Ho appena terminato di vedere l’ultima puntata di
“Annozero": veramente, aveva acceso la TV per guardare un DVD
ma, quando ho sentito che si trattava di clima e d’ambiente,
ho ritenuto che fosse giusto ascoltare. Mi sono perso un film.
A dire il vero, la trasmissione sembrava ben incamminata:
servizio giornalistico sullo stato del Po, carenza d’acqua,
centrali a carbone, energie rinnovabili…oh: vuoi vedere che
ne parlano seriamente? Mai fidarsi dei Santi, soprattutto di
Sant’Oro.
Premetto che chi si è perso la trasmissione non
s’è proprio perso nulla: già ho
chiarito che sono stato io a perdermi un film.
Il primo round di scelleratezze se lo giocano Rutelli e
Sgarbi: il primo afferma che il consumo pro-capite d’acqua
è di 250 litri al giorno, il secondo che è di 25.
Nessuno chiarisce se sono consumi civili o se comprendono anche quelli
agricoli ed industriali: l’unico dato che ha una parvenza di
realtà sono i 25 litri di Sgarbi, che corrispondono
però ad una doccia, non al consumo pro capite civile.
Rutelli ci avrà aggiunto uno zero, oppure chissà
cosa voleva dire, poi ho capito: è giorno di
maturità! I due avranno letto male dal Bignami che tenevano
ben nascosto! Andiamo avanti.
La palla passa a Dario Fo che, dall’alto della sua
veneranda età, ricorda com’era bello
l’Olona prima che diventasse una fogna. Ha ragione, ma che
c’azzecca con tutto il resto? Con un passaggio che taglia la
metà campo, Fo passa a Fo. Da Dario a Jacopo, il quale
– in tenuta da pasdaran dell’ambientalismo
– racconta che tutto si può risolvere facilmente,
installando pannelli solari fotovoltaici.
Peccato che, la legge emanata sia dal governo Berlusconi che
dal governo Prodi, è per gli aspetti energetici irrilevante.
Si tratta di un esperimento o poco più: con le quote
d’incentivi concesse, s’andrà ad
incidere per lo 0,00 qualcosa del fabbisogno nazionale. Di
più: l’ENEL – approfittando a tempo di
record della legge emanata nell’agosto 2005 – si
riservò il 75% degli impianti. Insomma, una partita di giro,
che a fine anno Tremonti riscosse con un prelievo sul bilancio della
società, la “riedizione” della
“tassa sul tubo”.
A questo punto si va avanti con l’attacco di
Sgarbi agli aerogeneratori: basta con questi mulini cazzuti che
ingombrano le colline! Mi guardo intorno e non ne vedo: in compenso,
noto uno sterminio di tralicci per le telecomunicazioni, ma Sgarbi non
le considera. Non scempiano.
Peccato che, soltanto pochi giorni or sono[1],
l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) abbia
messo in guardia proprio dalla proliferazione di tali antenne e
tralicci, che causerebbero l’elettrosmog. Ho usato il
condizionale perché la scienza non ha ancora chiarito se
l’inquinamento elettromagnetico esiste ed è
pericoloso: Tullio Regge s’affannò a dire che non
esisteva, l’OMS, sulla base di recenti studi, la pensa
diversamente. Di certo, Sgarbi non sapeva nulla di tutto
ciò.
L’attacco di Sgarbi agli aerogeneratori
è violento e diretto: non si devono installare! Mai! E cita
l’installazione (bloccata) d’alcuni mulini su amene
colline a lui care. Con perfetto stile bipartisan, Rutelli lo conforta:
“tranquillo, ho fatto bloccare tutto”. Comincio a
darmi il primo pizzicotto: ma che sta succedendo?
Consci della bravura di Piero Angela, e dei suoi esperimenti
scientifici in studio, si va alla dimostrazione dell’auto ad
idrogeno: un tizio mette a terra una macchinina che non ha nemmeno
l’ardire di percorrere un metro. Fallimento: la prossima
volta chiameremo qualcuno dello staff di Angela. Secondo pizzicotto.
Alla fine del primo tempo, la situazione è
questa: i mulini a vento se li facciano in Germania, mettete dei
pannelli fotovoltaici (che producono sì energia, ma ancora
troppo cara) mentre l’automobilina elettrica –
dietro le quinte – viene distrutta a pestoni dal povero
disgraziato che doveva farla funzionare. Secondo tempo.
