Le questioni inerenti la
manovra finanziaria 2007 del governo Prodi, ripropone, con forza,
il tema della
proprietà popolare della moneta posta in essere dal
compianto Professor Giacinto Auriti
Basta
con il debito!
5 dicembre 2006
Insediatosi, ormai, da qualche mese (17 maggio sottolineo
per gli scaramantici), il nuovo governo di Romano Prodi sta dando
segnali incontrovertibili su quelle che sono le corsie preferenziali di
intervento, che l’Esecutivo prodiano porrà in
essere in questa prima finanziaria. Fin da subito spulciando qualche
mese fa la lista dei nuovi ministri messi in campo dall’ex
presidente della commissione europea, fui subito rapito dalla presenza
dell’ex banchiere della BCE Tommaso Padoa Schioppa, il quale
trovò – guarda un po’ – il
pieno compiacimento dei neoconservatori americani, i quali nei giorni
antecedenti alla formazione della compagine governativa avevano
più volte caldeggiato mediaticamente e non solo
l’ingresso di uomini vicini alle loro posizioni
“politiche”, auspicandone l’ingresso nei
ruoli chiave della politica governativa.
La massima istituzione in tema di finanza internazionale
l’americana Goldman Sachs, per chi non lo sapesse, la prima
banca d’affari al mondo aveva fatto in questo senso intendere
che uomini “calibrati” sulle loro politiche
finanziarie sarebbero stati molto graditi. Ebbene il buon Romano, tra
l’altro, guarda caso, ex consigliere della suddetta, li ha
accontentò. Non è un a caso, visti i suoi non
trascurabili trascorsi nel settore bancario, che il neoministro stia
portando avanti programmi in sintonia ai proclami più volte
rimarcati non solo dalla Goldman Sachs, ma altresì, da altri
organismi internazionali tra questi il Fondo Monetario Internazionale,
la BCE , l’American Enterprise, l’agenzia di rating
Standards and Poors, che hanno “suggerito” ovvero
sollecitato le iniziative da intraprendere per
“rilanciare” la debole economia italiana che giorno
per giorno mostra segni di crisi piuttosto preoccupanti.
La medicina che ci verrà, purtroppo,
somministrata non è affatto piacevole considerando gli
interventi indicati da Padoa Schioppa e dal suo stretto collaboratore
Vincenzo Visco nella manovra finanziaria per il 2007; ne ricordo i
più significativi: il ripristino della tassazione degli atti
di donazione e di successione, tagli ai salari e alle pensioni,
tassazione delle rendite finanziarie (dove sono concentrati la gran
parte dei risparmi degli italiani),tagli alla spesa pubblica (scuola e
sanità su tutte), aumento della tassazione dei redditi
personali (da 15.000 euro a 28.000 euro lordi +4% e da 28000 euro a
40000 euro lordi +5%), eliminazione graduale della moneta tradizionale,
con l’obbligo per i professionisti titolari di partita
I.V.A., fin da subito, ovverosia dal 1 di ottobre (vedi Decreto Legge
n. 223/06) di evitare il denaro contante nelle transazioni giornaliere,
scenario che state pur certi si estenderà anche a coloro che
non ne sono possessori, l’aumento dell’ICI, il TFR,
da destinare obbligatoriamente all’INPS che secondo la classe
imprenditoriale drenerà un consistente flusso di cassa
incidendo negativamente sugli investimenti programmati e persino il
reinserimento del ticket sanitario, alla faccia delle classi meno
abbienti.
