Era nell’aria, ma solo oggi se ne ha piena conferma: la
campagna acquisti del centrosinistra che ha dirottato sulle sponde
uliviste uomini come Ugo Intini, Domenico Fisichella e, giù
giù nel napoletano, il forzista Sergio De Gregorio, mette a
segno un colpo da Maestro (è il caso di dirlo) portando a
casa un nuovo, valoroso “compagno”, che oggi
rilascia interviste ispirate al pensiero no global. Anche
perchè lui, quando le cose le fa, preferisce farle fino in
fondo. Quindi, se decide di passare a sinistra, ne sposa senza
esitazioni le istanze più radicali. Acciacchi permettendo,
aspettiamoci d’ora in poi di ritrovarlo a marciare confuso in
un corteo di no Tav e, soprattutto, di vederlo scendere in campo per
fermare la guerra in Iraq.
Ma certo, stiamo parlando
proprio di lui, del Gran Maestro Licio Gelli, fresco di conversione ai
valori dell’Unione dopo ottant’anni di onorata
militanza nel fronte massonico-conservatore costellato da sospetti di
stragismo. Dopo lo storico ribaltamento di fronte, sancito a febbraio
dalla donazione all’archivio di Stato pistoiese della parte
“presentabile” dei suoi cimeli e la stretta di mano
con Linda Giuva D’Alema, autrice dell’altisonante
prolusione in veste di archivista, abbiamo chiesto al Venerabile un
incontro ravvicinato per capire se la nuova appartenenza ideologica
facesse emergere umori, ma soprattutto notizie inedite, sugli scenari
politici in atto e sulla recente storia del Paese.
Ci arriviamo proprio mentre
il quadro politico italiano sta cambiando faccia, con Giorgio
Napolitano nuovo inquilino del Quirinale (fu proprio durante la
permamenza di Napolitano agli Interni che Gelli si diede alla
latitanza, nel..., il che comportò una richiesta di
dimissioni per l’allora titolare del Viminale) ed i ministri
del governo Prodi pronti a giurare.
I taxi, ad Arezzo, conoscono
bene la strada e in un baleno dalla stazione ferroviaria siamo a Villa
Wanda, sulle verdi colline dell’antica città
toscana. Poco è cambiato nella struttura dalla nostra visita
del 1996, giusto 10 anni fa, eccezion fatta per il pappagallo di casa,
che all’epoca lanciava invettive all’indirizzo
dell’ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, e che oggi -
con il maquillage complessivo del Gelli-pensiero - è stato
probabilmente sostituito con un innocuo volatile capace al massimo di
dire “ciao”. Impeccabile, cortese ma, soprattutto,
più che mai lucido ad onta degli ottantacinque suonati,
Licio Gelli ci accoglie nel salottino riservato agli ospiti, sempre
uguale, sotto i quadri di famiglia. Al di là del tono
bonario da anziano signore di campagna, quel guizzo, nei suoi occhi,
è rimasto lo stesso.
La vittoria del
centrosinistra alle Politiche 2006 ed il peso decisivo degli italiani
nel mondo sulla durata del governo Prodi sono i primi argomenti su cui
si sofferma. «Quei diciotto senatori eletti
all’estero - esordisce - costeranno allo Stato
l’ira di Dio, senza che abbiano alcun reale interesse per le
vicende italiane. La loro presenza in parlamento, per giunta, potrebbe
essere causa di incidenti diplomatici, perchè rappresentano
un fattore di ingerenza su questioni che, per legge, dovrebbero essere
riservate ai soli ambasciatori».
Eppure era stato Mirko
Tremaglia, un uomo della destra, a battersi per il voto degli italiani
all’estero.
Tremaglia io lo conosco bene, era con me nella Repubblica
Sociale, ma oggi dovrebbe farsi da parte. Chi ha avallato queste sue
iniziative non comprende il valore del denaro.
Considera questo un errore
di Silvio Berlusconi?
E perché, non ha commesso errori, Berlusconi? Ma
ne ha fatti tanti, anche in quest’ultima campagna elettorale.
