Questo
libro è una secchiata di acqua gelata in faccia,
un risveglio
emozionante, brusco per la maggior parte
delle persone che lo leggeranno. [Giovanni Sandi]
Nelle
migliori librerie [ordina]
€uroSchiavi
PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE
Siamo stati
‘educati’ a concepire l’evoluzione storica della
società come un progresso da forme di potere monarchiche,
oligarchiche, autocratiche, basate sulla forza e
sull’imposizione, verso forme democratiche, basate sul consenso,
sulla partecipazione popolare, sulle garanzie, sui diritti,
sull’eguaglianza e la libertà.
Questa storia va riscritta. In un sistema globale come il nostro,
dove disparità, conflitti e povertà crescono, mentre
nonostante il diffondersi dei sistemi democratici, si impongono poteri
forti sovrannazionali di tipo privato, monopolistico e tecnologico, che
concentrano in sé le risorse e le capacità di profitto,
è tempo di guardare in faccia la realtà e riscrivere
questa storia come la storia dell’ evoluzione del potere
autocratico dalla forma palese-autoritaria a quella mimetica e
deresponsabilizzata, nella quale il potere si nasconde dietro maschere
di democrazia, si espone meno (quindi abusa di più), si sposta
in organismi privati, e si assicura profitti maggiori e più
stabili soprattutto mediante monopoli, oligopoli e cartelli.
Il sovrano assoluto aveva sì un potere autocratico, ma per
esercitarlo doveva mettersi in gioco: era esposto. Tutti vedevano che
era lui ad esercitarlo, con una ristretta cerchia di nobili. Se
contraeva debiti, indebitava la corona, se stesso. Una rivolta popolare
poteva rovesciarlo. Se il suo regno veniva sconfitto in guerra, egli
stesso era sconfitto. Rischiava in prima persona. Vi era una
solidarietà oggettiva tra lui, la terra, il popolo.
Inconvenienti seri, dunque, ai quali, nel tempo, sono stati trovati
rimedi sempre più efficaci
Nel tempo, quella solidarietà è stata sciolta I
sovrani, o meglio i detentori del potere sovrano, hanno gradualmente
imparato ad evitare i rischi, a mantenere i privilegi del potere
eliminandone gli svantaggi, a usare il potere senza mettersi in gioco.
Soprattutto, hanno oramai da decenni (e questa è la vera
globalizzazione) dissociato i propri destini e le proprie fortune da
quelli dei popoli e delle terre da loro governate: la prima
globalizzazione (e ciò è avvenuto parimenti anche per il
capitale, che è diventato footloose, sganciandosi dal
territorio, spostandosi liberamente tra i vari Stati, disinvestendo,
chiudendo e licenziando dove rende meno, reinvestendo e dando lavoro
dove rende di più. Non rischiano più in prima persona.
Non appaiono nemmeno più con la propria faccia. Hanno concesso
al popolo la democrazia nella gestione dello Stato, ma dopo aver
trasferito gli strumenti di potere dallo Stato ad altre organizzazioni.
Si servono di parlamenti o governi elettivi, ‘democratici’,
di cui condizionano l’elezione e la permanenza attraverso la
finanza e i mass media di loro proprietà. Grazie a ciò,
possono permettersi operazioni molto più ardite e traumatiche
per le nazioni, nel perseguire i propri interessi. Senza più
arrischiare i propri regni, possono orchestrare guerre, inflazioni e
recessioni, che lasciano gli Stati sempre più indebitati, quindi
dipendenti, verso il sistema bancario. Elaborati sistemi di
clichés etici, politici e sociali, in un gioco di false
alternanze e contrapposizioni ideologiche, inculcati sin dai primi anni
di scuola, mascherano il tutto alla comprensione della gente –
come illustrato dall’appendice Bankenstein.
Questa evoluzione e questo affinamento del potere sono stati
essenzialmente realizzati attraverso trasformazioni nella moneta, nella
sua produzione e nella gestione del debito pubblico.
€uroschiavi si occupa principalmente di tali trasformazioni.
