www.signoraggio.it
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
DENUNCIA E QUERELA
CONTRO [Operatori Servizi Sociali e Comune di Santa Giustina BL (Sindaco)]
PREMESSA:
Questa insolita denuncia tratta di rapina di tempo, perpetrata dallo Stato Italiano “povero” - non nel senso di fatalità ma nel senso di disgrazia per chi ad esso appartiene - a mio danno, e indirettamente a danno del Mercato.
Non così succede ad ogni altro Stato che può dirsi ricco. Nello Stato ebraico, ad es., il furto del tempo è considerato sottrazione indebita di quanto vi è di più sacro nell’essere umano (1).
Tale rapina di tempo nei confronti dei cittadini è dunque qualcosa di abominevole che va contro gli interessi di tutti, cioè del popolo il quale, sopportandola prono, non fa che perdere regolarmente la sua sovranità.
Questa denuncia vuole dunque avere non solo la funzione di autodifesa e di soccorso di persona fisica in carne ed ossa, danneggiata da persona giuridica (Stato) costituita da mera carta priva di pensiero (dunque priva di “jus”, dato che un diritto privo di pensiero è mera sopraffazione) ma di rendere palese quanto invece è regolarmente occultato come comune e normale procedura istituzionale.
Spesso ci troviamo in situazioni in cui rimandiamo il momento di fornire questa o quella informazione, o di prendere questa o quella decisione, o in altre in cui indugiamo nel dire le nostre intenzioni, e/o rinviamo l’annuncio di decisioni prese, pur sapendo in noi stessi che non intendiamo apportare cambiamento alcuno che potrebbe giustificare tale indugiare.
Perché dunque non informiamo immediatamente le altre persone interessate, magari anche ammettendo la nostra incompetenza, la nostra incapacità, o il nostro disinteresse?
Invece, senza alcun motivo, rimandiamo, e così facendo ci accaparriamo il tempo di un’altra persona, per la quale, e per il suo Mercato, ciò diventa una vera e propria tragedia.
Nella maggior parte dei casi, questo comportamento è dovuto a indifferenza, e/o alla nostra riluttanza ad affrontare le circostanze.
Le conseguenze non sono solo lo spreco del tempo altrui, ma la degenerazione di questa perdita di tempo in situazioni imbarazzanti, conflitti, e sofferenze. E ciò è massimamente antieconomico ed impoverisce il Mercato.
Tutto ciò premesso, e con riserva di fornire tutti i chiarimenti opportuni,
io sottoscritto Giovanni Sandi, nato a Milano il XX xxxxxx XXXX res. in Xxxxx di Xxxxx Xxxxxxxx, piazza Xxxxxx XX, dove eleggo domicilio e richiedo di essere avvisato in caso di richiesta di archiviazione al fine di poter esercitare il diritto all’opposizione di cui all’art. 410 CPP,
CHIEDO:
Valutare se si configurino ipotesi di reato in quanto segue, e di procedere per il risarcimento del danneggiato, nonché per la penale punizione dei colpevoli.
FATTI:
Nel luglio 2004, dopo aver terminato (il 31 maggio 2004) l’ultimo lavoro a tempo determinato, che mi aveva impegnato solo 6 mesi di lavoro in 2 anni (!), mi ritrovavo nella seguente situazione: gas staccato per morosità, quindi niente acqua calda, affitto impossibile da pagare (da tempo davo quello che potevo al padrone di casa approfittando, mio malgrado, della sua bontà d’animo).
Mi rivolgevo quindi al parroco di Vaprio D'Adda (Milano), dove risiedevo, spiegandogli il problema.
Il prete, dopo avere valutato la situazione come molto grave, offrendomi 100 euro, si impegnava a “trasmettere” la situazione all'assistente sociale.
È così che venivo contattato da Chiara Poli, assistente sociale per il comune di Vaprio D'Adda, alla quale chiarivo che desideravo lavorare, ma anche risiedere in altra abitazione (popolare), dato che la situazione in cui ero venuto a trovarmi era divenuta eccessivamente precaria, stressante e impossibile da sostenere.
La Poli, convenendo che al momento non si palesava disponibilità alcuna di una casa popolare, affermava che il lavoro però lo si sarebbe potuto trovare.
