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Coppie di fatto: il trucco della sinistra

10 dicembre 2006

Ecco com’è: siamo qui a dividerci sulle coppie di fatto.
Titoloni sui giornali, polemiche.
Dite la vostra, o cittadini: siete pro o contro le nozze gay? (1) E se uno si prova ad eccepire, guai.
Tutti a chiedergli: perché ce l’hai con gli omosessuali? Tu sei contro i diritti delle lesbiche?
Diventa un caso personale: tu sei un reazionario, «noi» siamo progressisti e avanzati.
Ebbene, questo è il solito trucco delle sinistre e ancora una volta è perfettamente riuscito.
Dov’è il trucco?
Nel fatto che portano il popolo italiano a spaccarsi su un tema politicamente secondario, per farci dimenticare che la sinistra non risponde sui temi veri.
Ci sono cose che preoccupano gli italiani un po’ di più delle nozze fra finocchi.
Qualche esempio: la gente è allarmata perché i figli non trovano lavoro, se non con contratti trimestrali a 700 euro al mese.
La gente vuole risposte sull’immigrazione, sulla concorrenza cinese o polacca che ci fa perdere posti di lavoro, sugli emolumenti miliardari dei grand commis di Stato, sulla torchia fiscale eccessiva e ingiusta.
La gente vuol sapere perché ci rubano il TFR, perché le paghe italiane sono le più basse d’Europa mentre i grand commis sono i più pagati del mondo, e perché i nostri salari diminuiscono mentre il costo della vita sale.
Perché ci sono 7 milioni di poveri con meno di 700 euro al mese.
Questi sono i temi urgenti, per il popolo italiano.
Questi sono i problemi sociali che preoccupano tutti.
Ma beninteso, le cosiddette «sinistre» non sanno e non vogliono rispondere: hanno giù risposto alle lobby che li controllano o con cui sono in combutta.
E allora spostano il discorso pubblico su un tema falso per tenerci occupati in polemiche inutili.


Vostro figlio diplomato o laureato non trova lavoro?
Ma non vi lamentate, vi diamo il «diritto» a sposarvi tra omosessuali.
Il superbollo sulle auto vecchie è una tassa regressiva, che penalizza i poveri e favorisce i ricchi?
Non parlate di questo, parlate piuttosto dei «diritti» degli omosessuali.
Le nostre autoblù vi sembrano troppe? Vi preoccupa la criminalità a Napoli?
Ma noi siamo pronti anche a darvi il «diritto» all’’eutanasia; perché non litigate sul caso Welby? (2) Volete risposte sugli immigrati  clandestini? Ma ecco, noi vi regaliamo lo spinello libero.
A lorsignori non costa nulla.
Ci danno libertà superflue e voluttuarie, e intanto ci tolgono libertà indispensabili per la vita civile: la libertà dal bisogno, la libertà di imprendere senza controlli asfissianti, la libertà da una tassazione vessatoria e sempre più schiacciante.
Sull’immigrazione e sulla competizione della Cina, non sanno cosa rispondere, perché tutto è stato deciso da fuori, dal politburo dell’Unione Europea, dalla Banca Mondiale e dal WTO.
Sul declino italiano, non hanno alcuna idea di soluzione.
Sui loro privilegi e paghe scandalosi, non hanno alcun interesse a rispondere.
E allora ci propongono libertà e diritti che, come popolo, non abbiamo chiesto e che non ci sono necessari.
Attenzione: con questo trucco, è la democrazia che lorsignori distruggono a poco a poco.
Non ascoltano il popolo, ascoltano le lobby minoritarie ma influenti.
Ci danno diritti «edonistici» e «trasgressivi» per toglierci diritti essenziali.
Quelle libertà che sono costate secoli di lotte e di sangue.
Per fortuna, gli operai di Mirafiori se ne sono accorti.
Hanno fischiato Epifani, il caporione della CGIL; hanno voluto risposte sul furto del TFR e non le hanno avute.
Hanno alzato uno striscione che dice: «No alla Finanziaria - non abbiamo governi amici»,
e ad Epifani hanno detto a muso duro: «Il sindacato deve incalzare il governo anche se è di sinistra».