Ce ne dica qualcuno. Tanto per cominciare, io avrei fatto una
dichiarazione annunciando il ritiro immediato dei nostri militari
impegnati sui fronti esteri. Ma quale missione di pace? In Iraq
è in atto una guerra civile, perchè mai noi
dovremmo intervenire? Allora siamo di parte... Ma la stessa cosa vale
per l’Afghanistan, per il Kosovo... Abbiamo 9000 uomini
impegnati in queste missioni, ogni giorno perdiamo vite umane e tutto
questo comporta spese militari enormi, mentre il popolo italiano
è alla fame. E non solo questo: avrei chiesto il ritiro di
tutte le basi americane dal nostro Paese. E’ vero che gli
Stati Uniti avevano vinto la guerra, ma sono passati molti anni e il
nostro prezzo lo abbiamo già pagato.
Questi
“consigli” lei li aveva in qualche modo fatti
pervenire all’ex premier?
Beh... in qualche modo il suggerimento gli era arrivato
attraverso canali informali ma, come vede, non è stato
ascoltato... Se lo avesse fatto, avrebbe superato ampiamente il 50 per
cento dei vite.
Che cos’altro
avrebbe voluto dirgli?
Che la prima cosa da fare doveva essere quella di guardare
alla Cina: attenzione, perchè domani governerà
l’Italia... preparatevi, io no, non ci sarò, vi
guarderò da una nuvoletta e da lì, per fortuna,
non ci sono ancora telefoni...
Torniamo al pericolo
giallo.
Guardi, facciamo solo il caso di Arezzo. Qui le industrie
italiane si stanno spopolando, ma a Prato nel consiglio
d’amministrazione dell’Unione Industriali siedono
già due imprenditori cinesi. Sono una massa enorme, hanno
solo il 2 per cento di disoccupati ed hanno l’obiettivo di
imporre al mondo occidentale la loro supremazia, morale ed economica.
Hanno comprato mezza America: se domani chiedono agli Stati Uniti di
“rientrare”, crolla tutto il sistema economico
occidentale. Non dimentichiamo che gli Usa sono una nazione sfiancata
dai costi enormi del conflitto iracheno, un miliardo di dollari al
giorno... . E invece l’Italia, di fronte a tutto questo, cosa
fa?
Appunto, cosa fa?
Errori, come quella iniziativa dell’ex presidente
Carlo Azeglio Ciampi, il quale portò in Cina a spese dello
Stato ben 350 industriali utilizzando tre aerei, solo per mostrare che
il costo di produzione per qualsiasi oggetto è cento volte
più ridotto in Cina che in Italia. Come se ci fosse ancora
qualcuno che non lo sa. il nuovo establishment
Da Ciampi a Napolitano: si
aspettava la sua elezione al Quirinale?
Giorgio Napolitano è uomo serio e
all’altezza. Non lo conosco personalmente, ma so che ha
operato bene come presidente della Camera e ministro degli Interni. Ha
un solo difetto: 81 anni, che sono tanti. Gli faccio i miei migliori
auguri, perchè è difficile governare questo
Paese. E qualche volta è anche inutile...
Se fosse dipeso da lei,
chi avrebbe visto al Colle?
Ma... avrei visto bene la possibilità di far
ripetere il mandato a Francesco Cossiga... sì, il popolo
avrebbe tratto grossi vantaggi da un Cossiga bis, perchè
è un uomo preparato, disinteressato e, negli anni della sua
presidenza, ha svegliato un’Italia che dormiva.
E Andreotti?
Giulio Andreotti è sempre stato il migliore. Se
invece che uomo politico fosse stato un manager, negli anni in cui
è stato leader di governo avrebbero cercato di ingaggiarlo
in tutto il mondo, ma con lui torniamo al discorso
dell’età, è del ‘19 come me,
e ci sono “dolori anagrafici” che nessuna medicina
può guarire.
Vi vedete ancora, ogni
tanto?
Ma sa, se capita sono sempre incontri in forma privata...
E Berlusconi? Non vi
vedete dai tempi della P2 oppure ci sono stati incontri in questi anni?
Non so, non me lo ricordo...
Torniamo allora per un
momento al presidente Napolitano. Lei sa che il Gran Maestro del Grande
Oriente d’Italia Gustavo Raffi ha espresso vivo
apprezzamento...
