Di
tanto in tanto, le nostre autorità utilizzano diverse
mistificazioni storiche, al fine di far risultare l'attuale assetto
come nato da fatti eroici, che lo renderebbero imperituramente
improntato ad alti valori. Il filone più gettonato
è quello che riguarda la Resistenza all'invasore tedesco,
evento da cui si fa derivare la Repubblica. Sia l'ex presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che l'attuale presidente Giorgio
Napolitano, hanno utilizzato i fatti accaduti a Cefalonia, come esempio
di eroicità e di "Resistenza".
Napolitano, il 25 aprile scorso, ha celebrato la ricorrenza
storica proprio a Cefalonia, e in quell'occasione ha ribadito la
versione dei fatti già suffragata da Ciampi: "A Cefalonia si
manifestò un impulso... nobilissimo e destinato a dare i
suoi frutti... si può ben cogliere... un ponte ideale tra
quest'impulso e la successiva maturazione dello spirito della
Resistenza... eroismo e martirio delle migliaia di militari italiani
che scelsero di battersi... caddero difendendo la dignità
della nazione italiana".[1]
Come il suo predecessore, l'attuale presidente della
Repubblica ha parlato di "migliaia" di morti, "caduti eroicamente in un
primo atto di resistenza". In realtà i morti non furono
migliaia, e i fatti di Cefalonia hanno poco a che vedere con la
Resistenza partigiana.
Napolitano sa che la versione dei fatti da lui sostenuta
è stata confutata, ma liquida anni di ricerche da parte di
studiosi seri, come "polemiche", mostrando poco rispetto e poca
attenzione ai documenti, preferendo la versione mistificata dal potere
dominante.
Non si può dire che " la Divisione Acqui decise
di resistere", perché non si trattava di una banda
irregolare che decideva liberamente come agire, ma era un esercito
obbligato ad obbedire ai superiori, come avviene in tutti gli eserciti
regolari. Non c'è mai stata alcuna decisione dal basso o
"referendaria", come venne propagandato in seguito, per far passare la
versione che vede quei fatti come "Resistenza".
Le nostre autorità mirano a commuovere,
utilizzando parole retoriche per raccontare fatti in modo del tutto
falsato e romanzato. Raccontano quello che più conviene e
come conviene, in spregio alla verità storica. Addirittura,
i reduci di Cefalonia, che raccontano una versione diversa dalla loro,
vengono tenuti lontani dai mass media, preferendo mettere in evidenza
alcuni reduci considerati corresponsabili della strage, e che dunque
hanno convenienza a sostenere la versione mistificata.
Ai nostri politici non difetta la furbizia, dato che si
prodigano a suffragare la loro versione della Storia attraverso
programmi televisivi e articoli giornalistici, convincendo persino le
associazioni come l'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italiani),
a cui non tutti i reduci danno credibilità. Attorno agli
argomenti più utilizzati dalla propaganda viene creato un
clima di intimidazione e di "tabù", come se non dovessero
esistere la ricerca storica e il libero pensiero.
A Cefalonia oltre 1700 militari italiani dell'Acqui furono
uccisi dai tedeschi, ma non si ebbe alcuna Resistenza partigiana.
Cerchiamo di capire i fatti sulla base dei documenti trovati negli
Archivi Militari. Mentre altre divisioni stanziate in Grecia si
arresero, l'Acqui fu costretta a combattere, contro la
volontà dello stesso generale, che stava trattando la resa.
L’8 settembre 1943, nelle isole greche di Cefalonia e
Corfù c'erano le truppe occupanti italiane della Divisione
Acqui che comprendevano 525 ufficiali e 11.500 soldati, capeggiate dal
generale Antonio Gandin. Fra il 9 e l’11 settembre si ebbero
trattative tra Gandin e il tenente colonnello tedesco Hans Barge. Gli
accordi furono compromessi dal cannoneggiamento di due motozattere
tedesche, che ebbe lo scopo di bloccare ogni possibile resa. Fu proprio
l'attacco alle imbarcazioni tedesche a scatenare la rappresaglia. Ci
fu, dunque, la volontà di mandare a morire i soldati della
divisione “Acqui”, come una sorta di "carne da
macello". L'ordine a combattere venne inoltrato a Cefalonia la notte
del 13 settembre, dalla stazione radio di Brindisi: "N.1029 CS (Comando
Supremo) alt Comunicate at generale Gandin che deve resistere con le
armi at intimazione tedesca di disarmo at Cefalonia, Corfù
et altre isole. F.to Generale Francesco Rossi Sottocapo di Stato
Maggiore". Si trattò di una delle tante direttive a cui i
soldati dovevano obbedire, con la sola differenza che gli italiani si
trovavano contro i loro vecchi alleati, che erano più forti,
e senza alcun aiuto che provenisse dai nuovi alleati.
