesi. Poco dopo
l’‘appeasement’ di Monaco, la Russia
firmò un patto di non-aggressione con Hitler, ponendo le
basi di quella che sperava sarebbe stata la disfatta
dell’Occidente, e di aprire la via al dominio della Russia in
Eurasia, da Lisbona a Vladivostok».
Dopo questa cosiddetta «analisi
storica», Ariel
continua:
«Ora c’è l’Iran,
guidato da
Ahmadinejad, un pazzo e malvagio maniaco uguale [ad Hitler]. La sua
ideologia è un miscuglio di nazismo e di mahadismo, con in
più uno schizzo di maoismo: il cocktail letale composto
delle più malefiche ideologie della storia umana. Secondo le
stime più accettate, entro il 2008, esattamente 70 anni dopo
che Chamberlain tornò da Monaco annunciando di aver ottenuto
‘la pece per il nostro tempo’, il regime
islamo-nazista iraniano avrà la bomba atomica. Sembra che la
comunità internazionale abbia cominciato a prendere
coscienza del pericolo, non è certo, anzi al contrario, che
ciò porterà a passi concreti e concertati
perché ciò non appaia. Inoltre, anche se
l’Occidente riesce ad agire unito, non
c’è garanzia che la Russia non esca con una
riedizione del patto Ribbentrop-Molotov. Putin sta seriamente meditando
di ingannare l’Occidente. Questa settimana sono emerse prove
allarmanti che la Russia sta facendo proprio questo».
E a questo punto, Jonathan Ariel cita notizie
d’intelligence
e immagini satellitari che può avere avuto solo dal Mossad.
Leggiamo infatti il seguito, tenendo presente che dati di
intelligence
sono mescolati (com’è tipico del Mossad) con vere
e proprie menzogne, intese alla pure disinformazione.
«… Immagini satellitari hanno mostrato
che grandi
volumi di armamento russo vengono inoltrati verso l’Iran. Le
armi sono quelle in dotazione alle unità russe che stanno
evacuando la Georgia, in base all’accordo russo-georgiano
firmato in marzo.
I russi stanno sgomberando le loro due grosse basi del tempo
sovietico
sulle coste del mar Nero, la 12ma di Batuni e la 62ma di Akhalkalaki, a
19 miglia dal confine turco. Le immagini mostrano che i russi si
spostano non per una sola via, ma per due. Nella prima, si vedono solo
piccoli gruppi di ufficiali e soldati che portano solo i loro effetti
personali. La seconda è ingombra di convogli di automezzi
carichi di armi pesanti e sistemi logistici, radar e munizioni. Anche
treni-merci vengono usati. Questa rotta esce dalla Georgia e va verso
l’Armenia, dove i veicoli si fermano alla base russa di
Gyumri. […]
Ma l’Armenia non è il capolinea
dell’armamento. Avendo continuato ad osservare attentamente i
convogli russi, è emersa una terza rotta: che va dalla base
102 armena all’Iran.
Da Gyumri, gli automezzi pesanti e i treni proseguono per la
capitale
armena di Erevan.
Lì, vengono scaricati, e il materiale
è
ricaricato su camion e treni armeni ed iraniani, i quali vengono
diretti verso Sud, al confine dell’Iran. I convogli passano
il confine e si fermano nella città iraniana di Sadarak. La
seconda fermata è la città di Naxcivan, iraniana
nell’area etnica azera e da qui a Tabriz. Altre spedizioni
continuano a seguire la stessa rotta: veicoli corazzati portatruppe
(APC), artiglieria pesante, razzi Grad, missili BM-21 millimetri e
sistemi anti-aerei».
Fin qui non è una novità - nonostante
l’interessante precisione delle informazioni -
perché è noto, come riconosce Ariel, che
l’Iran (minacciato dagli USA e da Israele) ha acquistato
materiale bellico russo «per oltre 7 miliardi di
dollari».
Ma ciò che preoccupa l’agente del
Mossad
è che fra questo materiale c’è il
Tor-M1, «missile da crociera anti-aereo, con
capacità nucleare [sic], considerato il più
avanzato al mondo nel suo genere. L’Iran ha acquistato questi
missili per proteggere il reattore atomico di Bushehr ed altri siti
nucleari».
Non basta.
«Le nostre fonti dicono che Teheran usa le armi
provenienti
dalla Georgia come esca, per indurre Mosca a fornire armi e tecnologie
che finora si è astenuta dal passare agli ayatollah.