Non parlatemi di quel piccolo avvocato di Forlì
che percepisce un consistente appannaggio come Gran Maestro, mentre per
quel ruolo è previsto solo un rimborso spese.
Passiamo al governo Prodi.
Come vede la situazione della risicata maggioranza al Senato?
Più che altro i pericoli sono connessi
all’elevato numero dei partiti e all’inevitabile
litigiosità per le poltrone. Stia tranquillo che prima di
Natale per il governo Prodi ci saranno dei grossi problemi.
Lei, nel frattempo, ha
ricevuto il patrocinio del comune di Pistoia, guidato dal
centrosinistra, per la cerimonia di consegna del suo patrimonio di
documenti storici all’Archivio di Stato. Perché lo
ha fatto?
Guardi, quell’enorme patrimonio avrei potuto
monetizzarlo, pensi che contiene manoscritti risalenti
all’anno mille, lettere di D’Annunzio, preziosi
autografi, documenti rarissimi di Napoleone, di Don Bosco. Ho preferito
che diventasse pubblico e in questa scelta ho incontrato la grande
esperienza di un’archivista come Linda Giuva
D’Alema, che ha saputo valorizzarlo con ineguagliabile
maestria.
E le carte della P2? Dove
sono le centinaia di nomi degli iscritti che, secondo l’ex
procuratore capo di Napoli Agostino Cordova, mancavano
all’appello dopo il ritrovamento delle liste?
Io Cordova non l’ho mai preso in considerazione. I
suoi errori riguardano proprio le indagini sulla massoneria: ha fondato
la sua carriera su quell’inchiesta, ma non ha trovato niente
di rilevante.
Anche Antonio Di Pietro si
è scagliato più volte cotntro i poteri occulti.
Di Pietro a mio parere non ha saputo fare nè il
magistrato, nè il commissario, nè il giornalista
nè l’uomo politico.
Vi siete mai conosciuti
personalmente?
Sì, e lo voglio raccontare. Un giorno, mentre
aspettavo di essere interrogato a Milano dalla Guardia di Finanza,
sarà stato il ‘92 o il ‘93, ad un certo
momento Di Pietro si alzò e mi prese sotto braccio.
Cominciammo a passeggiare per i corridoi della caserma. Mi disse:
“sa, stiamo per arrestare la segretaria di Craxi,
sentirà domani che casino...”. Poi non
l’ho più rivisto.
La riforma
dell’ordinamento giudiziario avviata dall’ex
ministro Castelli a giudizio di molti ricordava quella da lei prevista
nel piano di rinascita nazionale. E’ d’accordo?
Si tratta di una riforma rimasta orfana perchè
non è stata attuata la piena divisione delle carriere fra
giudici e pubblici ministeri. Nel piano di rinascita io avevo proposto
di istituire due diversi concorsi in magistratura. Giudice e pm si
dovrebbero odiare, se vogliamo una giustizia equa. Invece continuano ad
andare a letto insieme.
Ci sono ancora oggi
magistrati o altri personaggi di grosso calibro che fanno riferimento a
lei?
Guardi, io la stecca non l’ho passata a nessuno. E
cerco di tenermi fuori. Se ci sono magistrati massoni, io ora non li
conosco.
Come spiega il fatto che
per vicende come le stragi siciliane si scoprono solo gli esecutori ma
non si trovano mai i mandanti?
In Italia i processi durano molto a lungo e di certe vicende
se ne occupano in tanti, troppi. Ho come l’impressione che
l’uno cancelli le prove trovate dall’altro...
Ma è la mafia
ad aver bisogno dei politici, o viceversa?
Io penso che sia una certa politica a ricorrere alla mafia
per beneficiare di tutte le possibilità, anche economiche,
di cui dispongono le organizzazioni.
E la mafia
cosa ottiene esattamente in cambio? Solo appalti, protezioni, o
qualcos’altro?
Ma sa, la Sicilia è un caso particolare.
In che senso?
In Sicilia in qualche modo “nascono”
mafiosi. Me lo disse una volta il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Qual era esattamente il
suo rapporto col generale Dalla Chiesa?
