Un’inchiesta
della procura di Bolzano rischia di creare qualche problema alla
corazzata e ai suoi uomini più in vista. Un vorticoso giro
di fondi neri ha già portato alle dimissioni del vertice
tedesco di Siemens per l’acquisto della nostra Italtel.
Entriamo fra i segreti di Goldman, da sempre in feeling con
l’establishment ulivista. E diamo un’occhiata ad
una Cupola di nome Bilderberg…
25 luglio 2007
«Ma Siete Proprio sicuri che sia solo l'Unipol
all'origine della guerra tra Vincenzo Visco e le fiamme gialle di
Milano?
Potrebbe esserci qualcos'altro. Forse delle indagini molto
delicate che puntano in alto, molto in alto». E' una voce che
corre fra i corridoi del palazzo di giustizia, sempre più al
centro di veleni e polemiche. «Quindici anni fa - osserva una
toga - partiva la stagione di Mani pulite, ora ci ritroviamo con un
livello di corruzione ancora più invasivo, perché
come dice Davigo le tecniche si sono modemizzate. E i partiti sono
sempre più lontani dai bisogni reali del paese». E
pensare che la procura "rossa" oggi si ritrova quasi a "rimpiangere" il
Berlusconi che non oppone il segreto di stato sul caso Abu Omar...
Passiamo ad alcune indagini "bollenti", a delle possibili
"piste". Una su tutte. 19 febbraio 2007. I militari della Guardia di
Finanza perquisiscono gli uffici milanesi della maxi banca d'affari
Goldman Sachs, sempre più alla ribalta delle cronache
economico-finanziarie sul fronte "salvataggi" e "privatizzazioni". Fra
le varie carte sequestrate, spuntano due documenti: un misterioso file
"M Tononi / memo - Prodi 02.doc”; e una lettera inviata nel
1993 dalla sede Goldman Sachs di Francoforte alla Siemens, a proposito
di "un buon affare" sull'Italtel. A rivelare la circostanza - nel
fragoroso silenzio di quasi tutti i media nostrani - è un
giornalista del Daily Telgraph, Ambrose Evans Pritchard, il quale punta
i riflettori su un'inchiesta della procura di Bolzano, gemella di
svariate altre indagini in mezza Europa e che hanno portato, mesi fa,
alle clamorose dimissioni del numero uno di Siemens, Heinrich Von
Pierer, fidato consigliere economico del cancelliere Angela Merkel (una
sorta di Angelo Rovati in salsa tedesca). Giovane assistente di Romani
Prodi durante le presidenze Iri, Massimo Tononi (l'M Tononi del file)
è oggi sottosegretario all'economia, in prima fila nella
redazione del contestatissimo piano Rovati per il riassetto Telecom,
nel pedigree la poltrona di super manager di Goldman Sachs nello
strategico settore "fusioni e acquisizioni imprese".
BOLZANO INDAGA
I magistrati di Bolzano indagano per concussione, corruzione
e riciclaggio sulla vendita nel '94 di uno dei gioielli di casa Iri nel
settore delle telecomunicazioni, Italtel, passato alla tedesca Siemens
che batté la concorrenza della francese Alcatel. A favorire
l'operazione (con un advisor del calibro di Goldman Sachs), una
montagna da ben 400 milioni di euro, fra tangenti e fondi neri, a
cominciare dai lo miliardi di vecchie lire transitati dai conti
correnti di Siemens a quelli dell'ex vertice di Italtel Giuseppe
Parrella, originario di Benevento e trapiantato a Bolzano, finito in
galera. Fra l'altro, su un conto corrente di Innsbruck intestato a
Siemens Ag, tra il '94 e il '99 sarebbero stati movimentati 140 milioni
di marchi, 80 milioni degli attuali euro (senza contare le
triangolazioni con altre banche e paesi, via Londra e via Tokio in
particolare). Nella massa "nera" spuntano anche i lo milioni di marchi
bonificati a luglio '97 dai conti Siemens di Innsbruck verso quelli di
Goldman Sachs: all'appello, però, manca una qualsiasi
fattura o pezza d'appoggio, visto che Goldman era l'advisor...