In quei giorni, gli ufficiali più saggi e sensati
rischiavano la vita, come accadde al capitano Piero Gazzetti, ucciso
dal Maresciallo Felice Branca, che gli sparò
urlandogli: "Anche voi appartenete alla schiera vigliacca dei
traditori!", quando seppe che l'ufficiale stava andando dal Console
fascista Vittorio Seganti, con l'intento di raggiungere trattative con
i tedeschi e salvare la vita ai suoi soldati.[2] Il
maresciallo Branca non fu punito in alcun modo, e in seguito fu dato
per disperso in combattimento, consentendo in tal modo l'insabbiamento
del fatto.
Nel libro L’Eccidio di Cefalonia, Romualdo Formato
racconta: "Ovunque si sentivano spari, detonazioni di bombe a mano,
frasi provocanti e minacciose. Nessun ufficiale poteva più
permettersi di pronunziare parole esortanti alla serenità e
alla disciplina, senza essere, sull’istante, tacciato di
“traditore” o di
“vigliacco”".[3]
Prevaleva un clima intimidatorio verso coloro che cercavano
di rimanere ancorati alla realtà, ma allo stesso
tempo c'era confusione e incertezza. Racconta il reduce Olinto Perosa:
"Non sapevamo nulla, eravamo stati abbandonati alla nostra sorte, e non
c'erano ordini su come comportarci. Sulle prime, i rapporti con i
tedeschi erano cordiali, ma quando ci chiesero di consegnare le armi
sulla pubblica piazza, come umiliazione, nessuno volle cedere. La
tragedia scoppiò il 13 settembre, dopo l'affondamento di due
zatteroni tedeschi, senza che fosse stato dato l'ordine: i tedeschi
giurarono vendetta".[4] Nell'attacco italiano morirono almeno sei
soldati tedeschi.
Nel dopoguerra molti fatti furono mistificati o insabbiati,
perché nessuno voleva prendersi la responsabilità
di aver creato una situazione militare a dir poco paradossale, che
esponeva molti soldati italiani alla morte per vendetta. Il re e
Badoglio si erano rifugiati a Brindisi, e non si occuparono delle
decine di migliaia di soldati esposti alla furia tedesca, quello che
interessava era cambiare schieramento, come gli anglo-americani avevano
chiesto, e l'ordine fu dunque di attaccare i tedeschi.
I familiari delle vittime di Cefalonia capirono dopo pochi
anni che c'erano delle responsabilità per la morte dei loro
cari, e negli anni Cinquanta si rivolsero al Tribunale Militare per
avere giustizia, ma i principali responsabili, nonostante fossero state
trovate numerose prove di colpevolezza, non furono mai condannati. Le
autorità militari cercarono di insabbiare la
verità su Cefalonia, mentre le autorità politiche
mistificarono i fatti e ne ricavarono un bel racconto di "Resistenza
eroica", prendendo due piccioni con una fava: occultando le
responsabilità e facendo figurare un'improbabile lotta
plebiscitaria antitedesca. Per rendere il fatto più
avvincente, venne gonfiata la cifra dei morti, e si descrisse una sorta
di rappresaglia simile a quelle avvenute in Italia.
Il 1° marzo del 2001, l 'allora Presidente
della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a Cefalonia, parlò di
"resistenza plebiscitaria" dei soldati italiani e di un massacro:
"Decisero di non cedere le armi. Preferirono combattere e
morire per la patria... Molti sentimenti si affiancano, nel nostro
animo, al dolore per i tanti morti di Cefalonia: morti in
combattimento, o trucidati, in violazione di tutte le leggi della
guerra e dell'umanità. L'inaudito eccidio di massa, di cui
furono vittime migliaia di soldati italiani, denota quanto profonda
fosse la corruzione degli animi prodotta dall'ideologia nazista... Con
un orgoglioso passo avanti faceste la vostra scelta, "unanime,
concorde, plebiscitaria": "combattere, piuttosto di subire l'onta della
cessione delle armi". Decideste così, consapevolmente, il
vostro destino. Dimostraste che la Patria non era morta. Anzi, con la
vostra decisione, ne riaffermaste l'esistenza. Su queste fondamenta
risorse l'Italia.
