Da molti anni le autorità anglo-americane si accaniscono in
maniera crudele e spietata contro l'Afghanistan. Già nel
1919, gli inglesi fecero guerra all'Afghanistan per poter continuare ad
imporre il proprio dominio. Quell'anno la resistenza afgana, guidata da
Amanullah Khan, riuscì a prevalere e a rendere il paese
indipendente. Iniziò una fase di riforme e cambiamenti.
Furono realizzati sistemi d’irrigazione, costruite nuove
strade e scuole, e venne abolito l'obbligo di portare il velo. Per
molti anni gli inglesi e gli americani cercarono di imporre un
controllo indiretto, finanziando governi conservatori. Negli anni
Settanta diventò più difficile controllare
l'Afghanistan perché il paese tendeva a laicizzarsi e a
realizzare una maggiore libertà e indipendenza. Invano le
autorità statunitensi foraggiavano bande di estremisti
religiosi, che avevano il compito di opporsi alle riforme.
Una svolta importante si ebbe nel 1978, quando il Partito Democratico
del Popolo afghano (PDPA) iniziò la "rivoluzione d'aprile" e
fondò la Repubblica Democratica dell'Afghanistan, sotto la
guida di Nur Muhammad Taraki.
Gli Usa cercarono di far credere che il nuovo governo era un governo
fantoccio dell'Urss, per poterlo abbattere. Ma ciò non era
vero, come spiegarono il New York Times e il Washington Post, che
riferirono che il nuovo governo era sostenuto dalla maggioranza degli
afgani, e che "la lealtà degli afgani verso il governo
è fuor di dubbio".[1]
Il governo di Taraki attuò riforme sociali importanti:
iniziò una campagna per l'alfabetizzazione e introdusse
l'assistenza medica gratuita per tutti. Inoltre, abolì il
potere feudale nelle campagne, introdusse la libertà di
religione e l'uguaglianza fra uomini e donne. Parecchie persone
beneficiarono di questi cambiamenti, ad esempio, Saira Noorani
racconta:
Ogni ragazza poteva andare alle scuole superiori e
all'università. Potevamo andare dove volevamo e vestirci
come ci pareva... Potevamo frequentare i caffè, e il
venerdì andavamo al cinema a vedere gli ultimi film indiani
e ascoltare gli ultimi successi della musica hindi... Tutto
è cominciato ad andare storto quando i mujaheddin hanno
iniziato a vincere... Uccidevano gli insegnanti e bruciavano le
scuole... Eravamo terrorizzate. Era comico e nel contempo triste
pensare che quelle erano le persone che erano state sostenute
dall'Occidente.[2]
Il governo afgano veniva continuamente minacciato dagli Usa, e per
questo chiese all'Urss di essere aiutato militarmente. Le
autorità americane volevano intervenire prima possibile per
abbattere il legittimo governo afgano. Anni dopo, lo stesso Zbigniew
Brzezinski[3], Consigliere per la Sicurezza Nazionale ,
confessò a Le Nouvel Observateur del 15 gennaio del 1998,
che gli Usa avevano attuato in Afghanistan una serie di operazioni di
sostegno dei mujaheddin, per alzare le probabilità di un
intervento russo:
Secondo la versione ufficiale della faccenda, gli aiuti ai mujaheddin
da parte della Cia sono cominciati durante il 1980, ovvero, dopo che
l'armata rossa aveva cominciato l'invasione dell'Afghanistan il 24
Dicembre 1979. La realtà, rimasta fino ad oggi strettamente
celata, è completamente diversa: è stato il 3
luglio 1979 che il presidente Carter ha firmato la prima direttiva per
aiutare segretamente gli oppositori del regime filo sovietico di Kabul.
Quello stesso giorno ho scritto una nota al presidente nella quale si
spiegava che a mio parere quell'aiuto avrebbe determinato un intervento
armato dell'unione sovietica in Afghanistan.
(...) Non abbiamo spinto i russi ad intervenire, ma abbiamo
consapevolmente aumentato le probabilità di un loro
intervento... Il ruolo fondamentale è svolto dai servizi
segreti pakistani (ISI) che ricevono intelligence e finanziamenti da
USA e Arabia Saudita ( sono questi gli anni dell'alleanza economica tra
la famiglia Bush e la famiglia saudita dei bin Laden, al cui proposito
torneremo in seguito). L'ISI gestisce autonomamente i fondi americani e
la guerra contro la Russia non viene presentata al popolo afgano e ai
volontari stranieri (che d'ora in poi chiameremo arabi-afgani) come una
guerra pro-America, ma come una jihad islamica contro gli infedeli
comunisti. I pochi ufficiali, che in realtà erano a
conoscenza del vero ruolo americano, lo hanno silenziosamente
accettato, pur di abbattere l'allora principale nemico russo.[4]
A partire dal luglio del 1979, la Cia iniziò ad organizzare
l'esercito dei mujaheddin, per poter fare una grande guerra per
procura, sul modello di quella organizzata nel Laos negli anni Sessanta
e Settanta.
