STATI
UNITI - George Bush ha emanato una direttiva di sicurezza nazionale in
cui ordina alle varie agenzie di preparare i piani di
«continuità del governo» nel caso di un
mega-attentato che «decapiti»
l’amministrazione.
Esistono già dai tempi della guerra fredda le
misure per costituire un «governo-ombra», un
governo che possa continuare a funzionare fuori dalla
capitale, dall’interno di rifugi segreti, in caso di attacco
atomico.
Dopo l’11 settembre, i piani sono stati
riattivati: un centinaio di alti funzionari sono costretti, a
rotazione, a salutare la famiglia e a imbucarsi in località
segrete per un mese, onde assicurare «la sopravvivenza della
nazione» in condizioni estreme.
Anche il Pentagono, la CIA e la direzione della National
Intelligence hanno disperso alcune delle loro sedi e apparecchiature
fuori Washington.
Ora la direttiva di Bush (National Security Presidential
Directive numero 51 e Homeland Security Presidential Directive 20)
intende preparare il governo a operare nella ipotesi di
un’esplosione atomica su Washington, senza il preavviso di
venti minuti previsto per un attacco con missili balistici.
L’ipotesi è di una bomba portata nella
capitale «da terroristi o da una potenza straniera».
E punta sulla «dispersione territoriale della
leadership, del personale e delle infrastrutture onde aumentare la
sopravvivenza dell’amministrazione».
Inutile sottolineare quanto la cosa sia allarmante.
Zbigniew Brzezisnki stesso, qualche settimana fa, ha
accusato la Casa Bianca di esser capace di simulare un attentato
gravissimo, come scusa per aggredire l’Iran.
Voci insistenti messe in giro dagli stessi servizi USA
alludono ad un attacco terroristico «imminente»
contro installazioni militari americane in Germania.
Ovviamente, attentato o no, falso o vero, un evento che
obblighi alla «continuità del governo»
consentirebbe a Bush - ridotto al 28% di favore nei sondaggi, con le
forze armate alle corde in Iraq, l’economia in crisi, e con
un Congresso ostile ai suoi progetti - di assumere pieni poteri e di
esercitarli da località segrete, sotto protezione militare,
senza dover rispondere ad alcun controllo democratico.
Il quadro di un colpo di Stato col pretesto del
«terrorismo».
Terrorismo estremo, perché ci vorrà
qualcosa di veramente tragico per far digerire la necessità
di un Bush con pieni poteri dittatoriali.
Aumentano tali sospetti due elementi.
Uno è che il progetto è stato
elaborato non da un ente governativo ma dall’American
Enterprise Institute, la centrale israelo-neocon che
progettò, come «gruppo indipendente»,
l’aggressione all’Iraq.
Lì c’è infatti un tale
Norman Ornstein, ebreo, che ha il titolo di «consigliere
della commissioni indipendente per la continuità del
governo», il quale ha dichiarato a proposito della direttiva:
«E’ un’adesione più
esplicita alla situazione creatasi dopo l’11 settembre,
basata su assunzioni molto chiare. La mia frustrazione sta nel vedere
che questo problema non allarma allo stesso modo il
Congresso».
Lamentela eloquente contro i controllori legali del
presidente. (1)
L’altro indizio allarmante: l’attuazione
pratica della direttiva non è stata affidata al Dipartimento
della Homeland Security (sicurezza interna), ma direttamente alla Casa
Bianca: che accentra in sé, in modo inaudito e
incontrollabile, ogni responsabilità diretta sul
«che fare».
Ora i compiti che erano della sicurezza interna (e prima, ai
tempi di Reagan, alla Federal Emergency Agency, la protezione civile)
sono passati all’assistente del presidente per la sicurezza e
l’antiterrorismo, la signora Frances Fragos Townsend, che
assume il titolo di «coordinatore della continuità
nazionale», e che dovrà collegarsi solo con
Stephen J. Hadley, il consigliere della sicurezza nazionale di Bush,
l’ultimo rimasto tra i fedelissimi del presidente.
L’emergenza, autentica o fabbricata, metterebbe al
riparo Bush anche dalla minaccia di impeachment che pende sempre
più concretamente sulla sua testa.
Non solo una trentina di Stati hanno votato per
l’impeachment; non solo un buon numero di senatori
repubblicani gli hanno reso noto che le avventure di Bush
mettono in pericolo il partito; va segnalata la recente dichiarazione
di Lawrence Wilkerson, capo dello staff di Colin Powell quando era
segretario di Stato.
Wilkerson, alla radio pubblica nazionale, ha detto:
«I peccatucci di Bill Clinton impallidiscono» al
confronto con «i gravi delitti (high crimes) e le
illegalità (misdemeanors) commessi da Bush e
Cheney».
La terminologia usata allude ad alto tradimento, ed
è un implicito invito all’impeachment.
Evidentemente Bush, per scamparla, conta su un altro aiutino
del suo vero e fedele alleato: l’entità chiama
«Al Qaeda».
Quella che in Iraq, per amore dell’Islam, ha
cominciato ad ammazzare i resistenti sunniti, dopo aver trascorso i
suoi anni migliori a massacrare sciiti, onde scatenare la guerra
inter-settaria aUspicata dalla rivista ebraica Kivunim.
Maurizio Blondet
Note
1) «Bush changes plan for emergency shadow
government», RawStory, 10 maggio 2007.
2) Nick Julian, «Former Powell aide says Bush, Cheney guilty
of high crimes», RawStory, 10 maggio 2007.
Tratto da: effedieffe.com
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