Era un rapporto magnifico, leale. Lui era iscritto alla P2
così come suo fratello Romolo, altro generale dei
Carabinieri morto proprio nelle ultime settimane. Ma l’uno
non sapeva dell’altro. Era la nostra regola.
A quale periodo risale il
suo stretto rapporto con Carlo Alberto Dalla Chiesa?
Credo che ci conoscemmo a metà anni settanta, a
Roma. Molto prima, quindi, che venisse mandato in Sicilia.
Che cosa aveva scoperto in
Sicilia, secondo lei, Dalla Chiesa?
Non lo so, so solamente che fu mandato giù in
Sicilia dopo “lo scandalo nello scandalo” (il
ritrovamento degli elenchi della P2, ndr).
Comunque oggi, a parte
Berlusconi, molti ex piduisti rivestono cariche di potere. La
massoneria è ancora così forte?
Mi raccontano che nel GOI c’è una
continua emorragia. Quella che fa capo a Palazzo Vitelleschi mi sembra
una massoneria più seria. Quella della P2 era tutta
un’altra storia. Abbiamo dovuto subire quello che io chiamo
“lo scandalo nello scandalo”, persecuzioni,
processi, e alla fine sa cosa è successo? Che la Corte di
Strasburgo ha condannato lo Stato italiano a chiedermi scusa e a
risarcirmi con 22 milioni. Dopo tutto il denaro che la commissione
Anselmi aveva fatto spendere per non approdare a nulla.
Le associazioni segrete,
però, sono illegali. Al tempo della P2 questa legge non
esisteva.
Noi eravamo la punta di diamante della loggia di Palazzo
Giustiniani, come dimostrano le lettere che conservo in archivio, ci
occupavamo di tutta l’assistenza di cui avevano bisogno i
massoni italiani. Il gran maestro Salvini veniva da noi, ci portava le
richieste e noi davamo seguito.
Di che tipo furono i
rapporti diretti con il mondo politico?
Basti pensare che tra le nostre fila c’erano sei
ministri, magistrati, generali, banchieri. Oggi esistono 18 Orienti,
tutti si considerano massoni ma in realtà quasi nessuno ha
un reale potere.
Quali erano i principali
ambiti della vostra influenza?
Prima di tutto i rapporti con l’estero. Non
dimentichiamo che esistono Paesi, come la Gran Bretagna e la Svezia ,
dove re e gran maestro sono la stessa persona. La massoneria, quella
vera, è preclusa alle donne, per questo in Inghilterra si
attende l’ascesa al trono di Carlo, mentre attualmente gran
maestro è il duca di Kent.
I rapporti fra massoneria
e Casa Bianca?
Vado a memoria: trentanove presidenti degli Stati Uniti sono
stati massoni, compreso Bush padre. Del figlio non so.
Con raggruppamenti
internazionali come Illuminati e Trilateral che tipo di connessione
esisteva?
Sì, c’erano rapporti, quando esisteva
la riservatezza e questo consentiva alla massoneria italiana di avere
una grossa influenza.
Cosa sa degli incontri
supersegreti fra big mondiali dell’economia denominati
Bilderberg?
Personalmente non ho mai avuto contatti diretti, ma persone
che li frequentano me ne dicono un gran bene.
A proposito degli Usa, che
ci dice di quel famoso elenco dei cinquecento di Sindona?
Non è mai esistito. Più di una volta
avevo detto a Sindona, quando era in America, vedendo in che guai si
trovava: dammelo, questo benedetto elenco, magari possiamo vedere di
commercializzarlo... Sa cosa mi rispondeva? “Ma non sono 500,
sono 500 mila gli italiani che hanno portato soldi
all’estero”...
Che rapporti ha avuto lei
con il Vaticano?
Non ho mai conosciuto nè Giovanni Paolo II - che
a riempito le piazze, mentre avrebbe dovuto riempire le chiese -
nè Ratzinger. Di Marcinkus so che era sempre circondato da
belle donne.
E con l’Opus
Dei?
La definiscono la massoneria bianca. E’
un’organizzazione molto potente.
Quanto potente?
Oggi sicuramente più della massoneria.
di Rita Pennarola – tratto da
“La Voce della Campania” – giugno 2006
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.