Specificamente, le tecnologie che consentano all’Iran di
iniziare la produzione nazionale dei sofisticati missili da crociera
nucleari X-5518, noti anche come Kh-55 o AS-15».
Ariel ci assicura che «Teheran già
possiede una
decina di questi missili comprati sul mercato nero ucraino nel
2005».
Essi hanno un raggio (altamente presuntivo) «di 3
mila
chilometri e capace di portare una testata nucleare da 200
kilotoni» (che l’Iran, sia detto chiaro, non ha).
Ma Teheran ne vorrebbe fabbricare di più in
proprio, vuole
convincere Mosca a cederle la tecnologia, in cambio di buoni affari
nelle armi convenzionali.
Dunque, Ariel si scaglia contro «il luogo
comune»
secondo cui «l’Iran è un problema che
deve affrontare la comunità internazionale mentre Israele
sta a guardare in secondo piano. Niente è più
lontano dal vero: il mondo deve capire - intima la spia del Mossad -
che Israele non permetterà un nuovo olocausto [sic] e
impedirà a un regime che invoca apertamente la distruzione
di Israele di possedere una bomba atomica.
Israele dice chiaramente che la conseguenza…
sarà
un attacco nucleare preventivo contro l’Iran».
E ancora: «la comprovata perfidia russa rende
anche
più importante che non ci sia alcun malinteso al
riguardo… se Israele si trova nell’alternativa fra
una bomba nucleare iraniana e la necessità di lanciare un
attacco preventivo che scongiuri questa possibilità,
sceglierà il secondo. Il mondo deve ascoltare molto
chiaramente: il solo modo di evitare il primo bombardamento atomico
dopo Nagasaki è prendere ogni misura sia richiesta per
impedire che l’Iran si faccia la bomba».
Chiarissimo messaggio, e chiara radiografia della patologia
strategica
israeliana.
Basata sul falso presupposto - ad uso della propaganda - che
l’Iran sia il nuovo Reich (trascurando il piccolo dettaglio:
la Germania del 1939 era la seconda potenza militare industriale del
pianeta, l’Iran è una piccola potenza del tutto
trascurabile; la Germania aveva una dichiarata politica di espansione,
l’Iran non ha mai attaccato nessun Paese vicino, se mai
è stato attaccato da Saddam istigato dagli americani).
Con l’aggiunta del secondo falso, che
l’Iran
avrà la «bomba» entro il 2008, mentre la
CIA non ritiene che l’avrà prima di 10 anni.
Si aggiunga la menzogna secondo cui Ahmadinejad,
«il nuovo
Hitler», avrebbe incitato a cancellare Israele
(come sappiamo, la frase esatta faceva riferimento ad una profezia
dell'ayatollah Khomeini sulla scomparsa di Israele, un giorno, dalla
carta geografica: era un invito alla fede, non all’azione
diretta).
Si trascuri il vero motivo per cui Teheran vorrebbe - se mai
l’avrà - la sua bomba: non per aggredire, ma
perché ha bisogno di un deterrente di fronte alla ripetuta
ed esplicita minaccia di incenerimento atomico che riceve da Israele ed
USA, due potenze nucleari effettive.
Per dar ragione all’isteria di Ariel, si deve
dimenticare
anche che Israele ha la capacità di secondo colpo atomico:
se colpito da un ordigno nucleare, i suoi sommergibili sono pronti a
ritorcere, incenerendo l’avversario.
Nessuno, in queste condizioni, sarebbe così folle
da
provocare una risposta atomica certa contro il proprio Paese.
Solo a patto di dimenticare tutto questo, la minaccia di
Ariel
può apparire in qualche modo razionale.
Anzi, anche tralasciando tutto, si possono ancora immaginare
metodi
più razionali per dissuadere gli ayatollah
dall’armarsi.
Per esempio, Israele potrebbe offrire, in cambio della
rinuncia di
Teheran, il proprio disarmo atomico, con lo smantellamento delle almeno
200 testate e dei vettori che possiede: se Teheran non accetta, almeno
ne avrà smascherato i veri scopi.
Ma ovviamente Israele non prova neppure una via del genere:
la sua sola
e prima opzione, se la comunità internazionale
«esita e vacilla» a fare la guerra
all’Iran, è un bombardamento atomico e preventivo
contro un Paese che non le ha dichiarato guerra.
Tutto ciò non è razionale, ma pura e
semplice
isteria: una delirante percezione di un pericolo inesistente e niente
affatto imminente.
