MOSCA - Putin
ha sospeso la partecipazione della Russia ai trattati sulle forze
convenzionali in Europa.
«Una nuova guerra fredda», strillano i
media.
«Putin scatena una nuova corsa agli
armamenti».
«Putin minaccia l'Europa».
Ciò che i media invece non hanno detto
è questo: negli stessi giorni, Gazprom ha scelto una
compagnia europea - la francese Total - come socia per lo sfruttamento
dell'immenso giacimento Shtokman in Siberia, ritenuto la più
grande riserva mondiale di gas. (1)
Su questo giacimento (3.700 miliardi di metri cubi
accertati, forniture assicurate per 50-60 anni) avevano messo il
cappello, durante l'era Eltsin, le compagnie americane.
In origine infatti lo Shtokman doveva essere la fonte del
nuovissimo mercato del gas liquefatto (GPL) da destinare agli Stati
Uniti.
Con il nuovo accordo con la Total, invece, il gas russo
transiterà anzitutto nel gasdotto
«North-Stream», costruito a tappe forzate da Russia
e Germania nelle profondità del Baltico: per rifornire
dunque l'Europa come cliente privilegiato.
Naturalmente il contratto è molto favorevole a
Gazprom, ossia all'interesse nazionale russo.
«La parte di Gazprom nel progetto è del
75%, quella di Total del 25%», ha detto Aleksei Miller, il
presidente di Gazprom.
La nuova società sarà solo
«proprietaria delle infrastrutture di sfruttamento».
Total non sarà dunque padrona delle riserve (le
licenze relative restano a Gazprom) ma parteciperà alla
gestione e fornirà il suo know-how.
E ai concorrenti americani, Chevron e Conoco, resteranno
(forse) le briciole restanti.
Ma per Total è comunque un colpo grosso, tanto
più che Mosca aveva minacciato di toglierle il contratto di
raffinazione del giacimento Khariaga (stimato a 96 milioni di
tonnellate) per non aver adempiuto agli obbiettivi prefissati di
produzione.
La scelta dei francesi è dunque tutta politica.
Difatti, come ha chiarito il giornale economico russo
Vedemosti, segue alla telefonata intercorsa il mercoledì
precedente tra Putin e Sarkozy, di cui ha preso l'iniziativa
quest'ultimo.
E' più che probabile che, come contropartita,
Parigi d'ora in poi sosterrà Mosca nel quadro dell'accordo
strategico con la UE sulle forniture di gas, e sul più vasto
piano politico - contro i maggiordomi degli USA che continuano a
governare l'Europa.
L'altra cosa che i giornali non dicono è chi sia
il vero responsabile della «nuova corsa agli
armamenti»: George W. Bush, con la sua fanatica politica di
«sicurezza attraverso le armi» e la sua
volontà di piazzare i missili anti-missile in Polonia,
rifiutando i mezzi diplomatici e disprezzando i trattati già
firmati.
Che la corsa agli armamenti sia in corso sul piano
planetario, lo ha denunciato l'ultimo rapporto del SIPRI di Stoccolma,
l'istituto più autorevole in questo campo. (2)
Le spese militari nel mondo hanno raggiunto nel 2006 ben
1.200 miliardi di dollari, cifra senza precedenti nella storia, e con
un forte aumento rispetto all'anno prima.
Ma gli Stati Uniti restano in testa a tutti per le spese
militari, con 529 miliardi di dollari.
La Russia ha un bilancio militare quasi 15 volte inferiore,
con 34,7 miliardi di dollari, per lo più volto al
rammodernamento del suo apparato militare a lungo trascurato.
Meno della Gran Bretagna (59 miliardi di dollari), meno
della Francia (53), meno del pacifico Giappone (43,7 miliardi di
dollari).
Quanto alla Cina, il cui riarmo il Pentagono giudica
preoccupante e minaccioso, il suo bilancio militare non raggiunge,
almeno ufficialmente, i 50 miliardi di dollari.
Più o meno come la Francia, e sulla linea del suo
nemico potenziale, il Giappone.
Sono le cifre relative che contano - l'America spende dieci
volte più della Cina - e anche questo i media non lo dicono
mai.
Se gli altri Paesi hanno accelerato la spesa militare (in
Asia centrale del 73% dal 1998, in Russia del 155% nello stesso
periodo, del 37% nel resto del mondo) è come risposta alla
presenza aggressiva americana in Asia.
Sono i primi 40 fabbricanti di armamenti americani ad aver
realizzato il 63% delle vendite all'estero, seguiti dagli europei con
il 29%.
Nel complesso, i vari apparati militari-industriali hanno
guadagnato 290 miliardi di dollari: un tasso di profitto del 25% sul
venduto.
Inutile dire come questa prosperità
dell'industria letale distorca l'economia mondiale.
Più urgente ricordare cosa succede nella storia
quando ci sono «troppe» armi: le armi
«agiscono» da sé.
Il processo razionale - si fabbricano armi perché
c'è la guerra - è stato spesso rovesciato, come
nel primo conflitto mondiale: si sono fatte guerre
«perché» si ha disponibilità
di armi.
E' la politica di Bush e del suo complesso
militare-industriale, enunciata di fatto nella nuova dottrina della
sicurezza nazionale USA.
Maurizio Blondet
Note
1) Madeleine Vatel, «Gazprom choisit Total pour
exploiter le gisement gazier Chtokman», Le Monde, 13 luglio
2007.
2) SIPRI Yearbook 2007, giugno 2007. Il SIPRI (Istituto
Internazionale per la Pace di Stoccolma) è finanziato dallo
Stato svedese.
Tratto da: effedieffe.com
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