La Cia preparò manuali operativi su cui si dovevano basare
le nuove tecniche di arruolamento. Occorrevano ferventi predicatori,
che convincessero molti giovani che Dio stesso li stava chiamando a
combattere contro gli "invasori" russi. La paga era misera, all'incirca
10-20 dollari al mese, ma il premio ultraterreno oltremodo generoso: il
paradiso. In un misto di inganno, mistificazione e licenza di
commettere crimini, vennero addestrati centinaia di migliaia di
combattenti per la jihad americana.
I capi mujaheddin erano fanatici, spietati e sanguinari, e ricevevano
grosse somme dalla Cia per arruolare e addestrare. Uno di loro,
Gulbuddin Hekmatyar, nel 1986, venne invitato a Londra, e in
quell'occasione il Primo ministro inglese Margareth Thatcher lo
definì "combattente per la libertà".[5]
Gli Usa si valsero del governo pakistano e dei suoi servizi segreti
(Isi), organizzati dalla Cia, per addestrare 100.000 militanti
islamici, fra il 1982 e il 1992. Crearono i combattenti mujaheddin, che
utilizzarono in numerose guerre. Grazie ad infiltrati e ai servizi
segreti, scatenarono un conflitto fra i diversi gruppi afgani e
formarono gruppi di mercenari combattenti affinché
mettessero in difficoltà il governo afgano. Robert Gates,
direttore della Cia in quel periodo, nel suo libro From the Shadows,
parlò delle operazioni segrete degli Usa in Afghanistan nel
1979. La Cia non si limitò a destabilizzare, ma
pagò milioni di dollari affinché fosse rafforzato
l'estremismo. Le autorità americane fecero pubblicare e
diffondere nelle scuole molti libri che inneggiavano all'odio contro
l'Occidente. A questo proposito, così scrisse il Washington
Post del 23 marzo 2002:
Questi manuali zeppi di riferimenti al Jihad e di immagini di fucili,
proiettili, soldati e mine sono alla base del programma scolastico
nazionale. Anche i talebani hanno usato i libri pubblicati con i soldi
americani (...). (libri che ) Hanno fomentato la violenza in un'intera
generazione.[6]
Il fanatismo e la violenza fomentati dagli Usa scatenarono in
Afghanistan, negli anni Novanta, una guerra civile. I Talebani, nel
1994 divennero la formazione politico-militare più forte, e
alla fine degli anni Novanta sottomisero il paese all'estremismo
religioso più violento e disumano. Nel 1996 si
impadronirono di Kabul grazie all'aiuto della società
petrolifera americana Unocal (Union Oil of California), della Cia e dei
servizi segreti pakistani. Dal gennaio del 1980, gli Usa sostennero
economicamente e militarmente il Pakistan, allo scopo di bloccare
l'avanzata dell'Urss in Afghanistan. Nel 1987 gli Usa avevano dato alla
guerriglia circa 65000 tonnellate di armi e aiuti economici fino a 470
milioni di dollari. L'Isi assunse ben 150.000 persone, grazie ai
dollari americani, e costruì un'organizzazione segreta
efficiente e potente, che finanziava cellule di al Qaeda ovunque. Nel
1989 le truppe sovietiche furono costrette al ritiro. Questa sconfitta
contribuirà alla futura dissoluzione dell'Urss, che era uno
degli obiettivi dell'élite americana.
Il mondo assistette ignaro ai cambiamenti drammatici in atto in
Afghanistan: nel 1993 era ormai un paese distrutto. Sarà
diviso in diverse zone di influenza. Il Pakistan, grande produttore di
oppio, voleva incrementare la produzione e il controllo di questa
droga, e creò in Afghanistan grandi piantagioni di oppio. La
Cia approvò pienamente il progetto e l'Afghanistan
diventò uno dei maggiori produttori di oppio.[7]
Dal 1994 al 1998 il sostegno Usa ai Talebani fu totale, e in cambio
chiedevano la tutela dei loro interessi strategici ed economici in
quell'area. Dal 1999 al 2000 il sostegno non era più totale,
perché i Talebani non obbedivano ciecamente a Washington e
non riuscivano a sottomettere la popolazione.
La Unocal voleva realizzare un oleodotto che arrivasse fino al
Pakistan, passando attraverso il Turkmenistan e l'Afghanistan.
Nell'estate del 1998 iniziò la costruzione, ma
già nell'agosto i lavori si interruppero e la Unocal
uscì dal Centgas, il consorzio creato per la costruzione
delle condutture. Il progetto fallì per diversi motivi,
soprattutto per la difficoltà a mantenere la sicurezza. Il
Business Recorder del 24 marzo del 2000 scrisse:
Secondo quanto confidato al nostro giornale da fonti attendibili, la
società americana (Unocal) starebbe trattando con le
autorità locali perché venga garantita la
sicurezza del suo personale impegnato sul suolo afgano. Un'operazione
curiosa, quella dell'azienda, dato che l'Afghanistan, considerato un
fiancheggiatore del terrorismo, è oggetto di pesanti
sanzioni da parte delle Nazioni Unite.
