Hugo Chavez e RCTV, censura o
decisione legittima?
1 maggio 2007
Il governo del presidente venezuelano, Hugo Chavez, decise
di non
rinnovare la licenza del gruppo audiovisivo Radio Televisione Caracas
(RCTV) che scadrà il 28 maggio 2007. Questa decisione,
totalmente legale, suscitò una viva polemica nel seno della
stampa internazionale, che si è trasformata nel portavoce
dell'opposizione venezuelana e denunciò immediatamente un
caso
di "censura" (1).
RCTV è un gruppo privato, la cui
attività principale consiste nel denigrare la politica del
governo bolivariano.
Hugo Chavez ha accusato ripetute volte, non senza
fondamento, le
quattro principali emittenti televisive del paese, Globovision,
Televen, Venevision e RCTV -che controllano circa il 90% del mercato e
dispongono d'un monopolio mediatico "di facto"- di portare avanti una
"guerra psicologica" contro la sua amministrazione.
D'altra parte, questi mezzi hanno dimostrato apertamente
un'ostilità, che raggiunge il fanatismo, nei riguardi del
presidente venezuelano, da quando giunse al potere nel 1999. Non hanno
mai smesso di questionare la legittimità del governo e di
mettere sul tappeto l'appoggio popolare di cui gode coerentemente. I
mezzi privati hanno invitato costantemente ai loro programmi gli
oppositori dell'oligarchia e i militari che si erano ribellati, quelli
che profetizzano la sovversione e la sconfitta dell'ordine
costituzionale (2).
Marcel Granier, presidente del gruppo 1BC, che controlla una
quarantina di emittenti radiotelevisive in tutto il paese ed
è
il proprietario di RCTV, denunciò una violazione dei diritti
dell'emittente. "Questa posizione è illegale, viola i
diritti e
va contro la libertà di espressione e contro i diritti
umani",
si lamentò. Tuttavia, la legge venezuelana stipula che i
segnali
d'emissione appartengono allo Stato, che dispone del diritto di
concessione, mentre le infrastrutture, il materiale e le sedi delle
emittenti sono di proprietà privata. (3)
Il governo venezuelano replicò subito le accuse
del
presidente di RCTV: "Marcel Granier si è dedicato a
calpestare i
diritti umani degli utenti (...) credendosi al di sopra dello Stato di
diritto, per cui non è qualificato per operare con una
catena di
televisione che ha una canale aperto". Secondo le dichiarazioni del
governo, la emittente due, sarà d'ora in avanti, patrimonio
di
tutto il popolo e non solo di piccoli gruppi "dell'oligarchia
mediatica" (4).
Però non è l'opposizione ricalcitrante
di RCTV
quella che portò le autorità del paese a prendere
la
decisione di non rinnovare la concessione della licenza d'operare
all'emittente più antica della nazione. La ragione
principale
è la seguente: RCTV partecipò nel colpo di Stato
contro
il presidente Hugo Chavez l'11 aprile 2002. "Il ruolo determinante di
RCTV durante il colpo di Stato del 2002 deve essere ricordato",
sottolineò William Lara, ministro di comunicazione e
Informazione che aggiunse che "quell'attitudine irresponsabile non
è cambiata all'interno di RCTV" (5).
La partecipazione di RCTV nella rottura costituzionale
d'aprile
del 2002 fu di tale magnitudine che il suo manager di produzione,
Andres Izarra, che s'opponeva al colpo di Stato, si dimesse subito per
non trasformarsi in complice. Durante una testimonianza davanti
l'Assemblea Nazionale, Izarra indicò che il giorno del golpe
e
durante quelli seguenti ricevette l'ordine formale di Granier di non
trasmettere nessuna informazione su Chavez, i suoi addetti, ministri o
qualsiasi altra persona che potesse essere relazionata con lui" (6).
William Lara segnalò che la decisione che prese
il governo
si tratta "d'un fatto irreversibile il cui fondamento costituzionale,
legale e regolamentare è solidamente incontrovertibile". Il
Ministro riaffermò che non c'è nessun pericolo
che
minacci la libertà di stampa: "L'incremento del numero di
emittenti radiotelevisive, giornali, riviste, pagine d'Internet e la
sua diversità d'orientamenti politici, è la
migliore
garanzia per i venezuelani che continueranno ad avere una multiple
informazione"[7].