Combatteste con coraggio, senza ricevere alcun aiuto, al di
fuori di quello offerto dalla Resistenza greca. Poi andaste incontro a
una sorte tragica, senza precedenti nella pur sanguinosa storia delle
guerre europee.
Si leggono, con orrore, i resoconti degli eccidi; con
commozione, le testimonianze univoche sulla dignità, sulla
compostezza, sulla fierezza di coloro che erano in procinto di essere
giustiziati.
Dove trovarono tanto coraggio ragazzi ventenni, soldati
sottufficiali, ufficiali di complemento e di carriera? La
fedeltà ai valori nazionali e risorgimentali diede
compattezza alla scelta di combattere.
L'onore, i valori di una grande tradizione di
civiltà, la forza di una Fede antica e viva, generarono
l'eroismo di fronte al plotone d'esecuzione. Coloro che si salvarono,
coloro che dovettero la vita ai coraggiosi aiuti degli abitanti
dell'isola di Cefalonia, coloro che poi combatterono al fianco della
Resistenza greca, non hanno dimenticato, non dimenticheranno. Questa
terra, bagnata dal sangue di tanti loro compagni, è anche la
loro terra. Divenne chiaro in noi, in quell'estate del 1943, che il
conflitto non era più fra Stati, ma fra princìpi,
fra valori... Soldati, Sottufficiali e Ufficiali delle Forze Armate
Italiane: onore ai Caduti di Cefalonia; onore a tutti coloro che
tennero alta la dignità della Patria.
Il loro ricordo vi ispiri coraggio e fermezza,
nell'affrontare i compiti che la Patria oggi vi affida, per missioni
non più di guerra, ma di pace.[5]
Ciampi era un sottotenente che combatteva a fianco dei
tedeschi, e passò allo schieramento opposto soltanto quando
il re decise di firmare l'armistizio. Dunque, se Hitler fosse stato
più forte, cosa ci avrebbe detto oggi? Ci avrebbe commosso
raccontandoci i crimini degli anglo-americani?
Le parole di Ciampi “Decisero di non cedere le
armi. Preferirono combattere e morire per la Patria ”, sono
del tutto insensate, perché il generale Gandin aveva preso
la libera iniziativa a trattare con i tedeschi, ma fu osteggiato e
costretto a mandare a morire parte dei suoi soldati. Secondo
la versione mistificata dei fatti, 446 ufficiali furono fucilati dopo
la resa, e 9000/10.000 soldati furono uccisi, per aver "resistito" ai
tedeschi. Per rendere credibile il racconto della "Resistenza" si
raccontò del gruppo italiano detto Banditi della Acqui, che
collaborò con i partigiani greci in funzione antitedesca, ma
diversi studiosi, come Massimo Filippini, hanno dimostrato non essere
mai esistito. Negli Archivi Militari furono trovati molti documenti che
indicavano almeno 1.700 morti in battaglia o fucilati dopo la resa
(circa 400 ufficiali). Lo storico Giorgio Rochat[6] fa una stima
di 3.800/4.000 morti, che risulta comunque assai inferiore
rispetto a quella propagandata.
Dopo la pubblicazione di alcuni testi, come I Caduti di
Cefalonia: fine di un mito,[7] di Massimo Filippini, è
emerso che i morti italiani furono 1743, mentre quelli tedeschi furono
circa 80.
Dunque non si ebbe né una grande battaglia,
né un enorme massacro, e i dati furono gonfiati fino ad
arrivare a 9/10.000 morti per far risultare più
avvincente il sacrificio della presunta "Resistenza".
Perché le nostre autorità,
anziché alterare i fatti storici accertati, non ci spiegano
come mai Badoglio , assunta la carica di governo, inviò un
telegramma a Hitler, per dargli ad intendere che nulla era cambiato,
mentre in realtà il voltafaccia delle autorità
italiane stava avvenendo? Il telegramma, fra le altre cose, diceva:
"Come già dichiarato nel mio proclama rivolto agli italiani
(...) la guerra per noi continua nello spirito dell'alleanza (...) mi
è grata l'occasione, Führer, per porgerVi
l'espressione dei miei cordiali saluti". Le autorità
tedesche non furono certo così ingenue da credere che fatto
fuori Mussolini il nuovo governo filoamericano fosse anche amico loro,
e progettarono l'occupazione dell'Italia e l'arresto del re (che
fuggirà a Brindisi).