I rapporti fra gli Usa e i Talebani diventarono a dir poco ambigui e
strani. La Enron stabilì stretti legami con i
Talebani per realizzare un oleodotto. Il paradosso fu che mentre
Clinton bombardava l'Afghanistan, come presunto covo di bin Laden, la
Enron foraggiava i talebani. Ufficialmente, già nel 1996,
Osama bin Laden aveva trovato rifugio in Afghanistan e nell'agosto
aveva iniziato la cosiddetta "guerra all'America". Nel novembre di
quell'anno si ebbe un attentato terroristico in Arabia Saudita, che
fece diciannove morti. Anche gli attentati del 23 febbraio del 1993
contro il World Trade Center, che uccisero 6 persone e ne ferirono
più di 300, e del 1995 a Riad, furono collegati alla rete di
bin Laden, ma come nulla fosse la Unocal e la Enron facevano affari con
i Talebani. Nel 2000 si hanno prove di sostegno ai Talebani tramite
l'Isi. Quindi, gli Usa, mentre ufficialmente criminalizzavano i
Talebani, di nascosto li finanziavano e facevano affari con loro. I
media parlavano di una rottura fra i Talebani e gli Usa, e di una
conseguente "guerra terroristica" iniziata dai Talebani delusi dagli
Usa.
Le autorità statunitensi iniziarono nel 2000 ad attuare
misure contro l'Afghanistan. Il Toronto Sun scriveva il 4 dicembre del
2000: "Gli Stati Uniti misero in atto, contro l'Afghanistan devastato
dalla guerra un embargo punitivo stile Iraq, in un momento in cui buona
parte dei diciotto milioni di abitanti del paese era senza tetto e
stava morendo di fame".[8]
L'embargo e le operazioni militari degli Usa avevano lo scopo di
distruggere e piegare il paese, in modo tale da poterlo controllare.
L'embargo colpiva la gente comune, e non i Talebani. Morirono almeno
tre milioni di persone, di cui moltissimi erano bambini. In Afghanistan
gli americani stavano praticando gli stessi metodi di sterminio dei
civili praticati in Vietnam, in Cambogia, in Iraq e in molti altri
paesi. Non c'erano prove certe che i Talebani fossero in contrasto con
le volontà americane. Nel luglio del 2001 Christina Rocca,
vicesegretario di Stato americano per l'Asia meridionale,
annunciò che quarantatré milioni di dollari
sarebbero stati dati ai Talebani. La motivazione era quella degli aiuti
umanitari, ma i Talebani non erano tenuti a dare un rendiconto di cosa
avrebbero fatto con tale somma.
Nei giorni successivi all'11 settembre, Bush si prodigò a
dimostrare che i Talebani erano nemici, arrivando addirittura a parlare
di un'operazione per abbattere il regime talebano. Il piano, che era
stato delineato nella "Direttiva presidenziale per la sicurezza
nazionale", sosteneva interventi militari, diplomatici e di
intelligence per lottare contro al Qaeda. In realtà si
trattava di un'invasione progettata già dal 1997.[9]
Dopo l'11 settembre Bush si sentiva di avere mano libera per agire
ovunque. Il 7 ottobre del 2001 gli Usa iniziarono a bombardare
l'Afghanistan, uccidendo migliaia di persone inermi e costringendo
altre migliaia di persone a morire di fame a causa della
difficoltà ad avere gli aiuti umanitari su cui si basava la
loro esistenza. Dal 7 ottobre e il 10 dicembre morirono, sotto le bombe
americane, 3.767 civili, in media 62 morti innocenti al giorno.[10]
Successivamente l'Onu, con la risoluzione n. 1368 ha legittimato la
guerra, e dall'agosto del 2003 è intervenuta la Nato.
L'intervento bellico del 2001 si concluse due mesi dopo, con la caduta
dei Talebani. Gli Usa volevano ripristinare la produzione di droga, che
era precipitata in seguito agli accordi che i Talebani avevano
stipulato con l'Onu nel 2000. L 'Onu aveva imposto il divieto di
coltivazione del papavero. Con la vittoria degli Usa la produzione di
droga, dall'1,4% (2001) della produzione mondiale, salì al
78% (2003). Raggiunse quasi i livelli record del 1999 (79%).
Gli Usa misero al governo Hamid Karzai, un ex agente della Cia, che
aveva lavorato in Afghanistan nel periodo in cui la Unocal stava
trattando con i Talebani per la costruzione dell'oleodotto.
Anche oggi i rapporti fra le autorità americane e Talebani
sono a dir poco inquietanti. I mass media creano sempre più
confusione sulla situazione afgana, per nascondere la
verità. Alcune fonti[11] sostengono che i Talebani traggono
profitti dai raccolti di oppio, mentre altre fonti[12] sostengono che
è la Cia a coordinare la produzione e lo smercio
internazionale dell'eroina. Il commercio di droga è terzo
per la quantità di profitti (dopo il petrolio e la vendita
di armi). E' un settore di massima importanza per la
criminalità organizzata e per i servizi segreti americani.
La Cia finanzia le sue numerose guerre per procura anche grazie ai
proventi di questo traffico, e accresce il suo potere finanziario con
investimenti nelle numerose banche compiacenti. Alla luce di questo si
comprende che l'economia della droga ha dei padroni molto potenti, che
basano il loro potere sulla supremazia militare mondiale e sul lavoro
dell'intelligence. E' facile capire che non si tratta dei
Talebani.
