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D’alema: l’hanno rovinato gli yacht


8 giugno 2007

Anzitutto un lancio d’agenzia: «Roma (Reuters) - Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha definito ‘irrituale e fonte di un certo turbamento’ che il progetto statunitense di difesa missilistica in Europa sia stato discusso soltanto con alcuni Paesi e non investendo della questione NATO e Russia. (1) Questa scelta di Washington ‘ha messo in mora il ruolo della NATO, creando preoccupazioni ed equivoci che hanno alimentato nuove spinte agli armamenti’, ha detto D’Alema nel suo discorso a un convegno sulla proliferazione nucleare alla presenza del direttore generale dell’AIEA Mohamed El Baradei. Per il ministro degli Esteri il progetto di difesa missilistica deve essere condiviso anche con la Russia oppure deve essere abbandonato. ‘Una questione di questo genere va esaminata insieme, per valutare insieme se questo progetto possa essere utile alla sicurezza comune anziché farne un progetto di parte’, ha spiegato D’Alema. ‘Speriamo che in queste ore, a partire dalla riunione di Heiligendamm del G8, possa esserci una svolta positiva, cioè che si arrivi a quel chiarimento, per il quale questo progetto diventi un progetto condiviso per la sicurezza comune oppure non sia’».
Bello.
Belle parole.
Peccato che ora D’Alema sia nei guai, e nei guai grossi.
Su La Stampa Paolo Colonnello ha tirato fuori la storia delle due righe della Kroll (l’agenzia investigativa) intercettate dalle spie di Tavaroli (della Telecom).
Che dicono, in inglese: «Fonti d’intelligence in Italia indicano che Inepar [società brasiliana] era la compagnia che ha spostato i soldi per l’allora primo ministro D’Alema, che ha coinvolto le attività di Telecom».
Complicata storia: riguarda la battaglia di Brasil Telecom con Telecom Italia, ai tempi della scalata Telecom da parte di Colaninno, grande amico del Massimo.
Quando Colaninno prende il controllo di Telecom con l’aiuto di Massimo e subito tenta di prendere il controllo di Brasil Telecom, e questa si rivolge alla Kroll per cercare elementi di impedimento (paga 20 milioni di dollari per il servizio).

Fondi neri di D’Alema in Brasile?
La maggioranza «si sdegna», la sinistra «fa quadrato».
«Campaga di delegittimazione», «nuova P2», eccetera.
Ma perché invece non querela La Stampa?
Perché Paolo Colonnello è uno dei migliori cronisti giudiziari di Milano, lo conosco personalmente. (2)
E’ sicuro di quel che ha trovato, quelle due righe che asseriscono che ci sono fondi di tangenti dalemiane in Brasile.
Ed è anche certo che non avrebbe potuto pubblicare una sola riga senza l’assenso della proprietà Fiat.
Il fatto è che la magistratura milanese - che ha in mano la voluminosa faccenda delle spie Telecom, Tavaroli & Co. - siede su quelle due righe Kroll da mesi.
Pensate se le due righe avessero parlato di Berlusconi: qui, invece, nessun eccesso di zelo.
Colonnello scrive che le prove della soffiata Kroll esistono a San Paolo del Brasile, tra i documenti sulle «fonti» che la Kroll ha dovuto sganciare a Brasil Telecom, dopo causa giudiziaria. «Ed è da lì che con una rogatoria i giudici milanesi potrebbero scoprire se esistono riscontri al dossier Kroll», dice l’ottimo cronista.
Non l’hanno fatto finora, perché D’Alema non è un Previti.
Ma ora dovranno farlo.
La Stampa e la sua proprietà hanno voluto dare la sveglia agli esimi magistrati.
Tanto più che il rapporto degli agenti Kroll, dice Colonnello, «da almeno un mese si può curiosamente rintracciare su Internet», senza che ciò abbia svegliato la vigile magistratura.
Tanto più che la cosa «si mormora da tempo nei chiacchiericci romani», e il chiacchiericcio «lega tutte le storie»: il caso Visco-speciale, il caso Antonveneta Unipol, il caso Telecom e i fondi oscuri dalemiani.

Il caso Visco-Speciale, perché è evidente il sospetto delle sinistre che «la fonte d’intelligence» che ha spifferato alla Kroll che D’Alema ha il tesoretto in Brasile sia la Guardia di Finanza del generale Speciale («Scorretto e sleale», gli ha appena gridato contro Padoa Schioppa, dopo aver cercato di rabbonirlo mandandolo alla Corte dei Conti).
Il che può spiegare ad abundantiam perché Visco, uomo di Massimo, abbia voluto smantellare la catena di comando della fiamme gialle a Milano.
Il caso Antonveneta-Unipol, perché lì c’è la strana consulenza che Emilio Gnutti chiede a Giovanni Consorte, presidente Unipol (ossia COOP rosse) per la rinegoziazione della vendita Telecom a Tronchetti Provera.
Una «consulenza» molto ben pagata: 50 miliardi di lire.
Perché così tanto?
E’ stata una consulenza o una mediazione, ossia tangente?
Che siano in Brasile, quei soldarelli?
E questo spiegherebbe perché D’Alema da Gallipoli, funzionario di partito proletario, sia travolto dalla passione per gli yacht da regata, se la faccia coi velisti miliardari, e possa spendere un milione di euro per la sua barchetta: definita «spartana» da Repubblica, ma pur sempre da due miliardi.
L’ha comprata con amici, dice Massimo.
Ora si comincia a intuire chi sono questi amici.
Vedremo gli sviluppi, siamo solo agli inizi, ed è una faccenda di servizi e di spionaggio con evidenti mobilitazioni di poteri occulti anche internazionali.
A cui la relativa autonomia di D’Alema verso la politica di Bush certo non piace.


Ed è un vero peccato: uno Statista in Potenza (o Gallipoli) rovinato dalla sua passione per il lusso da risalito.
E che sia nei guai, lo dice un fatto: D’Alema è stato difeso da Fini di AN: «Mi auguro che nessuno utilizzi queste notizie o pseudo-notizie a cui personalmente non credo».
Quando ti soccorre Kippà, vuol dire che sei fritto.

Maurizio Blondet

Note
1) Persino il notorio generale Carlo Jean concede che, se «gli americani non sono criticabili per voler schierare il sistema antimissile in Europa Orientale, lo sono invece perché hanno fatto accordi bilaterali (con Polonia e Cekia) anziché in ambito NATO». Ed è il Jean che crede alla minaccia di un Iran nucleare che spara bombe atomiche su USA ed EU: «Tale minaccia non è una fantasia». E’ il Jean che crede alla versione ufficiale sull’11 settembre.
2) Su La Stampa del 6 e 7 giugno 2007.

Tratto da: effedieffe.com


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