Rincuorato, prospettavo allora l’ipotesi della soluzione, consistente nel fatto che precedentemente mi era stata offerta la possibilità di essere ospitato da terzi, ma nel comune di Santa Giustina BL, anche se tale risoluzione era condizionata dal fatto che, per il prolungarsi della disoccupazione, non avevo la possibilità materiale di effettuare il trasloco.
A quel punto, l’assistente sociale Chiara Poli affermava che avrebbe preso contatti col comune di Santa Giustina, rivolgendosi alla relativa assistente sociale Raffaella Dalla Caneva, per accertarsi della sua collaborazione nel trovarmi una collocazione al lavoro.
La risposta di Dalla Caneva fu che se la mia richiesta era solo questa, non ci sarebbero stati problemi.
Chiara Poli suggerì allora di fare la certificazione “Isee” per ottenere dal Comune, tramite un suo rapporto, un aiuto economico di 100 euro.
Fu così che, con questi pochi soldi, riuscii a traslocare, pagando un prezzo simbolico ad un amico, proprietario di un camioncino.
I primi giorni di settembre 2004, arrivato a Santa Giustina, mi recai in Comune per ufficializzare la residenza, e lì incominciarono le prime incomprensioni e maltrattamenti (per es., il vigile urbano, venuto a verificare la residenza, mi disse che i barboni dovevano dormire sotto i ponti!)
Qualche giorno dopo, l’assistente sociale Dalla Caneva venne a trovarmi, e dovetti raccontare anche a lei, come precedentemente fatto con l’assistente sociale Poli, la medesima storia di come fu che venni a trovarmi in una simile situazione.
L’assistente sociale Dalla Caneva mi offrì allora 50 euro per far fronte alle spese del cibo, promettendomi che mi avrebbe aiutato a trovare il lavoro. E mi accompagnò all’ufficio del lavoro di Feltre (che purtroppo serve solo - come poi scopersi a mie spese - a identificare i disoccupati ed a mantenerli tali fino alla morte).
Continuai in seguito a avere contatti con l’assistente sociale Dalla Caneva, per sapere cosa fare e dove rivolgermi.
Intanto il tempo passava, e nulla cambiava, finché fui messo da lei in contatto con la Caritas nella persona di Giacomo Alpagotti il quale, al fine di sostenermi e di trovarmi un lavoro, iniziò un percorso alternativo rispetto a quelli ufficiali, e grazie a lui, pur non avendomi mai promesso nulla, fino al giorno prima di avere l’infarto continuai a ricevere pacchi alimentari per la mia sussistenza.
A metà dicembre 2004, chiesi un aiuto economico di 500 euro all’assistente sociale Dalla Caneva per potermi muovere (benzina), per vestirmi (essere presentabile), per le bollette (acqua, luce, bombola del gas).
Ottenni quella cifra ma assieme all’affermazione che il compito suo era esaurito.
Ritengo ciò molto grave, in quanto se non fossi stato assicurato del fatto che non ci sarebbero stati problemi in merito all’esaudire la mia richiesta di un lavoro, io oggi sarei in una casa popolare a Vaprio D'adda e probabilmente avrei un lavoro decoroso.
Ecco perché chiedo il risarcimento dei danni causati da questo furto di tempo come sopra espresso.
È chiaro che in mancanza di detto riconoscimento, e fino a prova contraria, le conclusioni da trarre non possono che essere le seguenti: credere nello Stato (come ho fatto io) è oltremodo improvvido, dato che è come giocare al lotto, e dunque più che mai rischioso, e di conseguenza assolutamente non consigliabile.
Oltretutto bisognerebbe chiedersi come mai tutti coloro che hanno inneggiato, e che inneggiano, al lavoro come base della Costituzione, e/o alla creatività, non gridano contro sistemi sociali che impongono la necessità di assistenze sociali che di fatto rubano il tempo ai cittadini. Tali limitazioni del tempo altrui sono una palese violazione della libertà creativa di ogni essere umano. La irresponsabilità, la mendacia e l’ipocrisia dei solenni difensori ad oltranza del cosiddetto ordine costituito sono, invece, la norma della neoschiavizzazione del cittadino. Altro che sovranità! Ma costoro sono veramente coscienti di quello che affermano, o dicono di pensare? Oppure si limitano a recitare un copione imparato a memoria?