Perché il governo Badoglio, cambiato
schieramento, non si curò dei soldati al fronte? Valeva
così poco la vita di migliaia di giovani, che di certo non
avrebbero voluto trovarsi lì? Per quale motivo oggi queste
vittime sacrificali vengono esaltate dalla propaganda del nostro
regime? E' certamente immorale non dire la verità sui fatti
storici, ma è ancora più immorale romanzare e
costruire una demagogia su vite umane distrutte, che forse si sarebbero
potute salvare, e sul crimine inaccettabile che è la
guerra.
L'idea che resistenza fosse soltanto lottare contro i
nazisti, perché gli anglo-americani erano preoccupati
esclusivamente di portare la democrazia è accattivante ma
storicamente del tutto menzognera. Gli Alleati non erano intenti a
"portare democrazia", ma a tutelare il proprio dominio, e massacrarono
milioni di persone anche negli anni successivi alla guerra, non solo in
Grecia, ma in moltissimi paesi, come in Iran, in Iraq, nelle Filippine,
in Giappone e in Thailandia.
Dopo l'armistizio, gli anglo-americani continuarono ad
uccidere italiani, e portarono in Italia un arsenale composto anche di
armi chimiche, come l'Iprite, che erano dirette allo sterminio dei
civili. Ciò emerse a Bari, il 2 dicembre del 1943, in
seguito al bombardamento tedesco della nave americana John Harvey, che
si scoprì carica di Iprite. Il gas si diffuse
nell’aria e nell'acqua, provocando dolori atroci a centinaia
di persone, che morirono nei giorni successivi. Il fatto fu occultato
dagli Alleati, che volevano continuare a propagandare l'immagine di
"liberatori", anziché mostrare il loro vero volto.
Resistenza è difendere liberamente il proprio
paese dall'invasione straniera, e a Cefalonia i nostri soldati erano
occupanti e obbedivano ai superiori, dunque occorre parlare di
Resistenza partigiana soltanto al riguardo della Resistenza greca, che
combatté prima contro le truppe italo-tedesche, e poi contro
gli anglo-americani. Questi ultimi, per impedire che la Grecia
raggiungesse una vera autodeterminazione, attuarono un vero e proprio
sterminio dei patrioti greci.
La cosa più straordinaria avvenuta a Cefalonia
è stata la generosità e l'umanità del
popolo greco, che pur essendo stato aggredito brutalmente dagli
italiani, quando essi si trovarono in difficoltà li
aiutò a salvarsi.
In Grecia si ebbe il caso unico della resistenza comunista
che non intendeva sottomettersi né all’Urss
né agli anglo-americani, volendo realizzare un assetto
autenticamente democratico. La Grecia venne invasa dalle truppe
italiane il 28 ottobre 1940, e nonostante l'inferiorità
numerica, le truppe greche riuscirono a mettere in
difficoltà gli aggressori, che dovettero chiedere l'aiuto
tedesco.
Per aggredire la Grecia furono utilizzati ben 500.000
soldati italiani, di cui 13.755 moriranno, almeno 50.000 saranno feriti
e oltre 25.000 dispersi. Non si può dare colpa a Hitler,
perché l'aggressione fu un'iniziativa del nostro regime, che
irritò la Germania , informata del progetto soltanto il
giorno prima. In Grecia c'era il regime filonazista del generale
Ioannis Metaxas, che dopo l'aggressione sarà soccorso dagli
inglesi. Questo, come molti altri episodi della Seconda guerra
mondiale, confuta l'idea che ci fossero due schieramenti con valori
diversi, piuttosto che due formazioni antagoniste con obiettivi
analoghi.