Gli stessi americani sostengono che i Talebani si autofinanziano grazie
al traffico di droga. Ma il traffico di oppio, in Afghanistan,
è controllato dai Signori della guerra, che sono a loro
volta controllati dal governo Karzai (che è controllato
dalla Cia). Poco tempo fa emerse una lista di nomi dei Signori della
guerra che controllano il traffico di droga. La lista venne
immediatamente insabbiata perché c'era anche il nome del
fratello di Karzai.
Siamo proprio sicuri che siano un gruppo di Talebani i nemici da
combattere? Dai fatti non si direbbe. Attraverso l'agenzia Usa per lo
sviluppo internazionale (Usaid), le autorità americane
finanziano gruppi di estremisti islamici, che operano, oltre che in
Afghanistan, anche in Egitto e in Pakistan. Ufficialmente l'Usaid
sarebbe un'organizzazione benefica, ma sono emerse numerose prove e
testimonianze dell'aiuto finanziario che fornisce ai Talebani. In
diversi casi è emerso che i Talebani sono stati protetti dai
servizi segreti statunitensi. Il comandante delle truppe Isaf, il
britannico David Richards, che aveva individuato una strategia per
isolare i Talebani dalla popolazione, nel febbraio scorso è
stato immediatamente sostituito con il generale americano Dan McNeil.
I Talebani sarebbero riforniti ed equipaggiati sul territorio
pakistano, come avveniva al tempo della guerra contro l'Urss,
e sarebbero persino aiutati dal governo di Islamabad, con 2.500 esperti
combattenti. Ma il governo pakistano è controllato,
attraverso l'Isi dalla Cia. Ufficialmente, il governo di Pervez
Musharraf è al fianco di Bush e contro i Talebani, ma in
segreto aiuta ad armare e addestrare i terroristi, controllato dalla
Cia, com'è sempre avvenuto.
I Signori della guerra non sono altro che l'85% dei parlamentari
afgani, eletti con brogli, intimidazioni e irregolarità di
vario genere. Le stesse persone, che siedono in Parlamento o che
lavorano per il governo, si occupano del traffico di oppio. I Signori
della guerra, nel periodo fra il 1992 e il 1996, hanno massacrato
decine di migliaia di civili. Soltanto a Kabul vennero massacrati
65mila civili. Nessuno ha pagato per quei crimini, e molti responsabili
oggi siedono in parlamento o governano. Questa situazione è
stata denunciata anche dalla parlamentare Malalai Joya, che per questo
è stata minacciata di morte.
Nel 2006 sono state prodotte 6.100 tonnellate di oppio. Le coltivazioni
interessano almeno 164.700 ettari e permettono di produrre il 90% del
fabbisogno mondiale.
Prima che arrivasse la Cia , in Afghanistan e in Pakistan non esisteva
la produzione di eroina, ma soltanto una modesta produzione di oppio.
Dopo l'intervento americano i due paesi divennero i maggiori
esportatori di oppio e di eroina.
Le morti per eroina negli Usa, negli anni Novanta, aumentarono del
100%, e in Pakistan, dove prima della guerra c'erano pochissimi
tossicodipendenti, dopo la guerra diventarono 1,7 milioni. In un
rapporto del Drug Control Program delle Nazioni Unite (Unidcp),
pubblicato nel 2001, viene tradotto in cifre l'aumento notevole della
produzione di oppio in Afghanistan: nel 1980 ne veniva prodotto appena
il 5% della produzione mondiale, mentre nel 1990 se ne produceva il
70%. La società e l'economia afghana vennero devastate dalla
massiccia militarizzazione e dalla cultura della droga, che ormai aveva
assorbito gran parte delle coltivazioni.
La Costituzione afgana è stata redatta dagli occupanti, e
presenta paradossali ambiguità: in teoria riconosce i
diritti umani, politici e civili e la parità tra uomini e
donne, ma in realtà non impedisce la pena di morte, la
lapidazione e i "reati" religiosi.
Nel 2006 i media si occuparono in modo serrato del caso di Abdul
Rahman, condannato a morte perché si era convertito al
cristianesimo. Ma nessuno diceva che ciò era legale
perché previsto dalle leggi afgane, che sono state elaborate
dagli americani e scritte dapprima in inglese. Le leggi imposte
all'Afghanistan dalle autorità americane prevedono la pena
di morte per chi rinnega la religione islamica. Ciò
significa che il sistema di oppressione dell'estremismo religioso
islamico è stato imposto agli afgani dagli occupanti per
meglio controllare e vessare la popolazione. Hanno utilizzato la
religione per opprimere il popolo, in modo tale che fosse
più facile sottometterlo. In Occidente, invece, passa il
messaggio errato che queste tradizioni siano volute dal paese, come se
tutti i cittadini afgani fossero felici che la loro libertà
venga limitata da una religione oppressiva. E come se il processo di
laicizzazione non fosse stato bloccato dagli occupanti anglo-americani.
I fondamentalisti religiosi, grazie alle autorità americane,
hanno acquisito un potere enorme. Essi impongono la legge coranica in
modo fanatico, e così aiutano gli Usa ad opprimere
i cittadini.
