AUMENTO PER CHI HA DI MENO
IL CAPODANNO DELL’OLTRAGGIO
4-11-2006
Il Capodanno
dell’oltraggio al comune senso del
pudore porta con sé l’inizio
dell’attuazione della “prode finanziaria del
terrore”.
Il bollo-auto
prodiano, ignorato da tutti i massmedia, passa
dal “governo” senza logos ad un inverno senza
ethos, quello del 2007!
Il
“governo”, decretando
l’esenzione del bollo per tre anni (meno di 1300 cc) o due
anni (più di 1300 cc) alle auto Euro 4 o future Euro 5,
acquistate sino al 31/12/2007, rottamando una delle circa 11 milioni di
auto Euro 0 o Euro 1, quelle cioè precedenti al 1996,
storiche escluse (le storiche, più di 20 anni di vita, sono
circa due milioni e mezzo), ha sorvolato sul fatto che in compenso i
possessori di auto Euro 3, 2, 1, e 0, dovranno pagare di più
un bollo, che da 2,58 € al kW salirà a 3 €
per le auto più vecchie.
In base ai dati
2005 ACI, si tratta di oltre 32 milioni di
veicoli sino a 20 anni di età.
Gran parte di
questi cittadini con auto vecchie e molto
vecchie, ambirebbe certamente ad acquistarne una nuova. Ma per fare
questo passo, occorre avere le giuste risorse. E non è certo
l’incentivo dell’esenzione dal bollo a
determinarle. Per molti, l’auto vecchia - e quindi a basso
costo - era, e rimane, l’unico modo per poter tirare avanti,
ed andare a lavorare. Per cui anche a bollo maggiorato, saranno
costretti a continuare allo stesso modo.
Una misura
apparentemente fatta per l’ecologia si
dimostra pertanto di favore per chi ha le risorse, e punitiva per oltre
30 milioni di cittadini, e soprattutto per i poveri.
È per
questo motivo che il parlamento dovrebbe
dunque provvedere ad abolire una misura così iniqua.
Altrimenti la risoluzione non potrà che essere
l’EPICHEIA, cioè non pagare alcunché,
in quanto l’esenzione del bollo per auto Euro 4 e 5
è non solo un oltraggio al comune senso del pudore, ma un
insulto all’intelligenza di tutti.
Grazioso regalo
invece per i ricchi, i quali, avendo i
soldi, possono comprarsi nuovissime auto di ultimo modello senza pagare
alcunché.
Colpita la povera
gente, il silenzio urla, e stupisce
soprattutto il silenzio dei sindacati, ma è chiaro che con
filosofi averroisti come Epifani tutto proceda in questo modo antiuomo.
Vale dunque la
pena di ripensare al contenuto del concetto
non solo di “bollo”, ma di
“proprietà”, e dunque porsi la domanda:
in Italia la proprietà esiste, oppure siamo in un sistema
come quello comunista?
Se io acquisto
un’automobile e ne divento
legittimo proprietario, perché ogni anno devo pagare allo
Stato un “bollo”, cioè un affitto per
poterla usare? Che senso ha, anzi, che proprietario sono, se non
finisco mai di pagare il diritto di uso della “mia”
auto? La logica del diritto di proprietà dovrebbe essere
quella di poter usufruire dell’oggetto che ho fatto mio, come
del mio braccio e delle mie gambe. Arriveremo forse a pagare anche
l’affitto dei nostri arti? O forse è
già così e non ce ne siamo accorti in quanto il
capodanno dell’oltraggio avviene in nome dell’aria
che respiriamo, dunque la stiamo già incominciando a pagare.
Dunque delle due l’una: o siamo in una sorta di comunismo
occulto, oppure almeno, se non mi è concessa la
proprietà, lo si dica. Prodi, o chi per lui, abolisca
definitivamente il diritto di proprietà.
Lo Stato
è padrone di tutto, e pertanto dovrebbe
mettere a disposizione automobili a noleggio, in modo che il pedaggio
abbia un senso, dato che in tal modo il cittadino non avrebbe da fare
debiti per comprarsi una vettura per potersi recare al lavoro.
Personalmente non avrei nulla in contrario. Però non si
insulti la mia mente. Perché altrimenti non pago
niente…
Ma siamo seri. Se
si volesse davvero essere equanimi in tema
fiscale, l’unico ambito in cui sarebbe giusto mettere il
bollo, dovrebbe essere quello della cartamoneta, secondo
l’insegnamento di Ezra Pound, che tutti citano come poeta,
guardandosi però bene dal parlarne come economista,
denunciante il problema dell’usura: tassando la moneta si
affermerebbe dinamicamente l’esonero totale di qualsiasi
fiscalità reddituale, dato che tutti, ma proprio tutti,
pagherebbero le tasse senza neanche accorgersene, perché
esse sarebbero molto leggere, ed oltretutto il welfare avrebbe a
disposizione un reddito di cittadinanza di circa 700 euro mensili, da
distribuire ad ogni cittadino dalla nascita alla morte.