Di fronte all'aggressione i greci formarono un fronte
compatto e forte, riuscendo a contrattaccare e a respingere
l'offensiva. Dopo soltanto quattro giorni le truppe italiane si
trovarono in difficoltà, e Mussolini fu costretto a
rivolgersi ad Hitler, dando modo a quest'ultimo di esprimere la sua
riprovazione per l'apertura del fronte greco. Il 20 Novembre 1940
Hitler inviò una lettera a Mussolini, in cui aveva scritto:
Lo stato delle cose così creatosi ha conseguenze
psicologiche e militari gravissime a proposito delle quali è
importante far luce completa... Le conseguenze psicologiche della
situazione sono spiacevoli.... le conseguenze militari di questa
situazione sono, Duce, molto gravi....Gli inglesi intensificheranno le
loro basi aeree sul Mediterraneo... Non oso pensare nemmeno alle
conseguenze che ne deriverebbero... Gli inglesi saranno del tutto
indifferenti se gli italiani distruggono le città greche per
rappresaglia; ma è l'attacco contro città
italiane che sarà decisivo... tutte le località
costiere italiane saranno minacciate.[8]
Hitler decise di mandare truppe in Grecia, con l'obbligo di
mettere i soldati italiani sotto comando tedesco. Il generale tedesco
Erwin Rommel fu impietoso nel denunciare la situazione greca e gli
intrighi che stavano già avvenendo nei palazzi alti
italiani:
Hitler continua col dire che la situazione greca
è grave e quindi ha deciso comunque un intervento...
L'intervento nostro in Grecia, ad ogni modo, taglierà la
testa al toro. Egli ha studiato da tempo, insieme al nostro Comando
Generale, tutto il piano dell'azione in Grecia e ne ha discusso a lungo
con Mussolini il mese scorso (il 19 gennaio 1941), nel suo incontro in
Austria. Hitler mi dice di essere guardingo, in Italia, con generali e
persone della Corte. Egli stesso ha messo in guardia Mussolini contro
gli intrighi della Casa Reale italiana e del Vaticano; l'ambiente che
circonda il Re d'Italia è nettamente antitedesco. Sono stati
apparentemente amici nostri quando credevano che in pochi mesi avremmo
fatto fuori Francia e Inghilterra ed il piccolo Re sperava di
aggiungere qualche altro straccio alla sua corona, come l'Impero
d'Etiopia e la corona d'Albania. Canaris non mi nasconde che ha molti
timori da quella parte (Casa Reale) e ritiene che, attraverso il canale
vaticano, la Corte mantenga relazioni delittuose con Londra. Ne ho
parlato apertamente con Mussolini, il quale conviene che il re da un
certo tempo a questa parte è pessimista; egli ritiene
d'altra parte che alla prima vittoria il suo umore
cambierà.[9]
Nel giugno del 1941, tutta la Grecia era controllata dai
tedeschi, dagli italiani e dai bulgari, che organizzarono la
deportazione di ebrei e comunisti, facendo sparire decine di migliaia
di persone, e causando un crollo economico che provocherà la
morte per fame di almeno 400.000 greci. Per lottare contro
l'occupazione si formò la Resistenza greca, attraverso
movimenti in prevalenza comunisti. Nel 1941 era stato creato il Partito
Comunista (Kke), che dette vita al Fronte di Liberazione Nazionale
(Eam), da cui, nel 1942, nacque l’Esercito Popolare di
Liberazione (Elas). La Resistenza greca fu un vero e proprio movimento
popolare, determinato a liberarsi dall'oppressore straniero.
All’inizio, parte del gruppo dirigente del Kke era sottomesso
all’Urss, ma dopo il 1942 si ebbero forti e frequenti
tensioni con Stalin, che spinsero il gruppo a prendere le distanze dai
sovietici.
Il rifiuto delle direttive sovietiche fu dovuto soprattutto
al fatto che la Resistenza greca non era particolarmente ideologizzata,
ma lottava per liberarsi dall’occupante e per poter
realizzare cambiamenti politici ed economici che facessero uscire il
popolo dalla miseria.
I guerriglieri dell'Elas, saliti a 50.000 nel 1944,
sfuggivano sempre più al rigido controllo da parte del Kke,
e avevano l'appoggio di gran parte della popolazione. L’Eam
diventò un movimento di massa con ideali democratici e
antimonarchici, e alla fine del 1944 controllava tre quarti di
territorio.
Dato che Stalin non era riuscito a sottomettere i comunisti
greci, si fece avanti Churchill, che prese contatti con Georgios
Papandreu, capo di governo in esilio, per reinsediarlo dopo il ritiro
delle truppe tedesche. Ma alcuni gruppi di Resistenza non accettarono
il governo imposto da Churchill e si rifiutarono di consegnare le armi.
Mentre in Italia gli anglo-americani riuscirono a porre la
Resistenza sotto il loro controllo, distruggendo i gruppi che non si
sottomettevano, in Grecia ciò non accadde, e anche dopo le
elezioni del 31 marzo 1946, la Resistenza popolare continuò
a combattere.