Aspettiamo Travaglio: magari racconterà lo
scandalo della cacciata di Rubbia dall’ENEA, il ritardo nella
partenza del solare termodinamico, almeno risponderà per le
rime a Sgarbi – che a Varese Ligure, con gli aerogeneratori,
il comune ha il bilancio in attivo – e invece ci si perde in
una filippica fra Berlusconi e Prodi che lascia il tempo che trova.
Anche l’antipolitica sta iniziando a stufare.
A questo punto, ci si perde nelle nebbie delle inchieste
giudiziarie, quando giunge un’ANSA dove Montezemolo
affermerebbe che “ i sindacati sono i rappresentanti dei
fannulloni”. Altro quarto d’ora per capire se
Berlusconi avrà un successore, maschio o femmina, interista
o milanista.
Infine, una povera vedova dell’amianto racconta la
tragedia di Monfalcone (centinaia di morti ai cantieri navali) e
Rutelli, candidamente, risponde che non ne sa nulla.
D’accordo che Monfalcone è distante da Roma, ma in
quei cantieri nacquero corazzate e portaerei, sommergibili ed
incrociatori: si chiamavano CRDA (Cantieri Riuniti
Dell’Adriatico), oggi Fincantieri. Il vice- premier non sa
proprio nulla? Sa dov’è Monfalcone?
Se il livello rimarrà tale, la prossima volta ci
saranno Fassino, Bondi, e i Maldini (padre e figlio). Questo
è il livello dell’informazione
sull’energia, il clima e l’inquinamento.
Perché?
Perché la verità non la possono
raccontare.
Prima delle ultime elezioni politiche, il responsabile per
l’ambiente dell’Italia dei Valori –
Giuseppe Vatinno, persona sincera e competente –
m’inviò l’anteprima del programma
dell’Unione: rimasi stupito dal confinamento della questione
del carbone (centrale di Civitavecchia) in appendice.
Non c’è stato nulla da fare, rispose: i
DS hanno preteso la presidenza della commissione che doveva redigere il
documento, e su tutto aleggia il sentore di un accordo bipartisan per
far passare il cosiddetto “carbone pulito”. Oggi,
quelle parole trovano conferma nei fatti.
Perché tanto livore contro gli aerogeneratori?
Perché quelli funzionano, producono parecchia energia e non
inquinano: quel che serve. Proprio per questo, allora, bisogna trovare
qualcosa che non va: deturpano il paesaggio!
Il bello è che qualcuno ci casca! Guardiamoci
attorno: ovunque ci rechiamo, è difficile non incocciare in
una linea elettrica, in un traliccio, in un’antenna per le
telecomunicazioni. Sono belle? No, fanno schifo, eppure nessuno si
sogna di fare una campagna contro i tralicci dell’ENEL e le
antenne di Sua Emittenza! Sono forse belli gli svincoli autostradali?
La trasmissione, in realtà, doveva lanciare
alcune parole d’ordine ben precise: munitevi di pannelli
fotovoltaici (tanto, per quel poco che incidono…) non
installate aerogeneratori (quelli sì che possono darci
fastidio…) e lavatevi i piedi con poca acqua per
risparmiare.
Il convitato di pietra, ovviamente, non c’era: e
lo crediamo bene!
La bestemmia che non deve essere menzionata – e
nessuno dei solerti “esperti” lo ha citato
– è la nuova tecnologia energetica –
tutta italiana! – chiamata “solare
termodinamico”.
Il nuovo metodo, tracciato da Rubbia e sviluppato
dall’ENEA, parte da un concetto molto semplice: un metro
quadrato di specchi costa molto di meno rispetto a qualsiasi tipo di
pannello. La fase successiva è quella di concentrare la
radiazione, scaldare un fluido, far ruotare una turbina e produrre
energia elettrica.
Ecco cosa dichiarò Rubbia
sull’argomento nel 2004[2] (e fu subito cacciato
dall’ENEA):
D. Quanto costa oggi un metro quadrato di specchi?
R. “Oggi, cioè in fase preindustriale,
il costo complessivo dell'impianto oscilla tra i 100 e i 150 euro a
metro quadrato. E da un metro quadrato si ricava ogni anno un'energia
equivalente a quella di un barile di petrolio. Il che vuol dire che
utilizzando un'area desertica o semidesertica di dieci chilometri
quadrati si ottengono mille megawatt: la stessa energia che si ricava
da un impianto nucleare o a combustibili fossili, ma con costi
inferiori e con una lunga serie di problemi in meno”.