Ma come mai si
è costretti, invece, a percepire
ogni giorno che non si fa nulla per essere seri, ed che anzi non si
vuole per nulla esserlo, soprattutto da parte di coloro che ci
governano?
Nel ripensare al
contenuto del concetto di
“proprietà”, si rende dunque necessario
entrare nel merito delle cose concrete, e chiedersi per esempio come
mai Prodi (Goldman Sachs) ora, e prima di lui Tremonti (ospite del
Britannia nel ’92), tengono così tanto a
raggranellare più denaro possibile per pagare un debito
pubblico truffaldino?
Prima di citare la
pratica ignobile di come si indebita il
politico in nome del popolo, occorre innanzitutto chiarire che il
politico, che il cittadino va a votare è l’esatta
copia morale del cittadino che lo vota, dunque
dell’automobilista ignaro che si mette le dita nel naso, e
che preferisce il sentire al pensare.
Tutto
ciò oggi è la norma.
L’uomo preferisce sentire, o fiutare cocaina, piuttosto che
pensare. E questo avviene anche in parlamento. La tendenza è
insomma quella di eliminare completamente il pensare.
D’altra
parte però non è
possibile eliminarlo del tutto, dato che esso è
l’essenza dell’uomo.
È
perciò urgente, soprattutto oggi,
ricordare non solo il problema di pensiero riguardante la cultura di
Stato, vale a dire il fatto che laicità ed autonomia morale
non possono essere annullate culturalmente sulla base di affermazioni
di filosofia teoretica, per cui viene stabilito a priori (vale a dire
pregiudizialmente) che l’autonomia morale è per
esempio del tutto incapace di fondare conclusioni (questo è
solo un esempio; ma come questo esempio vi sono moltissime altre
affermazioni, preconcetti e pregiudizi, aventi sempre in sé
simili “non possumus”, finalizzati a scotomizzare e
a mettere in ombra l’io umano ed il suo potere), ma va anche
e soprattutto sottolineato che il motivo per cui l’essere
umano è ostacolato nel trovare una moralità sulla
sola base dell’autonomia del suo io, proviene proprio da
posizioni culturali, che sono retaggio veterotestamentario
dell’impero romano, che fanno derivare la morale da comandi o
da leggi, le quali sono fra l’altro non disponibili ai
cittadini o alle persone direttamente coinvolte in esse.
La cultura del
male è dunque quella del vecchio
testamento, o meglio quella che procede attraverso il nuovo testamento
imbottigliato nel vecchio. Gesù non avvertì forse
di non mettere il vino nuovo in otri vecchi, perché questi
otri si sarebbero spaccati? E infatti il Cristo viene non per fondare
la religione cristiana, bensì per finirla con religioni e
templi, dato che insegnò che il vero tempio è il
corpo stesso di ogni uomo, nel cui santuario riposa la
divinità, cioè l’io umano, che non si
vuole riconoscere.
Infatti chi vuole
oggi stabilire la tesi che la morale umana
non possa prescindere dalla religione, deve innanzitutto saper
dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio. Ma dove sono le
argomentazioni razionali comprovanti l’esistenza di Dio? E
inoltre, anche se Dio per ipotesi esistesse, ne conseguirebbe che non
avremmo alcun bisogno di morale ma semplicemente di
un’obbedienza a comandi, che non ha niente a che fare col
contenuto della morale stessa. Cioè: si vuole robotizzare
l’uomo. Altro che morale!
Invece, le
condizioni che permettono
un’elaborazione di un’etica laica sono date dalla
capacità del sentimento, presente in ogni essere umano,
rispetto alle sofferenze ed ai bisogni dei suoi simili. Percezione e
concetto sono dunque base della moralità spesso dimenticata,
soprattutto nella misura in cui si semina nelle coscienze che la
moralità sta nella fedeltà a principi che ci
vengono trasmessi, e che noi dobbiamo passivamente applicare.
Fino a quando non
si rifletterà a questo problema
di pensiero, riguardante la possibilità di un individualismo
etico in grado di autonomia morale, si continuerà a mettersi
le dita nel naso, pagando il bollo auto nella misura in cui si
è poveri, e non pagandolo nella misura in cui si
è ricchi.
Non si tratta di
credere in Dio. Infatti,
l’individualismo etico, in quanto etica laica, è
assolutamente in grado di reggere, anche nell’ipotesi che Dio
esista: se infatti l’etica è basata sul
riconoscimento che sia giusto evitare di far subire ai nostri simili le
sofferenze, o il male in genere, questa cosa può benissimo
essere accettata anche dal credente. Tale accettazione
però, in quanto naturale caratteristica
dell’essere umano, non ha niente a che fare con Dio, ma
casomai rafforza nel credente il fatto che il regno di Dio sia
collocato all’interno dell’io di ogni uomo.
