Dobbiamo sapere certe cose dai giornali esteri?, mi chiede
il lettore che mi manda un articolo del Telegraph, di cui lo ringrazio.
Mi limito a tradurlo, a scanso querele:
«Gli italiani brontolano che è la
Goldman Sachs a gestire il loro Paese, come i gesuiti governavano
durante la Controriforma (sic).
Il premier Romano Prodi è un ex Goldman Sachs,
così come il presidente della Banca Centrale Mario Draghi e
il vice-capo del Tesoro Massimo Tononi.
Il prezzo di avere tanti amici a corte è che la
celebre banca, inevitabilmente, viene implicata negli scandali
finanziari che così spesso turbinano attorno alla classe
politica italiana.
Dal mese scorso, Goldman Sachs è trascinata in
un'inchiesta per corruzione, che si allarga sempre più,
riguardante la fusione Siemens-Italtel e risalente alla metà
degli anni '90.
L'indagine è arrivata a lambire in modo
imbarazzante Mister Prodi, che è stato nel libro-paga
Goldman Sachs dal 1990 al 1993, e poi di nuovo nel 1997 dopo la sua
prima prova come primo ministro.
L'inchiesta è solo una delle varie indagini in
corso in tutta Europa a proposito di una rete di conti neri, del valore
di 400 milioni di euro, usati da Siemens per ungere le ruote.
Gli inquirenti di Bolzano sostengono di aver scoperto un
pagamento di Siemens di 10 milioni di marchi tedeschi ad un conto
Goldman Sachs a Francoforte nel luglio 1997.
Da qui, il denaro è rimbalzato più
volte nel mondo, spedito da Londra e Tokio prima di tornare in Germania
in forma di yen, secondo il giornale finanziario Il Sole.
Un funzionario di Goldman Sachs, interrogato all'inizio del
mese, ha detto che il pagamento di 10 milioni di marchi è
stato fatto per una «terza parte sconosciuta».
La Guardia di Finanza ha perquisito la sede di Milano di
Goldman Sachs a febbraio, dove ha sequestrato, fra altre
carte, un dossier intitolato «M Tononi/memo-Prodi
02.doc»; ha anche messo le mani su una lettera spedita alla
Siemens dall'ufficio francofortese di Goldman Sachs nel 1993, che
esponeva un buon affare a riguardo di Italtel.
A quel tempo, Italtel veniva privatizzata dalla
«holding company» italiana di Stato, IRI, che Prodi
aveva guidato negli anni '80 e che sarebbe tornato a guidare ancora
prima di diventare premier nel 1994.
La lettera diceva: la «conoscenza dell'IRI e del
suo management» da parte della Goldman Sachs
«può essere di estrema importanza in una
trattativa. Da marzo 1990 il nostro primo consulente in Italia
è il professor Romano Prodi».
Si riferisce che Goldman Sachs si è poi
assicurata il lavoro come consulente nella fusione Siemens-Italtel.
La banca ha rifiutato di commentare, sostenendo la
confidenzialità della cosa.
«Rigettiamo ogni sospetto di
improprietà delle nostre azioni e stiamo cooperando
pienamente all'inchiesta con le autorità»,
dichiara.
La procura di Bolzano dichiara che Prodi non è
nel mirino dell'inchiesta, anche se sta esaminando i compensi da lui
ricevuti da Goldman Sachs.
Mister Prodi ha ricevuto 1,4 milioni di sterline tra il 1990
e il 1993 attraverso una società di Bologna chiamata
«Analisi e Studi Economici», di cui è
titolare insieme a sua moglie.
La segretaria della ditta ha poi detto al Daily Telegraph
che molto di quel denaro veniva da Goldman Sachs.
Mister Prodi è perseguitato da accuse di aver
svenduto patrimoni dello Stato ad amici e alleati politici.
L'affare più discusso è stato la
vendita del gruppo alimentare Cirio-Bertolli-De Rica nell'ottobre 1993
alla Fi.Svi, una ditta-guscio.
Che immediatamente vendette il gruppo per 310 miliardi di
lire (100 milioni di sterline) a Unilever, di cui Mister Prodi era
stato consulente pagato fino a poche settimane prima.
Il Credito Italiano aveva valutato il gruppo tra i 600 e i
900 miliardi di lire.
Goldman Sachs era profondamente implicata in questa
transazione.
Un memorandum dell'ufficio di Londra della banca, inviato
alla Unilever a Milano in data 24 agosto 1993 e stampigliato
«strictly confidential», discute l'affare in lungo
e in largo e suggerisce il coinvolgimento di Mister Prodi, cosa che
quest'ultimo ha sempre negato.
«La Fi.Svi chiamerà Prodi per avere il
suo pieno appoggio nella discussione con Unilever», vi si
legge.
Una procuratrice di Roma, Giuseppa Geremia, ne trasse la
conclusione, nel novembre 1996, che c'erano indizi sufficienti per
incriminare Mister Prodi per conflitto d'interesse.
Ma a quel tempo lui era già primo ministro;
l'iniziativa della magistrata suscitò una tempesta.
La signora Geremia ha detto al Telegraph che il suo ufficio
fu «visitato» da ignoti.
Il caso fu chiuso nel giro di settimane dai suoi superiori,
e lei fu esiliata in Sardegna.
Accuse di malversazione contro figure pubbliche devono
essere prese con le molle in Italia, dove le lotte politiche vengono
spesso decise per via giudiziaria penale.
«Goldman Sachs è trascinata in questa
cosa da politici di destra che mirano a Prodi. E' un processo fatto sui
giornali», dice un osservatore.
Beh, che dire?
La notizia circola anche in Italia, caro lettore.
Ne ha parlato Il Giornale, ne ha parlato 24 Ore.
Ma forse non hanno raccontato la faccenda nella limpida
prosa britannica.
Fatto sta che l'indagine non ha suscitato tutto quello
scandalo, interesse e protesta che avrebbe dovuto e potuto, se -
poniamo - ci fosse stato di mezzo il Berlusca.
Il Corriere ha tenuto basso il tutto, e così
Repubblica, e così L'Unità.
E come ai bei tempi di Guareschi, quando
«L'Unità non lo dice», vuol dire che il
fatto non è avvenuto.
Nessuno scandalo verrà mai alla luce: la
magistratura veglia.
Come testimoniano quelle poche, interessanti righe sulle
disavventure della procuratrice Giuseppa Geremia: gli uffici frugati da
ignoti in cerca di documenti da far sparire, il superiore che chiude
l'inchiesta in fretta, e «sbatte in Sardegna» la
malcapitata.
Molto italiano.
Molto italiota.
Molto «cattolico adulto».
Maurizio Blondet
Fonte:
Ambrose Evans-Pritchard, «Italians claim country
run by investment bank», Daily Telegraph, 29 maggio 2007.
Tratto da: effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.