«Possiamo escludere che nella nostra indagine sia
coinvolto il presidente del consiglio Prodi», buttano acqua
sul fuoco sia il procuratore capo Cuno Tarfusser che il pm Guido
Rispoli, titolare delle indagine Eppure gli inquirenti - commenta
Pritchard - «stanno esaminando i compensi erogati all'attuale
premier da Gold-man Sachs. Mister Prodi ha ricevuto 1,4 milioni di
sterline tra il 1990 e il 1993 (ai tempi della presidenza Iri, ndr)
attraverso una società di Bologna chiamata "Analisi e Studi
Economici", di cui è titolare insieme a sua moglie. Le
segretaria della ditta ha poi detto al Daily Telegraph che molto di
quel denaro veniva da Goldman Sachs». Il giornalista inglese
fornisce ragguagli circa il contenuto della missiva sequestrata a
Milano dalle fiamme gialle: «la lettera diceva: la
"conoscenza dell'Iri e del suo management da parte della Goldman Sachs
"può essere di estrema importanza in una trattativa. Da
marzo 1990 il nostro primo consulente in Italia è il
professor Romano Prodi"». Il quale precisa -
«è stato nel libro paga Goldman Sachs dal 1990 al
1993, e poi di nuovo nel 1997, dopo la sua prima prova come
premier».
Quasi 150 anni di vita e di affari nel carniere (venne
fondata nel 1869 a Manhattan da due immigrati tedeschi, Marcus Goldman
e Samuel Sachs), la super banca d'affari oggi leader a livello
internazionale nell'ultimo quindicennio s'è specializzata
nella compravendita di attività economiche strategiche (nel
mirino, sul fronte italiano, le "svendite" del patrimonio parastatale).
Due freschi esempi: per 3,7 milioni di euro ha rilevato il 51 per cento
del pacchetto azionario di Karstadt, numero uno del ricco settore
immobiliare tedesco. Poi ha messo a segno un colpo da novanta nel
mercato inglese, rilevando per 4 milioni di euro la Associated British
Ports. Nel Belpaese ha sempre coltivato l'hobby dei mattoni, conducendo
in porto, soprattutto dall'inizio del 2000, una serie di operazioni:
dall'Eni in vena di dismissioni compra per 3000 miliardi di vecchie
lire un'area da 300 mila metri quadrati a San Donato Milanese: partner
nel business il suo stesso fondo, Whitehall. E' con Morgan Stanley,
invece, che rastrella immobili dalla crema delle assicurazioni, Bas e
Toro, quindi Unim; per poi fare shopping tra quelli targati Fondazione
Cariplo.
L’aperitivo giusto per passare quindi al settore
industriale, dove Goldman punta subito in alto: ovvero ad alcune
prestigiose sigle del nostro gotha imprenditoriale, come Pirelli Cavi
di Marco Tronchetti Provera e Management & Capitali, il fondo
creato da Carlo De Benedetti (e nel quale stava per fare il suo
ingresso addirittura il cavalier Silvio Berlusconi, operazione poi
rinviata a "tempi migliori”. Un curriculum che s'ingrossa
mese dopo mese, anno dopo anno, business dopo business. Fra le chicche,
il ruolo di "advisor" nelle compravendite di Antonveneta e BNL, passate
rispettivamente sotto il controllo della olandese Abn Ambro e della
francese Paribas, dopo le note vicissitudini. A quell'epoca, il numero
uno di Goldman Sachs in Italia era Mario Draghi, entrato in pompa magna
nello staff di vertice del colosso (addirittura vicepresidente del
gruppo) appena lasciata la poltrona di direttore generale del Tesoro (e
responsabile delle privatizzazioni...): portata a termine la
“mission", Draghi potrà tranquillamente fare il
suo ingresso trionfale al vertice di Bankitalia, dopo la bufera che
aveva travolto l'ex governatore Antonio Fazio.