Fino a quando l’Elas aveva combattuto contro i
nazisti, per Churchill era “una valorosa formazione di
guerriglieri”, ma quando essa iniziò a pretendere
di istituire una vera democrazia, libera dal controllo britannico,
scatenò la repressione. Oltre 50.000 soldati inglesi
invasero il territorio greco, uccidendo e arrestando migliaia di
persone. Nel gennaio del 1945, l’Elas fu costretto a firmare
un armistizio a Varkiza, che consentì agli inglesi di
istituire un governo fantoccio e di aprire una durissima e sanguinosa
repressione per sterminare tutti coloro che avevano lottato per la
libertà della Grecia. Migliaia di persone furono arrestate e
imprigionate nei campi di concentramento istituiti nelle isole greche,
dove subiranno torture. Per controllare il paese, gli inglesi
massacrarono migliaia di contadini, arrestarono 50.000 sostenitori
dell’Eam e licenziarono 16.000 impiegati statali.
Nel 1947, gli Stati Uniti prepararono un piano per reprimere
definitivamente la Resistenza greca, investendo miliardi di dollari,
arrestando migliaia di persone e mettendo sotto i loro comandi
l’esercito greco, subentrando al controllo inglese. Oltre 250
ufficiali americani furono addestrati e mandati in Grecia per attuare
una repressione finale. Centinaia di migliaia di persone furono
massacrate senza pietà. Dopo la strage,
l’ambasciatore americano Lincoln Mac Veagh dette notizia al
Dipartimento di Stato di aver imposto il proprio dominio sulla Grecia:
“Abbiamo stabilito un effettivo controllo… sul
bilancio nazionale, sulla tassazione, sull’erogazione di
nuova carta moneta, sulle politiche dei prezzi e dei salari e sulla
pianificazione economica statale, oltre che sulle importazioni e le
esportazioni, sul cambio di valuta estera, sulle direttive circa la
ricostruzione militare e le spese per i soccorsi alla
popolazioni”. La Resistenza greca riuscì a
combattere per altri tre anni, finché,
nell’ottobre del 1949, cadde definitivamente sotto il
controllo americano. Il regime ammise di aver massacrato almeno 3000
persone, ma altre fonti stimarono almeno 158.000 morti, anche se il
numero esatto non è stato possibile stimarlo.
Se la Resistenza è da intendere come lotta dei
popoli per la libertà dall'oppressione straniera e per
l'autodeterminazione, e se tali valori sono professati sinceramente e
universalmente, allora occorre riconoscere i crimini perpetrati dagli
anglo-americani contro il popolo greco.
Il mito di Cefalonia è dunque fondato su una
serie di menzogne, mentre la Resistenza greca che combatté
contro gli anglo-americani, mai raccontata nei libri scolastici,
è stata una vera Resistenza, fondata sul desiderio di
libertà, finita nel sangue per mano di chi professa di
difendere proprio quei valori per cui i patrioti greci furono costretti
a morire.
Un sistema politico che si autoesalta attraverso la menzogna
storica svela un declino morale e spirituale che dovrebbe essere per
noi come un campanello d'allarme, inducendoci a prendere le distanze e
a pretendere la verità sui fatti di ieri e di oggi.
Antonella Randazzo
Note:
[1] Discorso del Presidente Giorgio Napolitano a Cefalonia, 25 aprile
2007.
[2] Relazione del Console Vittorio Seganti del 10 gennaio 1944.
[3] Formato Romualdo, L'eccidio di Cefalonia, Mursia, Milano 1970.
[4] http://www.cefalonia.it/Il_Reduce_Perosa_racconta....html
[5] http://www.anpi.it/acqui_ciampi.htm
[6] Rochat Giorgio e Venturi Marcello (a cura di), La Divisione Acqui a
Cefalonia - settembre 1943, Mursia, Milano 1993; Avvenire, 5 luglio
2006.
[7] Filippini Massimo, I Caduti di Cefalonia: fine di un mito, IBN,
Roma 2006.
[8] Lettere/Documenti Mussolini-Hitler, King Features
Syndacate, New York, 1946.
[9] Rommel Erwin, Diario, in Pimlott John (a cura di), Rommel and his
Art of War, Greenhill Books, London 2003.
Tratto da: disinformazione.it
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.