Metà
degli italiani è con la politica delle 30 bastonate,
l’altra metà con la politica delle 60 bastonate.
Ovvero: una metà sta con Berlusconi che impone una
tassazione di circa il 30 % del reddito, e l’altra
metà sta con Prodi che ne impone quasi il doppio. Coloro che
si oppongono alle 60 bastonate dunque si sono riversati in piazza per
“pretenderne” solo 30 e sono disposti anche a
esserne felici. Certo che 30 faranno meno male rispetto a 60, ma fanno
sempre male. Eppure il popolo italiano, ormai abituato ad essere
considerato bue, e/o pungolato col frustino da uno Stato prevaricatore
ed accentratore, crede di vedere un salvatore in Berlusconi, che gliene
promette solo 30. Roba da matti! A me pare che la vera alternativa a
Prodi non sia Berlusconi, ma un sistema fiscale veramente equo. Un
sistema veramente equo però non può che essere
l’equalizzazione monetaria già a partire
dall’emissione monetaria stessa: con un semplice detrazione
per ogni valore di banconota e di moneta metallica di
un’aliquota del 10 per cento annuo, da usare per lo Stato
sociale, ma comprendendovi anche un reddito di cittadinanza per tutti
dalla nascita alla morte! Solo in questo modo il problema delle tasse
uguali per tutti può essere risolto, dato che le
“tasse”, una volta prelevate attraverso la dinamica
stessa dell’emissione, sarebbero pressoché uguali
per tutti in quanto uguali a zero: eliminate assieme a tutta quella
burocrazia che impedisce la distribuzione reale della ricchezza. Con
ciò, i cosiddetti “evasori fiscali” che
dagli uni sono considerati come i veri lavoratori che producono
ricchezza per tutti, mentre dagli altri sono considerati ladroni da
ricercare per poi punire come in una vera e propria caccia alle
streghe, svanirebbero nel nulla in quanto nessuno finalmente potrebbe
evadere alcuna tassa. Se una volta per tutte si smettesse di ragionare
solo con una metà di cervello, si capirebbe che entrambe
queste visioni (30 e/o 60 bastonate) sono patologiche. Cominciare a
superare l’ottocento, esige di considerare il cittadino
italiano non solo come “lavoratore” o come
“contribuente”, ma come proprietario della
ricchezza che produce e dunque della propria moneta. Ezra Pound
chiarì che il denaro che abbiamo in tasca non è
nostro, ma rappresenta “debito dei cittadini verso la banca
centrale”, mentre dovrebbe essere “ricchezza e
credito nelle tasche dei cittadini”, secondo
l’affermazione ripresa da Jefferson, padre della patria
americana. In seguito Giacinto Auriti rivelò che secondo il
maestro Pound, le dinamiche dovevano essere ribaltate: restituendo
creazione del denaro, controllo del credito, e determinazione del
costo, alla collettività, che lo Stato rappresenta. Invece,
anche se siamo nel terzo millennio, dobbiamo ancora assistere a
manifestazioni secolari del passato, in cui conta la
quantità di carne votante, non le idee, né
l’attività pensante che le produce, facendo
dell’uomo un uomo. O “uomini”
dell’opposizione, se volete proprio portare a Roma il popolo
bue, non portate a Roma migliaia di sprovveduti a lamentarsi delle
tasse; portateli a Roma a manifestare contro Stato e parastato,
congetturati senza alcuna legittimazione popolare, senza concorso di
popolo, ma contro il popolo. Da monarchico-liberale (si fa per dire),
lo Stato divenne monarchico-fascista, e poi
repubblicano-antifascista-liberale (si fa sempre per dire), senza
concorso di popolo, e sempre contro il popolo sovrano (anche qui si fa
per dire), che non è mai stato chiamato a votare la
“sua” costituzione, ma nemmeno i
“suoi” statuti comunali, provinciali o regionali,
né che ha strumento alcuno per opporsi ai capricci e ai
funambolismi dei “suoi” rappresentanti, ogni cinque
anni resi puntualmente irresponsabili e intoccabili da
“democratiche” elezioni, grazie alle quali tutto
cambia affinché nulla cambi. Personalmente, il 2 dicembre mi
sono recato, anziché a Roma, al 2° convegno
“Fiera della verità”, tenutosi in
provincia di Modena, in cui si è discusso di
verità sociali inerenti l’emissione truffaldina
dei soldi, temi che dovranno, per poter davvero interessare il
cittadino, costituire sempre più la consapevolezza di chi
vorrà proporsi come classe politica di domani.
Nell’occasione della seconda “Fiera della
verità” è stato proiettato “I
banchieri di Dio”, film sul caso Calvi, basato su documenti
ufficiali, improvvisamente censurato, appena uscito nelle sale
cinematografiche, dal tribunale civile di Roma, sempre grazie agli
stessi criteri di “democrazia” che fanno muovere il
corrotto politicante politicamente corretto.
N.V.
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