Il presidente Chavez sottolineò che RCTV non
compiva con i
requisiti per "ricevere nuovamente la concessione da parte d'uno Stato
serio, responsabile e compromesso con un popolo". Secondo lui, "il buon
giornalismo e la libertà di espressione" erano minacciati da
mezzi come la RCTV. Il segnale dell'emittente potrebbe concedersi ad un
gruppo di mezzi comunitari, il che permetterà democratizzare
lo
spettro televisivo e soprattutto, secondo Chavez, "dare il potere al
popolo, dare il potere di comunicazione a quelli che non hanno quasi
mai avuto una voce" (8).
La popolazione venezuelana accolse positivamente la notizia.
Realmente, non ha mai perdonato i mezzi privati per il loro intento di
sconfiggere il presidente, che arrivò democraticamente al
potere
ed ha rinnovato la sua fiducia in 12 processi elettorali consecutivi.
La maggioranza condannò unanimemente l'attitudine delle
emittenti private che, invece di informare del ritorno di Chavez il 14
aprile 2002, hanno emesso ininterrottamente film e cartoni animati.
Secondo Barbara Vecci, del Comitato di Utenti dei Mezzi di
comunicazione (CUMECO), il canale "deve aprirsi a cooperative di
giornalisti e di produttori nazionali indipendenti".
Secondo lei, sono i mezzi privati "quelli che chiudono la
bocca
alla libertà di espressione", manifestando così
un
sentimento ampiamente compartito dai cittadini del paese (9).
Dopo alcune forti pressioni da parte da Washington,
l'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) si piegò al
conglomerato mediatico.
Criticò la decisione del governo venezuelano
attraverso il
suo Segretario Generale José Miguel Insulza, intervenendo
così negli affari interni del Venezuela e violando in questo
modo l'articolo 2 della Carta dell'OEA. "L'adozione d'una misura
amministrativa per chiudere un canale d'informazione da l'impressione
d'una forma di censura contro la libertà di espressione",
affermò la dichiarazione ufficiale (10).
Il ministero degli Affari Esteri condannò le
parole del
Segretario Generale Insulza, accusandolo di cedere alle richieste e
alle pressioni dei settori nazionali e internazionali che si oppongono
al presidente Chavez. Ha esatto che si mostrasse più
rispetto
verso le decisioni legittime del governo e rinfacciò a
Insulza
che falsava la realtà del caso RCTV:
"Il segretario generale critica indebitamente che un paese
membro
dell'Organizzazione degli Stati americani eserciti pienamente le
proprie attribuzioni e si neghi a cedere davanti al ricatto dei veri
nemici della libertà di espressione, del diritto del popolo
ad
essere positivamente informato e della stessa democrazia, tra i quali
si trovano i proprietari di questa ditta, che sono stati i promotori di
vani intenti per sconfiggere un governo legittimo, istigando all'odio e
alla violenza e promovendo il sabotaggio economico.
E' preoccupante che il Segretario Generale dell'OEA, invece
di
difendere un governo legittimo e democratico come quello del Venezuela,
si faccia eco d'infondate accuse provenienti da mezzi di comunicazione,
che hanno completamente ribaltato la loro funzione sociale, spaccando
l'etica giornalistica e sono stati attentando permanentemente contro le
istituzioni democratiche venezuelane" (11).
Il presidente Chavez denunciò anche
quest'ingerenza.
"Adesso si viene a dire che il governo venezuelano non dovrebbe
eseguire la decisione di non rinnovare la concessione a RCTV",
notò in riferimento ad Insulza. Si lamentò per le
minacce
velate dell'OEA, la quale affermò che "la decisione avrebbe
implicazioni politiche". "Un segretario generale che arrivi a questo
livello, per dignità, dovrebbe dimettersi da questo incarico
(...). Spero di incontrarlo a Managua (durante l'investitura ufficiale
del presidente del Nicaragua, Daniel Ortega). Gli dirò
quello
che devo dirgli di fronte ai presidenti ed al mondo", aggiunse
ricordando che il Venezuela era una nazione libera e sovrana (12).
Un settore della gerarchia ecclesiastica legato
all'opposizione
criticò la decisione governativa. Chavez rispose anche a
queste
critiche: "Lo Stato rispetta la Chiesa, la chiesa deve rispettare lo
Stato. Io non vorrei tornare ai tempi del confronto con i vescovi
venezuelani, però non è mia l'elezione,
è dei
vescovi venezuelani". [13].