Il segretario Cgil Guglielmo Epifani e quello Uil Luigi Angeletti

Gli operai di Mirafiori hanno smascherato il trucco.
Sono tutti «compagni», ma hanno difeso la democrazia, ossia i diritti veri di tutti noi.
E noi siamo con loro.
Spero che non si fermino lì, che facciano un casino del diavolo, che capiscano fino in fondo che l’etichetta di «sinistra» è stata loro rubata insieme a tutto il resto.
La «sinistra» oggi al governo non è quella degli operai.
E’ quella di Padoa Schioppa, dei grand commis che nessuno ha eletto e sono pagati miliardi; è quella delle lobby, da Confindustria agli omosessuali, delle caste pubbliche privilegiate che ci rubano i soldi dalla busta-paga; e che ci vogliono più «flessibili», loro che hanno il posto sicuro, strapagato, a vita, e senza obblighi di produttività.
Allora diciamola tutta: il diritto degli omosessuali a convivere «non» ha dignità politica.
Non ha lo stesso peso democratico e sociale del diritto a non essere derubati del TFR (rubare la paga agli operai, diceva la Chiesa, è un atto che grida vendetta al cospetto di Dio).
Su tali «diritti», non vale la pena di dividersi e discutere fra italiani, quando ci sono diritti più urgenti e massicci da cui siamo espropriati.
E non veniteci a chiedere: ma tu perché ce l’hai coi gay? Chi se ne frega dei gay, scusate.
Facciano quello che vogliono.
Credo solo che non esista un diritto all’omosessualità in quanto tale; come del resto non esiste un diritto alla eterosessualità.
Dopo di che, non sono affatto contro le coppie di fatto.
Anzi, sono favorevolissimo all’estensione del concetto.
Perché limitare questi diritto a uomini o a donne? Estendiamolo al di là delle specie.
Personalmente, voglio riconosciuta la coppia di fatto che costituisco col mio gatto: voglio lasciargli la pensione di reversibilità.
Perché non posso? Spero che la ministra Rosy Bindi  non mi costringa a provare che ho, col mio gatto, dei rapporti sessuali: sono fatti tra me e il mio gatto.
O almeno, basterà un’autodichiarazione.
Ci sarà mandato un poliziotto a sorprenderci nell’intimità umano-felina?


Di più. Voglio costituire una coppia di fatto col vaso dei miei gerani, con il fico d’India,
con la mia vecchia moto Guzzi: perché no?
Perché lo Stato deve intrufolarsi nei miei affetti privati, e decidere quali sono degni di tutela pubblica, e quali no?
Voglio lasciare il mio bilocale in eredità ai miei gerani, o alla mia moto Guzzi.
Lo pretendo. Costituirò una lobby.
Adesso, i lettori mi diranno: ma tu sei matto.
E infatti, hanno perfettamente ragione.
E’ da questo che si distinguono i diritti veri, le libertà necessarie, dalle voglie, dalle preferenze intime e dai vizi e gusti privati.
Che quando uno reclama diritti veri, nessuno dice «è pazzo».
Mentre i compagni di Mirafiori non saranno al mio fianco per il mio «diritto» a sposarmi con la moto Guzzi o con il gatto, ma sono con me, con noi, contro il furto del TFR, contro la finanziaria e contro lo stipendio di Cimoli.
Anche se loro sono «rossi» e noi no, siamo d'accordo.
Perciò, non dividiamoci e non litighiamo sulle nozze fra gay.
C’è il trucco, compagni.
La democrazia, oggi, ha bisogno di unione di popolo, contro la burocrazia che ci opprime tutti.

Maurizio Blondet

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Note:
1) Un lettore ha obbiettato al mio uso della parola «finocchi». Scrive: «Pensavo che l’uso di certi termini fosse ormai in via di estinzione, o circoscritto a qualche bar di periferia o alla buvette del parlamento... la delusione è tale che mi è venuto da riconsiderare la sua credibilità». Ecco il punto a cui siamo: ci si s’impunta non sulla realtà, ma sulle parole che la descrivono. Si vogliono parole politicamente corrette, edulcoranti, come «gay». Ma già questa è moneta falsa. Qui rifiutiamo eufemismi, malattia dell’anima, dosi omeopatiche di menzogna.
2) Sul caso Welby, ecco quel che scrive un altro lettore studente in medicina: «Ci sono alcuni punti che non mi sono chiari. Ho controllato  nell’Harrison, monumentale opera di medicina interna. Welby, nella lettera al presidente Napolitano, dice di avere la Distrofia muscolare progressiva (ce ne sono due principali, di Duchenne e di Becker; lui dovrebbe avere  quella di Duchenne). Ora il punto è questo: Welby ha 61 anni. La distrofia muscolare uccide in 30 (Duchenne) o 50 anni (Becker). Anche quando avesse quella di Becker, secondo l’Harrison, sarebbe morto da dieci anni. Siamo sicuri che la malattia sia questa? Inoltre: Welby dice che la sua malattia (la distrofia muscolare progressiva) non tocca le sue facoltà intellettive (ovvio, certamente non si può prendere in considerazione una richiesta simile se fatta da un malato di mente...). Però, sempre secondo il libro che le citavo, in media il quoziente intellettivo di un malato di Distrofia muscolare progressiva è una deviazione standard in meno rispetto alla media, e le difficoltà ad articolare il linguaggio sono ancora maggiori. Allora io mi chiedo: come avrà fatto a scrivere una lettera simile al presidente della  repubblica? Non è che se l’è fatta scrivere? Ed eventualmente chi l’ha scritta ha la  tessera al partito pannelliano? Infine: siamo certi che ha avuto l’adeguato sostegno psicologico? Non vorrei che fosse strumentalizzato al punto da incentivare il suo stato d’animo di aspirante suicida…».
Non so se qualche medico fra i nostri lettori sia in grado di rispondere.

Tratto da effedieffe.com


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