I nostri soldati si trovano a sostenere una guerra d'occupazione, con
tutte le caratteristiche di una guerra coloniale, e infrangono
l'articolo 11 della nostra Costituzione, che non ammette "missioni" di
guerra. In Afghanistan sono stati portati diversi velivoli da
combattimento italiani, che saranno utilizzati dalle nostre truppe
contro la resistenza armata afgana. Le autorità italiane
hanno diffuso una motivazione del tutto risibile: gli aerei da
combattimento serviranno, secondo la versione ufficiale, per
"fotografare i papaveri da oppio". Le nostre autorità
militari e politiche si ostinano a farci credere che la missione Isaf
è di "pace" e che i soldati possono combattere soltanto in
risposta alle aggressioni. Ma in un paese occupato che cerca di
liberarsi, le truppe d'appoggio all'occupante sono truppe di pace o di
guerra?
Nel settembre del 2006 gli italiani parteciparono all'offensiva
chiamata operazione 'Wyconda Pincer', che per sbaglio venne resa nota,
facendo capire a tutti che le truppe Isaf non sono "truppe di pace". I
combattimenti sono contro la resistenza afgana, che vuole liberare il
paese dall'occupazione occidentale. Probabilmente, i Talebani servono a
terrorizzare la popolazione e a permettere di propagandare la guerra
come "missione contro il terrorismo".
Il "terrorismo" è un modo per giustificare la
militarizzazione e la guerra da parte delle truppe occidentali. Come
spiega lo storico Frank Furedi: "terroristi diventano tutte le persone
straniere che non piacciono. Inoltre il terrorismo viene ridefinito
come metafora multiuso ogni qualvolta il Terzo Mondo richieda un'azione
concorde dell'Occidente".[13]
Le autorità anglo-americane non ritengono possibile lasciare
l'Afghanistan libero perché si tratta di un'area
geostrategicamente importante, e perché occorre controllare
la produzione di oppio. Le autorità occidentali vogliono
apparire, attraverso i media, come benefattori. Non hanno il coraggio
di dire che la missione Isaf è una missione di guerra. Una
guerra contro un popolo, che prevede combattimenti feroci e l'uccisione
di civili inermi. Oggi esistono numerosi filmati che testimoniano
questo. Anche i rapporti delle Forze Aeree Usa (Centaf) attestano che
la missione Isaf è una missione di guerra. Ad esempio, uno
di questi rapporti dice:
4 ottobre (2006), 35 sortite. Un bombardiere Usa B- 1 ha sganciato
bombe Gbu-38 da 227 chili nella provincia di Uruzgan nel corso di una
battaglia tra truppe Isaf e talebani.
Caccia britannici Harrier hanno bombardato la zona di Samangan con
bombe bombe Gbu-38 e missili.
Gli stessi aerei hanno poi sganciato bombe Gbu-16 “Paveway
II” da 454 chili e lanciato missili nel distretto di Garmsir
(Helmand).
Missioni di supporto aereo alle truppe Isaf impegnate in combattimenti
a Nawzad (Helmand) e a Sado Kala (Ghazni).[14]
Le forze Nato spacciano i morti civili per Talebani. PeaceReporter ha
documentato che alcuni fucili sono stati messi addosso ai morti per
poterli spacciare per Talebani:
L'aviazione bombarda i villaggi in cui si pensa vi siano dei Talebani.
Vengono sganciati ordigni da 500 libbre , che non distinguono certo tra
combattenti e civili. Dopo il raid aereo, intervengono sul posto le
forze speciali per verificare il risultato dell'attacco e fare rapporto
al comando... Queste pattuglie si portano sempre dietro una bella
scorta di kalashnikov sequestrati in altre occasioni e li depongono
accanto ai civili. Scattano una bella foto ed ecco che quei morti, nel
rapporto, diventano talebani. Il sistema lo hanno inventato gli
statunitensi, stanchi di vedersi messi sotto accusa per i "danni
collaterali": con queste messe in scena e con le prove fotografiche
sanno di poterla fare franca di fronte a chiunque li accusi. Ma adesso
hanno imparato a fare lo stesso anche i britannici e i canadesi. Tale
pratica si sta però rivelando strategicamente
controproducente, perché la popolazione locale, che in
passato non appoggiava minimamente i talebani, preferisce andare a
combattere con loro per vendetta o semplicemente perché, se
vengono ammazzati lo stesso, tanto vale morire in battaglia... "Uccisi
50 talebani qui, 90 Talebani là", in realtà si
tratta sempre di civili spacciati per talebani con il giochino dei
fucili buttati vicino ai cadaveri... La Nato bombarda senza sosta, di
giorno e di notte... Sparano su tutti, senza stare a guardare se sono
civili o Talebani.[15]
In Afghanistan vengono utilizzate anche truppe mercenarie. Sarebbero
almeno 25.000, e possono agire al di sopra delle leggi civili e
militari. Le agenzie che si occupano di mandare queste truppe sono di
proprietà delle grandi corporation come la DynCorp, la
Kellog, la Blackwater, Brown and Root ecc. Queste truppe "speciali"
forniscono anche protezione al presidente Karzai, e sono dotate di
armamenti altamente tecnologici. Amnesty International, in un rapporto
del maggio 2006, ha denunciato numerosi casi di tortura e di violenza
sessuale commessi dalle truppe mercenarie.