Potrei dilungarmi ancora per molto, tuttavia, osservando,
attentamente alcuni dei punti su cui poggeranno le manovre fiscali del
citato ministro e del suo viceministro, di certo, troviamo imbarazzanti
analogie con le indicazioni prospettate dagli organi menzionati, che
nel corso delle infuocata campagna elettorale, avevano più
volte prospettato scenari decisamente negativi per il nostro paese,
ponendo come soluzioni l’attuazione di politiche di forte
recessione finalizzate al risanamento delle finanze pubbliche;
l’attegiamento assunto da questi ultimi ripete, come se non
c’è ne fosse bisogno, il solito leit motiv
finalizzato a speculare sulle difficoltà altrui,
depauperando ciò che ancora rimane del nostro patrimonio,
frutto degli enormi sacrifici di cittadini onesti ignari, al momento
del voto, degli scenari che via via si stavano e stanno delineandosi.
Inoltre le note vicende concernenti le banche
italiane (l’OPA Unipol-Bnl, il caso Fazio), che hanno
utilizzato impropriamente i soldi dei cittadini, impone una seria
riflessione sull’argomento, evitando le consuete ipocrisie di
un apparato dell’informazione che tace, subdolamente, sulle
vere anomalie celate dietro il sistema finanziario, che da anni
è vessatorio per tutti i cittadini del mondo e parlando, ad
esempio, in questi giorni dei debiti di Alitalia e Trenitalia senza
specificare, in piena malafede, verso chi sono
“dovuti”.
In questo senso, da oltre trent’anni, il professor
Giacinto Auriti, morto l’11 agosto di quest’anno
abruzzese di Guardiagrele, fondatore
dell’Università degli Studi di Teramo,
nonché illustre docente di diritto costituzionale e teoria
generale del diritto, di cui sono stato orgoglioso amico e sostenitore,
ha combattuto con straordinario coraggio ed ardore contro questo
malcostume che rischia di disastrare il futuro delle prossime
generazioni. Cercherò in questo articolo, di sintetizzare
gli aspetti essenziali dell’attuale sistema, che si sono
stratificati da lungo tempo, con la speranza di essere il
più semplice possibile nell’esposizione degli
argomenti.
Ecco i punti cruciali su cui tutti noi dobbiamo essere
consapevoli:
a) primo presupposto è che la moneta deve essere
di proprietà dei cittadini;
b) l’affermazione del punto precedente scaturisce
dall’ineccepibile constatazione che la Banca poteva affermare
di essere proprietaria della moneta quando l’emissione della
medesima era basata sulla riserva aurea, in quanto poteva dire:
“la moneta è mia perché la riserva
è mia”, essendo la moneta concepita come titolo di
credito rappresentativo della riserva;
c) che alla data del 15 agosto del 1971, con la fine degli
accordi di Bretton Woods e quindi del sistema di
convertibilità dollaro-oro, stabilita dall’allora
presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, la riserva è
stata abolita;
d) che da questa data fondamentale le banche centrali non
sono più legittimate ad emettere moneta prestandola
indebitamente ai cittadini, gravata dagli interessi imposti dalle
stesse;
e) nessuna norma del Trattato di Maastricht considera di chi
è la proprietà della moneta, ossia il signoraggio
sulla moneta all’atto dell’emissione, e nel
contempo la BCE, tuttavia, si assume, discutibilmente, il diritto
esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote
all’interno della Comunità Europea, impedendo
qualsiasi partecipazione democratica degli Stati membri, configurando
un vero e proprio potere assoluto in materia di politica monetaria
(vedi artt. 105-107-108 del Trattato di Maastricht);
f) la parola Signoraggio significa, di fatto, il potere del
“Signore” di emettere biglietti con un valore
nominale ampiamente superiore al suo valore intrinseco (o reale) e
quindi di ricavare un guadagno dalla sovranità sulla moneta
indebitando, ingiustificatamente, tutti i cittadini, dei quali se ne
serve il sistema delle banche centrali. Faccio un esempio pratico: la
banca nel momento in cui emette ovverosia mette in circolazione una
moneta da 100€ attribuendola in prestito allo Stato, indebita
quest’ultimo e quindi tutti i cittadini del valore nominale
della banconota presa ad esempio (€ 100), il quale valore
risulta oggettivamente superiore al suo valore reale o intrinseco:
infatti la stessa banconota, di cui sopra, alla Banca costa 3 centesimi
di euro (3 eurocent= 0,03 = valore intrinseco = costo produzione =
costo medio della carta e dell’inchiostro) per dirla semplice
il costo che la banca deve effettivamente sostenere è quello
della carta e dell’inchiostro.