Va detto che anche questa isteria è in qualche
modo una
sceneggiata tipicamente ebraica, uno sfrontato esercizio di
«chutzpah»: Israele strilla di essere aggredita -
mentre aggredisce e minaccia - perché non vuole in
realtà mai essere indotta a trattare con i suoi potenziali
avversari.
Vuole solo stravincere, usando tutti i suoi mezzi militari
ed occulti
(leggi: la nota lobby), per non dover mai cedere qualcosa in cambio
della pace e della sicurezza.
Ciò che è più allarmante
è
che queste idee non sono le follie personali di Jonathan Ariel:
riflettono la dottrina covata dal sistema di potere ebraico in Israele
e fuori.
E possono tradursi in ogni momento in una politica bellica:
il vero
Stato-canaglia irto di testate nucleari che minaccia Russia ed Europa
è sul piede di guerra.
Se occorre una conferma, essa viene da una vecchia
conoscenza, Richard
Perle.
L’uomo che è stato presidente del
Defense Policy
Board al Pentagono di Rumsfeld e Wolfowitz, carica in cui spinse e
preparò l’invasione americana in Iraq,
l’uomo dell’America Enterprise (che siede in questo
think tank ebraico accanto a Michael Leeden, Wolfowitz, Douglas Feith
ed altri fanatici neoconservatori) ha riecheggiato le lagnanze di
Jonathan Ariel in un commento - ugualmente isterico - sul Washington
Post (2).
Già il titolo è demenziale:
«Perché Bush chiude un occhio sull’Iraq?
Chiedetelo a Condy».
A Perle non passa nemmeno in mente di opinare che, forse, se
Bush esita
sull’attacco all’Iran è
perché la guerra in Iraq - a cui è stato indotto
da Perle e dai suoi compari - sta andando così male da
esaurire le voglie aggressive americane.
No, la colpa - udite udite - è tutta della Rice.
Ecco alcuni brani scelti del delirio di Perle: «Il
presidente
Bush sa quel che vuole: la fine irreversibile del programma nucleare
iraniano, l’espansione della libertà nel mondo
intero e la vittoria nella guerra al terrorismo. Il dipartimento di
Stato e gli europeo sanno cosa vogliono: negoziare. Da più
di cinque anni l’amministrazione esita. Bush ha pronunciato
incitanti discorsi, gli iraniani hanno proclamato minacce
enormi e, nel 2003, il dipartimento di Stato ha dato le
chiavi ai britannici, francesi e tedeschi (gli
‘Eu-3’) che offrivano il servizio di parcheggio
diplomatico ad una amministrazione piena di indecisioni e
contraddizioni. Ed ora, dal 31 maggio, l’amministrazione si
è offerta di partecipare ai colloqui sul programma nucleare
con l’Iran. Come mai Bush, che proclamava di impedire lui
vivo che ‘la peggiore delle armi non cada nella peggiore
delle mani’, ha compiuto questa vergognosa
ritirata?».
Decisamente la gratitudine non è la
qualità
migliore dei figli di Giuda: l’America si sta svenando per
loro, ed essi l’aizzano a fare di più.
Come accade quando gli eletti dominano i servi noachici,
animali
parlanti da soma: «Non li lascerai riposare né
notte né giorno, né estate né
inverno».
No, per Perle la colpa è tutta di Condoleeza Rice.
Da quando è passata dalla Casa Bianca a Foggy
Bottom (sede
del ministero degli Esteri) «essa rappresenta sempre
più un blocco di potere diplomatico che ha per dottrina di
compiacere gli alleati anche quando (o specialmente quando) questi
alleati consigliano l’appeasement con i nostri
nemici». Sic.
Eppure, «Il presidente sa che i mullah stanno
lavorando per
affondare ogni prospettiva di pace tra i palestinesi e
Israele» (dunque Israele vuole la pace, è
l’Iran a impedirlo).
«Sa che l’Iran guida il mondo a sostegno
del
terrorismo» (sic).
Ma niente: spinto dagli alleati europei, notoriamente
infidi, e da
Condy Rice, Bush «dopo aver dichiarato che un Iran nucleare
è ‘inaccettabile’, vacilla ed autorizza
gli EU-3 a rivolgersi a Teheran con proposte di compenso se smette i
propri programmi di armamento nucleare».
Ecco la colpa orrenda degli europei vili e della Rice
accomodante:
provare a negoziare, anziché bombardare immediatamente e
preventivamente l’Iran.
