Guardo a Beirut le strade arate dalle bombe, le case
sventrate, i ponti crollati, i serbatoi di carburante in fiamme,
persone urbane in fuga senza sapere dove, in abiti occidentali anche
eleganti, e vedo: è così che Israele vuole
ridurre il mondo.
Non si fermerà fino a che non
l’avrà ridotto a macerie.
Vuole farlo anche a noi.
Lo aveva detto chiaro, in un’intervista
all’Observer del 21 settembre 2003, Martin Van Creveld, il
docente di storia militare all’università ebraica
di Gerusalemme: «Noi possediamo centinaia di testate atomiche
e razzi, e possiamo lanciarli su bersagli in ogni direzione, magari
anche su Roma. La maggior parte delle capitali europee sono bersagli
delle nostre forze armate. Voglio citare il generale Moshe Dayan:
‘Israele deve essere come un cane pazzo, troppo pericoloso da
provocare’. Le nostre forze armate non sono le terze per
forza, ma forse le seconde al mondo. Noi abbiamo la capacità
di trascinare giù il mondo con noi. E possono assicurarvi
che ciò accadrà, prima che Israele
cada».
I missili atomici israeliani hanno Roma, Parigi, Londra come
bersagli «agganciati».
Van Creveld ce lo ha voluto far sapere: prima di crollare
nelle fiamme del nulla, Israele vuole trascinarci tutti con
sé.
Sansone con tutti i filistei.
Israele è disperato: sa che, nonostante tutti i
suoi arsenali, come al demonio, al leone ruggente
dell’Apocalisse, «gli è concesso poco
tempo».
Israele è disperato perché il resto
dell’umanità può vivere senza di lui.
E’ l’invidia di Giuda, la profonda
invidia psicanalitica, che la spinge a devastare sistematicamente,
rabbiosamente, ogni infrastruttura in Libano.
Perché il Libano è la prova vivente
della vitalità naturale che Israele non possiede:
è bastato che l’armata giudaica allentasse la
stretta, che si ritirasse di poco, e il Libano ha ripreso a fiorire, le
antiche tradizionali fazioni ed etnie hanno ritrovato
l’antico, mai facile modus vivendi del Levante, e
ricominciassero a prosperare.
Locali aperti, turismo, mercati, allegria: è
tutto quello che Israele non sopporta, e che vuole tramutare in
macerie, fumo, fame e paura.
Un giornale italiano pubblica oggi un pezzo di Gilad Atzmon
che è schiumante di questa rabbia, di questa invidia: dice
in succo (cito a memoria) ai libanesi: voi credevate di poter essere
immuni, vivevate in una bolla, vi divertivate come se Israele non
fosse, vi siete dimenticati di Giuda.
Israele odia il mondo, perché il mondo non odia
Israele, semplicemente può dimenticarlo, può
farne a meno.
E questo, Israele non lo sopporta.
Ciò, perché si credono il centro e il
fine dell’universo.
E’ la sapienza talmudica.
«Un ebreo non è stato creato come mezzo
a uno scopo: egli stesso è lo scopo, dal momento che tutta
la sostanza dell’emanazione è stata creata solo
per servire gli ebrei».
Così scriveva rabbi Schneerson, il capo
spirituale dei Lubavitcher, pochi anni fa.
E così spiegava il primo versetto del Genesi,
«In principio Dio creò i cieli e la
terra»: «significa che tutto fu creato per il bene
degli ebrei, che sono chiamati ‘il principio’.
Ciò significa che tutto è vanità in
confronto agli ebrei».
Questa è la dottrina che viene da Ytzak Luria, il
grande kabbalista del sedicesimo secolo.
Egli sviluppò la dottrina delle due razze: la
superiore, l’ebraica, «scelta per incarnare le
divine emanazioni in questo basso mondo», e le altre
inferiori dei gentili: «Per questo le anime degli ebrei sono
dette malvagie, a nulla buone, e sono create senza
conoscenza».
Ma queste idee sono ancora più antiche.
Tacito e Svetonio concordi narrano le motivazioni,
ridicolmente messianiche, della rivolta ebraica del 66 dopo Cristo:
«Si era diffusa in tutto l’Oriente
un’antica profezia, secondo cui uomini partiti dalla Giudea
si sarebbero impadroniti del potere».
«Queste oscure espressioni», dice
Tacito, «avevano preannunciato Tito e Vespasiano»,
che infatti conducevano operazioni in Giudea prima di essere acclamati
imperatori; «ma i giudei, interpretando la profezia come
riferita a se stessi, si ribellarono».
Come si permette il mondo di esistere quasi che gli ebrei,
fine dell’universo e suoi dominatori, non esistessero?
Rabbia, invidia furente.
Questo stesso sentimento si sente nelle parole di Van
Creveld.
Non si tratta di un pazzo solitario.
E’un docente famoso, molto addentro al sistema
militare israeliano, di cui esprime le valutazioni e la
mentalità e quel che dice a proposito di Israele che
«deve comportarsi come un cane pazzo, troppo pericoloso per
disturbarlo», non è un modo di dire.
E’ la dottrina strategica israeliana.
Ed è precisamente quella che vediamo applicata
oggi contro il Libano.
Israele avverte: tirateci un solo missile, rapiteci un solo
soldato, e noi vi distruggiamo ponti, strade, centrali elettriche.
Anzi, di più: poiché siamo cani
idrofobi e nucleari, non potete nemmeno immaginare quel che vi
succederà, se appena ci provocate.
E’ la cosiddetta «reazione
sproporzionata».
Persino il Financial Times ha scritto: è come se,
ai tempi del terrorismo irlandese dell’IRA, noi inglesi
avessimo reagito bombardando Belfast e catturando i ministri del
governo irlandese.