Dunque il banchiere-tipografo a fronte di una spesa di 0,03
centesimi (o qualcosa in più ad esempio 0,10 centesimi di
euro) guadagna indebitamente il valore di 100 euro - valore
esclusivamente nominale e non reale della banconota da 100 € +
gli interessi (mettiamo che il costo del denaro tra Banca
Centrale e Banche Locali è al 2,5 % e che si applichi anche
allo Stato). Da questo ragionamento è possibile risalire
alla formazione del c.d. fantomatico debito pubblico che non
è altro che l’ingiusto debito che lo Stato deve
pagare paradossalmente alla Banca d’Italia ovvero alla Banca
Centrale Europea; oggi non a caso, nonostante tutti i cittadini paghino
sempre di più le tasse per i vari servizi erogati (acqua,
luce, gas, telefono ecc.) la quota del debito pubblico aumenta sempre
di più; l'Italia, secondo l’OCSE, ha i conti
pubblici sempre più a rischio, avvertendo come da consueto
copione, che «senza ulteriori interventi» il
deficit di bilancio e il debito pubblico sono destinati a peggiorare
ulteriormente, sempre più lontano dai limiti fissati nel
Patto di Maastricht: nel 2006 il rapporto deficit/Pil italiano
arriverà al 4,2% e nel 2007 aumenterà ancora al
4,6%, mentre per il debito la tendenza è
«preoccupante», ammonisce l'Ocse, visto che
salirà al 108% del Pil nel 2007 e - su orizzonti
più lunghi - al 113% nel 2012. Un rialzo nel 2007 della
spesa primaria sarà controbilanciato da un migliore prelievo
fiscale dal momento in cui le misure strutturali della Finanziaria
(vedi ad esempio quella di questi giorni) daranno i loro
“frutti” (Il Sole 24 ORE del 23.05.2006);
g) in relazione ai punti precedenti, appare evidente che il
valore monetario non è più causato dalla riserva,
che non esiste, ma dall’accettazione convenzionale delle
collettività nazionali, ossia sono tutti i cittadini che
accettando la moneta come mezzo di pagamento ne attribuiscono il suo
valore (c.d. valore indotto)([1]);
h) con quest’ultima scoperta, posta in essere dal
professor Auriti è dimostrato che il valore monetario nasce
non nella fase di emissione (banche), ma nella fase
dell’accettazione (cittadini), dunque la proprietà
della moneta va legittimamente attribuita alla collettività
e quindi a tutti coloro che con il loro duro sacrificio (famiglie,
lavoratori, imprese) muovono l’economia del nostro Paese;
i) da quest’ultima sottolineatura è
possibile individuare un dato oggettivo: ogni anno i Governi nazionali,
di qualsiasi bandiera politica, prima di impostare una legge
finanziaria, chiedendo in prestito la liquidità necessaria
al sistema bancario, devono preoccuparsi di restituire i soldi ottenuti
nell’anno precedente con palesi difficoltà che
ricadono sull’intero organismo economico, condizionando la
stesura delle Finanziarie e l’erogazione dei finanziamenti
utili per i diversi settori di intervento (sanità,
istruzione, occupazione, sistema imprenditoriale). Tutto questo
meccanismo, ahimè ovvero ahinoi, si è purtroppo
radicalizzato senza trovare un legittimo contrasto da parte dei nostri
governanti, ai quali noi cittadini dobbiamo chiedere un grande atto di
responsabilità per evitare che la situazione attuale,
estremamente critica, degeneri in qualcosa di più grave ed
irreparabile;
l) ultimo aspetto, inoltre, da evidenziare, poco conosciuto
fino a qualche tempo fa è quello della vera natura della
Banca d’Italia, del neogovernatore Mario Draghi, la quale non
è pubblica come molti ingenuamente credevano o credono
ancora, bensì è un istituto privato che vede come
soci di maggioranza Banche private (Unicredito, Gruppo San Paolo IMI,
Banca Intesa, Capitalia) e Assicurazioni (Generali, Fondiaria Sai,
Gruppo Ras) e al contrario vede il nostro Stato socio di minoranza
(solo per il 5% detenuto dall’INPS).
