«Gli inglesi volano in massa a New York per gli
acquisti
natalizi», segnala Dee Byrne, portavoce dell'associazione
degli
agenti di viaggio britannici, e non sa se rallegrarsi o no.
Il dollaro che cala rapidamente rende la sterlina
fortissima, e le
merci americane sono di colpo a buon prezzo per i cittadini di sua
maestà.
La Banca di Inghilterra, che mantiene la
sovranità
monetaria che noi europei abbiamo perduto, si tiene pronta a prendere
misure di adeguamento.
Il suo governatore Mervyn King ha segnalato alla commissione
parlamentare che gli esportatori inglesi cominciano ad avere
difficoltà a vendere in USA.
Presto taglierà i tassi primari sulla sterlina,
facendola
calare rispetto al dollaro per mantenere la competitività
relativa.
Lo stesso faranno le banche asiatiche.
«Giappone e Corea del Sud sono famose per
intervenire
pesantemente sui mercato monetari allo scopo di impedire un eccessivo
apprezzamento delle loro monete rispetto al dollaro», dice
Brian
Brenner, direttore della sede di Hong Kong di Business Week.
«E la Cina non ha alcuna fretta di lasciare
libertà al cambio del suo yuan».
Ciò significa che le merci cinesi, giapponesi e
coreane si
manterranno competitive sul mercato americano, perchpè
quelle
monete vengono mantenute artificialmente deprezzate.
Unica eccezione, la Banca Centrale Europea, BCE.
Dura, mantiene alti i tassi, anzi minaccia di alzarli ancora
per «tenere a bada l'inflazione».
Così tiene l'euro sempre più forte,
sopravvalutato.
Conclusione di Brenner: «Saranno gli europei a
sopportare tutto il peso del dollaro debole».
Tanto più che l'euro si è
già apprezzato del
50 % sul dollaro in cinque anni, e lo yen solo del 6 %. Quest'anno,
l'euro ha avuto un rincaro sul dollaro quasi dell'11 %, mentre lo yen
solo dell'1,5 %, e lo yuan cinese non si è mosso affatto.
L'ostinazione della BCE a mantenere
«forte» l'euro penalizza le nostre esportazioni.
Il peso che ci fa sopportare consisterà di decine
di migliaia di posti di lavoro perduti o non creati in tutta Europa.
Perché lo fanno, gli eurobanchieri?
La scusa ufficiale è che l'euro deve restare
forte per «tenere sotto controllo l'inflazione».
Strano: quando sono i cittadini-consumatori
europei a
lamentarsi del costo della vita, la BCE giura che l'inflazione non
c'è - e così nega ai risparmiatori
europei frutti
decenti sui loro depositi e risparmi; oggi invece sancisce che
l'inflazione è dietro l'angolo e va
«controllata»
tenendo alto l'euro.
E a noi cittadini che abbiamo tutti gli svantaggi di un euro
«forte» e «debole» (da una
parte penalizza le
nostre esportazioni, ma dall'altra non fa calare i prezzi nei negozi),
i banchieri eurocratici ci tengono pure la lezione: allegri, con l'euro
alto paghiamo meno il petrolio, che si vende in dollari.
Ma il petrolio, che è sceso ai 60 dollari mentre
pochi mesi fa sfiorava gli 80, è già basso.
La verità è un'altra, e non ci viene
detta: la BCE
sta aiutando la Federal Reserve e il governo Bush a nostre
spese.
Gli Stati Uniti hanno bisogno di alleggerire i loro immensi
debiti
pubblici e privati lasciando scivolare il dollaro; ed hanno bisogno che
la caduta del biglietto verde sia «soffice» e non
si
tramuti in un crollo e in un panico globale.
Siccome cinesi e giapponesi non aiutano, visto che
fanno
cadere le loro monete insieme al dollaro, annullando così i
vantaggi del deprezzamento della moneta americana, ecco la servizievole
BCE prestarsi a tener alta la moneta europea: così gli
americani
comprano meno delle nostre merci, e rallentano la loro folle corsa agli
acquisti di merci importate a credito.
E noi avremo più disoccupati e recessione.
Insomma, a dirlo chiaro, la Banca Europea non fa l'interesse
dei
suoi cittadini, ma dei cittadini americani e del loro governo
dilapidatore.
Il solo che abbia messo in guardia contro il rincaro
dell'euro
è stato Thierry Breton, il ministro delle Finanze francese.
I francesi hanno ragione di preoccuparsi, perché
la loro
crescita economica, nel terzo trimestre, è stata pari a zero.
I tedeschi però, data la qualità
tecnologica delle
loro produzioni riescono ad esportare (per ora) anche con l'euro
carissimo, ed hanno fatto orecchie da mercante.
Joaquin Almunia, il discutibile commissario europeo alle
Finanze,
s'è rifiutato di parlare di un abbassamento dei tassi
europei.
«La ripresa continua», ha detto.
Quale ripresa, pardon?
I francesi speravano nell'appoggio degli italiani, visto che
la nostra economia soffre
di problemi di competitività anche più
della loro.
