“Se,
un giorno, i maggiori produttori di greggio domandassero euro in cambio
dei loro barili, avremmo l'equivalente finanziario di un attacco
nucleare”.
Bill O' Grady, A.G. Edwards.
La Russia ha
in mente un attacco preventivo agli Stati Uniti, di tale portata da far
innescare un crack del mercato ed un disastro economico in America.
Il 10 di maggio, durante il suo discorso al Parlamento sullo
Stato della Nazione, il Presidente Vladimir Putin ha annunciato che la
Russia renderebbe il Rublo “internazionalmente
convertibile”, così da poterlo utilizzare nelle
transazioni riguardanti petrolio e gas naturale. Al momento, il
petrolio viene esclusivamente valutato in dollari. L'annuncio di Putin
risuona come un annuncio di guerra.
Se la Russia dovesse proseguire il suo progetto di
conversione, le banche centrali, attraverso l'Europa e l'Asia,
ridurrebbero i loro depositi in dollari spedendo miliardi di biglietti
verdi in surplus verso gli Stati Uniti. I contraccolpi sull'economia
americana non possono che essere catastrofici, gettando il paese in
profonda depressione se non in recessione: gli Stati Uniti non
sarebbero in grado di ri-assorbire i miliardi di dollari al momento in
circolazione per le transazioni legate al petrolio senza entrare in un
violento circolo di iper-inflazione.
”Il rublo deve diventare un mezzo più
diffuso per le transazioni internazionali” ha detto Putin.
“A questo punto, abbiamo bisogno di aprire una borsa in
Russia per il commercio di petrolio, gas ed altri beni da pagare in
rubli.”
Il piano di Putin è simile a quello dell'Iran,
che ha annunciato l'apertura di una “Borsa del
Petrolio” nell'isola di Kish entro due mesi; tale borsa
permetterebbe la transazione del petrolio in petro-euro, a scapito del
dollaro. L'azione iraniana ha intensificato la belligeranza
dell'amministrazione Bush ed ha messo i due paesi sulla strada della
Guerra. E' il caso di ricordare che Saddam venne attaccato appena sei
mesi dopo aver adottato la conversione in euro. L'Iran dovrebbe
aspettarsi un simile destino.
Gli Stati Uniti sono obbligati a proteggere il monopolio del
dollaro nel mercato del greggio, o perderà il vantaggio di
costituire di fatto la “riserva di valuta del
mondo”. Fintanto che rimarrà tale, gli Stai Uniti
potranno mantenere il loro vertiginoso debito nazionale a quota 8.4
trilioni (ed il deficit di scambi a circa 800 milioni di $) senza paura
di altalenanti tassi di interesse o iper-inflazione. La Federal Reserve
, semplicemente, stampa valuta che i paesi esteri accettano in cambio
di beni di prima necessità e prodotti artigianali. La
supremazia economica dell'America dipende interamente dalla sua
abilità nel forzare le altre nazioni ad effettuare le loro
cruciali acquisizioni energetiche tramite biglietti verdi. Questo
permette a Washington di spostare il peso della spesa della sua Guerra
in Iraq (e degli enormi tagli fiscali di Bush) sulle spalle dei paesi
in via di sviluppo. E' questo il sistema che gli Stati Uniti intendono
far perdurare all'infinito.
Il monopolio Americano nel commercio del petrolio
rappresenta la più grande frode nella storia: il dollaro
è l'equivalente di un assegno scoperto su un conto in rosso
di 8,4 trilioni. Tristemente, l'amministrazione Bush ha tutte le
intenzioni di difendere il suo racket estorsivo eliminando ogni
concorrente del dollaro. Questo significa che la crescente coalizione
di stati (Venezuela, Russia, Iran) che stanno minacciando di
allontanarsi dall'aura del biglietto verde può aspettarsi
solamente di dover affrontare tutta la rabbia dello Zio Sam.
Sventolare la bandiera di guerra potrebbe essere un'opzione
con l'Iran, ma come la mettiamo con la Russia ? L'amministrazione Bush
rischierebbe un'armageddon nucleare per proteggere il suo flaccido
dollaro?
L'amministrazione sta enucleando tutte le possibili
alternative e sta sviluppando una strategia in grado di schiacciare la
ribellione di Putin. (Questo spiegherebbe perché Fareed
Zacharia, editore di Newsweek e portavoce del Consiglio per le
Relazioni Internazionali, ha chiesto al suo ospite della rubrica
“Foreign Exchange” di questa settimana se ritenesse
plausibile pensare che Putin potrebbe essere
“assassinato”?!?)
