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Bush, in vista del prossimo attentato

12 maggio 2007

STATI UNITI - George Bush ha emanato una direttiva di sicurezza nazionale in cui ordina alle varie agenzie di preparare i piani di «continuità del governo» nel caso di un mega-attentato che «decapiti» l’amministrazione.
Esistono già dai tempi della guerra fredda le misure per costituire un «governo-ombra», un governo  che possa continuare a funzionare fuori dalla capitale, dall’interno di rifugi segreti, in caso di attacco atomico.
Dopo l’11 settembre, i piani sono stati riattivati: un centinaio di alti funzionari sono costretti, a rotazione, a salutare la famiglia e a imbucarsi in località segrete per un mese, onde assicurare «la sopravvivenza della nazione» in condizioni estreme.
Anche il Pentagono, la CIA e la direzione della National Intelligence hanno disperso alcune delle loro sedi e apparecchiature fuori Washington.
Ora la direttiva di Bush (National Security Presidential Directive numero 51 e Homeland Security Presidential Directive 20) intende preparare il governo a operare nella ipotesi di un’esplosione atomica su Washington, senza il preavviso di venti minuti previsto per un attacco con missili balistici.
L’ipotesi è di una bomba portata nella capitale «da terroristi o da una potenza straniera».
E punta sulla «dispersione territoriale della leadership, del personale e delle infrastrutture onde aumentare la sopravvivenza dell’amministrazione».
Inutile sottolineare quanto la cosa sia allarmante.
Zbigniew Brzezisnki stesso, qualche settimana fa, ha accusato la Casa Bianca di esser capace di simulare un attentato gravissimo, come scusa per aggredire l’Iran.
Voci insistenti messe in giro dagli stessi servizi USA alludono ad un attacco terroristico «imminente» contro installazioni militari americane in Germania.
Ovviamente, attentato o no, falso o vero, un evento che obblighi alla «continuità del governo» consentirebbe a Bush - ridotto al 28% di favore nei sondaggi, con le forze armate alle corde in Iraq, l’economia in crisi, e con un Congresso ostile ai suoi progetti - di assumere pieni poteri e di esercitarli da località segrete, sotto protezione militare, senza dover rispondere ad alcun controllo democratico.
Il quadro di un colpo di Stato col pretesto del «terrorismo».
Terrorismo estremo, perché ci vorrà qualcosa di veramente tragico per far digerire la necessità di un Bush con pieni poteri dittatoriali.

Aumentano tali sospetti due elementi.
Uno è che il progetto è stato elaborato non da un ente governativo ma dall’American Enterprise Institute, la centrale israelo-neocon che progettò, come «gruppo indipendente», l’aggressione all’Iraq.
Lì c’è infatti un tale Norman Ornstein, ebreo, che ha il titolo di «consigliere della commissioni indipendente per la continuità del governo», il quale ha dichiarato a proposito della direttiva:
«E’ un’adesione più esplicita alla situazione creatasi dopo l’11 settembre, basata su assunzioni molto chiare. La mia frustrazione sta nel vedere che questo problema non allarma allo stesso modo il Congresso».
Lamentela eloquente contro i controllori legali del presidente. (1)
L’altro indizio allarmante: l’attuazione pratica della direttiva non è stata affidata al Dipartimento della Homeland Security (sicurezza interna), ma direttamente alla Casa Bianca: che accentra in sé, in modo inaudito e incontrollabile, ogni responsabilità diretta sul «che fare».
Ora i compiti che erano della sicurezza interna (e prima, ai tempi di Reagan, alla Federal Emergency Agency, la protezione civile) sono passati all’assistente del presidente per la sicurezza e l’antiterrorismo, la signora Frances Fragos Townsend, che assume il titolo di «coordinatore della continuità nazionale», e che dovrà collegarsi solo con Stephen J. Hadley, il consigliere della sicurezza nazionale di Bush, l’ultimo rimasto tra i fedelissimi del presidente.
L’emergenza, autentica o fabbricata, metterebbe al riparo Bush anche dalla minaccia di impeachment che pende sempre più concretamente sulla sua testa.
Non solo una trentina di Stati hanno votato per l’impeachment; non solo un buon numero di senatori repubblicani  gli hanno reso noto che le avventure di Bush mettono in pericolo il partito; va segnalata la recente dichiarazione di Lawrence Wilkerson, capo dello staff di Colin Powell quando era segretario di Stato.
Wilkerson, alla radio pubblica nazionale, ha detto: «I peccatucci di Bill Clinton impallidiscono» al confronto con «i gravi delitti (high crimes) e le illegalità (misdemeanors) commessi da Bush e Cheney».

La terminologia usata allude ad alto tradimento, ed è un implicito invito all’impeachment.
Evidentemente Bush, per scamparla, conta su un altro aiutino del suo vero e fedele alleato: l’entità chiama «Al Qaeda».
Quella che in Iraq, per amore dell’Islam, ha cominciato ad ammazzare i resistenti sunniti, dopo aver trascorso i suoi anni migliori a massacrare sciiti, onde scatenare la guerra inter-settaria aUspicata dalla rivista ebraica Kivunim.

Maurizio Blondet

Note
1) «Bush changes plan for emergency shadow government», RawStory, 10 maggio 2007.
2) Nick Julian, «Former Powell aide says Bush, Cheney guilty of high crimes», RawStory, 10 maggio 2007.

Tratto da: effedieffe.com



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