Ecco
com’è: siamo qui a dividerci sulle coppie di fatto.
Titoloni sui giornali, polemiche.
Dite la vostra, o cittadini: siete pro o contro le nozze
gay? (1) E se uno si prova ad eccepire, guai.
Tutti a chiedergli: perché ce l’hai con
gli omosessuali? Tu sei contro i diritti delle lesbiche?
Diventa un caso personale: tu sei un reazionario,
«noi» siamo progressisti e avanzati.
Ebbene, questo è il solito trucco delle sinistre
e ancora una volta è perfettamente riuscito.
Dov’è il trucco?
Nel fatto che portano il popolo italiano a spaccarsi su un
tema politicamente secondario, per farci dimenticare che la sinistra
non risponde sui temi veri.
Ci sono cose che preoccupano gli italiani un po’
di più delle nozze fra finocchi.
Qualche esempio: la gente è allarmata
perché i figli non trovano lavoro, se non con contratti
trimestrali a 700 euro al mese.
La gente vuole risposte sull’immigrazione, sulla
concorrenza cinese o polacca che ci fa perdere posti di lavoro, sugli
emolumenti miliardari dei grand commis di Stato, sulla torchia fiscale
eccessiva e ingiusta.
La gente vuol sapere perché ci rubano il TFR,
perché le paghe italiane sono le più basse
d’Europa mentre i grand commis sono i più pagati
del mondo, e perché i nostri salari diminuiscono mentre il
costo della vita sale.
Perché ci sono 7 milioni di poveri con meno di
700 euro al mese.
Questi sono i temi urgenti, per il popolo italiano.
Questi sono i problemi sociali che preoccupano tutti.
Ma beninteso, le cosiddette «sinistre»
non sanno e non vogliono rispondere: hanno giù risposto alle
lobby che li controllano o con cui sono in combutta.
E allora spostano il discorso pubblico su un tema falso per
tenerci occupati in polemiche inutili.
Vostro figlio diplomato o
laureato non trova lavoro?
Ma non vi lamentate, vi diamo il
«diritto» a sposarvi tra omosessuali.
Il superbollo sulle auto vecchie è una tassa
regressiva, che penalizza i poveri e favorisce i ricchi?
Non parlate di questo, parlate piuttosto dei
«diritti» degli omosessuali.
Le nostre autoblù vi sembrano troppe? Vi
preoccupa la criminalità a Napoli?
Ma noi siamo pronti anche a darvi il
«diritto» all’’eutanasia;
perché non litigate sul caso Welby? (2) Volete risposte
sugli immigrati clandestini? Ma ecco, noi vi regaliamo lo
spinello libero.
A lorsignori non costa nulla.
Ci danno libertà superflue e voluttuarie, e
intanto ci tolgono libertà indispensabili per la vita
civile: la libertà dal bisogno, la libertà di
imprendere senza controlli asfissianti, la libertà da una
tassazione vessatoria e sempre più schiacciante.
Sull’immigrazione e sulla competizione della Cina,
non sanno cosa rispondere, perché tutto è stato
deciso da fuori, dal politburo dell’Unione Europea, dalla
Banca Mondiale e dal WTO.
Sul declino italiano, non hanno alcuna idea di soluzione.
Sui loro privilegi e paghe scandalosi, non hanno alcun
interesse a rispondere.
E allora ci propongono libertà e diritti che,
come popolo, non abbiamo chiesto e che non ci sono necessari.
Attenzione: con questo trucco, è la democrazia
che lorsignori distruggono a poco a poco.
Non ascoltano il popolo, ascoltano le lobby minoritarie ma
influenti.
Ci danno diritti «edonistici» e
«trasgressivi» per toglierci diritti essenziali.
Quelle libertà che sono costate secoli di lotte e
di sangue.
Per fortuna, gli operai di Mirafiori se ne sono accorti.
Hanno fischiato Epifani, il caporione della CGIL; hanno
voluto risposte sul furto del TFR e non le hanno avute.
Hanno alzato uno striscione che dice: «No alla
Finanziaria - non abbiamo governi amici»,
e ad Epifani hanno detto a muso duro: «Il
sindacato deve incalzare il governo anche se è di
sinistra».
Il segretario Cgil Guglielmo Epifani e quello Uil Luigi Angeletti
Gli operai di Mirafiori
hanno smascherato il trucco.
Sono tutti «compagni», ma hanno difeso
la democrazia, ossia i diritti veri di tutti noi.
E noi siamo con loro.
Spero che non si fermino lì, che facciano un
casino del diavolo, che capiscano fino in fondo che
l’etichetta di «sinistra» è
stata loro rubata insieme a tutto il resto.
La «sinistra» oggi al governo non
è quella degli operai.
E’ quella di Padoa Schioppa, dei grand commis che
nessuno ha eletto e sono pagati miliardi; è quella delle
lobby, da Confindustria agli omosessuali, delle caste pubbliche
privilegiate che ci rubano i soldi dalla busta-paga; e che ci vogliono
più «flessibili», loro che hanno il
posto sicuro, strapagato, a vita, e senza obblighi di
produttività.