La funzione principale dei primi parlamenti elettivi era votare la
legge di bilancio o finanziaria, in base alla quale il sovrano poteva
imporre e riscuotere le tasse. Il ‘popolo’, con la
democrazia e i parlamenti, crede di detenere ed esercitare il potere,
quindi si sente responsabile delle conseguenze del suo esercizio
(perlomeno sente questo come legittimo), e soprattutto per i debiti che
contrae, che contrae sempre di più, e per cui sempre più
deve lavorare e rinunciare, per pagare tasse causate
dall’indebitamento pubblico e dai suoi effetti impoverenti per
l’economia. Ponete mente a questa tendenza di fondo degli ultimi
decenni e del presente: si lavora sempre più intensamente, si
produce crescenti quantità di beni e servizi, ma sempre meno per
godere di questi, per migliorare la qualità della vita; e sempre
più per far fronte a tributi, interessi, rimborsi di debiti,
tariffe e prezzi monopolistici.
Più precisamente, come si spiegherà, una parte
sempre minore del reddito viene spesa in cambio di qualcosa (beni e
servizi), mentre una parte sempre crescente deve essere ceduta in
cambio di niente, ossia per pagare interessi su prestiti in
realtà mai erogati (come si spiegherà) e su debiti,
pubblici e privati, che sono nulli perché contrari alla legge e
alla Costituzione, o per pagare rendite di posizione, come sovrapprezzi
sempre più esosi, imposti da oligopolisti e monopolisti quali
l’Opec.
Questo trasferirsi della spesa dalla spesa per qualcosa alla spesa
per un nulla, è il vero meccanismo dell’impoverimento,
della perdita graduale e incessante del potere di acquisto della gente,
a favore di un aumento di ricchezza e potenza del sistema bancario.
Ma gli uomini che devono lavorare (e sempre di più) per
procurarsi denaro che poi devono cedere ad altri (sotto forma di tasse,
interessi, rate) in cambio di nulla (salvo quanto serve per vivere),
sono uomini che lavorano gratis. E gli uomini costretti a lavorare
gratis sono definiti da un preciso vocabolo: schiavi.
Da qui il titolo €uroschiavi.
Il fine razionale degli schiavisti e dei negrieri, è quello
di acquisire il controllo del comportamento e la disponibilità
del lavoro della gente in cambio di niente più del suo
mantenimento.
Di fronte a ciò, si dissolve l’illusione delle
istituzioni democratiche, elettive, che restano inerti, indifferenti o
impotenti. E pure il concetto dei rappresentati del popolo, che di
fatto rappresentano gli interessi di pochi e le illusioni di molti.
§
Ciò che chiamiamo democrazia, è in realtà una
steganocrazia (da stéganos, copertura, tetto), ossia un potere
nascosto, che si regge sul fatto di celarsi, di non essere capito e
conosciuto e accettato.
Questo libro scoperchia la sua struttura coperta.
Il mio precedente saggio, Le Chiavi del Potere (Koiné Nuove
Edizioni, 2004), studia principalmente i meccanismi psicologici e
giudiziari della dominazione e della produzione del consenso.
€uroschiavi mette a nudo il meccanismo del signoraggio
monetario e di quello creditizio, che è il cuore pulsante del
sistema di potere finanziario mondiale – un meccanismo
fraudolento con cui i banchieri, creando a costo zero per sé
stessi il denaro (sia la cartamoneta, che il denaro scritturale, ossia
quello dei prestiti e dei pagamenti bancari, che è circa il
sestuplo del denaro vero e proprio), e immettendolo nel mercato, nella
società, mediante operazioni con cui lo addebitano allo Stato,
al cittadino, alle imprese, indebitano tutti questi soggetti verso di
sé, sempre di più, e in cambio di niente (perché
niente essi danno, oltre a stampare i biglietti bancari e a tenere
conti elettronici), fino a dominarli completamente e a svuotarli di
ogni libertà e sovranità.
§
Il potere poggia, storicamente, su tre pilastri: i meccanismi del
profitto, i meccanismi della persuasione, i meccanismi della
regolazione dei rapporti – tre pilastri, cui corrispondono
tre campi del sapere e della tecnica applicata: l’economia, la
psicologia collettiva (includente l’informazione pubblica e la
religione, come instrumentum regni), il diritto (la legislazione e la
giurisdizione).
L’insegnamento pubblico (ossia quello accessibile alla
generalità delle persone) di queste tre discipline è
organizzato in modo tale da tenerle separate, così da
strutturare, nei loro rispettivi cultori, formae mentis chiuse su
sé stesse, e da prevenire che chi le studia possa arrivare a una
loro visione di insieme, che possa capire a che cosa effettivamente
ciascuna di esse serve, integrandosi con le altre, ai fini del potere.
Per questa ragione, chi studia economia non riceve vera conoscenza
del tema monetario e soprattutto niente apprende del signoraggio e
della natura psicologica del valore monetario – persino molti
docenti universitari non sanno come questo funzioni.