Ma gli ebrei rispondono così alla loro speranza
messianica.
E «la coscienza messianica è coscienza
di conquista, non di arretramento», dice David Banon.
Conquista terrena, potere mondiale nell’aldiquà.
E tuttavia, nel fondo di Israele, c’è
il sentimento che qualcosa gli sfugga.
Che il mondo possa vivere senza di lui, anzi meglio, senza
di lui.
Sì, i giornali servili lo accarezzano per il
verso del pelo, e mentre aggredisce dicono che è aggredito e
che ha «diritto di difendersi»; sì, i
giornali parlano di «guerra» anche se il Libano non
risponde ai colpi, perché non ha i cannoni e gli aerei della
superpotenza idrofoba: ma nel fondo, Israele sa che queste frasi
vengono dalla paura, non dalla convinzione.
Israele è armatissimo, e continua ad armarsi.
Ma più si arma, meno si sente sicuro.
Paese grande come la Puglia con sei milioni di abitanti,
è una delle prime potenze militari del pianeta.
Dispone di 200-300 testate atomiche; ha i missili per
lanciarle su qualunque bersaglio.
Ha inoltre tre sommergibili in navigazione continua che, se
qualcuno avesse la sciagurata idea di incenerire Israele con
un’atomica, possono lanciare il cosiddetto secondo colpo
nucleare, sparando i loro missili dal fondo del mare e incenerendo
l’aggressore.
E’ l’apparato della mutua distruzione
assicurata, su cui si è basato mezzo secolo di pace fra USA
e URSS.
Nessuno sarà tanto pazzo da attaccare Israele,
avendo la certezza che ne verrà incenerito atomicamente.
Eppure, Israele non è tranquillo.
Non si sente sicuro nei suoi esigui confini, circondata da
Paesi male armati però enormi, con cui non ha firmato
trattati di pace.
Perciò minaccia il mondo intero, che pretende di
vivere senza di lei, di essere neutrale nella sua lotta contro
l’universo.
Anche voi europei, dice Van Creveld, non potete sentirvi al
sicuro, perché noi siamo cani pazzi.
Un cane pazzo può scatenare la guerra atomica
qui, nel Mediterraneo che è un lago, renderlo inabile per
millenni.
Ma così, alla lunga, Israele si scava la fossa.
Nessuno crede che sia davvero minacciato a tal punto.
Una potenza nucleare, che ha più testate atomiche
della Cina e la possibilità di «secondo
colpo» ossia di ritorsione nucleare, non può
comportarsi in modo «pazzo».
Israele è pronto a rispondere ad un atto di
terrorismo o a un’aggressione convenzionale con armi
atomiche: e il mondo intero si sente minacciato.
Il massacro del Libano che compie in queste ore non
farà che accelerare la coscienza mondiale: Israele
è un problema, il cane idrofobo è un pericolo per
tutti.
Oggi, avendo gli USA al suo fianco, Israele può
essere sicuro che non sarà toccato.
Ma con l’uso della forza illimitata, della
violenza sproporzionata come prima e sola risposta, si è
messo nelle condizioni di far capire a molti Stati, anche potenti e
lontani, che la sola cosa che può renderlo inoffensivo
è un colpo nucleare.
Il fatto che si sia dato le bombe atomiche, e si rifiuti di
assicurare che non le userà come risposta ad attacchi
convenzionali, innesca in ogni Paese che si sente minacciato (vedi
Iran) una corsa all’armamento atomico.
Israele atomico non si è reso più
sicuro, ma meno.
Israele comincia ad essere percepito come un cane idrofobo
nucleare, come una minaccia planetaria.
E magari non oggi, ma fra cinquant’anni, chi ha
fidato nella pura forza finirà per trovare un avversario
più forte.
Possono formarsi coalizioni oggi inimmaginabili.
Se Israele vuole essere ancora lì fra mezzo
secolo, deve diventare più ragionevole.
Dare garanzie e riceverne, firmare trattati di pace con
giustizia.
Ma vuole davvero esistere Israele, fra
cinquant’anni?
Tutto ciò che fa suggerisce il contrario; una
voglia di morte e di nulla.
Non vuole vivere, vuole solo trascinarci con sé
nel suo abisso, perché non sopporta che
l’umanità possa fiorire come il Libano senza di
lui, e col tempo dimenticarlo, liberato dai suoi morsi idrofobi.
Così è condannato dalla sua superbia
messianica a mordere, ad essere una molestia armata per il mondo; non
può farne a meno, la sua invidia è troppo grande.
Nel fondo del suo cuore arrabbiato risuona la parola che non
vuol sentire: «Che ti serve conquistare il mondo, se poi
perdi l’anima tua?».
Domina già il mondo, con le armi e la paura, con
l’inganno e le sue quinte colonne; ma non
è, come sperava, nel «regno».
Chi vuole il regno dell’aldiquà,
già prova l’inferno in questa vita; cane pazzo
assediato da cani pazzi, costretto a mordere e distruggere
perchè nessuno sia felice, per spegnere sorrisi di bambini
palestinesi, per tramutare le belle ragazze libanesi in profughe
spaurite e scarmigliate, per deturpare la terra promessa, vigna del
Signore, con un orrendo muro da paranoidi.
Il «regno della promessa»
senza Cristo è già l’inferno.
E Giuda se lo sta creando da sé.
Sappiamo che solo un piccolo resto infine dirà,
cedendo, la parola soave: «Benedetto Colui che viene nel nome
del Signore».
Fino a quel giorno, Israele tesse attorno a sé la
Gehenna, per sé e per noi.
Maurizio Blondet
Tratto da: www.effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.