Negli ultimi mesi, non c'è praticamente
operazione finanziaria da novanta che non veda far capolino l'ombra
lunga di Goldman Sachs. Scende in pista per risollevare la disastrata
Alitalia, corre in soccorso di Italease, insieme al gruppo Caltagirone
cerca di mettere le mani sui fondi immobiliari di Pirelli Reul Estate
targati Berenice e Tecla. «Ormai è la regina
incontrastata del mercato finanziario europeo - osserva un operatore
milanese - e l'Italia è diventata la prima terra di
conquista. A prezzi ottimi, senza troppa concorrenza e, soprattutto,
con un consenso che più unanime non si
può». «E adesso lo sarà
ancora di più, con la fresca nomina dell'alter ego di
Berlusconi, Gianni Letta, a numero uno di Goldman per l'Italia e membro
del suo prestigioso international advisory board, la poltrona che Prodi
aveva occupato una quindicina d'anni dopo aver lasciato la presidenza
Iri. Quindi adesso Goldman è perfettamente trasversale, va
bene a tutti».
Nel pantheon del colosso Usa, dunque, non ci sono solo i
prodiani di stretta osservanza come Tononi e Carlo Costamagna (in rampa
di lancio per le poltronissime di Eni o Enel del dopo Paolo Scaroni e
Fulvio Conti), come il governatore Draghi o l'ex commissario Ue Mario
Monti (un altro che piace ai due Poli), ma ora entrano a pieno titolo i
portabandiera del Cavaliere.
DA GOLD A BILD
Stesso copione sol palcoscenico - opportunamente "coperto" -
di Bilderberg, la supercupola internazionale degli affari in vita dal
1954 e che ai suoi summit annuali vede riunirsi il gotha della finanza
internazionale, con accorsato codazzo di industriali, politici,
giornalisti (pochi e con le consegne del silenzio mediatico). il
meeting di quest'anno si è svolto dal 31 maggio al 3 giugno
al Klassic Hotel di Silviri, a una quarantina di chilometri da
Istambul. Tre anni fa era stata la volta di Stresa, nella incantevole
cornice del lago Maggiore, ancor prima a Sintra, in Portogallo (in
quella occasione il governo di quel paese venne lautamente finanziato
dal gruppo allo scopo di allestire «un servizio militare
compreso di elicotteri per garantire la privacy e la sicurezza dei
partecipanti»).
Al centro dei lavori, quest'anno, il grande business
dell'energia e, soprattutto, riflettori puntati su petrolio e riserve
di gas. Ma anche su grosse aree geografiche. In testa, ovviamente, il
problema-Iraq: come dividerlo in tre o quattro nazioni. A ruota l'Iran:
i tempi dell'invasione e chi vi prenderà parte. Sullo
sfondo, l'altro grande nemico, la Cina , il cui fantasma può
sicuramente giustificare l'aumento delle spese militari Usa e non solo.
Sul versante interno, la nuova organizzazione degli States, a cavallo
di "North American union" "American Union" e "Pacific Rim Union".
Ancora: la creazione - come cuneo per contrastare gli interessi
sovietici - del "Free Great Kurdistan", il Grande Kurdistan Libero,
capace di inglobare pezzi di Iran, Iraq e Turchia. Insomma, ti rivolto
il mondo come un calzino alla faccia di tutti i parlamenti e tutte le
democrazie.
Ecco cosa scrive un regista dissidente turco, Timucin
Leflef, che da anni vive in Irlanda: «Se al summit
partecipano gente come Kissinger, Wolfowitz e Rumsfeld e altri
guerrafondai del loro calibro, è naturale che venga
affrontato il tema di una nuova guerra, che porta profitti per
l'industria bellica. Sarà l'Iran il prossimo scenario? E
forse finirà per essere proprio la Turchia una pedina
essenziale nello scacchiere? Se Kissinger nel suo ultimo libro "Anni
nucleari e politica estera" teorizza il fatto che oggi non vi
può essere conflitto senza l'uso di armi atomiche, vuol dire
che anche il nostro paese ne sarà coinvolto?».
«L’unico giornalista turco - continua il
regista - invitato quest'anno è Cegiz Candar, del Turkish
Referans Newspaper, che in un articolo ha parlato della sua colazione
di lavoro, lo scorso 3 aprile a Washington, col suo amico intimo
Wolfowitz. Sono letteralmente sbigottito dell'assoluta mancanza di
dibattito, in Tuchia, circa l'incontro dei Bilderberg nel nostro paese.