La psicologia è concepita dagli stessi psicologi,
generalmente, come una disciplina che si occupa di psicoterapia, di
singole persone disturbate: quasi nessuno sa o tiene presente che quasi
tutta l’attività e gli investimenti per la ricerca
psicologica sono rivolti allo sviluppo di tecniche di controllo
sociale, di induzione e modificazione di comportamenti collettivi, a
fini sia politici che commerciali che militari.
E chi studia giurisprudenza non impara certo a riconoscere la
funzione reale di determinate norme o di determinate omissioni
normative (come la mancata menzione del potere monetario nella
Costituzione italiana), né a chiedersi quale sia il rapporto tra
legge ufficiale e legge reale, e quale sia la funzione dell’una
rispetto all’altra; nessuno spiega loro come ogni potere politico
reale si regge su un consenso prodotto mediante la violazione delle
proprie leggi ufficiali.
In tutti i tre suddetti campi scientifici e professionali, domina
un conformismo autoreferenziale che incoraggia e consolida
l’integrazione, il riconoscimento e la carriera basati su questo
conformismo. Per essere accettati e omologati, bisogna inquadrarsi. In
fondo, ciò viene spontaneo, perché tutti lo fanno. Se,
per contro, vogliamo riunire queste scienze e tecniche del potere in un
unico studio, organico e integrato, possiamo chiamarlo cratesiologia,
da kràtesis, dominazione.
Recentemente, l’informatica si è aggiunta a pieno
diritto come quarto pilastro del potere e perfetto strumento della sua
globalizzazione e concentrazione: il dominio del world wide web tende a
coincidere col dominio dei movimenti finanziari e delle informazioni,
quindi delle occasioni di profitto, dello spionaggio e del boicottaggio
– in sostanza, tende a coincidere col dominio del mondo. Si pensi
a Echelon, questo grande sistema di spionaggio, manipolazione e
ricatto, antidemocratico e illegale, costituito su scala mondiale
proprio dai paesi ritenuti esempi e baluardi della democrazia, Stati
Uniti in testa. Particolarmente allarmante è
l’integrazione dell’informatica col sistema bancario e col
diffondersi delle carte di credito come mezzo di pagamento sempre
più richiesto dal sistema (già molti alberghi non ti
accettano se non hai la carta di credito): si profilano tempi in cui al
sistema bancario basterà disattivare la carta di credito alle
persone o alle categorie di persone che vuole colpire, per privarle di
servizi di pubblica necessità, come alberghi e trasporti. E
c’è di peggio: pochi giorni fa, nell’istante in cui
sono stati annunciati i dati dell’inflazione negli USA,
l’indice azionario, che era in leggero guadagno, è caduto
immediatamente di circa lo 0,56% nel lasso di soli due minuti secondi.
Questa estrema rapidità della variazione del mercato significa
semplicemente che il dato dell’inflazione non è
stato ricevuto, meditato e tradotto in operazioni da esseri umani, che
hanno tempi di elaborazione, reazione ed esecuzione molto più
lunghi. Vuol dire che è stato ricevuto, processato e tradotto in
una serie di transazioni finanziarie da una rete di computers. Vuol
dire che vi sono reti cibernetiche predisposte e abilitate a fare da
sè le valutazioni e le contrattazioni di borsa, senza intervento
umano – quindi capace di contrarre, vendere, comperare,
scommettere (mi riferisco ai derivati). Vuol dire che un sistema
informatico ha compiuto in frazioni di secondo migliaia e migliaia di
tali operazioni finanziarie, spostando enormi risorse per tutto il
globo. Un globo le cui ricchezze e i cui rapporti economici vengono
sempre più modificati e riallocati da reti servers i cui
programmi saranno anche stati scritti da esseri umani, ma che agiscono
e interagiscono a velocità tali che nessuno li può
monitorare. Fino a che punto quella rete informatica e
l’interazione dei servers può arrivare in via autonoma? E
che controllo possiamo esercitare su una rete cibernetica (e altre reti
similari) che ci condiziona cognitivamente, fornendoci od occultandoci
selettivamente le informazioni e le interpretazioni che vogliono
i suoi gestori?
§
Da quando la prima edizione di €uroschiavi è andata
alle stampe, avvenimenti di primaria importanza, sia all’estero
che in Italia, hanno portato all’attenzione e alla consapevolezza
di tutti la funzione fondamentale del potere monetario nel determinare
la politica e le sorti delle nazioni. Soprattutto, è avvenuto
che il sistema bancario internazionale ha messo nei posti di potere
italiani una squadra di suoi fiduciari. L’Italia appare un paese
commissariato.