Prodi, Tremonti, e
tutta la classe politica, mirano
esclusivamente a raggranellare più denaro possibile per
pagare un debito pubblico truffaldino, semplicemente per il fatto che
hanno compreso che il popolo non pensa più, e che, essendo
bue, può essere facilmente pilotato con un frustino molto
semplice, quello del sentire, e dell’emotività.
Se io fossi Prodi
o Tremonti agirei esattamente come loro,
turlupinando il popolo. Perché? Perché non
c’è niente altro da fare, dato che non si vuole
entrare nel nuovo, e si preferisce il dio quattrino al dio trino, si
preferisce il dio pecus all’Agnello cosmico! Non si vuol
capire, si preferisce sentire, annusare, fiutare… morire da
cani, anziché da umani.
Non si vuole
entrare nel nuovo testamento. E
perciò ognuno ha quello che si merita: il suo karma, il suo
debito, il suo debito pubblico…
Le dinamiche del
debito pubblico sono state sviscerate da
più parti oggi, soprattutto nel web: basta inserire in
qualsiasi motore di ricerca internet la parola
“signoraggio” e si può subito
comprendere tali dinamiche. Anticamente la risoluzione del signoraggio,
sperata da colui che affermava di non chiamare nessuno
“signore” perché uno solo è
signore degli uomini, l’“io sono” interno
ad ogni uomo, fu inserita come richiesta nella parola
“rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai
nostri debitori”, eppure le cose sono rimaste
pressoché identiche ad allora. Le seguenti parole, dette nel
63 a.C. da Marco Tullio Cicerone, sembrano affermazioni di un politico
di oggi: “Le finanze devono essere riequilibrate. Il debito
pubblico deve essere ridotto. L’arroganza dei burocrati deve
essere mitigata, e l’assistenza alle terre straniere ridotta,
altrimenti Roma andrà in rovina” (1)
Io credo che
occorra comprendere in modo nuovo e scientifico
la filosofia, non solo come scienza dell’io, ma anche come
sapienza dell’“io sono”, incarnato in
ogni essere umano. Anticamente, prima di tale incarnazione, non avrei
neanche potuto affermare “Io credo
che…”, ma avrei detto “Il mio cuore
crede che…” in quanto gli antichi parlano in terza
persona (basta esaminare gli antichi testi per accorgersene)
esattamente come fanno gli infanti prima del terzo anno di
età. Per esempio: “Giovanni vuole
giocare”, anziché “io voglio
giocare”. Ecco perché nei vangeli trovi ancora
espressioni come “l’anima mia magnifica il
Signore” o “il mio spirito esulta in Dio mio
salvatore”, ecc., espressioni che oggi sarebbero scritte
così: “io magnifico il Signore”,
“io esulto in Dio mio salvatore”, ecc., dato che
l’io è incarnato
nell’umanità.
La biografia
dell’umanità è
infatti analoga a quella di un singolo suo individuo (questa cosa
è passata inosservata ai teologi, perciò
è nata poi la psicanalisi, ed il mentecattocomunismo).
Con lo zen - che
avrebbe dovuto poi essere la più
alta via dell’io anche per l’Occidente - anche solo
in base all’etimologia consonante che la parola
“zen” ha con la parola “Giano”,
la cultura occidentale è ancora lì che si scontra
col suo concetto erroneo di volere, che deve ancora essenzialmente
distinguere da quello di “pensare”.
Infatti, nello
“zen” si batte una mano
contro l’altra e si sperimenta il volere, vale a dire il
consumo di ATP, o di energia, così che la sfera che qui
è in gioco è quella metabolica.
L’erronea
cultura occidentale invece (dovuta ad
una mancanza di Hegel nella sua filosofia del diritto) sperimenta il
volere come intenzione, per cui rimane nell’ambito del
pensiero astratto. Ecco perché poi si crede di creare lo
Stato etico per decreto, cioè emettendo leggi che nessuno
poi attua a partire dagli stessi legislatori!
L’ambito
del volere risiede nelle membra e nel
metabolismo, quello del pensare è invece nella zona del
cranio o del capo e nel sistema nervoso. Da qui il mistero del Golgota
(in ebraico questa parola significa “Cranio” ed
è il monte su cui fu crocifisso Gesù di Nazaret).
Tutto questo
l’Occidente lo deve ancora capire,
dato che un cristianesimo senza logos (cattolicesimo; ma sarebbe meglio
dire cattolicismo) ha sostituito ed eliminato ciò a cui
avrebbe dovuto portare la cultura del dio Giano (Giano bifronte e lo
Yin-Yang hanno infatti contenuti paritetici di sapienza).
Citt. Sovr. Giovanni Sandi
(1)
Gregory Sams, “Uncommon sense. The state is
out of date” chaos works, London, 1998.