Non ne ha scritto alcun giornale. Sono ancora più offeso,
come cittadino, per il fatto che il nostro governo ha permesso un
simile incontro, per di più segreto, sul nostro territorio.
Se il gruppo Bilderberg non ha niente da nascondere, dovrebbe dare
libero accesso alle discussioni o quantomeno consentire delle
trascrizioni perché i cittadini siano informati. Invece
niente. Il più totale silenzio».
Sottolineano alcuni giornalisti investigativi della Bbc:
«Si tratta di una delle associazioni più
controverse dei nostri tempi, da alcuni accusata di decidere i destini
del mondo a porte chiuse. Nessuna parola di quanto viene detto nel
corso degli incontri è mai trapelata». E poi il
reporter di un quotidiano di Bristol, Tony Gosling: «Secondo
alcune indiscrezioni che ho raccolto, il primo luogo nel quale si
è parlato di invasione dell'Iraq da parte degli Usa, ben
prima che ciò accadesse, è stato nel meeting 2002
dei Bilderberg». Secondo lo studioso di ordini e associazioni
paramassoniche Giorgio Bongiovanni, «Bilderberg rappresenta
uno dei più potenti gruppi di facciata degli Illuminati,
costituito per contribuire alla creazione di un Nuovo Ordine Mondiale e
di un Governo Mondiale entro il 2012. Sembra che le decisioni
più importanti a livello politico, sociale,
economico-finanziario per il mondo occidentale vengano in qualche modo
ratificate dai Bflderberg».
Il Gruppo nasce nel 1952 ma viene ufficializzato due anni
più tardi, a giugno '54, quando un ristretto manipolo di vip
dell'epoca si riunisce all'hotel Bilderberg di Oosterbeek, in Olanda.
Due i grandi promotori dell'iniziativa: sua maestà il
principe Bernardo de Lippe, olandese, ex ufficiale delle SS, in prima
linea fino a quando non verrà travolto dallo scandalo
Lockheed; e Joseph Retinger, faccendiere polacco al centro di una
fittissima trama di rapporti finanziari internazionali. I primi
incontri si svolgono esclusivamente in paesi europei, solo dall'inizio
degli anni '60 anche negli Usa. Al summit di Stresa, sul totale di 126
partecipanti, 33 sono statunitensi; a ruota il nostro Paese (con 16),
seguono distanziate Gran Bretagna (9), Germania (8) e poi alla
spicciolata tutte le altre nazioni, una trentina in tutto.
VIP IN BILD
Ecco alcuni nomi delle nostre delegazioni. Della pattuglia
presente a Stresa facevano parte Rodolfo De Benedetti, Franco
Bernabè, Mario Draghi, Gabriele Galateri, Mario Monti,
Tommaso Padoa Schioppa, Corrado Passera, Paolo Scaroni, Domenico
Siniscalco, Giulio Tremonti, Marco Tronchetti Provera.
«Guarda caso - commenta qualcuno in Borsa - c'erano tutti gli
ultimi ministri dell'Economia, sia del Polo che dell'Unione».
Nel corso degli anni precedenti, folto anche il parterre politico, con
alcuni esponenti della prima repubblica (Gianni De Michelis, Giorgio La
Malfa , Claudio Martelli, Virginio Rognoni), Romano Prodi ed Emma
Bonino, in qualità di presidente e di commissario Ue, Walter
Veltroni, al tempo direttore dell'Unità. Super qualificato
il team economico-finanziario: Giovanni e Umberto Agnelli
più Paolo Fresco per la Fiat ; Renato Ruggiero (trascorsi
Fiat, poi ministro per il Commercio Estero e una rapida parentesi alla
Farnesina nel governo Berlusconi); Innocenzo Cipolletta, direttore
generale di Confindustria, Rainer Masera, al timone di Imi San Paolo,
Alessandro Profumo, oggi vertice del colosso nato dalla fusione di
Unicredit e Capitalia.
