OTTAWA - Al gruppo Bilderberg, l’assemblea dei
miliardari in corso presso Ottawa, sembra si sia prodotta una frattura
tra i membri americani e quelli europei su un possibile attacco alle
installazioni nucleari dell’Iran.
Così almeno sostiene James Tucker,
l’unico giornalista al mondo che - da fuori - riesca a sapere
qualcosa su quel che si dice nelle riunioni annuali del Bilderberg, che
si svolgono a porte chiuse.
Secondo Tucker, la delegazione americana, folta di politici
e di lobbysti, ha fatto di tutto per convincere gli europei a non
escludere l’opzione militare contro l’Iran, anzi
nel caso a parteciparvi. Robert Zoellick, vice-segretario di Stato, ha
sostenuto che mantenere viva la minaccia di un attacco è
necessario per indurre gli ayatollah ad abbandonare il loro programma
nucleare.
«Sbagliato», gli ha risposto un europeo
che Tucker (o i suoi informatori interni) non è stato in
grado di identificare: «l’Iran, semplicemente,
rifiuta di piegarsi alle vostre minacce. Lasciate perdere
l’invasione, risparmiateci un sacco di guai».
William Luti, assistente speciale di Bush per la Difesa, e
Richard Perle (l’ex consigliere del Pentagono che
progettò l’invasione dell’Iraq) hanno
insistito: con le maniere forti, gli Stati Uniti cercano soltanto di
impedire la proliferazione delle armi atomiche e di rendere il mondo
«più sicuro».
Lo stesso europeo ha replicato: «Come
sarà sicuro il mondo se voi attaccate l’Iran, e se
l’Iran risponde tirando missili sul vostro alleato Israele?
Israele ritorcerà lanciando sull’Iran la bomba
atomica, ed ecco la ‘proliferazione’».
Molti hanno ricordato infatti che Israele non ha firmato il
trattato di non-proliferazione, e che ha la bomba atomica dal
‘63.
«Non è ragionevole che l’Iran
senta il bisogno di una deterrenza verso Israele?», ha
chiesto uno ad Eival Gildy, l’israeliano invitato al
Bilderberg in quanto capo della coordinazione e strategia del primo
ministro d’Israele.
«Se invadete l’Iran, Israele
sarà il vostro solo alleato; buona fortuna», ha
detto agli americani un altro membro europeo.
Gli europei hanno detto che avrebbero tollerato al
più dei «bombardamenti chirurgici» sulle
installazioni atomiche, non un’invasione terrestre.
Ma il consenso comune è che i bombardamenti non
sarebbero efficaci a bloccare il programma iraniano.
Alla fine, un accordo è stato raggiunto in questi
termini: gli europei accettano di mandare 9 o 10 mila uomini sotto
l’egida NATO in Afghanistan, ma nessun aiuto per una guerra
all’Iran.
Sul petrolio, l’accordo è stato
più facile.
Lorsignori pare si siano accordati a mantenerlo agli attuali
livelli, sui 70 dollari al barile.
La discussione in proposito è stata molto
più concentrata - dato l’interesse di tre potenti
personalità petrolifere presenti - David Rockefeller
(Exxon), la regina Beatrice d’Olanda (Royal Dutch Shell Oil
Company) e Franco Bernabè, capo della Rotschild Europe.
Si è parlato molto e con allarme delle politiche
del presidente del Venezuela, Hugo Chavez.
Non solo ha aumentato i prelievi fiscali
sull’estrazione del greggio nazionale da parte della
compagnie estere, ma sta cercando di costituire un blocco
economico-commerciale con i Paesi vicini, il che diverrà un
ostacolo all’espansione, progettata ai più alti
livelli della finanza, del Nafta (North America Free Trade Agreement),
ossia al mercato comune USA-Messico-Canada, che dovrebbe crescere fino
a diventare una «Unione Americana» sul modello
dell’Unione Europea .
Questo progetto sta procedendo a tappe forzate, e come
l’UE, senza controllo dell’opinione pubblica
né dei parlamenti.
Nel marzo 2005 Bush, il primo ministro canadese Paul Martin
e il presidente messicano Vicente Fox hanno firmato un trattato inteso
a rendere totale l’integrazione fra i tre Paesi del Nafta.
Questo trattato - non sottoposto al Congresso USA per la
ratifica - ha il nome orwelliano di «Partnership per la pace
e la sicurezza» (SPP), e già ci sono almeno una
ventina di gruppi di lavoro che hanno prodotto dichiarazioni di intenti
fra i tre Paesi su una quantità di temi,
dall’immigrazione alle dogane, dall’e-commerce alla
politica dell’aviazione.
Non solo nessuno di questi accordi già raggiunti
è stato sottoposto al Congresso USA per
l’approvazione, ma l’ufficio SPP che opera
all’interno del Nafta non ha pubblicato nulla, nemmeno sul
sito internet.
Un vero e proprio segreto.
Giustificato, secondo la direttrice del SPP Geri Word, dalla
necessità «che i gruppi di lavoro non vengano
distratti dal contatto con il pubblico».
Il segreto non ha nulla di strano, sapendo che questa
nascente Unione Americana (che col tempo dovrebbe inglobare altri stati
dell’America Latina) è un progetto elaborato dal
Council on Foreign Relations: ossia il capostipite delle lobby degli
affari, quello da cui è emanato lo stesso Bilderberg e la
Commissione Trilaterale (un Bilderberg che comprende anche i miliardari
del Giappone).
Il Council on Foreign Relations detta le grandi politiche
dei governi USA dal 1918, quando fu fondato dai Rockefeller.
Dal Council on Foreign Relations sono usciti personaggi come
Henry Kissinger, Zbigniew Brzezinsky e Samuel Huntington, il teorico
dello «scontro di civiltà».
Maurizio Blondet
Tratto da: www.effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.