Allora diciamola tutta: il diritto degli omosessuali a
convivere «non» ha dignità politica.
Non ha lo stesso peso democratico e sociale del diritto a
non essere derubati del TFR (rubare la paga agli operai, diceva la
Chiesa, è un atto che grida vendetta al cospetto di Dio).
Su tali «diritti», non vale la pena di
dividersi e discutere fra italiani, quando ci sono diritti
più urgenti e massicci da cui siamo espropriati.
E non veniteci a chiedere: ma tu perché ce
l’hai coi gay? Chi se ne frega dei gay, scusate.
Facciano quello che vogliono.
Credo solo che non esista un diritto
all’omosessualità in quanto tale; come del resto
non esiste un diritto alla eterosessualità.
Dopo di che, non sono affatto contro le coppie di fatto.
Anzi, sono favorevolissimo all’estensione del
concetto.
Perché limitare questi diritto a uomini o a
donne? Estendiamolo al di là delle specie.
Personalmente, voglio riconosciuta la coppia di fatto che
costituisco col mio gatto: voglio lasciargli la pensione di
reversibilità.
Perché non posso? Spero che la ministra Rosy
Bindi non mi costringa a provare che ho, col mio gatto, dei
rapporti sessuali: sono fatti tra me e il mio gatto.
O almeno, basterà un’autodichiarazione.
Ci sarà mandato un poliziotto a sorprenderci
nell’intimità umano-felina?
Di
più. Voglio costituire una coppia di fatto col
vaso dei miei gerani, con il fico d’India,
con la mia vecchia moto Guzzi: perché no?
Perché lo Stato deve intrufolarsi nei miei
affetti privati, e decidere quali sono degni di tutela pubblica, e
quali no?
Voglio lasciare il mio bilocale in eredità ai
miei gerani, o alla mia moto Guzzi.
Lo pretendo. Costituirò una lobby.
Adesso, i lettori mi diranno: ma tu sei matto.
E infatti, hanno perfettamente ragione.
E’ da questo che si distinguono i diritti veri, le
libertà necessarie, dalle voglie, dalle preferenze intime e
dai vizi e gusti privati.
Che quando uno reclama diritti veri, nessuno dice
«è pazzo».
Mentre i compagni di Mirafiori non saranno al mio fianco per
il mio «diritto» a sposarmi con la moto Guzzi o con
il gatto, ma sono con me, con noi, contro il furto del TFR, contro la
finanziaria e contro lo stipendio di Cimoli.
Anche se loro sono «rossi» e noi no,
siamo d'accordo.
Perciò, non dividiamoci e non litighiamo sulle
nozze fra gay.
C’è il trucco, compagni.
La democrazia, oggi, ha bisogno di unione di popolo, contro
la burocrazia che ci opprime tutti.
Maurizio Blondet
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Note:
1) Un lettore ha obbiettato al mio uso della parola
«finocchi». Scrive: «Pensavo che
l’uso di certi termini fosse ormai in via di estinzione, o
circoscritto a qualche bar di periferia o alla buvette del
parlamento... la delusione è tale che mi è venuto
da riconsiderare la sua credibilità». Ecco il
punto a cui siamo: ci si s’impunta non sulla
realtà, ma sulle parole che la descrivono. Si vogliono
parole politicamente corrette, edulcoranti, come
«gay». Ma già questa è moneta
falsa. Qui rifiutiamo eufemismi, malattia dell’anima, dosi
omeopatiche di menzogna.
2) Sul caso Welby, ecco quel che scrive un altro lettore
studente in medicina: «Ci sono alcuni punti che non mi sono
chiari. Ho controllato nell’Harrison, monumentale
opera di medicina interna. Welby, nella lettera al presidente
Napolitano, dice di avere la Distrofia muscolare progressiva (ce ne
sono due principali, di Duchenne e di Becker; lui dovrebbe
avere quella di Duchenne). Ora il punto è questo:
Welby ha 61 anni. La distrofia muscolare uccide in 30 (Duchenne) o 50
anni (Becker). Anche quando avesse quella di Becker, secondo
l’Harrison, sarebbe morto da dieci anni. Siamo sicuri che la
malattia sia questa? Inoltre: Welby dice che la sua malattia (la
distrofia muscolare progressiva) non tocca le sue facoltà
intellettive (ovvio, certamente non si può prendere in
considerazione una richiesta simile se fatta da un malato di mente...).
Però, sempre secondo il libro che le citavo, in media il
quoziente intellettivo di un malato di Distrofia muscolare progressiva
è una deviazione standard in meno rispetto alla media, e le
difficoltà ad articolare il linguaggio sono ancora maggiori.
Allora io mi chiedo: come avrà fatto a scrivere una lettera
simile al presidente della repubblica? Non è che
se l’è fatta scrivere? Ed eventualmente chi
l’ha scritta ha la tessera al partito pannelliano?
Infine: siamo certi che ha avuto l’adeguato sostegno
psicologico? Non vorrei che fosse strumentalizzato al punto da
incentivare il suo stato d’animo di aspirante
suicida…».
Non so se qualche medico fra i nostri lettori sia in grado
di rispondere.
Tratto da effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.