Ma vediamo i pezzi da novanta che si sono radunati al sole
di Istanbul. Josè Barroso, presidente della Commissione
europea, Carl Bildt, ex premier svedese, Henri de Castries, presidente
di Axa, George David, al vertice di Coca Cola, John Elkan, vice
presidente Fiat, Timothy Geithner, numero uno della Federal Reserve
Bank di New York, Jaap Hoop de Scheffer, segretario generale Nato,
Vernon Jordan, direttore generale di Lazard Freres, Henry Kissinger,
presidente della Kissinger Associates, Bernard Kouchner ministro degli
esteri francese, Ed Kronenburg, direttore del quartier generale Nato,
William Luti, del National Security Council statunitense, Frank
McKerma, ambasciatore Usa e membro del gruppo Carlyle, Mario Monti,
presidente della Bocconi, Craig Mundie della Microsoft Corporation,
Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell'economia, Richard Perle,
dell'American Enterprise Institute far Public Policy Research, David
Rockefeller (non ha bisogno - anche per gli organizzatori - di
qualifiche), Matias Inciarte, vice presidente del Grupo Santander bank,
Dennis Ross, responsabile del Washington Institute far Near East Policy
(la politica del vicino Est), Otto Schily, ex ministro tedesco degli
Affari interni, Jurgen Scrempp, ex presidente della tedesca Daimler
Chrysler, Peter Suterland, presidente di Goldman Sachs International,
Jean Claude Trichet, della Banca Centrale Europea, James Wolfensohn,
inviato speciale (del governo USA) per il “disimpegno di
Gaza” (Gaza Disengagement)
Andrea Cinquegrani
Tratto da: disinformazione.it
Mr. Prodi e i soldi della Goldman Sachs
Un articolo duro, quello di Ambros Evans-Pritchard sul quotidiano
“Daily Telegraph”. Un affondo al premier Romano Prodi,
balzato alle cronache britanniche in seguito alla sua
“collaborazione” con una delle più importanti banche
d'affari del mondo: la Goldman Sachs. Nonostante la consueta attenzione
che la stampa italiana riserva alle notizie sul nostro paese
provenienti dai giornali anglofoni, non ci sembra che l'articolo Ambros
Evans-Prichard riguardo al modo in cui Romano prodi sarebbe legato agli
ambienti della Goldman Sachs abbia avuto lo spazio che merita nei mezzi
d'informazione italiani. Anzi, anche a cercare bene, non si riesce a
scovare nulla che parli delle relazioni pericolose (pagamenti in nero)
del nostro attuale Premier se non qualche commento da parte dei soliti
attenti bloggers, basato su ciò che la stampa estera ha scritto
in merito.
La Goldman Sachs, con sede nella “Downtown” di New York,
è una delle più importanti banche d'investimento del
mondo e possiede sedi nelle maggiori piazze d'affari, tra cui
Milano. Negli uffici della città lombarda devono conoscere
bene Romano Prodi che ha fornito in passato delle consulenze in materia
economica proprio alla G&S. Secondo Ambrose Evans-Pritchard,
autore di un articolo pubblicato sul “Daily Telegraph”, ci
sarebbero degli indizi di un probabile coinvolgimento dello stesso
Prodi negli utili della banca d'affari statunitense. Ma
andiamo con ordine. Evans-Pritchard scrive che nel corso dell'ultimo
mese, la gloriosa società d'investimento newyorkese - nata nel
1869 - “è stata risucchiata in una indagine sulla
corruzione di vasta scala riguardo la fusione Siemens-Italtel”.
Stiamo parlando degli anni '90. Ma che c'entra con quella fusione
Romano Prodi? C'entra perché , secondo lo stesso
Evans-Pritchard, l'inchiesta (definita imbarazzante) ha riguardato da
vicino proprio il signor Romano Prodi “che era sul libro paga
della Goldman Sachs dal 1990 al 1993 e ancora nel 1997, dopo la sua
prima volta come Presidente del Consiglio.”