In Afghanistan esiste un giro di cacciatori di taglie. Le
autorità americane hanno posto taglie per catturare i nemici
delle loro liste nere, come nel Far West. Le taglie vanno dai 25
milioni di dollari ai 5 milioni di dollari, a seconda dell'importanza
data al personaggio.
L'Italia spende per l'Afghanistan almeno 300 milioni di euro l'anno (in
tutte le missioni estere spende 600 milioni). I soldati italiani in
Afghanistan sono 1850, armati di tutto punto.
Nel luglio del 2006, le truppe Isaf hanno esteso notevolmente il loro
originario mandato di "operazioni di grande polizia", e oggi sono
impegnate in duri combattimenti nelle province meridionali
dell'Afghanistan.
Gli Usa attuano anche operazioni mirate, come racconta Gino Strada:
I comandi USA, basandosi sui racconti delle loro spie, indicano di
volta in volta chi ammazzare, mandando truppe, o qualche aereo a
bombardare. E fare a pezzi esseri umani si chiama ora – nel
sito ufficiale del Ministero della Difesa italiano –
“bonifica del territorio”. Nessun commento.
All'operazione, come ci informa lo stesso sito,
“contribuiscono 70 Paesi dei quali 27, tra cui l'Italia,
hanno offerto "pacchetti di forze" da impiegare, per la condotta
dell'operazione militare vera e propria”. Inequivocabile. E
allora come mai i politici dell’attuale maggioranza
continuano a intorpidire le acque? Hanno forse paura di essere
considerati “guerrafondai”? ... Alcune idee si sono
fatte largo e sono finite dentro la coscienza di molti, nella loro
etica, nel modo di concepire i rapporti tra esseri umani. Una di queste
idee è che non esista più giustificazione alcuna
per la guerra. Né etica, né storica,
né politica. Per quel movimento di coscienze, nessuna guerra
sarà “mai più” accettabile
né negoziabile.[16]
Il numero dei morti nelle numerose operazioni belliche della Nato viene
omesso, e il nemico viene genericamente chiamato "Talebano", che in
Occidente è sinonimo di "terrorista".
Il termine "terrorismo" non è ancora stato definito
chiaramente nella legislazione americana, né in quella
europea. Le autorità europee e americane menzionano
spessissimo il termine "lotta al terrorismo", senza darne una
definizione chiara e univoca. Il rimanere nel vago permette la mancata
distinzione fra terrorismo e proteste dei civili contro governi
ingiusti o contro l'occupazione straniera. La distinzione sarebbe di
importanza notevole per la tutela dei diritti umani.
Nel Patriot Act, approvato il 24 ottobre del 2001, il concetto di
"terrorismo interno" è talmente vago che è
possibile farvi rientrare tutti i reati non a scopo di lucro in cui si
sia fatto uso di "armi o dispositivi pericolosi" che "appaiono tesi a
influenzare la politica di un governo con l'intimidazione o con la
coercizione, (o) mettano in pericolo la vita umana in violazione del
diritto penale". Una definizione così vaga permette di avere
un campo d'azione assai ampio, violando i diritti umani.
Per quanto riguarda i rapimenti, in Afghanistan, come in Iraq, i
rapimenti avverrebbero da parte della comune criminalità a
scopo di estorsione, oppure da parte degli anglo-americani, per fare in
modo che la resistenza venga criminalizzata. Non si tratta, come nel
caso della Nigeria, di rapimenti attuati da parte della resistenza per
attrarre l'attenzione dei media sulla situazione locale,
perché l'Iraq e l'Afghanistan sono già presenti
all'attenzione dell'opinione pubblica molto di più che non
l'Africa.
Gli anglo-americani, attuando rapimenti di giornalisti o occidentali,
attraverso manodopera locale, otterrebbero diversi vantaggi: far capire
agli occidentali che chi avversa il potere degli occupanti agisce da
criminale terrorista, e intimidire i giornalisti occidentali, in modo
da tenerli lontani da alcune zone, per scongiurare il pericolo che
possano emergere fatti sconcertanti, come omicidi mirati di civili, o
torture contro semplici cittadini. Inoltre, attraverso i rapimenti,
l'attenzione viene dirottata sui presunti crimini dei Talebani
così da far passare sotto silenzio i numerosi e quotidiani
crimini della Nato. Ciò è avvenuto anche in Iraq.
Ad esempio, poco tempo prima delle operazioni che avrebbero distrutto
Falluja, avvennero diversi rapimenti di giornalisti che erano diretti
in quella città. Farli rapire ha significato accrescere i
sentimenti negativi contro la resistenza, e ha evitato che quei
giornalisti vedessero la distruttività con cui gli americani
si accanirono contro la città di Falluja, utilizzando anche
terribili armi chimiche, che decimarono la popolazione mentre si
trovava in preghiera nelle proprie case.