Infatti, un governatore della Banca d’Italia (Fazio)
è stato cacciato e sostituito in quella carica con un londinese,
finona poco prima vicepresidente della banca privata Goldman-Sachs
(Draghi), e già direttore generale del Tesoro e presidente del
Comitato per le privatizzazioni (Enel, Telecom, Imi, Comit, Eni, BNL);
mentre un ex governatore della Banca d’Italia (Ciampi), autore
nel ‘92 di una delle imprese monetarie più rovinose della
storia d’Italia (o più vantaggiose – dipende dai
punti di vista) , ha lasciato il Quirinale a una persona molto anziana,
un vecchissimo dirigente del PCI-PDS-DS oramai in quasi congedo
volontario. L’uomo forte, Massimo D’Alema, è stato
capo di quel governo che salvò, con un decreto ad hoc, la feroce
pratica bancaria dell’anatocismo quando la Corte di Cassazione la
dichiarò illegittima con la celebre sentenza n. 2374 del
1999 (v. pag. 147 ss.). Come ministro dell’economia, è
stato scelto Tommaso Padoa Schioppa, finanziere e vicedirettore della
Banca Centrale Europea, ossia un esperto che gode la fiducia dei
banchieri privati che la controllano. Sua moglie, Fiorella Kostoris,
professoressa di economia, alcuni giorni fa, in una sua rubrica di
economia su Radio 24 Ore, a un signore che le chiedeva se sia vero
ciò che spiega €uroschiavi sul signoraggio monetario e
sulla colossale frode ai danni della nazione che esso attua, ha
risposto che no, tutto è regolare, ma il tempo era finito e che
quindi le dispiaceva di non poter spiegare come vadano le cose
effettivamente.
Silvio Berlusconi, a seguito dello scandalo della Banca
d’Italia, è riuscito a far passare una riforma che, tra
l’altro, disponeva la sua graduale nazionalizzazione, quindi il
recupero allo Stato dell’esercizio della sovranità
monetaria, ed è stato sostituito con un altro uomo legato alla
Goldman-Sachs, Romano Prodi. Prodi e la Goldman-Sachs sono stati
protagonisti dell’assai discussa privatizzazione di Cirio,
Bertolli e De Rica, della quale si avvantaggiò Unilever, e di
cui parla il giudice Imposimato nel suo famoso libro Corruzione ad Alta
Velocità sullo scandalo Tav (Treno ad Alta Velocità).
Di questa società TAV era socia sempre la Goldman-Sachs,
mentre Prodi era garante per la correttezza delle sue operazioni. Non
si mancava, in campagna elettorale, di segnalare la banca Goldman-Sachs
come uno dei principali finanziatori della campagna elettorale di
Prodi, che già aveva ricevuto da Goldman-Sachs, nel 1993, al
tempo della privatizzazione suddetta, un miliardo di Lire sul conto
corrente della ASE srl, di cui era socio assieme alla moglie –
pagamento per cui, secondo alcuni, non avrebbe mai fornito una congrua
ragione, scrive Imposimato. Il sistema bancario (come pure
Confindustria) ha appoggiato, del resto, l’Ulivo, col quale va ad
occupare le istituzioni una classe dirigente tradizionalmente vicina
alla finanza e alle banche da una parte, e alla burocrazia
dall’altra, ma anche alla grande industria assistita, piuttosto
che all’imprenditoria produttiva e al lavoro autonomo..
In base a questi e ad altri dati, vi è chi prevede (Biagio
Marzo, L’Opinione, 03.04.06; Maurizio Blondet, Effedieffe,
03.01.06; M. Blondet, La Padania, 14.01.06) che col governo Prodi
(ovviamente senza alcun conflitto di interessi) si proceda, quindi, ad
una nuova operazione di svendite di favore, come quella eseguita nel
1992 al riparo del polverone sollevato con Mani Pulite:
-Le agenzie private di rating declassano artatamente il debito
pubblico italiano (lo hanno già fatto, e sui nuovi BOT stiamo,
per conseguenza, pagando oltre il 4%) e diffondono allarme sui
conti pubblici italiani; la BCE e la Commissione Europea intimano
all’Italia di rientrare nei parametri di Maastricht;
-Il governo, forte di questa giustificazione, svende beni pubblici
per risanare i conti pubblici alla maniera degli anni ‘90;
-Le grandi banche d’affari private, Goldman-Sachs in testa,
possono così comperare a prezzo vile ciò che i
contribuenti italiani hanno già pagato diverse volte con
le loro tasse.