Nell'articolo di Dave Kimble "Collapse of the petrodollar
looming", recentemente pubblicato, l'autore fornisce i dettagli
dell'importanza della Russia nel mercato globale del greggio.
“Le esportazioni russe di petrolio rappresentano
il 15,2% del totale mondiale, rendendolo un giocatore molto
più significativo dell'Iran, con un volume di esportazioni
pari al 5,8%. La Russia inoltre produce il 25,8% delle esportazioni
mondiali di gas, mentre l'Iran al momento è ancora in fase
di ingresso nel mercato in veste di esportatore. .. ed il Venezuela ha
il 5,4% del mercato dell'esportazione.”
Ovviamente, non è interesse della Russia trattare
con i suoi partner europei ancora in dollari, tanto quanto non lo
sarebbe per gli Stati Uniti trattare con il Canada in rubli. Putin
può rafforzare l'economia russa e dare lustro al prestigio
del paese, da superpotenza energetica, grazie alla transizione verso il
rublo.
Ma Washington permetterà a Putin di riuscirci?
Il Consiglio per le Relazioni Internazionali (CFR), la
riservata organizzazione di 4.400 Americani d'elite provenienti dai
campi dell'industria, finanza, politica e industria bellica (che
guidano il macchinario statale dietro la maschera della democrazia) ha
già emanato un conciso attacco verbale a Putin
(“La direzione sbagliata della Russia”; Manila
Times), sottolineando cosa ci si aspetta dalla Russia
affinché si ri-allinei agli standard di condotta americani.
Il testo sostiene che la Russia è “volta verso la
direzione sbagliata” e che “una partnership
strategica non sembra più possibile”. L'articolo
ripropone le solite accuse: Putin sta diventando troppo
“autoritario” e sta “minando le
possibilità di crescita della democrazia in
Russia” (nessun riferimento alle crescenti democrazie in
Arabia Saudita o in Uzbekistan?). Il CFR cita la “resistenza
di Putin verso l'accesso militare degli USA e della NATO nelle basi
centro-asiatiche” (le quali rappresentano una baionetta
puntata al collo di Mosca), l'impedimento alla libertà di
azione dei gruppi operativi volti al “cambio di
regime” appartenenti a Washington (Fondi dell'
“Atto in supporto della Libertà”), ed il
continuo supporto fornito dalla Russia al pacifico sviluppo di energia
nucleare dell'Iran.
L'America non è mai stata amica della Russia.
Essa ha approfittato appieno della confusione che ha fatto seguito alla
caduta dell'Unione Sovietica per applicare le sue strategie
neoliberali, i cui effetti hanno distrutto il rublo, schiacciato
l'economia, e trasferito le vaste risorse dello stato ad una manciata
di oligarchi corrotti. Putin, autonomamente, ha rimesso la Russia su
basi solide, riprendendo la Yukos dal venale Khordukovsky e puntando
sulla riduzione di povertà e disoccupazione. Ora gode di una
percentuale di consensi del 72% e non ha bisogno dei consigli
dell'amministrazione Bush o del CFR circa la miglior strategia politica
per la Russia.
Gli USA stanno assumendo il loro tradizionale ruolo di
antagonista della Russia installando altre basi militari nell'Asia
Centrale, contribuendo all'instabilità in Cecenia, isolando
la Russia dai suoi vicini europei, ed interferendo direttamente nelle
sue elezioni.
Al prossimo summit del G-8, la prossima settimana, dovremmo
aspettarci un attacco a tutto campo dei media per far apparire Putin
come l'ultima incarnazione di Adolf Hitler. (E' il caso di sottolineare
che l'annuncio della volontà di Putin di convertire le
transazioni petrolifere in rubli non è apparso in NESSUN
media occidentale. Come il rapporto di Downing Street, il bombardamento
di Fallujah, o le “artefatte” elezioni del 2004, i
media occidentali evitano scrupolosamente qualsiasi argomento che possa
gettare luce sulle reali operazioni del governo USA).
La sfida di Putin al dollaro è la prima cartuccia
di una guerriglia che finirà con la distruzione del
biglietto verde e la restaurazione della parità tra le
nazioni della terra. Essa rappresenta un tacito rifiuto ad un sistema
che ha bisogno di coercizione, torture e guerre senza fine per
mantenere la supremazia globale. Quando il dollaro inizierà
il suo inevitabile declino, il paradigma economico-globale
collasserà, la macchina da guerra americana si
arresterà, ed i soldati torneranno a casa.
A quel punto, dovremo dire grazie a Vladimir Putin ed
all'ascesa del petro-rublo.