Lo scandalo riguarderebbe una cifra pari a 400 milioni di euro, che
sarebbe stata usata dalla Siemens per “oliare gli ingranaggi
giusti”. Cifra che però comprenderebbe un giro d'affari
europeo e non solo nostrano. Sul fronte italiano invece i
magistrati di Bolzano hanno dichiarato di avere scoperto un pagamento
di circa 3,2 miliardi di lire in un conto intestato alla Goldman Sachs
a Francoforte nel Luglio del 1997. Questi soldi, come ha
riportato qualche mese fa anche “Il Sole 24 Ore” avrebbero
poi fatto un po' il giro del mondo per finire di nuovo in terra tedesca
sotto forma di Yen giapponesi. Prodi, quindi, nella questione
c'entrerebbe eccome, con tutta la bicicletta e le piadine romagnole in
tasca. Visto che un impiegato della G&S, rispondendo ai magistrati
durante un interrogatorio lo scorso mese, avrebbe riferito che quei
soldi erano serviti per pagare una società terza.
In relazione all'affaire-G&S, ci sono insomma dei dettagli
scottanti. La Guardia di Finanza ha recentemente (febbraio
scorso) condotto un blitz negli uffici milanesi della Goldman Sachs,
venendo in possesso, tra le altre cose, di un file nominato
“Mtononi/memo-Prodi 02.doc” (quel “MTononi”
potrebbe stare per Massimo Tononi, ex-manager di G&S ed ora
sottosegretario all'Economia?, si sono chiesti in molti). Ci sarebbe
poi una lettera - risalente al 1993 - destinata alla Siemens e
proveniente dagli uffici milanesi della G&S in cui si parla
dell'affare Italtel, società che allora era in corso di
privatizzazione da parte dell'IRI (di cui Prodi è stato
presidente dal 1982 fino al '89). La lettera in questione dice
che la “conoscenza da parte della Goldman Sachs degli ambienti
dell'IRI e del suo management avrebbe potuto essere estremamente
importante in una negoziazione. Dal 1990 il nostro
principale consulente in Italia è stato il Professor Romano
Prodi.”
Mentre da parte sua la Goldman Sachs risponde di non aver mai agito
senza rispettare le regole - “rifiutiamo ogni affermazione
secondo cui le nostre azioni sarebbero illegali e stiamo pienamente
cooperando con le autorità coinvolte nell'investigazione”,
lo staff del Premier, come si legge in un articolo de Il Giornale
avrebbe fatto sapere quanto segue: “la valutazione e la decisione
in merito (alla vendita della Italtel) rientravano nella esclusiva
sfera di competenza della società interessata (Italtel Spa) e
della controllante (Stet Spa), in considerazione anche della struttura
organizzativa e del sistema dei rapporti esistenti nell’ambito
del gruppo IRI”.
In ogni caso, dalle indagini risultata che Romano Prodi avrebbe
ricevuto 1,4 miliardi di lire tra il 1990 e il 1993 per mezzo di quella
famigerata società terza che si è poi rivelata essere la
“Analisi e Studi Economici” di proprietà del Signore
e la Signora Prodi. Questi soldi, (o almeno larga parte di tale somma)
secondo la segretaria della suddetta società, provenivano in
effetti dalla Goldman Sachs. Sempre secondo l'inchiesta di
Pritchard, lo stesso Premier sarebbe stato raggiunto da accuse secondo
le quali avrebbe usufruito della sua posizione per vendere sottoprezzo
proprietà dello Stato Italiano ad amici e alleati politici: il
gruppo “Cirio-Bertolli-Rica”, ad esempio, venduto
prima alla Fi.Svi, sarebbe stato poi ceduto alla Unilever (Prodi era
stato un consulente di questa ditta fino a qualche settimana prima
della vendita) per la somma di 310 miliardi di lire. Peccato che il
Credito Italiano avesse valutato lo stesso pacchetto azionario dai 600
ai 900 miliardi di lire.
C'è poi la vicenda di Giuseppa Geremia, giudice romano che aveva
deciso di avere prove sufficienti a condannare Prodi (all'epoca
Presidente del Consiglio) per conflitto d'interessi. L'ufficio
della Geremia venne messo sottosopra dai “soliti ignoti”
(secondo quanto riferito dalla stessa Geremia al Daily Telegraph) e,
nel giro di pochi giorni, il magistrato in questione venne
“mandato in vacanza” (confinato) in Sardegna. Quando si
dice “Chi ha orecchie per intendere...” (A. H.)
Tratto da: www.loccidentale.it
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.