Insomma, si ipotizza una triangolazione tra banche d’affari
(più BCE), Commissione Europea e Governo Prodi, finalizzata ad
arricchire le prime a spese degli italiani, riprendendo la politica di
trasferimento a mani private straniere dei centri di potere
economico-finanziari, quindi politici. Questa è, per
l’appunto, un’ipotesi; per verificarla, per verificare se
sia questa la strategia, bisognerà tenere sotto osservazione il
comportamento dei predetti soggetti.
Vi è chi ravvisa una conferma di tale ipotesi già
nella vigorosa relazione conclusiva di tenuta da Mario Draghi il 31
Maggio 2006 in chiusura dell’assemblea dei partecipanti (ossia
azionisti) della Banca d’Italia - un discorso più da
premier che da Governatore della banca centrale, in quanto a stile e
contenuti - e un discorso liberista, obbedientemente lodato da Prodi e
da Fassino, nonostante che esso esorti a tagliare la spesa, alzare
l’età pensionabile, liberalizzare l’economia e il
mercato del lavoro.
Ebbene, in questo discorso si leggono alcuni passaggi sintomatici.
In uno, Draghi preannuncia che verranno tolti i vincoli e i controlli
sull’acquisto di quote azionarie delle banche (comunicazione
preventiva dell’opa) – il che faciliterebbe le banche
straniere che vogliono rilevare quelle italiane, il cui rendimento
è molto elevato, mediamente il 12% nel 2005. In un altro, esorta
a ridurre il sostegno finanziario pubblico alle industrie nazionali
– il che aumenterebbe il potere delle banche sull’industria
e le aiuterebbe ad assorbire le imprese. In un terzo passaggio, che
chiude il circolo, Draghi dice che si farà promotore di una
riduzione dei limiti e vincoli alla partecipazione delle banche in
aziende non finanziarie. In somma, la sua prescrizione pare essere
quella di togliere i sostegni pubblici alle imprese in modo che queste
cadano in mano alle banche; e togliere i vincoli all’acquisto
delle banche italiane da parte di quelle straniere; così che le
banche d’affari straniere possano assumere il controllo di gran
parte dell’industria italiana.
Ma Draghi ha lanciato un altro monito, ancora più grave,
alla maggioranza di centrosinistra: no all’esproprio delle quote
di Banca d’Italia come predisposto nella riforma del risparmio
del Governo Berlusconi, che prevedeva la graduale nazionalizzazione
dell’istituto di emissione, ora al 95% circa di proprietà
privata, nonostante l’art. 3 del suo Statuto disponga che la
maggioranza assoluta debba essere in mano pubblica. Il reddito da
signoraggio deve rimanere nelle mani dei banchieri e degli assicuratori
privati.
Se Mario Draghi è il proconsole della Goldman-Sachs a Roma,
allora tutto questo è il piano delle banche d’affari sulla
debole Italia e sulla sua inconsistente classe dirigente: fare della
prima una vera e propria colonia finanziaria, e dei secondi tanti
burattini ben pagati.
A questa lettura, per ragioni di equilibrio, vorrei giustapporne
una ad essa alternativa e di segno positivo, o progressista: la finanza
internazionale ha preso atto che: 1)l’Italia, come sistema-paese,
ha urgente bisogno riformarsi e ammodernarsi per sopravvivere;
2)non può farlo dal proprio interno perché in Italia la
produzione del consenso politico è basata proprio sulla
protezione di privilegi e abusi disfunzionali, sicché qualsiasi
maggioranza, per riformare, dovrebbe tagliare il ramo su cui è
seduta.
Conseguentemente, essa, ora, attraverso i suoi uomini posti nella
stanza dei bottoni, sta procedendo al trasferimento del potere
decisionale per l’Italia dall’interno dell’Italia
all’estero, in modo che il Paese possa essere riformato
dall’estero, prescindendo dal consenso interno, soprattutto di
quello della base. Perciò guardiamo a Mario Draghi con apertura
di speranza. Forse il nostro Governatore non è un orco
smantellatore della nostra economia e della nostra dignità, ma
solo il migliore dei draghi possibili; e, per questa Italia, essere
gestita come colonia dall’estero può essere, dopo tutto,
la migliore delle soluzioni possibili.