Può sembrare un atteggiamento civile?
Ma no: Israele, il modello di Perle, non fa così:
prima
bombarda e uccide, poi (non) tratta.
Né la trattativa è del tipo
«prendere o
lasciare» che preferisce il Perle: «né
il bastone né la carota sono chiaramente definiti coi nostri
alleati, e non parliamo con Russia e Cina».
Torna qui la minaccia implicita alla Russia di fare il
doppio gioco.
Ma la colpa è di Condy, soprattutto, che ha
ceduto agli
europei (anch’essi minacciati implicitamente dal sionista del
Likud) per ottenere il loro appoggio in caso di sanzioni a Teheran.
«Nessun governo americano, dal 1979 ad oggi, ha
mai avuto una
seria strategia sull’Iran», farnetica Perle.
Per esempio?
«Il senatore Rick Santorum ha cercato di far
approvare
l’Iran freedom support Act (Legge di sostegno alla
libertà in Iran) che avrebbe reso più dura la
politica dell’amministrazione, scarsa e tardiva, di sostegno
e finanziamento della democrazia e dei diritti umani in Iran. Ma il
dipartimento di Stato ha posto il veto sulla legge, sostenendo che essa
‘limiterebbe la nostra flessibilità
diplomatica’».
Va detto che se fosse passato questo
«act»,
effettivamente gli USA non avrebbero avuto altra alternativa - per
legge - che fare subito la guerra.
Rick Santorum è noto per il suo attivismo
pro-israeliano;
giorni fa, con il senatore Lieberman (il ben noto democratico likudnik)
ha presentato al Senato le «prove» che Saddam aveva
armi di distruzione di massa: alcune tanichette che pare avessero
contenuto aggressivi chimici, «trovate a Baghdad».
Ovviamente si è scoperto che il materiale chimico
- era la
vecchia iprite della prima guerra mondiale - era degradato
perché risaliva ad un decennio prima, a prima della guerra
del Golfo.
La smentita della «scoperta»
è venuta
dall’insospettabile Pentagono: il materiale esibito da
Santorum e Lieberman era stato tra l’altro trovato nel 2004.
Pura disinformazione con firma Mossad (3).
Isteria e sfrontatezza, come al solito.
Maurizio Blondet
Note
1) Jonathan Ariel, «Israel needs a preemptive
nuclear strike
against Iran», Israel News Agency, 24 giugno 2006.
L’appartenenza al Mossad di Jonathan Ariel, che si dichiara
giornalista (è stato direttore di Maariv e collaboratore di
decine di media, dal Jerusalem Post alla BBC, dalla radio israeliana
all’Herald Tribune) è data dal fatto di essere
stato «consigliere» per il governo sudafricano
negli anni dell’apartheid. Allora essendo il Sudafrica sotto
embargo, Israele fu invitata discretamente da Kissinger a collaborare
col governo bianco scavalcando le sanzioni internazionali. Ne nacque
una strettissima cooperazione non solo commerciale, ma
politico-militare, che portò alla fabbricazione congiunta
israelo-sudafricana di sistemi d’arma innovativi. Fu il
Mossad a guidare l’intera operazione, spedendo a Pretoria
centinaia di «consiglieri» e
«assistenti» come Jonathan Ariel; Ariel ha ancora
accesso a informazioni riservate d’intelligence.
2) Richard Perle, «Why did Bush blink on Iran? Ask
Condi», Washington Post, 25 giugno 2006. Richard Perle era il
capo del gruppo di «consulenti privati» che,
riuniti in un ufficio informale all’interno del Pentagono, il
Defense Policy Board, sotto la protezione di Wolfowitz,
organizzò tutte le fasi dell’invasione
all’Iraq: con gli effetti disastrosi che constatiamo. Perle
fu allontanato dal Defense Policy Board perché approfittava
della sua posizione di consulente del Pentagono per curare certi suoi
affarucci: riceveva soldi da ditte interessate a lavorare col ministero
della Difesa. Nonostante ciò, continua a pontificare e a
tramare, intoccabile come tutti gli eletti.
3) Warren Strobel, «Toxic weapon too old to
use»,
Chron.com, 23 giugno 2006. Rick Santorum ha fatto approvare nel 2005
una mozione che invita l’ONU ad agire contro
l’antisemitismo. Per questo è stato premiato dalla
Republican Jewish Coalition, una branca della nota lobby.
Tratto da: www.effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.