Il presidente approfittò l'occasione per
enfatizzare le
contraddizioni della Chiesa: "Come capire questa gerarchia cattolica
che è incapace di criticare il colpo di Stato dell'aprile
del
2002? Non lo criticarono e non criticarono quello che fecero queste
emittenti. Non lo criticarono mai. Non vidi un solo vescovo venezuelano
criticare il colpo di Stato" (14).
L'accusa al governo bolivariano di calpestare la
libertà di
stampa farebbe sorridere qualsiasi conoscitore della realtà
venezuelana e del ruolo pernicioso dei mezzi privati del paese.
Dall'ascesa di Hugo Chavez al potere, solo un'emittente è
stata
chiusa temporaneamente per ragioni politiche. Si tratta del Canal 8 e
fu chiuso dalla giunta fascista responsabile del famoso colpo di Stato
di 47 ore, tra l'11 e il 13 aprile 2002, chiusura che fu applaudita
calorosamente in quel momento da ... RCTV.
Durante la campagna elettorale del 2006, Hugo Chavez
lanciò
l'idea di sottomettere il rinnovo delle concessioni delle emittenti
televisive private ad un referendum popolare. Invece d'applaudirla,
questa iniziativa democratica sembra preoccupare i proprietari dei
mezzi commerciali, alla stampa internazionale e a Washington. Per caso,
temono la volontà popolare? In qualsiasi democrazia degna di
questo nome, non è sovrano il popolo?
La vera questione non è domandarsi se l'affare
RCTV
costituisce o non un caso di censura, perché, alla fine dei
conti, questa grossa accusa manca di fondamento. La domanda che
dovrebbe essere apparsa nella prima pagina di tutti i mezzi
internazionali è la seguente: Come è possibile
che
Globovision, Televen, Venevision e RCTV, che parteciparono tutte nel
colpo di Stato contro il presidente Chavez, siano ancora sotto il
controllo dei golpisti? Cosa sarebbe delle emittenti francesi TF1,
Canal + e M6, per esempio, se appoggiassero apertamente la sconfitta
del presidente Jacques Chirac?
Note: (1) Simón Romero, "Se abre el debate sobre
la censura
en Venezuela", El Nuevo Herald New York Times, 4 gennaio 2007.
[2] Ibid.
[3] Fabiola Sánchez, "Piden a gobierno atender
llamado de OEA en caso de canal ", Associated Press, 5 gennaio 2007.
[4] Agencia Bolivariana de Noticias, "Ministro Lara: Granier
patea los derechos de los usuarios", 6 gennaio 2007.
[5] Simón Romero, op. cit.
[6] Eva Golinger, El código Chávez (La
Habana: Editorial de Ciencias Sociales, 2005), p. 125.
[7] Agencia Bolivariana de Noticias, "Decisión de
no renovar concesión a RCTV es irreversible", 2 gennaio
2007.
[8] Associated Press, "Presidente Chávez descarta
renovarle concesión a televisora", 4 gennaio 2007.
[9] Agencia Bolivariana de Noticias, "Usuarios proponen
televisión pública para el espectro que ocupa
RCTV", 4
gennaio 2007.
[10] Chris Kraul, "Chavez Denounced for Canceling TV
License", Los Angeles Times, 6 gennaio 2007.
[11] Agencia Bolivariana de Noticias, "Gobierno
exhortó a
Insulza a retractarse por falsear la realidad en caso RCTV", 6 gennaio
2007.
[12] Agencia Bolivariana de Noticias, "Chávez
anunció que denunciará ante el mundo injerencia
de
Insulza", 8 gennaio 2007.
[13] Associated Press, "Chávez pide a la Iglesia
venezolana respetar al Estado", 10 gennaio 2007.
[14] Agencia Bolivariana de Noticias, "Chávez
instó
a funcionarios de la Iglesia Católica venezolana a ocupar su
lugar", 8 gennaio 2007.
*Salim Lamrani è ricercatore
dell'Università
Denis-Diderot a Parigi ed è specializzato nelle relazioni di
cuba e gli Stati Uniti. Collaboratore di Prensa Latina.
Tradotto da Ida Garberi, responsabile della pagina web in
italiano di Prensa Latina
tratto da: http://www.prensa-latina.it/
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.