«Ma il ministro italiano Padoa Schioppa
s'è mostrato poco loquace in proposito», ha scritto
Le Monde: sottolineando che il ministro italiano
«è
stato un membro del direttorio della Banca Centrale Europea»,
insomma uno del giro dei tecnocrati che fanno la loro politica, senza
rispondere a noi.
Perché questo è il fatto: questi
signori non li
abbiamo votati, ma decidono le cose veramente importanti che ci toccano
da vicino, scavalcando anche i governi eletti.
Non abbiamo votato né Almunia né Padoa
Schioppa; non possiamo nemmeno mandarli via.
Chi li ha messi lì?
La risposta sarebbe lunga.
In breve: il potere finanziario anglo-americano.
E' quel potere che servono.
Per loro, noi cittadini siamo le pecore - e non da tosare,
ma da scorticare.
Un esempio?
Il ministero di Padoa Schioppa ha comunicato che
probabilmente non
farà le aste dei BOT di metà novembre e fine
dicembre:
«in seguito alle ridotte esigenze di
finanziamento», dice.
Capito?
Non hanno bisogno di farsi prestare denaro da noi cittadini
risparmiatori.
E il perché è ovvio: hanno fatto una
finanziaria che
ci risucchia dalle tasche oltre 30 miliardi quando, per loro stessa
ammissione, ne bastava una da 15.
E ci hanno detto: abbiamo dovuto farvi piangere
perché i
conti dello Stato sono messi malissimo, a causa di Berlusconi e
Tremonti… invece non era vero.
Tanto che non hanno bisogno dei nostri prestiti.
Anche perché, fateci caso sui prestiti
(cioè sui BOT) ci devono pagare degli interessi, sia pur
ridicoli.
Invece hanno trovato un metodo più comodo e per
loro meno
costoso: i soldi ce li strizzano dalle tasche con la torchia fiscale.
Comodissimo.
Così ora «loro» navigano
nell'oro nostro, e
possono pagare gli stipendi tipo Cimoli (194 mila euro mensili) o Padoa
Schioppa (segreto di Stato).
Noi cittadini diventiamo più poveri, le nostre
aziende
perdono colpi per l'euro forte, ma le paghe dei miliardari di Stato non
devono soffrire, né gli devono mancare le auto blu,
né le
pensioni-baby.
La verità è che non siamo governati da
politici
ladri che, bene o male, in teoria almeno, possiamo rimandare a casa non
votandoli più.
Siamo governati da ladri assolutamente intoccabili, a cui i
politici da noi eletti obbediscono senza fiatare, e che sono al disopra
delle leggi.
La prova si è avuta nell'ultima riunione di
Bankitalia.
Dove Mario Draghi (un altro che non abbiamo eletto) si
è
fatto incoronare per sei anni raddoppiabili, ed ha stabilito le regole
dell'autogoverno di lorsignori.
Ebbene: da quando ha regalato alla BCE la sua più
importante funzione (l'emissione sovrana della moneta), alla Banca
d'Italia ne resta una sola cruciale: la vigilanza sul sistema bancario.
A questo scopo, deve essere indipendente dalle banche che
controlla.
Insomma, le banche private non devono essere azioniste di
maggioranza della Banca Centrale.
E infatti anche lo Statuto voluto da Draghi recita
solennemente
(articolo 3): «Dovrà essere assicurata
la permanenza
della partecipazione maggioritaria [nell'azionariato di
Bankitalia] da parte di Enti pubblici».
Invece, come sappiamo, i tre primi azionisti di Bankitalia
sono
tre banche private: Banca Intesa, Unicredit e SanpaoloImi, ciascuna con
50 voti nel consiglio d'amministrazione.
Un «Ente pubblico» fra i soci
della Banca
Centrale si trova solo dopo i sei primi azionisti: è l'INPS,
il
settimo, con 34 voti.
Visto?
Le banche che Draghi dovrebbe controllare e su cui dovrebbe
vigilare sono le azioniste del controllore, le sue padrone.
E questa non è nemmeno una novità.
La novità è che le banche si sono
accaparrate il
controllore in aperta violazione dello statuto che lo stesso Draghi ha
voluto, che la Banca Centrale si è data da sé in
piena
autonomia, e che le banche private azioniste hanno accettato.
Non s'è mai vista un disprezzo più
aperto e arrogante della legalità.
Vedrete alla prossima vendita di bond argentini, o di
Parmalat, come ci tutelerà il Draghi dalle truffe dei suoi
padroni.
Ci vorrebbe un magistrato che con lo Statuto di
Bankitalia
in mano, ne contestasse la violazione, e iscrivesse Draghi e azionisti
nel registro degli indagati.
Ma da chi prendono i soldi i magistrati?
Sempre da noi.
Le superfinanziarie che ci strizzano, Visco e Prodi le fanno
per pagare anche loro.
Alle finanziarie predatorie, hanno un comune interesse.
Maurizio Blondet
Tratto da effedieffe.com
Questa è una pagina interna del sito web http://www.signoraggio.it che tratta il signoraggio e le sue conseguenze sociali.