Non è assolutamente compatibile con la vera natura della coscienza umana ogni, seppur minima, limitazione dell’altrui libertà, in quanto rapina del tempo. Probabilmente non si è coscienti del fatto che ogni qualvolta si limita la libertà di un cittadino, rubandogli tempo prezioso, si provoca in lui un dolore, e se ne paralizzano le forze.
È mai possibile che il sadismo sia divenuto la filosofia predominante?
La giustificazione addotta è che tutte le limitazioni sono finalizzate alla difesa del bene collettivo. Ma se si riflette bene, risulta evidente che il bene collettivo non può che essere la rappresentazione astratta della somma del bene individuale, e che non può esistere una collettività felice se la totalità dei componenti è sempre più infelice.
Si obietta che se si realizzasse a pieno la libertà sociale ne deriverebbe una situazione di anarchia e di dissolutezza. In tale obiezione però si afferma, implicitamente, l’inutilità delle norme giuridiche create dalla scienza del diritto. Ciascuno infatti deve poter fare liberamente nel tempo quello che ritiene giusto o semplicemente vantaggioso. Se, a posteriori, il suo comportamento risulti lesivo per qualche altro, e quindi in contrasto con le norme giuridiche specifiche, allora, a querela del danneggiato, la magistratura, con tutti i propri adeguati mezzi, dovrà intervenire rapidamente, per reintegrare il diritto leso, e punire, in maniera proporzionata il violatore.
Se si paralizza legalmente il cittadino, egli certamente non può più commettere alcun male: ma neanche può più fare alcunché di buono.
La questione è così evidente, che c’è da rimanere sbigottiti nel considerare il come, di soppiatto, si sia potuti arrivare alle odierne condizioni e dover inoltre constatare sugli schermi televisivi volti di persone autoritarie che sembrano voler dire che il nostro è il migliore dei sistemi possibili, e pertanto che li si lasci lavorare in pace.
Tutte le leggi in contrasto con i principi della scienza del diritto, devono invece essere spazzate via d’un colpo, se esse consentono di rapinare “legalmente” il cittadino del suo tempo e della sua libertà.
L’uomo per avviarsi sulla strada della vera libertà sociale per realizzare se stesso e quindi per cominciare la conquista della sua legittima felicità personale, può farlo solo per mezzo della sua libera creatività, e inaugurare finalmente un’era di vera pace, in un’atmosfera di generale serenità e fervore. Ma come può strutturarsi un’era senza il tempo? Il tempo di riflettere, creare, ideare, ecc., è sacrosanto.
Ciò avverrà più presto di quanto non si immagini, in quanto le misure del dolore sono colme, anzi traboccanti.
Citt. Sovr. Giovanni Sandi
----------------------------
(1) Il libro del Levitico suddivide le interazioni connesse al furto in due gruppi: l’“appropriarsi indebitamente”, o “gezel”, ed il “rifiutare, trattenendo presso di sé”, o “osek” (Levitico 19,13). In Nilton Bonder, “La teoria della felicità economica”, Ed. Sperling & Kupfer, Milano, 1996 è dimostrato che ciò di cui ci rendiamo in tal modo colpevoli è chiamato “osek”: “quando, per liberarci di qualcuno, lo indirizziamo altrove, lasciando intendere che là troverà aiuto, pur sapendo che per una ragione o per l’altra non sarà così”. I rabbini dello Stato ebraico equiparano dunque la mancanza di riguardo per il tempo altrui a una violenza fatta alla vita stessa: “Se rubiamo qualcosa che appartiene a un altro veniamo puniti dal sistema giudiziario. Quando invece rubiamo del tempo altrui, quasi sempre la facciamo franca. Secondo la tradizione ebraica, le dimensioni di spazio e tempo appartengono a Dio. Se trascorriamo il lasso di tempo che ci è stato accordato da Dio sprecando il tempo del nostro prossimo, stiamo derubando il Mercato di tutta la potenziale ‘ricchezza’ che avrebbe potuto essere generata usando quel tempo. La responsabilità dei costi che il Mercato contrae nell' assorbire questo deficit di potenziale è nostra”.
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.