L’ENEA[3] ha già pubblicato i risultati
della fase di ricerca: 65 euro per 1 MW/h (1.000 KW/h) nelle aree
meridionali italiane e 45 euro se, invece, fosse possibile installare
gli impianti in Africa. Per avere un raffronto, pensiamo che lo stesso
MW/h costa 65 euro con il nucleare, 70 con petrolio e gas, 80 con
l’idroelettrico e circa 140 con il fotovoltaico. Il carbone
costa poco, circa 45 euro per MW/h, ma a questa cifra bisogna
aggiungere la “carbon tax” ed i costi di
ristrutturazione delle centrali. Per poi crepare asfissiati.
Domanda. Perché nessuno ne ha parlato nella
trasmissione?
Perché gli argomenti per affossare il solare
termodinamico sono pochi e difficili da scovare: probabilmente, Sgarbi
e Ripa di Meana staranno meditando qualcosa, ma per adesso nel Bignami
non hanno ancora trovato nulla. Spesso mi chiedo chi foraggia questa
gente per sostenere – di fatto – il settore
termoelettrico, e non trovo risposte: ci saranno?
Altro capitolo riguarda lo stato dell’industria
energetica italiana: se escludiamo il settore petrolifero ed elettrico,
siamo praticamente a zero.
Il signor Montezemolo – che s’affanna a
definire i lavoratori “dei fannulloni” –
dovrebbe ricordare che la FIAT aveva (non so oggi) un centro ricerche
ben avviato a Cambiano (TO).
Da quel centro, nel 1979, partirono i solerti ingegneri che
installarono in quel di Stella (SV), in località San
Martino, il primo (per quel che allora si sapeva) prototipo
d’aerogeneratore di costruzione italiana, il Libellula. Il
mulino, un piccolo impianto sperimentale, affidava ad un complesso
sistema di molle e contrappesi la sua difesa contro le raffiche troppo
violente. Puntualmente, ad ogni temporale, molle e contrappesi andavano
in pezzi.
Tornavano gli ingegneri che cambiavano i meccanismi, ed il
vento tornava a frantumare tutto: io ero presente a quella impari lotta
e, a ripensarci, ancora mi scappa da ridere. Inutile ricordare come
finì la storia. Dopo l’ennesimo temporale, gli
ingegneri non tornarono più: il vento provvide a cancellare
ogni traccia.
I tedeschi, invece, affidarono alla scienza dei materiali la
torsione delle pale (tecnologia aeronautica) e la loro industria
energetica, oggi, occupa circa 250.000 persone.
Come si potrà costatare da questo piccolo esempio
(che vissi personalmente), non sono solo i lavoratori ad essere
“fannulloni”. Signor Montezemolo: come dicono a
Napoli, ‘o pesce fete da ‘a capa.
Per l’acqua, poi, siamo al ridicolo: non si riesce
a coordinare il sistema idrico del Po perché ci sono 22
diversi enti, afferma Rutelli. Sa, il vice premier,
cos’è un “Testo Unico”?
E’ una legge che regola un comparto, la quale
abroga tutte le vecchie disposizioni in materia ed alla quale tutti
devono attenersi. Bisogna però scriverla e, da gente che non
sa nemmeno quanta acqua si consuma ogni giorno, cosa ci si
può aspettare? Che vadano in parlamento a depositarla? E
chi?
Ho suggerito più volte che, con tre misere chiuse
all’uscita dei tre grandi laghi prealpini,
s’otterrebbe un raddoppio della portata del Po per 40 giorni
circa, immagazzinando l’acqua al livello di massimo invaso
sui laghi Maggiore, di Como e di Garda. Non sarebbe la soluzione di
tutti i problemi, ma una prima “pezza”
sì: a volte sono stufo di ripetermi, ma gli olandesi lo
avrebbero già fatto da un secolo.
Se volete una personale opinione su come andrà a
finire la faccenda, sono pessimista: con questa gente non si va da
nessuna parte. Almeno, facessero il santo piacere di andare da Vespa a
parlare di Cogne e delle Veline: si vede che –
dall’Insetto – sono più a loro agio. Io,
da parte mia, recrimino solo per il film che mi sono perso.
Carlo Bertani
[1] Fonte: ANSA, 18/06/2007.
[2] Fonte: www.larepubblica.it, 28 maggio 2004.
[3] E’ possibile scaricare dal sito
dell’ENEA tutta la documentazione relativa al progetto.
Tratto da: disinformazione.it
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.