Anzitutto un lancio d’agenzia: «Roma
(Reuters) - Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha
definito ‘irrituale e fonte di un certo turbamento’
che il progetto statunitense di difesa missilistica in Europa sia stato
discusso soltanto con alcuni Paesi e non investendo della questione
NATO e Russia. (1) Questa scelta di Washington ‘ha messo in
mora il ruolo della NATO, creando preoccupazioni ed equivoci che hanno
alimentato nuove spinte agli armamenti’, ha detto
D’Alema nel suo discorso a un convegno sulla proliferazione
nucleare alla presenza del direttore generale dell’AIEA
Mohamed El Baradei. Per il ministro degli Esteri il progetto di difesa
missilistica deve essere condiviso anche con la Russia oppure deve
essere abbandonato. ‘Una questione di questo genere va
esaminata insieme, per valutare insieme se questo progetto possa essere
utile alla sicurezza comune anziché farne un progetto di
parte’, ha spiegato D’Alema. ‘Speriamo
che in queste ore, a partire dalla riunione di Heiligendamm del G8,
possa esserci una svolta positiva, cioè che si arrivi a quel
chiarimento, per il quale questo progetto diventi un progetto condiviso
per la sicurezza comune oppure non sia’».
Bello.
Belle parole.
Peccato che ora D’Alema sia nei guai, e nei guai
grossi.
Su La Stampa Paolo Colonnello ha tirato fuori la storia
delle due righe della Kroll (l’agenzia investigativa)
intercettate dalle spie di Tavaroli (della Telecom).
Che dicono, in inglese: «Fonti
d’intelligence in Italia indicano che Inepar
[società brasiliana] era la compagnia che ha spostato i
soldi per l’allora primo ministro D’Alema, che ha
coinvolto le attività di Telecom».
Complicata storia: riguarda la battaglia di Brasil Telecom
con Telecom Italia, ai tempi della scalata Telecom da parte di
Colaninno, grande amico del Massimo.
Quando Colaninno prende il controllo di Telecom con
l’aiuto di Massimo e subito tenta di prendere il controllo di
Brasil Telecom, e questa si rivolge alla Kroll per cercare elementi di
impedimento (paga 20 milioni di dollari per il servizio).
Fondi neri di D’Alema in Brasile?
La maggioranza «si sdegna», la sinistra
«fa quadrato».
«Campaga di delegittimazione»,
«nuova P2», eccetera.
Ma perché invece non querela La Stampa?
Perché Paolo Colonnello è uno dei
migliori cronisti giudiziari di Milano, lo conosco personalmente. (2)
E’ sicuro di quel che ha trovato, quelle due righe
che asseriscono che ci sono fondi di tangenti dalemiane in Brasile.
Ed è anche certo che non avrebbe potuto
pubblicare una sola riga senza l’assenso della
proprietà Fiat.
Il fatto è che la magistratura milanese - che ha
in mano la voluminosa faccenda delle spie Telecom, Tavaroli &
Co. - siede su quelle due righe Kroll da mesi.
Pensate se le due righe avessero parlato di Berlusconi: qui,
invece, nessun eccesso di zelo.
Colonnello scrive che le prove della soffiata Kroll esistono
a San Paolo del Brasile, tra i documenti sulle
«fonti» che la Kroll ha dovuto sganciare a Brasil
Telecom, dopo causa giudiziaria. «Ed è da
lì che con una rogatoria i giudici milanesi potrebbero
scoprire se esistono riscontri al dossier Kroll», dice
l’ottimo cronista.
Non l’hanno fatto finora, perché
D’Alema non è un Previti.
Ma ora dovranno farlo.
La Stampa e la sua proprietà hanno voluto dare la
sveglia agli esimi magistrati.
Tanto più che il rapporto degli agenti Kroll,
dice Colonnello, «da almeno un mese si può
curiosamente rintracciare su Internet», senza che
ciò abbia svegliato la vigile magistratura.
Tanto più che la cosa «si mormora da
tempo nei chiacchiericci romani», e il chiacchiericcio
«lega tutte le storie»: il caso Visco-speciale, il
caso Antonveneta Unipol, il caso Telecom e i fondi oscuri dalemiani.
Il caso Visco-Speciale, perché è
evidente il sospetto delle sinistre che «la fonte
d’intelligence» che ha spifferato alla Kroll che
D’Alema ha il tesoretto in Brasile sia la Guardia di Finanza
del generale Speciale («Scorretto e sleale», gli ha
appena gridato contro Padoa Schioppa, dopo aver cercato di rabbonirlo
mandandolo alla Corte dei Conti).
Il che può spiegare ad abundantiam
perché Visco, uomo di Massimo, abbia voluto smantellare la
catena di comando della fiamme gialle a Milano.
Il caso Antonveneta-Unipol, perché lì
c’è la strana consulenza che Emilio Gnutti chiede
a Giovanni Consorte, presidente Unipol (ossia COOP rosse) per la
rinegoziazione della vendita Telecom a Tronchetti Provera.
Una «consulenza» molto ben pagata: 50
miliardi di lire.
Perché così tanto?
E’ stata una consulenza o una mediazione, ossia
tangente?
Che siano in Brasile, quei soldarelli?
E questo spiegherebbe perché D’Alema da
Gallipoli, funzionario di partito proletario, sia travolto dalla
passione per gli yacht da regata, se la faccia coi velisti miliardari,
e possa spendere un milione di euro per la sua barchetta: definita
«spartana» da Repubblica, ma pur sempre da due
miliardi.
L’ha comprata con amici, dice Massimo.
Ora si comincia a intuire chi sono questi amici.
Vedremo gli sviluppi, siamo solo agli inizi, ed è
una faccenda di servizi e di spionaggio con evidenti mobilitazioni di
poteri occulti anche internazionali.
A cui la relativa autonomia di D’Alema verso la
politica di Bush certo non piace.
Ed è un vero peccato: uno Statista in Potenza (o
Gallipoli) rovinato dalla sua passione per il lusso da risalito.
E che sia nei guai, lo dice un fatto: D’Alema
è stato difeso da Fini di AN: «Mi auguro che
nessuno utilizzi queste notizie o pseudo-notizie a cui personalmente
non credo».
Quando ti soccorre Kippà, vuol dire che sei
fritto.
Maurizio Blondet
Note
1) Persino il notorio generale Carlo Jean concede che, se
«gli americani non sono criticabili per voler schierare il
sistema antimissile in Europa Orientale, lo sono invece
perché hanno fatto accordi bilaterali (con Polonia e Cekia)
anziché in ambito NATO». Ed è il Jean
che crede alla minaccia di un Iran nucleare che spara bombe atomiche su
USA ed EU: «Tale minaccia non è una
fantasia». E’ il Jean che crede alla versione
ufficiale sull’11 settembre.
2) Su La Stampa del 6 e 7 giugno 2007.
Tratto da: effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.