Il 4 marzo, gli americani spararono sulla folla che protestava,
uccidendo almeno 16 afgani e ferendone 29. Successivamente, costrinsero
i fotoreporter a cancellare le immagini dell'evento. Il giorno
successivo, la Nato bombardò Kapisa, distruggendo diverse
abitazioni e sterminando un'intera famiglia. Nove persone morirono, di
cui due erano bambini e cinque donne. Il rapimento del giornalista
Daniele Mastrogiacomo è avvenuto proprio mentre la Nato
stava attaccando ferocemente alcune zone del paese, uccidendo numerosi
civili. Si trattava della più importante offensiva dal 2001,
fatta mentre migliaia di persone protestavano per le stragi di civili
ad opera delle truppe americane e gridavano "morte agli americani".
L'operazione, chiamata "Achille", vedeva in azione ben 4.500 soldati
della Nato (in Afghanistan ci sono 33 mila soldati Nato) e mille
afgani. L'operazione è stata insabbiata dai media anche
grazie alla notizia del rapimento del giornalista italiano. Ad oggi non
si conosce il numero delle vittime.
Il giornalista di Repubblica, poco prima del rapimento, era entrato in
contatto con alcuni agenti di sicurezza afgani, che gli avevano
riferito che era stato assai preoccupante l'attacco kamikaze contro il
vicepresidente americano Dick Cheney, dato che "la visita era del tutto
segreta e sconosciuta". Mastrogiacomo aveva notato che c'era un
contatto fra le reti di intelligence e i cosiddetti Talebani.
Il "terrorismo" o l'etichetta di "Talebano" sono molto utili alle
autorità americane per nascondere al mondo intero le
condizioni pazzesche in cui hanno ridotto alcuni paesi. Ogni tanto
qualcuno lascia trapelare qualcosa di vero. Ad esempio, il governatore
della provincia pachistana del Belucistan ha confessato:
"c'è il rischio che la guerra dei talebani diventi una
guerra di tutto il popolo. Non lo si può sterminare tutto."
E' proprio per questo che l'esercito più potente del mondo,
aiutato dai suoi alleati, è ancora lì a
combattere dopo oltre cinque anni di guerra, perché il
popolo "non lo si può sterminare tutto".
Per capire chi è il vero nemico indicato dagli Usa
è necessario analizzare i fatti. Se questo nemico fosse,
come da loro indicato, costituito da un gruppo di criminali, come mai
una superpotenza con capacità di controllo abnormi non
riesce ad arrestarli? Come mai Dick Cheney , che esalta la potenza
americana, sostiene che si potranno avere 50 (cinquanta) anni di lotta
al terrorismo? Se si trattasse di una banda di delinquenti, come mai
non si utilizzano i metodi investigativi e dell'intelligence di cui gli
Usa sono esperti? E' credibile che una banda di criminali, per giunta
descritta come priva di equilibrio psichico, possa sfidare una
superpotenza che tiene in scacco il mondo intero?
C'è qualcuno che crede che l'esercito più potente
del mondo, con l'appoggio di tutti gli altri paesi della Nato non possa
sconfiggere poche migliaia di presunti "Talebani"? Se ciò
non accade è perché i nemici degli
anglo-americani e della Nato non sono poche migliaia di persone, ma
quasi l'intero popolo afgano, che non accetta, come il popolo iracheno,
l'occupazione straniera del proprio paese. Anche il diritto
internazionale accetta come legittima difesa la sollevazione contro
l'oppressore.
Il "terrorismo" è agire per far paura, per uccidere senza
pietà pur di imporre il proprio dominio. La domanda
è: in Afghanistan e in Iraq chi sono i terroristi?
Dal 2001 ad oggi, questa assurda guerra in Afghanistan ha causato
almeno 50.000 vittime. Dopo l'11 settembre, oltre 500.000 afgani si
sono rifugiati in Iran o in Pakistan. Oggi ci sono almeno 5
milioni di rifugiati afgani. In Afghanistan ci sarebbero 7 mine
inesplose per ogni abitante, e ogni mese ne esplodono in media 88,
ferendo, mutilando o uccidendo. Per fare in modo che le vittime siano
bambini, gli americani hanno fabbricato mine a forma di bambola, di
penna stilografica, o con colori simili ai pacchi-viveri che vengono
distribuiti dalle organizzazioni di beneficenza.
La maggior parte del popolo afgano vive in estrema miseria, senza acqua
potabile, elettricità, scuole, ospedali, casa e lavoro. La
vita media degli afgani è di 44 anni, e soltanto il 29%
della popolazione è alfabetizzato. Il salario medio
è di 40 dollari, ma gli affitti costano in media 200 dollari
al mese e il cibo per una famiglia costa altri 200 dollari. Il 70%
della popolazione afgana è sottonutrita. Migliaia di donne,
rimaste vedove o senza famiglia, per la disperazione sono entrate nel
giro della prostituzione, che è aumentato in seguito
all'occupazione americana.
Le autorità occidentali hanno letteralmente distrutto
l'Afghanistan, come spiega Mamdani Mahmood: "Su una popolazione
iniziale di venti milioni, un milione è morto, un milione e
mezzo è stato mutilato, altri cinque milioni sono diventati
profughi, praticamente tutti i venti milioni hanno dovuto lasciare la
propria casa. Infine, l'Onu ha calcolato che circa un altro milione e
mezzo è clinicamente impazzito, mentre il resto della
popolazione vive oggi nel paese più minato del mondo".[17]
Attualmente si sta svolgendo una guerra aerea terribile, con
oltre 60 "missioni di appoggio ravvicinato a truppe Isaf" al giorno. Il
numero dei morti e dei feriti non viene detto, e i nemici vengono
sempre definiti in modo vago come "insorti", "ribelli", terroristi o
Talebani.