Prima di concludere questo mio intervento vi informo,
altresì, della concreta possibilità che il
governo uscente - il quale ad onor del vero ha avuto
all’interno della sua maggioranza forze politiche interessate
sul tema e tra queste, una su tutte Alleanza Nazionale, che attraverso
l’onorevole Teodoro Bontempo si è fatto portavoce,
di recente, della proposta della “proprietà
popolare della moneta” del professor Auriti - di poter
disdire il potere di stampare e di emettere moneta alla Banca
d’Italia ovverosia il c.d. servizio di tesoreria, occasione
purtroppo decaduta in data 31.12.2005. Infatti, secondo il vecchio, ma
sempre valido Regio Decreto del 28 aprile 1910 n. 204 (art. 40), lo
Stato ha avuto a disposizione la grande opportunità di
revocare, cinque anni prima della scadenza, l’esercizio del
servizio predetto, che doveva avvenire in data 31.12.2010, consentendo
tacitamente alla Banca d’Italia di continuare la gestione del
servizio per altri 20 anni (!), meccanismo automatico previsto dalla
norma sopra menzionata. A questo punto non ci resta che confidare (?)
in un sussulto di dignità da parte di coloro che hanno
l’onere di governare per i prossimi cinque anni il nostro
Paese, mettendo mano ad una legge modificativa di questo attuale
sistema di emissione già da tempo posta in essere dal
professor Auriti che merita, sul serio, di essere presa in
considerazione dal Parlamento Nazionale, superando sterili
contrapposizioni ideologiche e azzerando quel debito inesigibile da
parte della Banca d’Italia e della BCE e paventato dalle
istituzioni finanziarie internazionali, restituendo ottimismo e fiducia
alla nostra collettività. Purtroppo l’attuale
manovra finanziaria non sta andando nella giusta direzione, calpestando
ancora una volta la dignità di tutti i cittadini, spingendo
questo paese ad un tracollo da cui sarà molto difficile
riprendersi.
Vi lascio citando una frase del grande poeta americano Ezra
Pound, il quale, insieme ad altri grandi studiosi del passato
(Aristotele, San Tommaso, Marx) e uomini politici di grande caratura
morale come Abramo Lincoln e John Fiztgerald Kennedy, aveva avuto la
lungimiranza di scoprire il problema monetario, sostenendo:
«una nazione che non si indebita fa rabbia agli
usurai». Sul solco di questa lapidaria affermazione auspico,
vivamente, che le coscienze dei nuovi governanti, specialmente di
quelli dotati di maggior sensibilità, pongano fine a questo
gioco al massacro e ai cittadini di meditare con attenzione sul proprio
avvenire, rivendicando il diritto sacrosanto alla sovranità
monetaria come si deduce dalla nostra carta costituzionale
all’art. 42 comma 2([2]), meritevole, più che mai,
di una piena attuazioni
Dott. Gianluigi Mucciaccio
([1]) Cfr. Giacinto Auriti, Il paese dell’utopia,
Tabula Fati, Chieti 2003
([2]) Ecco il dettato dell’art. 42, 2 comma, della
Costituzione: La proprietà privata è riconosciuta
e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di
godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di
renderla accessibile a tutti.
Tratto da: disinformazione.it
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.