Sarebbe ora che si dicesse la verità: il colonialismo
occidentale non è mai finito, e da secoli si vale dei metodi
più criminali per sottomettere le popolazioni, utilizzando
la giustificazione paradossale di difendere la "democrazia" o i
"diritti umani". Le autorità occidentali spacciano i crimini
per filantropia. "Pacificare" per loro significa sottomettere al potere
occidentale, e per gli afgani ciò equivale ad accettare di
vivere in estrema miseria e rimanere sotto occupazione militare, col
pericolo continuo di essere uccisi o torturati. Questo spiega
perché il popolo afgano preferisce sollevarsi e combattere
anziché rassegnarsi.
Molti occidentali sono convinti che le truppe della Nato garantiscano i
diritti umani contro il fanatismo e la crudeltà dei Talebani
o dei "terroristi". Ma dai fatti è evidente che le
autorità occidentali non sono affatto disinteressati e
motivati dalla difesa dei diritti umani, né in Afghanistan
né in altri paesi occupati militarmente dalle truppe
dell'Onu o della Nato.
Non si può più negare che esiste una resistenza
civile contro l'occupante americano. Questa resistenza è
anche pacifica, e si articola attraverso proteste, manifestazioni,
associazioni per i diritti umani ecc. Ad esempio, l'Associazione
Rivoluzionaria delle Donne dell'Afghanistan (Rawa)[18] lotta per i
diritti delle donne calpestati anche dalla costituzione confessionale
stilata dagli americani.
La guerra in Afghanistan non finirà finché il
Paese sarà occupato dagli Usa. La militarizzazione ha lo
scopo opposto rispetto a quello propagandato: nega alle popolazioni il
diritto all'autodeterminazione e alla libertà. I diritti
umani vengono utilizzati come pretesto per attuare le operazioni di
guerra più feroci.
Le popolazioni che subiscono le operazioni di peacekeeping non godono
degli stessi diritti che abbiamo noi, perché il loro paese
è occupato e dominato da forze straniere, che per tenerli
sotto controllo le terrorizzano e perpetrano ogni sorta di crimine, in
nome dei "diritti umani" e della "missione di pace".
Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in
Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia.
Illusioni di civiltà nell'era dell'egemonia Usa (Zambon
Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo,
2007).
[1] Washington Post, 1 giugno 1979.
[2] Pilger John, I nuovi padroni del mondo, Fandango Libri, Roma 2002,
p. 143.
[3] Ahmed Nafeez Mosaddeq, Guerra alla verità. Tutte le
menzogne dei governi occidentali e della Commissione "Indipendente" Usa
sull'11 settembre e su Al Qaeda, Fazi Editore, Roma 2004, p. 14.
[4] Intervista di Zbigniew Brzezinsky a Le Nouvel Observateur , 15
Gennaio 1998.
[5] Pilger John, I nuovi padroni del mondo, Fandango Libri, Roma 2002,
p. 144.
[6] "From US, the ABC's Of Jihad. Violent Soviet-Era Textbooks
Complicate Afghan Education Efforts", Washington Post, 23 marzo 2002.
[7] L'intervento degli Usa in Afghanistan nel 2001 aveva lo scopo di
impedire ai talebani di continuare le loro politiche contro la
produzione di droga. Nel 2001 la produzione di oppio era
scesa del 90%, ma in seguito all'intervento americano i contadini
ripresero a coltivare papaveri. Nel 2001 vennero prodotti 185
tonnellate di oppiacei, mentre nel 2002, sotto il governo dell'ex
agente Cia Hamid Karzai, si ebbero 3400 tonnellate di oppio.
[8] Margolis Eric, "U.S.-Russian Crusade Against Osama Bin Laden", The
Toronto Sun, 4 dicembre 2000, cit. in Ahmed Nafeez Mosaddeq, op. cit.
p. 38.
[9] Ahmed Nafeez Mosaddeq, op. cit. p. 41.
[10] La stima è del professore di Economia
all'Università del New Hampshire, Marc Herold, sulla base
dei rapporti di agenzie umanitarie, di testimoni oculari, dell'Onu,
giornalisti e agenzie internazionali.
[11] http://www.informationguerrilla.org/index.php/tag/afghanistan/
[12]
http://www.stopusa.be/scripts/texte.php?section=BY&langue=5&id=22893
[13] Furedi Frank, New ideology of Imperialism, Pluto, Londra, 2004,
p.116.
[14]
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=&idart=7306
[15] Il manifesto, 21 settembre 2006.
[16] http://www.peacereporter.net
[17] Mamdani Mahmood, Musulmani buoni e cattivi. La guerra fredda e
l'origine del terrorismo, Laterza, Bari 2005, p. 285.
[18] La Revolutionary Association of Women of Afghanistan (Rawa) venne
creata nel 1977 a Kabul da Meena, una donna afghana uccisa nel 1987 in
Pakistan. L'associazione lotta per i diritti umani e la giustizia
sociale in Afghanistan.
Tratto da: disinformazione.it
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.